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sabato 28 aprile 2012

Cancro: studio inglese, inefficace intervento rimozione prostata

(AGI) - Londra, 28 apr. - La prostatectomia, la rimozione chirurgica della prostata, l'intervento piu' comune nel caso di tumore della ghiandola, e' sostanzialmente inutile in quando non prolunga la vita del paziente rispetto al non fare nulla. E' quanto emerge da uno studio (Prostate Intervention Versus Observation Trial) guidato da Timothy Wilt. La ricerca e' iniziato nel 1994 e ha preso in considerazione 731 uomini affetti da tumore alla prostata ed ha dimostrato che quanti si erano sottoposti all'intervento di prostatectomia hanno avuto meno del 3% di benefici in termini di tempo di sopravvivenza rispetto a quanti non avevano subito l'operazione. I ricercatori hanno seguito i pazienti per un totale di 12 anni. La ricerca e' stata presentata ad un congresso di urologi a Parigi a febbraio ed e' stato accolto, riferisce il britannico 'The Independent', da un attonito silenzio perche' mette in dubbio l'efficacia della soluzione tipo al cancro alla prostata, la forma tumorale piu' comune tra gli uomini.

domenica 8 aprile 2012

Appendicite: antibiotici possono sostituire operazione chirurgica

(AGI) - Londra, 6 apr. - Dare antibiotici ai pazienti con appendicite acuta non complicata e' un'alternativa sicura e valida alla chirurgia, secondo uno studio pubblicato sul British Medical Journal. L'intervento chirurgico per rimuovere un'appendice infiammata e' stato il trattamento principale dal 1889 in poi grazie all'ipotesi generale che, senza il passaggio in sala operatoria, il rischio di complicanze, come la perforazione o l'infezione, sia troppo alto. Tuttavia, la ricerca del Nottingham Digestive Diseaeses Centre ha analizzato i risultati di quattro studi clinici randomizzati che hanno coinvolto 900 pazienti adulti con diagnosi di appendicite acuta non complicata: 470 pazienti hanno ricevuto antibiotici e 430 sono stati sottoposti a intervento chirurgico. Risultati? La terapia antibiotica e' stata associata a un tasso di successo del 63 per cento a un anno dall'inizio del trattamento e ad una riduzione di complicanze del 31 per cento rispetto a quelle conseguenti alla chirurgia. Alla luce dei dati, il team di ricercatori ha sostenuto che "il ruolo degli antibiotici nell'appendicite acuta non complicata e' stato trascurato, basandosi principalmente sulla tradizione piuttosto che sulle prove. Suggeriamo quindi di iniziare a considerare l'approccio farmacologico come una possibile alternativa di trattamento dell'appendicite acuta non complicata. Possibilita' che, ovviamente, va evitata in presenza di chiari segni di perforazione o di peritonite" .

giovedì 5 aprile 2012

Diabete: speranza dal bisturi per 400mila malati e obesi gravi

(AGI) - Milano, 5 apr. - Nuove speranze per i circa 400mila italiani colpiti da diabete e obesita' grave. Due studi, pubblicati dal New England Journal of Medicine, dimostrano che in questa categoria di persone la chirurgia bariatrica (o chirurgia dell'obesita'), destinata alla riduzione del peso, e' in grado di sconfiggere anche il diabete, risultando piu' efficace degli stessi farmaci. "Da molti anni si discute sull'efficacia della chirurgia bariatrica, dimostratasi risolutiva nella cura delle grandi forme di obesita', anche come cura per il diabete", spiega Antonio Pontiroli, direttore della cattedra di medicina interna all'Universita' degli studi di Milano e presidente dell'undicesimo Congresso Nazionale Diabete-Obesita'. "Sino ad oggi - continua - si sapeva che la chirurgia bariatrica e' in grado di far scomparire il diabete, entro 2 anni dall'operazione, nell'82% delle persone molto obese e che nel 62% dei casi il diabete non ricompare dopo i 2 anni dall'intervento". Tanto e' vero che "le principali linee guida internazionali e italiane gia' includono l'intervento chirurgico tra le raccomandazioni di cura per le persone adulte con diabete tipo 2 e obesita' grave, ossia con indice di massa corporea superiore o uguale a 35". Questi nuovi studi risultano particolarmente importanti, perche' "per la prima volta confrontano, alla pari, gli effetti del bisturi con quelli dei farmaci, cosa sinora mai fatta".

mercoledì 8 febbraio 2012

Protesi anca difettose. Cittadinanzattiva: “Urgente un Registro nazionale degli interventi”

Il ministero della Salute ha chiesto agli operatori sanitari di richiamare i pazienti con protesi all’anca Asr della DePuy. Tali impianti hanno infatti registrato un tasso di revisione chirurgica maggiore di altre protesi. Cittadinanzattiva: “Nessun allarmismo, ma più informazione e tutela per i cittadini”.08 FEB - Dopo lo scandalo delle protesi mammarie Pip, ecco un nuovo caso di protesi difettosa. Si tratta, questa volta, delle protesi ortopediche di sostituzione d’anca Asr della DePuy. L’azienda produttrice, infatti, ha sospeso nell’agosto 2010 la commercializzazione di queste protesi a causa di “un incremento del tasso di revisione chirurgica maggiore di quello atteso a cinque anni”, come spiega una circolare del ministero della Salute che il 25 novembre 2011 richiamava gli operatori sanitari ad invitare i pazienti a cui era stata impiantata tale protesi a sottoporsi a un programma di follow up in linea con quanto già suggerito nell’agosto 2010 richiamando al protocollo suggerito dall’Agenzia regolatoria dei farmaci e dei prodotti sanitari della Gran Bretagna.

Con una nuova circolare emanata il 24 gennaio, il ministero ha fornito ulteriori raccomandazioni sul caso, invitando tutti gli operatori sanitari esecutori di impianti con protesi ortopediche di sostituzione d’anca Asr della DePuy a contattare, “direttamente o tramite le strutture sanitarie, tutti i pazienti al fine di sottoporli a visite di controllo con follow up ravvicinato, avvalendosi di accertamenti clinico-diagnostici ritenuti necessari e clinicamente giudicati”.
Ai medici di famiglia veniva chiesto di verificare che tale follow up fosse stato attivato per i loro assistiti con protesi Asr DePuy, oltre che di indirizzare i pazienti non richiamati a contattare la struttura sanitaria dove è stato effettuato l’impianto. Ai medici di famiglia il ministero chiedeva infine di sollecitare tutti gli assistiti con protesi all’anca che non siano a conoscenza del nome del fabbricante a contattare il medico o la struttura dove hanno effettuato l’intervento per accertare la tipologia di protesi impiantata.

La circolare stabiliva inoltre che le strutture sanitarie esecutrici di impianto di protesi Asr DePuy debbano comunicare alle Regioni e al distributore Johnson & Johnson Medica Spa la conferma dell’inizio del follow up, il numero di revisione effettuate e le ragioni cliniche della revisione chirurgica. Le Regioni, mensilmente, dovranno inoltrare i dati al ministero della Salute fino alla chiusura del follow up stesso.

Ma il Tribunale per i diritti del Malato di Cittadinanzattiva chiede al ministero anche di “accelerare l’istituzione di un vero e proprio Registro nazionale degli interventi di protesi, sulla base dell’esperienza pilota già attivata dall’Istituto Superiore di Sanità”. “Questo – ha affermato Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva - permetterebbe di avere informazioni dettagliate sull’impianto di ogni protesi e di raggiungere più facilmente i cittadini coinvolti”.

Infatti, spiega il Tdm, “sebbene il Ministero e la stessa azienda abbiano provveduto ad informare le strutture ospedaliere coinvolte per richiamare i pazienti, alcuni cittadini ci contattano per avere maggiori informazioni”. “Senza allarmismo”, il Tdm suggerisce ai cittadini di “controllare nella cartella clinica quale tipologia di protesi è stata impiantata; di regola, infatti, ogni volta che viene impiantato un dispositivo medico o protesi vengono riportate in cartella clinica una serie di informazioni quali la marca, il modello, la dimensione, il numero di lotto ed il numero di serie della protesi”. “Solo a chi ha una protesi del tipo su indicato – continua il Tdm-Cittadinanzattiva – suggeriamo di rivolgersi al medico chirurgo che ha effettuato l’intervento oppure ad un ortopedico”.
Fonte: quotidianosanita.it

lunedì 17 ottobre 2011

IN ITALIA TECNICA LASER PER CORREGGERE PRESBIOPIA

(AGI) - Roma, 17 ott. - Sbarca in Italia una nuova procedura che, utilizzando il laser, permettera' ai presbiti di liberarsi dalla schiavitu' degli occhiali da lettura. Questo intervento, conosciuto come Supracor, viene eseguito con la tecnica Lasik, utilizzando una piattaforma ad eccimeri che utilizza le tecnologie piu' avanzate, come il riconoscimento dell'iride e il sistema Eyetracking multidimensionali. "Ho iniziato da poco ad utilizzare Supracor - ha dichiarato il dottor Silvio Zuccarini, responsabile del Centro di chirurgia refrattiva "Donatello Day Surgery" di Firenze - ed ho gia' trattato pazienti ipermetropi di oltre 55 anni che avevano disagi nell'usare occhiali anche per il tipo di attivita' svolte. I pazienti avevano bisogno di occhiali per vedere da lontano, da vicino, da media distanza e per utilizzare il PC. I risultati - ha aggiunto l'esperto - sono stati a dir poco entusiasmanti: tutti i pazienti trattati sono stati in grado di leggere tranquillamente il giornale, gia' il giorno successivo all'intervento e anche la visione da lontano era, a loro giudizio, ottima. Credo che questo tipo di soluzione chirurgica rappresenti un ulteriore trionfo della tecnologia che l'ingegno umano e' in grado di produrre con lo scopo di migliorare la qualita' della nostra vita". I dati dimostrano che la cura della presbiopia sta diventando sempre piu' rilevante nel settore oculistico. La forte crescita del mercato e' anche spiegata dall'espansione e dal concomitante invecchiamento della popolazione mondiale. Circa il 20% della popolazione globale, corrispondente approssimativamente a 1,5 miliardi di persone, soffre di presbiopia e circa 350.000 milioni di queste vivono nei paesi piu' ricchi. (AGI)

domenica 10 aprile 2011

Cassazione: no a interventi senza speranza

Non si possono effettuare interventi chirurgici in pazienti senza speranza anche in presenza del loro consenso informato. Questo quanto stabilito dalla IV Sezione penale della Cassazione con sentenza n. 13746 che ha confermato la condanna per omicidio colposo nei confronti di tre medici dell'ospedale San Giovanni di Roma: erano intervenuti su una paziente con cancro metastatico al pancreas provocandone la morte. Tutto ciò, secondo la sentenza, "in dispregio al codice deontologico che fa divieto di trattamenti informati a forme di inutile accanimento diagnostico terapeutico". «La sentenza è corretta e i medici dovrebbero fare un passo indietro», commenta Lorenzo D'Avack, vicepresidente del Comitato nazionale di Bioetica. «D'altro canto è lo stesso Codice deontologico della categoria a prevedere che il medico possa agire solo laddove vi sia una possibilità di intervento sanitario o chirurgico ragionevole e nell'interesse del paziente. Al contrario, l'accanimento terapeutico è espressamente vietato».
Secondo Rocco Bellentone, segretario della Società italiana di chirurgia «la sentenza documenta ancora una volta la pericolosità del fatto che non ci sono, in Italia, leggi specifiche sull'atto medico. È assurdo che siamo ancora fermi al codice Rocco. Se le perizie sul caso specifico dimostrano che l'atto non è stato compiuto per fini non terapeutici ma di altro tipo non può che essere positiva. Ma la sua interpretazione rischia di essere devastante, perché toglie al chirurgo la possibilità del rischio calcolato in situazioni disperate andando a ledere la vita di migliaia di persone che si sono salvate proprio grazie a interventi temerari. Interventi che si sa, possono anche andare male».
Fonte: Doctornews

lunedì 18 ottobre 2010

Nuova tecnica per un'angioplastica più precisa

( MF- Milano Finanza Pag.71 - 16/10/2010 )

Una nuova tecnica permette di posizionare lo stent in modo corretto soprattutto nelle lesioni all'imbocco della coronaria e nelle ostruzioni alla biforcazione delle arterie. La metodica, ideata al Centro cardiologico Monzino, si chiama Bent-wire e utilizza un filo guida modificato e piegato che consente di migliorare l'aderenza del catetere alle pareti e di individuare il punto preciso per inserire lo stent. Attualmente sono 12 i pazienti trattati e la variabilità di posizionamento ideale è risultata inferiore al millimetro. La tecnica, applicabile anche alle arterie renali o mesenteriche, si prospetta utilizzabile con gli stent bioriassorbibili, attualmente in fase di approvazione.
Fonte: AboutPharma

venerdì 9 luglio 2010

Francia: trapianto totale del viso. E' il primo al mondo

(ANSA) - PARIGI, 8 LUG - Un trapianto totale del viso e' stato realizzato all'ospedale Henri-Mondor di Creteil, vicino a Parigi, dal team del chirurgo Lantieri. L'operazione e' stata effettuata alla fine del mese di giugno su un uomo di 35 anni, affetto dalla sindrome di Von Recklinghausen, una grave malattia genetica che gli aveva deformato il viso. 'Siamo i soli fino ad ora ad aver trapiantato un viso intero con le palpebre e tutto il sistema lacrimale', ha detto Lantieri, uno dei principali esperti nel campo.