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lunedì 11 novembre 2013

Servizi, tutto bene, a Rieti scommessa vinta sull' ADI in Farmacia.


Prestazioni erogate in crescita del 60%, ospedalizzazioni in calo, appropriatezza in aumento e costi recuperati per tre quarti quando allo scadere della sperimentazione mancano ancora un paio di settimane. Sono i dati di spicco del progetto avviato sei mesi fa da Federfarma Rieti e Asl del capoluogo per la partecipazione delle farmacie all’Adi, il servizio di assistenza domiciliare integrata. A tale esperienza – la prima del suo genere – era dedicato il convegno organizzato sabato nella città laziale per tracciare un primo bilancio della sperimentazione. «Valutazioni positive sul progetto sono arrivate da tutti gli interventi» spiega a Filodiretto Pierluigi Cortellini, presidente di Federfarma Rieti «anche perché le cifre non lasciano adito a dubbi: in poco meno di sei mesi le prestazioni Adi erogate dall’Asl sono cresciute del 60% grazie al “rinforzo” delle farmacie. Questo ha permesso la domiciliarizzazione di pazienti che prima venivano tenuti in ospedale per mancanza di risorse sul territorio, e ha anche consentito una maggiore appropriatezza: gli interventi per piaghe da decubito sono passati da una media di tre a settimana a una di sette, da cui il dimezzamento dei tempi di cicatrizzazione».

Ridotti del 40% anche i tempi per la presa in carico del dimesso nell’Adi, con una generale ottimizzazione degli interventi che si è ripercossa sui costi generali dell’Asl (guidata da Rodolfo Gianani): «A un paio di settimane dalla fine della sperimentazione» conferma Cortellini «i costi del progetto sono stati recuperati per il 75%». Risultato, il Ssn spende meglio e le farmacie integrano i propri fatturati con i servizi: dalla sperimentazione, condotta grazie all’istituzione di una cooperativa facente capo a Federfarma che impiega sette infermieri, i titolari reatini ricaveranno in sei mesi un compenso che dovrebbe aggirarsi attorno ai 5-7mila euro per farmacia.
Intanto dall’Asl è già arrivato l’impegno a rinnovare la sperimentazione con un accordo della durata di tre anni, mentre in Regione si studia come allargare l’esperienza ad altre province. «Abbiamo vinto la nostra scommessa» conclude Cortellini «siamo riusciti a dimostrare che le farmacie possono fornire un contributo prezioso anche nell’Adi».
Nel programma del convegno era anche prevista una tavola rotonda alla quale sono intervenuti tra gli altri Marcella Marletta, responsabile della direzione generale dispositivi medici, servizio farmaceutico e sicurezza delle cure del ministero della Salute, Franco Caprino, presidente di Federfarma Lazio, e Annarosa Racca, presidente di Federfarma nazionale. «Quello di Rieti» ha detto in particolare la presidente Racca «è un grande esempio di farmacia dei servizi che dimostra come le farmacie, ogni volta che vengono inserite nel sistema delle cure, garantiscano risparmio al Ssn». (AS)
Fonte: Federfarma

Tutto molto bello, solo che secondo me una volta capito il meccanismo di questo nuovo modo di proporsi, la Farmacia come al solito verra' esclusa dalle figure professionali interessate. Non dimentichiamoci che esiste il WEB.
Tutte le strade vanno percorse ma non scordiamoci che siamo Farmacisti ed il Farmaco e' il nostro mestiere.

venerdì 27 aprile 2012

UK: settore farmaceutico seduto su una bomba ad orologeria

È questa la colorita espressione utilizzata da John Murphy, Direttore della Pharmacists’ Defence Association, per portare all’attenzione della classe politica il problema del continuo aumento del numero di laureati in farmacia pronti ad entrare nel mercato del lavoro. Secondo Murphy “il numero incredibile di laureandi nelle Facoltà di farmacia potrebbe creare un eccesso di offerta di lavoro, dato che il settore farmaceutico sta fronteggiando una diminuzione nel numero di dipendenti richiesti dalle farmacie territoriali”. Murphy, secondo quanto riportato da Chemist & Druggist, ha suggerito alle Università di limitare il numero di persone ammesse ai Corsi di Farmacia al fine di assicurare un futuro stabile al settore.Dello stesso parere anche l’Associazione degli studenti britannici in farmacia (BPSA) che ha affermato di supportare l’idea di mettere un limite alle immatricolazioni nelle Facoltà del Regno Unito. Secondo Ryan Hamilton, Presidente di BPSA, “se riusciamo a dare la possibilità ai farmacisti di mettere in pratica ciò che hanno studiato e se questi riescono a fornire un significativo contributo in termini di pharmaceutical care (ovvero maggiore compliance e follow-up del paziente ndr), ciò non potrà che essere di beneficio per l’intera collettività”. (URI-ML)
Fonte: Federfarma

giovedì 26 aprile 2012

Farmaci on line, riflessione tra i farmacisti europei per un'armonizzazione delle regole

Armonizzare le norme in vigore nei paesi Ue sulla vendita dei farmaci via Internet per colmare le distanze nell'ottica del Mercato unico. È l'obiettivo al centro della riflessione avviata da qualche settimana dal Pgeu, l'organismo europeo che rappresenta sigle e associazioni dei farmacisti di 31 paesi (dell'Unione e non solo), tra i quali Fofi e Federfarma. La notizia rimbalza dalla Francia e la fonte è Alain Breckler, consigliere dell'Ordine transalpino: «La maggioranza dei paesi rappresentati dal Pgeu» ha dichiarato Breckler al Quotidien du pharmacien «ha già autorizzato la vendita via Internet dei farmaci Otc e una parte di questi consente il commercio on line anche sugli etici. La valutazione in corso nel Pgeu potrebbe sfociare in una proposta di armonizzazione delle regole a livello europeo».La riflessione, secondo le stesse fonti, sarebbe ancora in pieno svolgimento ma secondo il giornale francese novità importanti potrebbero arrivare già nei prossimi mesi. Per i farmacisti francesi potrebbero essere rivoluzionarie quanto per gli italiani: in entrambi i paesi, infatti, vige il divieto più assoluto al commercio di farmaci via Internet, anche se dal 2003 una sentenza della Corte di giustizia europea (la cosiddetta sentenza Doc Morris) ha rimosso ogni divieto alla vendita per corrispondenza degli Otc purché sussistano due condizioni: la farmacia che vende dev'essere autorizzata nel paese (dell'Unione) in cui risiede e i medicinali venduti devono essere autorizzati nel paese di chi compra.Non a caso, chi nel Pgeu sostiene la tesi dell'armonizzazione mette anche in luce i vantaggi che deriverebbero dal superamento delle ambiguità che contraddistinguono l'attuale assetto, per operatori e consumatori. Il dibattito è aperto.
Fonte: Farmacista33

venerdì 30 marzo 2012

Scioperi: oggi si fermano dipendenti farmacie comunali

TORINO - Oggi scioperano i dipendenti delle farmacie pubbliche per il mancato rinnovo del contratto nazionale di lavoro, scaduto da 15 mesi. La protesta e' stata indetta a livello nazionale. I sindacati si scusano con i cittadini per i disservizi e le chiusure e chiedono solidarieta'. "La nostra protesta - spiegano in un volantino che sara' distribuito davanti alle farmacie - e' solamente rivolta a mantenere un contratto di lavoro dignitoso ma anche a preservare un servizio pubblico indispensabile. I nostri datori di lavoro vorrebbero peggiorare le condizioni retributive e normative intervenendo in maniera decisa sui temi centrali dell'organizzazione del lavoro con un impatto negativo sulle condizioni di lavoro dei dipendenti''. Se passasse una tale impostazione, aggiungono i dipendenti farmacisti, ''i clienti dovrebbero fare i conti con un peggioramento generalizzato del servizio. Ma la farmacia non e' un supermercato, e' invece un presidio sanitario territoriale e non un punto vendita''(ANSA).

venerdì 23 marzo 2012

Fimmg: Milillo alle Iene “siamo tutti delinquenti?”

Dura risposta del segretario dei medici di famiglia, Milillo al servizio andato in onda ieri sera nel corso del programma Le Iene, in cui veniva denunciata la pratica del comparaggio praticata, secondo la trasmissione, da case farmaceutiche, medici, farmacisti e informatori scientifici. 23 MAR - Ieri sera nel corso della trasmissione televisiva “Le Iene” è stata presentata un’inchiesta sul comparaggio, pratica che secondo il programma coinvolgerebbe tutta la “filiera” della salute: case farmaceutiche, informatori scientifici, medici e farmacisti. L’immagine uscita dal programma, dice la Fimmg è quella di un Ssn “gestito in modo malavitoso da decine di migliaia di medici, farmacisti e informatori medico scientifici nel quale i professionisti prescrivono farmaci oltre il necessario per avere in cambio regali”.

La Federazione dei medici di medicina generale respinge dunque le accuse e attraverso il suo segretario nazionale Giacomo Milillo invita “i telespettatori che hanno seguito ieri sera la trasmissione Le Iene a fare una riflessione seria sulla credibilità della puntata-spazzatura. Nel servizio mandato in onda si descrive un Sistema sanitario gestito in modo malavitoso da decine di migliaia di medici, farmacisti e informatori medico scientifici nel quale i professionisti prescrivono farmaci oltre il necessario per avere in cambio regali, viaggi in località esotiche e anche automobili. Si è accusato inoltre il medico di scrivere sulla ricetta ‘non sostituibile’ per avere un televisore o un viaggio a Miami e non per evitare che il paziente, spesso anziano e in trattamento con numerosi farmaci, si veda cambiare il suo medicinale ogni 15 giorni a seconda della disponibilità del magazzino della farmacia più vicina”.

La nota della Fimmg poi prosegue affermando come “non è nostra intenzione aprire polemiche sterili con gli autori della trasmissione, ad altri soggetti lasciamo il compito di perseguire il malaffare. Riteniamo sbagliato e scorretto il messaggio passato nelle trasmissione di ieri sera, per questo abbiamo dato mandato ai nostri avvocati di valutare l'esistenza di possibili motivazioni di querela a tutela del buon nome della categoria”.

Sul merito delle questioni interessate Milillo ha la sua proposta: “Siamo invece interessati – dice il segretario dei Mmg – a entrare nel merito delle questioni sollevate, ribadendo con assoluta decisione le nostre convinzioni, sulla base delle quali abbiamo diffuso precise linee guida di comportamento ai nostri medici: Non mettiamo in discussione l’efficacia dei farmaci generici; non è assolutamente vero che i farmaci equivalenti sono identici fra loro; il concetto di equivalenza è riferito a sofisticati concetti farmacologici “di laboratorio” e non alla pratica medica sul campo”.

“Il medico – conclude la nota della Fimmg – ha numerosi fondati motivi che gli impongono il dovere etico di scrivere non sostituibile sulla ricetta, non da ultimo quello di evitare elementi di confusione quando il paziente si trova esposto a continui cambi di diversi prodotti dello stesso farmaco. Su queste affermazioni siamo pronti e disponibili a un confronto pubblico con il Prof. Garattini, citato nella trasmissione, o con altri autorevoli esperti”.
Fonte: quotidianosanità.it

Cosa serve? Correttezza, trasparenza, etica, evitare pertanto tutti quei comportamenti che possono prestare il fianco alle più svariate interpretazioni creando sfiducia e diffidenza, poi ben vengano il confronto fra le parti interessate, medici, farmacisti, mondo accademico, industria, politica, ecc. e quindi tutti i chiarimenti del caso.

domenica 18 marzo 2012

Pubblichiamo la lettera del dottor Alberto Ambreck

E’ vero, sono un farmacista idiota, che nel lontano maggio 2008 non recepì il messaggio negativo rappresentato dalla elezione dell’attuale Consiglio di Presidenza Federfarma presieduto daRacca; le ulteriori riconferme del settembre 2010 e del luglio 2011 riproposero violentemente il dilemma: vendere o meno la farmacia. L’aver seguito il cuore, l’orgoglio della professione e non il cervello, mi costerà la “pensione” attualmente rappresentata dal valore della farmacia. Sono un idiota, perchè anche nel 2010 ho investito fondi significativi nella mia azienda, in funzione dei decreti attuativi sui nuovi servizi in farmacia, credendo in una farmacia sempre più inserita nel sociale, responsabile di un servizio farmaceutico sempre più moderno.
Sono sempre un idiota per non essere riuscito a convincere i colleghi, amici e non, che solo la “distanza” avrebbe tutelato l’azienda farmacia; sono un idiota per non aver bombardato” Federfarma di Siri e compagnucci quando accettavano, senza ombra alcuna di protesta, la legge 405 con la conseguente perdita di esclusiva nella gestione del farmaco e relativa perdita dell’innovazione farmacologica che non passa più dalle farmacie aperte sul territorio; sono un idiota per non aver “bombardato” Federfarma attuale quando ha accettato che il servizio sanitario nazionale ci imponesse delle condizioni economiche che consentono un utile a valle delle tasse pari al 5 per mille, o se preferite dello 0,5% .
Perché non si è spiegato alle forze politiche e ai nostri amministratori pubblici che l’esclusiva di cessione del farmaco e il prezzo fisso giustificavano anche se parzialmente l’irrisoria remunerazione del SSN? La lettura dei bilanci delle farmacie comunali avrebbe confermato le nostre affermazioni. Chi ha accettato senza nulla eccepire i vari decreti Storace/Bersani, i corner e le parafarmacie? Chi ha voluto il farmacista nei corner e nelle parafarmacie azzerando il trinomio sul quale vive il servizio farmaceutico, cioè farmaco-farmacista-farmacia? Il 97% degli italiani ritiene l’attuale il miglior servizio sanitario, l’84% degli italiani ritiene il trinomio indispensabile per la propria salute. Appunto!
E in ultimo, chi ha accettato l’uscita dalla farmacia della ricetta medica con la possibilità per le parafarmacie di distribuire farmaci veterinari con obbligo di ricetta, e la possibilità di preparare e vendere fuori dalla farmacia le preparazioni galeniche? E’ noto il prossimo obiettivo: la fascia C.
Visti i risultati disastrosi dell’attuale politica Federfarma, sarà difficile per molti di noi continuare a versare contributi di migliaia di euro annuali per sostenere un bilancio di oltre 6 milioni di euro. Non possiamo più accettare argomentazioni tipo il “contesto politico era durissimo” ed affermazioni come “diteci dove abbiamo sbagliato”. E ve lo chiedete ?
Quando vedo trasmissioni come Ballarò, Le iene e Striscia la notizia non posso fare a meno di ricordare un vecchio proverbio abruzzese “chi si fa agnello lupo lo mangia”. Non posso quindi che arrivare a una conclusione: sicuramente sono stato un idiota, e con me molti altri (e il fatto non mi gratifica) ma Federfarma cosa è stata?
La prima definizione che mi arriva spontanea è “la corazzata Potemkin della farmacia Italiana”. Vero Fantozzi?
P.S.: dignità e decenza dovrebbero portare al rispetto dell’istituto delle dimissioni, ma questo non sarà ed allora sorge spontanea una domanda: il nuovo sistema di remunerazione della professione e il rinnovo della convenzione, ultimi strumenti per la sopravvivenza del servizio farmaceutico, li facciamo gestire da chi ha distrutto il sistema farmacia?

Fonte: quellichelafarmacia

Non posso che trovarmi totalmente d'accordo con il collega Ambreck, le stesse cose le ho gridate in passato anch'io ma come ho detto più volte la mamma degli stupidi è sempre incinta.

martedì 13 marzo 2012

Direzione farmacia, aumentano confusione e interrogativi

Sul tetto dei 65 anni per la direzione della farmacia la Camera dei deputati non sembra pensarla come il Senato: vale per tutti, non solo per società e sostituzioni. Questa almeno è l'impressione che si ricava a consultare la scheda di lettura elaborata dal Servizio studi di Montecitorio in vista dell'esame del decreto liberalizzazioni da parte di commissioni e aula. Si tratta, in sostanza, dello stesso tipo di relazione che l'analogo Servizio del Senato aveva redatto in vista del voto di un paio di settimane fa. Ma sul comma 17 dell'articolo 11, la sintesi preparata alla Camera propone una lettura del tutto differente rispetto a quella di Palazzo Madama: «Per favorire il ricambio generazionale del settore farmaceutico» recita la scheda «con disposizione introdotta al Senato, non è consentito al direttore di farmacia privata superare nell'esercizio professionale il limite del requisito di età pensionabile». A prima vista, si tratta di un'interpretazione decisamente più ampia di quella del Servizio studi del Senato, secondo il quale il comma scatterebbe soltanto per le farmacie gestite in forma societaria e per le sostituzioni.
Anche il parere dei tecnici della Camera, peraltro, evidenzia imperfezioni che anziché chiarire confondono ulteriormente. Una nota al testo, per esempio, ripete i rimandi alla 362/91 e alla 475/68 che già motivavano l'interpretazione del Senato. In più, nella scheda di Montecitorio spunta un accenno al prolungamento dell'età pensionabile fino a 70 anni che viene motivato con un riferimento (l'articolo 15-nonies del D.Lgs 502/92) completamente errato. Sul comma 17, quindi, restano aperti tutti gli interrogativi già emersi nei giorni scorsi ed ecco allora che diventa decisivo il parere del ministero della Salute, al quale Federfarma (oggi riunita in assemblea) avrebbe recapitato nelle ultime ore. Potrebbe essere l'ultima parola, perché le speranze di ritocchi al decreto nel passaggio alla Camera sono ormai ridotte al lumicino: rischiano di restare a bocca asciutta persino le banche (prese alla sprovvista dall'emendamento sui costi di commissione), le farmacie non si facciano illusioni. Resta sempre lo spazio per ordini del giorno e mozioni varie, ma quelle hanno lo stesso valore di un bond greco.
Fonte: Farmacista33

Un gran "papocchio" una gran "confusione".

giovedì 8 marzo 2012

Neolaureati: impiego stabile, stipendio a crescita lenta

I laureati in farmacia? Trovano impiego stabile più facilmente e più velocemente di altri, il loro stipendio cresce a velocità inferiore. È la fotografia scattata dal XIV Rapporto Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati, presentata ieri nel corso del consueto convegno organizzato dal consorzio che riunisce un'ampia rappresentanza degli atenei italiani. I dati dello studio - raccolti da un campione di quasi 186mila laureati del 2010 e altri centomila circa di anni precedenti - disegna uno scenario in progressivo peggioramento per chi esce dall'università: quasi un laureato su cinque è ancora senza lavoro a un anno dal titolo e il tasso è in crescita rispetto ai Rapporti precedenti per quasi tutte i profili didattici. Anche per i laureati del settore chimico-farmaceutico, sebbene il loro indice di occupazione sia decisamente migliore di altri: il 62% trova lavoro entro un anno (e di questi il 74% in farmacia), ma un anno prima era il 66%. In ogni caso, i farmacisti continuano a stare meglio di altri laureati dello stesso livello di studi: gli architetti occupati in dodici mesi sono il 59%, i veterinari il 44%, i medici il 35 ( ma è un dato che travisa, perché molti di loro si incamminano verso i corsi di specializzazione post-laurea) e gli avvocati il 19%.
I tassi di occupazione migliorano ulteriormente mano a mano che ci si allontana dalla laurea: a tre anni i farmacisti con un lavoro sono l'81% (il 64% dei quali a tempo indeterminato), gli architetti il 79% e gli avvocati il 43%. Ma il fattore tempo (e qui iniziano le ombre) si inverte se il parametro diventa lo stipendio. All'avvio, infatti, il trattamento economico dei farmacisti è tra i migliori: in media un professionista che esce da un corso di laurea a ciclo unico (medici, avvocati, ingegneri eccetera) prende a un anno dalla laurea un salario di 1.050 euro, che sale però a 1.251 euro nel caso dei medici e a 1.183 nel caso dei farmacisti, le due categorie meglio pagate. Tre anni dopo il divario inizia a ridursi: il salario medio del laureato a ciclo unico sale del 10% circa, quello del medico del 18% e quello del farmacista di appena il 7,5% (che diventa il 3% in termini reali, a fronte del +13% del medico). A cinque anni dalla laurea la forbice si allarga ulteriormente: lo stipendio medio del farmacista si aggira sui 1.380 euro, quello del medico sfiora i 1.700 e quello dell'ingegnere i 1.600. Idem se ci si spinge fino a dieci anni dalla laurea: la professione vanta praticamente la piena occupazione (il 90% dei laureati) ma lo stipendio del farmacista si assesta sui 1.670 euro rispetto ai 2.400 circa del medico, ai duemila dell'ingegnere e ai 1.700 del laureato in economia.
Fonte: Farmacista33

lunedì 5 marzo 2012

Direzione farmacia, non c'è l'obbligo di lasciare dopo i 65 anni

I titolari che hanno più di 65 anni non devono cedere la direzione della farmacia perché la norma prevista dal comma 17 dell'articolo 11 si applica esclusivamente alle sostituzioni e alle società di gestione. L'indicazione arriva direttamente da Federfarma e si basa sulla lettura della "Sintesi" preparata nel corso dei lavori parlamentari dal Servizio studi del Senato per riassumere gli emendamenti proposti dalla commissione Industria e poi approvati dall'aula. A proposito del comma sull'età pensionabile, il documento precisa che «l'interpretazione più convincente della norma è quella che impedisce al direttore socio di società di farmacisti di cui all'articolo 7 della legge 362/1991 e al direttore sostituto del titolare, nei casi tassativamente previsti dall'articolo 11 della legge 475/1968, di mantenere la direzione della farmacia dopo il conseguimento del requisito di età pensionabile». In particolare, la casistica prevista da quest'ultima normativa comprende le sostituzioni per infermità, per gravi motivi di famiglia, per gravidanza, parto e allattamento, per adozione di minori e affidamento familiare, per servizio militare, per chiamata a funzioni pubbliche elettive o incarichi sindacali elettivi e per ferie.
Il comma 17, è quindi la conclusione cui arriva Federfarma in una nota diffusa ieri alle farmacie associate, «non si applica alla conduzione imprenditoriale, economica e professionale del titolare di farmacia privata», che quindi non è obbligato a farsi da parte « al raggiungimento dell'età pensionabile». Resta un ultima evenienza lasciata "scoperta" dal legislatore: quella di una società di gestione di farmacia la cui direzione non può essere affidata a nessuno dei soci, come invece vorrebbe la legge, perché tutti hanno superato i 65 anni. Come uscirne non è ancora chiaro, ma si tratta di un'evenienza che dovrebbe riguardare un numero limitatissimo di casi. «Per le farmacie rurali» sottolinea Roberto Brubissa, segretario del Sunifar «è un'importante precisazione».
Fonte: Farmacista33

Mi sembra logico e d intuibile, comunque una gran confusione e servirebbe maggiore chiarezza per capire cosa realmente intende il legislatore.

lunedì 20 febbraio 2012

"Un medico di base su tre in affitto da una farmacia"

Corriere della Sera, Milano, 18/02/2012
Simona Ravizza
L'Ordine dei medici di Milano denuncia un fenomeno in espansione che porta le farmacie a offrire ai medici, a tariffe calmierate, ambulatori e, spesso, anche a pagare i costi di telefono e segretaria, con il vantaggio di avere un viavai di paziente davanti alle proprie porte. "Se i professionisti si comportano in modo etico non c'è nulla di illegale" osserva Ugo Tamborini, presidente Snami Milano, ma "il rischio di conflitti di interesse è evidente". Il presidente di Federfarma Annarosa Racca precisa "Il fenomeno non vive un momento di allarmante espansione. Il rapporto tra medico e farmacista è corretto."
Fonte: Federfarma

Di storielle ne ho sentite tante....queste però fanno proprio pena. Il fenomeno non è allarmante, allora sarebbe opportuno che qualcuno con regolarità monitorasse questi rapporti fra medici e farmacisti diciamo " discutibili", verificando l'appropriatezza delle prescrizioni o se producono un anomalo eccesso di spesa a danno dell' erario ed anche della salute degli ignari pazienti.

lunedì 13 febbraio 2012

No alle relazioni pericolose tra medici e farmacisti

Prima Novi Ligure, poi Milano e quindi chissà. Si allarga l'inchiesta della trasmissione Le Iene sulle truffe ai danni del Ssn condotte con il collaudato meccanismo delle false ricette: un medico compiacente prescrive un po' di farmaci costosi a carico di un ignaro paziente, il farmacista "fustella" e spedisce alla Asl e poi rivende una seconda volta (su ricetta bianca) le confezioni senza tagliando oppure se ne disfa in modo più o meno clandestino. Così sembra facesse una farmacia di Novi Ligure chiusa a metà gennaio dai Nas (il servizio tv è andato in onda un paio di settimane dopo) e così parrebbero fare parecchie altre farmacie, anche a Milano, a giudicare da un secondo reportage della stessa trasmissione.
In attesa degli sviluppi (anche giudiziari) ce n'è a sufficienza per rimettere sul tavolo il vecchio tema delle "relazioni pericolose" tra medici e farmacisti: le due professioni dovrebbero rimanere separate da un muro invalicabile, di fatto sono spesso legati da rapporti immobiliari, con i primi ad affittare ai secondi appartamenti contigui alla farmacia per ospitare lo studio. Dopo la ferma condanna di Federfarma e Fofi che si sono costituite parte civile contro la farmacia di Novi Ligure, tocca ai medici esprimersi e i toni sono ugualmente di condanna: «L'unica strada per vietare questo genere di rapporti» osserva il presidente della Fnomceo, Amedeo Bianco «sarebbe quella di un intervento legislativo. Che poi chi vuole scavalcherebbe facilmente con società di comodo o altre scorciatoie. No, è una questione che affonda nell'etica individuale, nella sensibilità di ciascuno. E poi, laddove emergessero profili penali, provvederà la magistratura».
«Io evito sempre questo genere di rapporti con il farmacista» rincara Roberto Carlo Rossi, presidente dell-Ordine di Milano «ma è difficile riuscire convincenti con i giovani medici che iniziano la professione con 400 o 500 pazienti e non hanno di che pagarsi lo studio. Se qui a Milano ormai un terzo dei Mmg è in affitto da un farmacista, se in città una insegna offre a tariffe "calmierate" non solo lo studio, ma anche telefono, segretaria e infermiera, una ragione ci sarà. I costi aumentano, i compensi sono bloccati da anni, questo è il risultato».
Fonte: Farmacista33


No comment!!!! Ma nei casi sospetti e mi risulta siano tanti, dei controllini sulle appropriatezza delle prescrizioni e quant'altro.....

martedì 31 gennaio 2012

Sinafo: quattromila sedi in più potenzieranno il servizio

Le quattromila farmacie che, con il decreto sulle liberalizzazioni, si aprirebbero in tutto il paese migliorerebbero il servizio e assicurerebbero ai farmacisti maggiori possibilità di occupazione. Questa almeno è la convinzione del Sinafo, il sindacato nazionale dei farmacisti del Ssn, che in una nota diffusa ieri auspica una «rivisitazione organica del sistema farmacia» per «dare impulso a un settore che da anni si tenta invano di rifondare». Certo, il sindacato è consapevole del fatto che le liberalizzazioni riguardano le farmacie di comunità, cioè un «mondo profondamente diverso da quello del Ssn»; qualcuno quindi potrebbe vedere nell'intervento un'invasione di campo, ma per il Sinafo la questione ruota attorno al binomio farmaco-farmacista anziché farmaco-farmacia, perché «i profili di garanzia e tutela della salute sono notoriamente riconducibili prevalentemente al professionista e non certo alla struttura».
Ai farmacisti del Ssn, dunque, l'ampliamento delle sedi che deriverà dal decreto (più di quattromila nuove farmacie secondi i calcoli del Centro studi dell'università Federico II di Napoli) non soltanto «potenzierebbe l'offerta a vantaggio dei cittadini», ma «costituirebbe anche un sostanzioso aumento dell'offerta di lavoro per i numerosi giovani laureati in cerca di occupazione , senza considerare l'indotto». Per questi motivi, il Sinafo «auspica uno snellimento delle procedure concorsuali, al fine di evitare le lungaggini che molto spesso ostacolano» l'apertura di nuove farmacie. «Come si può pensare» si chiede la nota «che le Regioni riescano, in pochi mesi, a rivedere le piante organiche, organizzare i concorsi , espletarli e assegnare le sedi ai vincitori, senza contare la valanga di ricorsi che verranno intentati». E' invece interesse della professione, conclude il sindacato, «non rendere impervio il percorso che conduce alla realizzazione della " conquista " del posto di lavoro sia nell'ambito della farmacia privata e di quella pubblica, nel rispetto della qualità e sicurezza delle prestazioni e, per quanto riguarda l'accesso, dei criteri meritocratici».
Fonte: Farmacista33

Io parlerei più correttamente di trinomio, Farmacia-farmaco-farmacista.

giovedì 22 dicembre 2011

Nella Ue farmacisti senza frontiere

( Il Sole 24 Ore Pag.39 - 21/12/2011 )

Il Commissario Ue Michel Barnier ha proposto una revisione della direttiva 2005/36 sul riconoscimento delle qualifiche professionali, che verrà potenziata verso un'effettiva liberalizzazione delle professioni come notai e farmacisti. Il taglio di tempi e costi nel riconoscimento delle qualifiche professionali per favorire i trasferimenti intra Ue dei professionisti entro il 2020 dovrebbe tradursi in almeno 16 milioni di nuovi posti dil avoro. La novità più importante è la cancellazione della deroga prevista dall'articolo 21, paragrafo 4 della direttiva 2005/36 che consente agli Stati membri di non dare effetto ai titoli di formazione conseguiti in altri Stati membri per l'apertura di nuove farmacie. In pratica, non si potrà impedire a un cittadino comuriitario e qualificato di essere escluso dalla possibilità di aprire una farmacia in latro Stato Ue.
Fonte: AboutPharma

martedì 29 novembre 2011

Incontro Federfarma-Conasfa

Sabato 26 novembre a Napoli una delegazione di Federfarma nazionale guidata dal presidente Annarosa Racca, ha incontrato alcuni rappresentanti di Conasfa (Federazione nazionale associazioni farmacisti non titolari), guidati dal presidente Heriberto Arrigoni. Le due Federazioni hanno condiviso l'allarme suscitato da alcune forme spinte di distribuzione diretta del farmaco messe in atto da alcune Regioni, che determinano un forte impoverimento della farmacia territoriale. Federfarma e Conasfa hanno concordato sull'opportunità di difendere alcuni principi di comune interesse, quali:
- l'esigenza di difendere e accrescere il ruolo professionale e le funzioni del farmacista;
- la necessità che il riordino del servizio farmaceutico avvenga salvaguardando la capillare distribuzione delle farmacie sul territorio;
- la tutela del ruolo centrale della farmacia nella distribuzione del farmaco;
L'incontro si è concluso con l'intenzione di proseguire il dialogo attraverso periodici confronti finalizzati a trovare percorsi condivisi per contribuire alla riforma della professione.
Fonte: Federfarma

mercoledì 16 novembre 2011

Sottoscritta l'ipotesi di rinnovo del CCNL dei dipendenti di farmacia privata: un accordo a favore dei giovani

Ieri, in tarda serata, è stata sottoscritta l'ipotesi di accordo tra la Federfarma le Organizzazioni sindacali per il rinnovo del CCNL dei dipendenti di farmacia privata. L'ipotesi di accordo sarà presentata, per la necessaria ratifica, all'Assemblea Nazionale di Federfarma del prossimo 22 novembre che ha tale argomento all'ordine del giorno.
Aumenti retributivi e previdenza complementare, da subito. Impegno a trovare una intesa entro 30 giorni per favorire lo sviluppo dell'occupazione giovanile in farmacia mediante il contratto di apprendistato, che costituisce uno dei capisaldi della legge di stabilità recentemente approvata dal Parlamento. Impegno a trovare un'intesa anche sulla videosorveglianza per garantire la sicurezza dei dipendenti, dei titolari e dei cittadini che si recano in farmacia. L'aumento retributivo è stato fissato in 107 euro per il primo livello, da erogare in tre tranches. Invece, l'Una tantum, che copre il periodo di vacanza contrattuale, è stata fissata in 850 euro sempre per il primo livello e sempre da erogare in tre tranches.
Un rinnovo contrattuale soprattutto a vantaggio dei giovani farmacisti e collaboratori di farmacia che avranno la possibilità di assicurarsi una pensione integrativa e mediante l'adesione a FONTE, un fondo di previdenza complementare. L'adesione comporta una contribuzione anche da parte del datore di lavoro.
Un accordo inoltre che intende attuare le politiche di sviluppo recentemente approvate dal parlamento che prevede in caso di assunzione degli apprendisti nelle aziende che occupano sino a nove addetti a uno sgravio del 100% dei contributi.
Infine, l'intenzione di costituire, presso l'Ente Bilaterale Nazionale, un Osservatorio sui nuovi servizi in farmacia e sui relativi fabbisogni professionali intende garantire che la farmacia dei servizi, sempre più integrata con il servizio sanitario nazionale, sia corredata di professionalità adeguate ai fabbisogni dei cittadini.
Fonte: Federfarma

Finalmente, anche se non so dove si reperiranno le risorse. Io credo che ora la cosa più importante sia garantire la tenuta del sistema Farmacia, in caso contrario tutto diventerà carta straccia e tutti ne pagheremo le conseguenze, noi farmacisti titolari e non in termini occupazionali ed economici, i cittadini in termini di qualità del servizio.

martedì 25 ottobre 2011

Preparazioni e materie prime: imminente tavolo con Ministero


Si riaprirà probabilmente ai primi di novembre il tavolo tra dicastero della Salute e professioni sullo sconfezionamento dei medicinali in farmacia allo scopo di eseguire preparazioni.
L'annuncio arriva dal IV Congresso nazionale della Sifap (Società italiana farmacisti preparatori), ospitato sabato e domenica scorsi a Trento. La fonte è Marcella Marletta (foto), direttore generale della Direzione farmaci e dispositivi medici del Ministero e tra gli ospiti dell'evento. «Per i farmacisti preparatori» spiega Paola Minghetti, presidente della Sifap, docente di tecnologie e legislazione farmaceutiche all'Università degli studi di Milano e direttore della scuola di specializzazione in farmacia ospedaliera «è una notizia importante, perché il confronto risultava fermo da tempo e lo sconfezionamento per l'impiego delle materie prime nelle preparazioni è un tema di forte interesse». L'annuncio è così riuscito a rendere ancora più fecondo un appuntamento già ricco di spunti e novità. A partire dalla formula scelta per l'edizione di quest'anno, in cui ogni sessione dei lavori ha visto la compresenza sul palco di un medico (o rappresentante di società scientifica della medicina) e un farmacista preparatore. Al Congresso, inoltre, si è anche fatto il punto sui problemi che affliggono la piccola (non più dell'1% delle farmacie italiane fa galenica) ma dinamica comunità dei farmacisti preparatori: «Il tavolo sullo sconfezionamento affronta un tema» conclude il presidente della Sifap «ma restano irrisolti altri nodi come la rimborsabilità Ssn dei prodotti magistrali e il tariffario, che non è aggiornato da una ventina di anni circa. Abbiamo esposto le nostre ragioni agli ospiti istituzionali del congresso».
Fonte: Farmacista33

Solo l'1% delle Farmacie fa galenica? E di cosa si lamentano, hanno distrutto una Professione!

venerdì 21 ottobre 2011

Farmacisti cattolici esortano UE a valorizzare professionalità delle farmacie

La Federazione internazionale dei farmacisti cattolici ha inviato al commissario europeo per la Salute John Dalli una lettera per esortare l'UE ad agire in difesa del farmaco e della farmacia. Nella lettera si ricorda l'importanza di salvaguardare il ruolo del farmacista come professionista del consiglio e la necessità di una farmacovigilanza efficace; i farmacisti cattolici esprimono inoltre preoccupazione per il degrado della situazione in diversi paesi europei, che si ripercuote negativamente sul sistema-farmacia. In questo contesto, sottolinea la lettera, diventa urgente valutare dei sistemi di remunerazione che tengano conto del ruolo svolto dal farmacista in farmacia, come ad esempio il 'sistema di retribuzione dell'atto farmaceutico'. (US SM)
Fonte: Federfarma