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lunedì 11 novembre 2013

Servizi, tutto bene, a Rieti scommessa vinta sull' ADI in Farmacia.


Prestazioni erogate in crescita del 60%, ospedalizzazioni in calo, appropriatezza in aumento e costi recuperati per tre quarti quando allo scadere della sperimentazione mancano ancora un paio di settimane. Sono i dati di spicco del progetto avviato sei mesi fa da Federfarma Rieti e Asl del capoluogo per la partecipazione delle farmacie all’Adi, il servizio di assistenza domiciliare integrata. A tale esperienza – la prima del suo genere – era dedicato il convegno organizzato sabato nella città laziale per tracciare un primo bilancio della sperimentazione. «Valutazioni positive sul progetto sono arrivate da tutti gli interventi» spiega a Filodiretto Pierluigi Cortellini, presidente di Federfarma Rieti «anche perché le cifre non lasciano adito a dubbi: in poco meno di sei mesi le prestazioni Adi erogate dall’Asl sono cresciute del 60% grazie al “rinforzo” delle farmacie. Questo ha permesso la domiciliarizzazione di pazienti che prima venivano tenuti in ospedale per mancanza di risorse sul territorio, e ha anche consentito una maggiore appropriatezza: gli interventi per piaghe da decubito sono passati da una media di tre a settimana a una di sette, da cui il dimezzamento dei tempi di cicatrizzazione».

Ridotti del 40% anche i tempi per la presa in carico del dimesso nell’Adi, con una generale ottimizzazione degli interventi che si è ripercossa sui costi generali dell’Asl (guidata da Rodolfo Gianani): «A un paio di settimane dalla fine della sperimentazione» conferma Cortellini «i costi del progetto sono stati recuperati per il 75%». Risultato, il Ssn spende meglio e le farmacie integrano i propri fatturati con i servizi: dalla sperimentazione, condotta grazie all’istituzione di una cooperativa facente capo a Federfarma che impiega sette infermieri, i titolari reatini ricaveranno in sei mesi un compenso che dovrebbe aggirarsi attorno ai 5-7mila euro per farmacia.
Intanto dall’Asl è già arrivato l’impegno a rinnovare la sperimentazione con un accordo della durata di tre anni, mentre in Regione si studia come allargare l’esperienza ad altre province. «Abbiamo vinto la nostra scommessa» conclude Cortellini «siamo riusciti a dimostrare che le farmacie possono fornire un contributo prezioso anche nell’Adi».
Nel programma del convegno era anche prevista una tavola rotonda alla quale sono intervenuti tra gli altri Marcella Marletta, responsabile della direzione generale dispositivi medici, servizio farmaceutico e sicurezza delle cure del ministero della Salute, Franco Caprino, presidente di Federfarma Lazio, e Annarosa Racca, presidente di Federfarma nazionale. «Quello di Rieti» ha detto in particolare la presidente Racca «è un grande esempio di farmacia dei servizi che dimostra come le farmacie, ogni volta che vengono inserite nel sistema delle cure, garantiscano risparmio al Ssn». (AS)
Fonte: Federfarma

Tutto molto bello, solo che secondo me una volta capito il meccanismo di questo nuovo modo di proporsi, la Farmacia come al solito verra' esclusa dalle figure professionali interessate. Non dimentichiamoci che esiste il WEB.
Tutte le strade vanno percorse ma non scordiamoci che siamo Farmacisti ed il Farmaco e' il nostro mestiere.

lunedì 1 aprile 2013

L’OPINIONE – Troppe farmacie stanno fallendo. Bisogna Fermare l’emorragia

Uzun vadede katı ve uygulanabilir olmasına rağmen, kamu çıkarlarına, sağlık şirketlerinin çıkarlarına ve oradaki birçok çalışanın çıkarlarına ihtiyaç duyulan şeyleri canlı tutan bir çözüm sunmalıyız.


Eczane, tüm zamanların garnizonu olarak tanımlanmakta zorlanıyor, küçük belediyelerde ve aynı zamanda kent dokusunda yardım için koşulsuz bir referans.
Disiplininin yeniden yazılması hem imaj hem de ekonomik boşluklar yarattı. Birçok ilaç firması, birkaç yıl boyunca, gelirlerdeki daralma ve net kar marjlarının incelmesi, genellikle brüt iskonto ile karıştırılması, kamuoyunda yanlış kazanım değerleri üretmesi için tartılarak azaltılmıştır. Tüm bunların sonucu olarak iflaslar ve çoğu zaman temerrüde düşmekten vazgeçilmez olan iflas işlemlerine başvurma her yerde kayıt altına alınmaktadır.
Asıl durum ciddi. Buna rağmen, kategorinin bilinmemesi ve gerçeği temsil etmemesi nedeniyle bilgi ihmal edilmiştir.
Acı çekmenin daha büyük olduğu büyük metropol merkezlerinde, pek çok eczane var, bunlara karşı spekülatif saldırıların çoğalmasını, genellikle alımları optimize etmek için idealize edilmiş naif girişimlerle maskelenmiş, net bir yasadışı tadı ile kayıt altına alacak kadar çok sayıda eczane var. yönetimi.
Bütün bunlar, sistemin zayıflık durumunu, tedarikçilerin yürütme faaliyetlerini ve Ulusal Sağlık Hizmetine ilişkin iddiaların ağır ilerlemelerini temsil eder.
Uygulanabilir hukuk yollarının tespiti olmadan, sahnelerin arkasında ve dışında dramalar tüketilecek, borçları çok sık sık kullanan sahipleri sorumsuz ve / veya bilim kurgu şirket politikalarının yanı sıra dikkatsiz danışmanların ve ev yapımı çözümlerin ihmali ile inanmanın ötesine şişmiş .
Bu şekilde devam ederek, farmasötik yardım zincirinin varlığı tehlikededir. Doldurması zor olan yardım boşlukları oluşturmak için tehlike arz eden işlevsel bütünlüğüdür.
Eczane'yi, bölgesel yardımın temel savunması olarak, her şeyden ve herkesten uzağa koymalıyız. Birçok insan kafalarını kuma koyar ve hiçbir şey yapmamış gibi davranır. En çeşitli organizasyonlar tarafından taciz edilen çok fazla eczacı var. Birçoğu her şeyi devreye soktu, öyle ki eczane şirketini yerine koymuş ve ailenin geleceği üzerinde olumsuz bir etkiye sahipler.
Her şeyden önce, en dar köylerde bile on yıllardır farmasötik yardımın garantili olduğu ulusal ağı korumak için öncelikli bir kamuoyu ihtiyacı var. Sahiplerin, çok sık durumlarda, sonsuz bir ikamet için az miktarda şirket karı ve tazminat gördüğü.
Derhal yapılmalıdır, çünkü hizmetler ve temel hizmetlerin önemli ölçüde azaltılması tehlikesi vardır. Yanlış girişimcilik davranışlarından dolayı birçok eczane neredeyse son nefeste bulunur.
Tüm bunlara, uzun vadede katı ve uygulanmakla birlikte, kamu yararı için, sağlık şirketlerinin çıkarına ve oradaki birçok çalışanın yararına, gerekli olanı canlı tutan bir çözüm sunmalıyız.
Mevcut iflas kanunu, yararlı ve cezai çözümler sunar; Onları, sorumsuz gecikmeler nedeniyle, onarılamaz olana kadar çoğaltan bireysel davalara adapte etmeye ihtiyaç var. Doğru, bu ihtiyaçlara yardımcı olur. İdeal rotaları izlemenin yanı sıra zamanında ve kararlı olmak önemlidir.
Pek çok eczane pazarından atılma ve / veya saldırganlıklarını, gerçekten de endişelenmek için sebepleri olan gizli çıkarları ortaya koyan ahlaksız kuruluşlar tarafından ihracı konusunda çok sıkça pasif olarak şahit olduğumuz şey kabul edilemez.
gettotext.com
Avukat. Ettore Jorio
Kıdemli ortak "Stüdyo arkadaşı Jorio"

Kaynak: quellichelafarmacia

Prof ile aynı fikirde değil. Eczane sektörünün her zaman dikkatli bir gözlemcisi olan ve tüm sağduyulu insanlar gibi, olanların kolayca tahmin edilebilir olduğu E. Iorio, ne yazık ki, İtalya'da aptallığın annesi her zaman hamiledir !!!



martedì 12 marzo 2013

A Napoli a causa della Crisi falliscono quattro farmacie

Quattro farmacie che abbassano definitivamente le saracinesche per fallimento. Da Poggioreale a Scampia, dall’Arenaccia al Vomero alto.

La crisi in pochi mesi ha divorato quattro realtà imprenditoriali che, fine a qualche anno fa, sembravano come pilastri saldi dell’economia locale. Un segnale sinistro, dunque, della recessione che attanaglia la città e la categoria dei farmacisti, provata dalle lunghe attese dei rimborsi.
Ne parla Vincenzo Santagada, presidente dell’Ordine, nonchè ordinario alla Federico II di Chimica farmaceutica e direttore della scuola di specializzazione in ”Farmacia Ospedaliera”. «Penso che dietro a un fallimento ci sia anche una non buona gestione dell’attività. Ovviamente i ritardi nei pagamenti hanno sicuramente influito sulla rovina delle quattro realtà. È chiaro che alla base del fallimento ci saranno anche state scelte sbagliate, per esempio il mancato adeguamento da parte dei titolari al nuovo modello di farmacia».
Insomma, secondo il leader dei farmacisti non è soltanto la crisi ad aver determinato la fine delle attività dei suoi quattro colleghi.
In ogni caso, il 14 aprile la prima delle quattro farmacie verrà messa all’asta. Prezzo base 554mila euro. Ma chi potrà rilevare queste attività? Il sospetto dell’infiltrazione di chi gestisce ”danaro sporco” si insinua nella categoria. Ma Santagada frena. Dice: «Non ho alcun elemento per poter confermare queste voci. E smentisco nel modo più assoluto che capitali cinesi siano stati investiti per rilevare farmacie. Un’ipotesi di cui pure ho sentito sussurrare».
«Per fortuna negli ultimissimi mesi la situazione sta migliorando. Relativamente ai pagamenti della Regione. Rispetto all’emergenza di un anno fa quando vantavamo arretrati per oltre dodici mesi, oggi la Regione ha infatti ridotto il suo debito a quattro mesi di arretrati» precisa Santagada. E conclude: «Per poter contribuire a facilitare un cambio di coscienza è necessario che la categoria viva in uno stato di serenità. Cosa che in questo momento non c’è. E gli sforzi da parte dell’Ordine e di Federfarma, con cui c’è piena collaborazione, è tesa a solcare una strada nuova. Numerose le iniziative in cantiere per dare una nuova immagine alla categoria».
Ieri, per esempio, ottanta farmacisti hanno ricevuto un attestato per aver frequentato un corso sull’uso del defibrillatore semiautomatico. Entro la fine dell’ano 400 farmacisti saranno ”catechizzati” sull’uso della macchina salvavita e sul massaggio cardiocircolatorio».
Fonte: quellichelafarmacia



Pianta organica: per il Consiglio di Stato resta una tutela

La Pianta organica delle farmacie non è stata superata dal decreto “Cresci-Italia”, perché «il nuovo quadro normativo non appare prescindere da un momento di pianificazione, a livello pubblicistico, dell'organica distribuzione sul territorio delle sedi delle farmacie, stante la finalizzazione del servizio alla tutela del diritto alla salute, garantendo l'accessibilità in condizioni paritarie e di non discriminazione alla dispensa dei farmaci». E' quanto ha scritto il Consiglio di Stato in una recente ordinanza riguardante il ricorso presentato da una titolare di Lucca per il trasferimento della sua sede. «Fa piacere che la sentenza abbia ribadito quello che noi sosteniamo da sempre, il fatto che sia necessaria una pianificazione “organica” delle farmacie» commenta Annarosa Racca, presidente di Federfarma. Che ricorda: «La pianificazione delle farmacie è un vantaggio soprattutto per il cittadino».

L'ordinanza del Consiglio di Stato (la 751 del 1 marzo) rappresenta un importante chiarimento rispetto agli interventi con cui il ministero della Salute aveva sostenuto nei mesi passati il sostanziale superamento dello strumento della Pianta organica. «La novella introdotta dall'articolo 11» osservano invece i giudici «non appare prescindere – con segnato riferimento all'istituzione di “nuove farmacie” in relazione al mutato rapporto, in riduzione, farmacia/numero abitanti – dal collegamento della sede dell'esercizio con le “zone” in cui si articola il territorio comunale, per le quali va garantita l’offerta dei farmaci in condizione di accessibilità e pronta fruizione». Ma c’è di più: «lo stesso primo comma della disposizione in esame, nel momento in cui si indirizza a favorire un più ampio accesso alla titolarità delle farmacia, puntualizza che detto ampliamento è teso a garantire una più capillare presenza sul territorio del servizio farmaceutico».
Proprio la capillarità, ha sottolineato Racca «è un punto di forza del servizio farmaceutico» e proprio l'esistenza della Pianta organica assicura «la presenza di una farmacia in quasi tutti gli ottomila Comuni italiani», senza dannose concentrazioni nelle aree di grande interesse commerciale. In generale «le norme dell'ultimo anno» ha ribadito la presidente di Federfarma «sono contraddittorie e non hanno portato a un riassetto complessivo del sistema. Noi presenteremo al nuovo governo, quando si insedierà, le nostre proposte».
Soddisfazione anche dal presidente della Fofi, Andrea Mandelli: «Fa piacere constatare che quando si tratta dei principi cardine del servizio farmaceutico, dalla titolarità riservata al farmacista all’istituto della Pianta organica, alla fine anche le controversie legali si risolvano a favore di chi ha sempre sostenuto che questi principi servono innanzitutto a garantire un elevato standard di assistenza ai cittadini». (AS)
Fonte: Federfarma

remunerazione

mercoledì 30 gennaio 2013

Congresso Federfarma: tutto pronto per il 6 Febbraio

Più ci si avvicina alla data prescelta per il convegno di Federfarma e più la politica sembra essere ansiosa di partecipare a questo evento. I nomi “eccellenti” che hanno garantito la loro presenza garantiscono un dibattito ricco e interessante. Ricordiamo che hanno confermato la presenza Stefano Fassina, il responsabile economico del “PD”, Oscar Giannino notissimo giornalista e fondatore del movimento “Fare per fermare il declino”, Chiara Moroni di “Fli”, Massimo Corsaro di “Fratelli d’Italia”, Francesco Storace segretario nazionale de “La Destra”, e Angelino Alfano, segretario nazionale del “Pdl”. Quest’ultimo ha “lanciato” la sua presenza all’incontro di Federfarma facendo dichiarazioni di una certa pesantezza su liberalizzazioni e farmacie alla trasmissione Omnibus su la7: “Se c’è una cosa che non ci convinse di quelle liberalizzazioni fu il metodo adottato dal governo, che ha fatto il forte con i deboli e il debole con i forti. C’è una sola persona di buon senso in tutta Europa che ritiene che mettendo le farmacie sul lastrico e sottraendole al servizio pubblico abbiamo risolto la questione delle liberalizzazioni in Italia? La sintesi delle liberalizzazioni del grande governo tecnico, dell’uomo che doveva aprire al libero mercato è: tassisti e farmacisti? E’ veramente poca cosa”. Sembrano parole consce del fatto che a breve avrebbe dovuto confrontarsi con la categoria in un importante congresso. Ricordiamo che l’incontro prenderà il via il 6 Febbraio alle 10.30 con il saluto del segretario nazionale di Federfarma Alfonso Misasi seguito dalla relazione di Annarosa Racca e Alfredo Orlandi. Dalle undici comincerà il dibattito con i politici, moderati da Andrea Pancani, vicedirettore del Tg di la7. L’appuntamento è al teatro Capranica di Roma. Qui di seguito alleghiamo il link al video-invito all’evento per voce della dottoressa Annarosa Racca, presidente di Federfarma.
Fonte: Quellichelafarmacia




domenica 27 gennaio 2013

Diretta, quanto pesa il ticket “occulto” a carico dei cittadini


La dispensazione del farmaco da parte delle Asl costa al cittadino un ticket “occulto” che si aggira mediamente tra i 3 e i 4 euro a confezione, per spostamenti e tempo perso. A svelarlo la ricerca del Centro studi Antares sui costi visibili e non della distribuzione diretta, commissionata da Assofarm (l’associazione nazionale delle farmacie pubbliche) e presentata sabato mattina a Bologna.

I ricercatori hanno puntato la loro lente su quattro Asl emiliane (Reggio, Bologna, Forlì e Cesena) e ne hanno analizzato i conti. L’analisi ha dovuto accettare qualche stima per induzione perché i bilanci delle Aziende sanitarie non sono sempre cristallini, ma i risultati sono interessanti soprattutto per chi si cura: la distribuzione diretta dei farmaci costa alla collettività più che la distribuzione dalle farmacie del territorio. Innanzitutto c’è la capillarità: le strutture che dispensano per conto delle Asl esaminate sono in un rapporto di uno a venti rispetto alle farmacie (pubbliche e private) disponibili nelle quattro province, quindi chi le deve raggiungere impiega più tempo (in media 19 minuti) e copre più chilometri (14 contro 2); inoltre gli orari di apertura sono meno ampi (rapporto 1 a 40) quindi il paziente è spesso costretto a sottrarre tempo al lavoro o alla famiglia. «Messo tutto assieme» ha spiegato Annalisa Campana, ricercatrice del Centro Antares «tra spese di trasporto e costo-opportunità, ossia il tempo perso, il cittadino paga un ticket occulto che oscilla tra i 3 e i 4 euro per ogni farmaco ritirato in un’Asl».

«La ricerca condotta dal Cref su un’Asl friulana» ha ricordato dal canto suo Annarosa Racca, presidente di Federfarma«aveva provato al di là di ogni ragionevole dubbio il risparmio che assicura la dpc rispetto alla diretta: il 30% a pezzo, senza se e senza ma perché l’Azienda sanitaria aveva fornito i dati senza nascondere nulla e quindi i conti parlavano da sé». «Se le evidenze dicono che la dispensazione per conto è più economica della diretta» è stata la conclusione del ministro Balduzzi «non ho alcuna riserva a dire ben venga la dpc». (AS)
Fonte: Federfarma



venerdì 25 gennaio 2013

Farmacia e crisi, lo scenario non rassicura


Che l'economia italiana sia in sofferenza lo dicono i numeri. Secondo i dati ufficiali su natalità e mortalità delle imprese diffusi ieri da Unioncamere, infatti, "solo" 383.883 imprese nate nel 2012, il valore più basso degli ultimi otto anni e 7427 in meno rispetto al 2011, a fronte delle quali 364.972 aziende, pari a mille ogni giorno, sono quelle che hanno chiuso i battenti, 24mila in più rispetto all'anno precedente. Un dato molto significativo, che pur non riguardando direttamente le farmacie, che, come esercizio in concessione dallo stato, hanno passaggi in più per arrivare alle chiusure, possono ugualmente far riflettere. «I numeri non riguardano le farmacie» conferma Carlo Ghiani, presidente di Credifarma «che almeno per ora non chiudono. Indubbiamente qualcuna zoppica, qualcuna fallisce. E in più c'è il problema del credito bancario che è carente». Una situazione complessa dalla quale l'uscita non sembra imminente. «Fare previsioni è sempre più difficile» dice Ghiani «soprattutto a lunga scadenza. È, se possibile, il "bubbone" Monte dei Paschi» aggiunge «ha reso la situazione del sistema bancario, già parecchio difficile, ulteriormente inquinata».

«Di sicuro l'intero comparto sente i primi segni di sofferenza» concorda Roberto Grubissa, presidente di Sunifar «e ci sono i primi insoluti. Ma per saperne di più e in modo più preciso bisognerà aspettare metà anno, quando si faranno i primi bilanci dell'anno trascorso e i colleghi acquisiranno maggiore consapevolezza. Un fatto è certo» aggiunge Grubissa «anche noi siamo molto esposti e i primi casi di chiusure ci sono, ecco perché diventa sempre più necessario essere competenti in fatto di gestione della farmacia. Fino ad ora abbiamo un po' latitato» conclude.

Fonte: Farmacista33

mercoledì 23 gennaio 2013

Ssn "doppiopesista" tra farmaco e ospedale


Governo della Sanità dalla doppia morale quello di Stato e Regioni, a giudicare da ciò che scrive la Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori e i disavanzi in campo sanitario: severo ai limiti del soffocamento sulla spesa per farmaci che passa dal territorio, allegro se non distratto su quella per personale e ospedali. E’ un “doppiopesismo” che i titolari di farmacia vivono già da tempo per colpa di tetti e prontuari regionali, ma la relazione finale consegnata ieri dalla Commissione dopo tre anni di indagini sulla malasanità pubblica aggiunge al mosaico nuovi tasselli. E conferma che il vero problema della spesa sanitaria non è tanto il suo contenimento, quanto la ridistribuzione tra un territorio ancora troppo “cenerentola” e un ospedale che resta nonostante tutto centro di gravità permanente, non per le cure che dà ma per le sinecure: posti di lavoro, baronati e via di seguito.

Lo si capisce a chiare lettere dal capitolo che la relazione dedica a posti letto e posti da dirigente medico. A livello nazionale il rapporto è di otto dipendenti ogni dieci posti letto effettivi, ma se nelle Regioni del Nord-Ovest il primo valore scende a 7 al Centro già sale a 9 e nel Sud-Isole arriva addirittura a 11. In particolare, batte tutti la Sicilia con più di 12 medici ogni dieci posti letto, subito seguita da Basilicata, Lazio e Calabria (tutte sopra gli 11). Si sarebbe tentati di obiettare che più medici ci sono e più si produce salute, ma allora non si capisce perché Calabria e Sicilia siano le regioni dove la Commissione più spesso si è imbattuta in casi di decesso da malasanità (rispettivamente 87 e 84 durante i tre anni d’indagine). Invita invece a cattivi pensieri anche il dato sui primariati: in Campania ne sono stati concessi 385 senza concorso, un’efficienza burocratica che la Regione non ha ancora saputo trovare per i rimborsi alle farmacie. E poi i posti letto: nel Nord-Ovest sono poco al di sopra della media nazionale (678 contro 668), nel Nord-Est invece mostrano un picco (809) che se si fosse trattato di farmaci sarebbero già state varate un paio di manovre correttive.

Altra voce al capitolo sprechi la medicina difensiva. E’ il risultato del crescente timore di medici e operatori della Sanità di finire nel tritacarne del contenzioso medico-legale: per ridurre al minimo i rischi si tende a ricoverare di più (da cui un aumento di costi del 4,6%), a prescrivere più esami o visite (tra lo 0,7 e l’1,7%) a consigliare più farmaci (1,9%). Risultato, la medicina difensiva pesa sulla Sanità per circa 10 miliardi di euro, circa lo 0,75% del nostro Pil e l’intero gettito annuale dell’Imu. Le soluzioni? Tra le tante consigliate dalla Commissione, migliorare aderenza alle terapie e monitoraggio dell’impiego dei farmaci. Attività e servizi che all’estero vedono sempre più spesso coinvolte le farmacie del territorio. Mentre i tagli si fanno sull’ospedale, ma per davvero. (AS)Suicide by pill? Manufacturers must supplement instruction leaflets
Fonte: Federfarma




venerdì 11 gennaio 2013

In Spagna spunta l’abolizione della titolarità delle farmacie

In Spagna, dopo le anticipazioni sulla proposta del Ministero dell’Economia di abolire la titolarità esclusiva delle farmacie è scoppiata, ovviamente, la tensione, in attesa di misure di protesta molto più dure. Stiamo ancora parlando di una bozza di riforma che dovrebbe liberalizzare i servizi professionali e rilanciare la Spagna e la sua economia in breve tempo. Tra le varie proposte anticipate dalla stampa c’è quella di abolire la titolarità esclusiva delle farmacie, e subito i Colegios oficiales de farmacéuticos si sono riuniti, nei primi giorni del nuovo anno, con sguardi truci e un’ansia crescente. Il primo atto di una certa importanza, si è avuto con la promulgazione di una mozione volta a ricordare a tutti che il modello spagnolo di farmacia è fondato sulla riserva di proprietà e che prevede che sia la cura del paziente il valore che deve prevalere su tutto; inoltre si è voluto ricordare che uno dei principi fondamentali alla base delle farmacie spagnole è la garanzia di un servizio di elevato valore sociale e sanitario. I Colegios sono convinti che abolendo la titolarità non si produrrà nessun risparmio nella sanità pubblica, visto e considerato che la spesa sanitaria dipende dal prezzo dei farmaci rimborsabili, e dalle ricette su cui vengono prescritti. La stampa iberica sostiene che il Governo dovrebbe presentare la proposta nei prossimi giorni, ma anche all’interno del Governo stesso ci sono molte perplessità sopratutto da parte del Ministero della Salute e da quello dello Sviluppo. Annarosa Racca, presidente di Federfarma, guardando con preoccupazione ai fatti spagnoli ha dichiarato: “Là e qua la farmacia è nel mirino di gruppi di pressione che dicono di voler liberalizzare nell’interesse dei cittadini, ma di fatto rischiano di gettare un servizio di rilevanza pubblica nelle fauci del grande capitale”.
Fonte: quellichela farmacia

Con la stessa ratio chi ha la patente ed un auto, a tempo perso potrà fare il tassista. Non ho paura di ripetermi, ma un saggio mi dice sempre….”voi Farmacisti andate avanti, resistete…..finchè il culo vi regge”. :-))









Remunerazione, la nuova proposta del ministero. Cauti i primi commenti

«Dobbiamo valutare» così interpellati da Farmacista33 rispondono in modo univoco tutte le sigle della filiera distributiva dopo che è stata resa nota la controproposta del ministero della Salute all’accordo del 16 ottobre per la riforma della remunerazione


«Dobbiamo valutare» così interpellati da Farmacista33 rispondono in modo univoco tutte le sigle della filiera distributiva dopo che è stata resa nota la controproposta del ministero della Salute all’accordo del 16 ottobre per la riforma della remunerazione. Una controproposta attesa visti i fitti scambi di fine anno tra i vertici di Federfarma e il ministero dell’economia. Sul fronte Federfarma Alfonso Misasi parla di un «impianto cambiato» e di «conti da verificare» e ribadisce l’imprescindibilità dell’invarianza dei margini al 30 giugno 2012 mentre Franco Caprino, presidente di Federfarma Lazio parla di «piccolo passo avanti». Per Venanzio Gizzi, presidente di Assofarm, «l’accordo è molto buono a una prima lettura». il direttore generale di Federfarma Servizi Giancarlo Esperti, infine, preannuncia un consiglio direttivo la settimana prossima nel quale valutare la proposta ministeriale in particolare per le sue ricadute sul sistema della distribuzione e sulla dpc in particolare.
Il cuore della proposta ministeriale prevede per le farmacie una quota fissa inferiore rispetto a quella prevista dall’intesa del 16 ottobre e una quota percentuale più alta e introduce il concetto delle due fasce per le farmacie. Fascia unica, invece, per i grossisti. In pratica la quota fissa per confezione, con prezzo al pubblico non superiore ai 50 euro, dispensata in regime di Ssn è di 0,55 euro, maggiorata di euro 0,10 per le farmacie con fatturato inferiore a 258.228, 45 euro. La stessa quota nell’accordo originario era di 2,00 euro. Per i medicinali con prezzo superiore ai 50 euro il fee è di 5,5 euro con analoga maggiorazione dello 0,10 per le farmacie più “povere”. La quota percentuale è fissata al 17% del prezzo del medicinale, passa al 10% per i medicinali sopra ai 50 euro di costo. La quota variabile era, invece, del 3,30% del prezzo ex-factory al netto dell’Iva.
Fonte: Farmacista33

Leggo con soddisfazione i commenti positivi di colleghi e non che da oltre trent'anni "guidano" (bah!) le sorti della Farmacia in Italia.... Una domanda però sorge spontanea: vabbè che detenere il "potere" è meglio che "fottere", ma che si diventasse Gay...facesse parte anche questo della nuova remunerazione!? :-)))))





Liberalizzazione farmacie, l'economista: utile ma non determinante

«Liberalizzazione delle farmacie? Potrebbe portare a una riduzione dei margini monopolistici ma non credo sia determinante per la ripresa economica» ne è convinto Ugo Arrigo docente di economia pubblica alla Bicocca di Milano. «Si tratta di un mercato anelastico, questo significa che ben difficilmente un aumento del la concorrenza tra le farmacie determinerà un aumento nel consumo di farmaci». Arrigo, che si definisce liberista convinto, è in linea teorica favorevole all'apertura del mercato anche nel campo delle farmacie, ma sottolinea «non si può prescindere dalle regole esistenti e dai danni arrecati a chi una rendita ce l'ha con le regole attuali. Se si interviene su settori già ampiamente regolamentati, anche con regole non del tutto eque come potrebbe essere quello della farmacia» continua l'economista «non si può essere troppo drastici o si rischia di generare iniquità». Arrigo è scettico anche sulla proposta del ministero dell'Economia spagnolo di abolire la titolarità esclusiva delle farmacie. Una misura che ha provocato le dure proteste degli Ordini dei farmacisti spagnoli contro il governo Rajoy. «Ammesso che la proposta arrivi a destinazione, non credo possa risolvere un granché». Quanto ai titolari di farmacia che vedono nelle proposte di liberalizzazione del settore, anche in Italia, il tentativo di gettare un servizio di rilevanza pubblica nelle fauci del grande capitale, l'esperto è possibilista. «È certo che quello delle farmacie è un settore più debole di quello delle banche e delle assicurazioni e non è escluso che nelle politiche proposte possa esercitare un ruolo anche la Grande distribuzione organizzata». «Cambiare è opportuno, perciò», sottolinea Arrigo «ma bisogna arrivare a regole neutrali che non danneggino troppo le realtà esistenti e non avvantaggino quelle nuove. Interventi troppo radicali» conclude «possono generare situazioni difficili da sanare».

Fonte: Farmacista33

Per fortuna che in giro c'è ancora un pò di buon senso!


Ultim’ora: dal Ministero la controproposta sulla remunerazione


Sistema misto su due fasce per le farmacie, fascia unica per i grossisti. Eccola la “controproposta” della Salute all’accordo del 16 ottobre per la riforma della remunerazione. Consegnato questa sera alle sigle della filiera distributiva che avevano partecipato alla trattativa (Federfarma, Fofi, Assofarm, Adf e Federfarma Servizi), lo schema del Ministero riconosce alle farmacie una quota fissa inferiore a quella prevista dall’intesa con l’Aifa e una quota percentuale più alta. Per i medicinali con prezzo fino ai 50 euro, in particolare, i titolari riceverebbero un “fee” di 0,55 euro a pezzo più un margine del 17%; sui farmaci con prezzo sopra ai 50 euro, invece, la quota fissa salirebbe a 5,5 euro e la variabile scenderebbe al 10%. Poi le maggiorazioni: 0,50 euro in più sulla quota fissa per ogni equivalente con prezzo allineato alla quota di rimborso, 0,10 euro (sempre sul fee) per le farmacie con fatturato annuo Ssn inferiore a 258.228,45 euro.
La proposta – ancora oggetto di approfondimenti da parte degli uffici, avverte il Ministero nella nota che l’accompagna – è ora all’esame di Federfarma, per un’attenta valutazione degli effetti dello schema sui fatturati delle farmacie, attuali e futuri. In un incontro informale risalente a ieri sera, il sindacato ha comunque avvertito il ministro Balduzzi che ogni proposta alternativa all’accordo del 16 ottobre sarà presa in considerazione soltanto se rispetterà tre condizioni: l’invarianza dei margini al 30 giugno 2012 (come stabilito dalla legge sulla spending review dello scorso agosto), il rispetto delle quote di spettanza di ciascun segmento della filiera, la stabilizzazione dei fatturati delle farmacie. Confermato, infine, che l’ultima parola su ogni ipotesi di accordo rimane dell’assemblea nazionale. (AS)
Fonte: Federfarma

Un mio amico, autorevole commercialista e che conosce molto bene il mondo della Farmacia, recentemente ed in maniera scherzosa mi ha confidato...." voi Farmacisti, titolari e non andate avanti, certamente......finchè il culo vi regge!!! " ahahahahahah




venerdì 4 gennaio 2013

Striscia (come un verme) la notizia di Stefano Italiano

L’inchiesta ad orologeria arriva puntuale, mostrando i colleghi che hanno dimenticato (o non hanno mai conosciuto) la deontologia.
Probabilmente sono aumentati, grazie anche alle bocconiane (o boCOOPiane) promesse del Dio Mercato, che vuole la farmacia sempre più negozio.
Tuttavia, anche la statistica più spietata ci consiglierebbe di ritenere che almeno qualcuno dei colleghi visitati, abbia negato i farmaci richiesti senza ricetta.
Il fatto che ciò non sia stato mostrato rende evidente che l’inchiesta è strumentale.
A chi e a cosa lo sappiamo bene.Attendo con ansia una visita di striscialanotizia nelle parafarmacie per verificare come procede.
Il MNLF (Movimento Naz. Liberi Farmacisti) ritiene che tutti i farmacisti non titolari di farmacia siano dei professionisti integerrimi mentre i farmacisti titolari siano tutti delle merde. Ognuno è libero di avere le opinioni che crede, ma una visione così ridicola e manichea della questione, francamente, fa inorridire, e dimostra la malafede che la sorregge.
Ad ogni modo vedremo, quando saremo tutti titolari, se si opereranno metamorfosi tali da trasformare immediatamente gli angelici neotitolari in cacca o, al contrario, se quelli che titolari già lo erano, si avvieranno immacolati verso la beatificazione.
Vedremo quanto perderà l’erario e quindi lo Stato, quando le società di capitale avranno la possibilità di operare con disinvoltura utilizzando tutti gli strumenti consentiti, a partire dai fallimenti di comodo.
Vedremo quanto perderanno i cittadini di cui è sempre piena la bocca di questi finti paladini.

Buon anno a tutti (o quasi).

Stefano Italiano (segretario Federfarma BN) Fonte: quellichelafarmacia

venerdì 21 dicembre 2012

Farmacista fine di una professione

Salve, sono una farmacista che si è indebitata fino al collo per acquistare una farmacia ipotecando persino la casa di famiglia, credo di far bene il mio lavoro la gente è contenta del mio servizio come per altro fanno tantissimi miei colleghi, un indagine Censis del 2010 ha stabilito che il giudizio migliore sui servizi sanitari in Italia spetta alle Farmacie, inoltre sempre nel 2010 l’ Alta Corte di Giustizia Europea ha stabilito che il principio della pianta organica cioè il numero chiuso delle farmacie è una regolamentazione che Tutela esclusivamente il diritto alla salute e all’ accesso alle dovute cure farmacologiche in modo omogeneo indistintamente dal luogo in cui abita, per cui lo stesso servizio professionale viene mantenuto sia nelle grosse città ricche e remunerative quanto nei piccoli centri rurali poveri e scarsamente remunerativi, cosa che non sarebbe possibile sè non esisterebbero regole all’apertura delle farmacie ( chi mai investirebbe i propri soldi aprendo una farmacia in un paese di 600 persone? lavorando e mettendosi a disposizione 365 giorni all’anno per guadagnare appena quello che serve per campare?, credo che chiunque di questi farmacisti rurali, andrebbero ad aprire sicuramente in zone più ricche lasciando migliaia di piccoli comuni senza farmacia, lasciando milioni di cittadini soprattutto anziani senza più il primo e forse l’unico presidio sanitario del territorio.

Allora mi chiedo perchè mai ormai sono anni che in Italia vi è un vero e proprio accanimento contro le farmacie sia da parte dei media che dalla politica?
Perchè nessuno dice che la farmacia negli anni è molto cambiata? il fatturato che è rappresentato dal 75% dalle ricette SSN (che paga lo stato) è più che dimezzato a causa dell’abbassamento dei prezzi dei farmaci per scadenze brevettuali (esempio l ‘Aulin bustine costava nel 94 circa 30.000 lire, oggi costa appena 4,00 euro, questo è solo un esempio di decina di migliaia), che le spese sono aumentate, che si sono aggiunte tanti altri servizi gratis, che effettuiamo senza essere pagati il controllo per conto del Mistero dell’economia e delle finanze il controllo della spesa farmaceutica vedi Art. 50, che grazie a questo la spesa farmaceutica a cui è attribuito 13% della spesa sanitaria totale e da anni sotto tale soglia? che mentre la spesa farmaceutica delle farmacie private è ampiamente sotto controllo e sotto tale soglia quella degli ospedali e delle aziende sanitarie locali invece è in continuo aumento e peraltro senza controllo?
Sarei grata di una risposta che possibbilmente toglierebbe dalla mia mente i dubbi che dietro tutto questo vi sia un oscura regia.
E’ non credo che sono i farmacisti non titolari a voler questo poichè l’Ordine dei farmacisti Italiani conta circa 70000 iscritti meno circa 17000 titolari di farmacia considerando che almeno ogni titolare ha un figlio farmacista o una moglie farmacista che lo aiuta quindi altri 34000 farmacisti, di liberi nè restano solo 19000 tantissimi dei quali lavorano nell’informazione medico scientifica e nell’industria farmaceutica e in quella cosmetica, molti nella distribuzione farmaceutica intermedia, negli ospedali nei servizi farmaceutici regionali e territoriali alcuni insegnano, credo che forse restamo liberi farmacisti solo quei circa 2000 che hanno aperto una parafarmacia, hoo scusatemi ma non vi sono più farmacisti? presto fate laureare altri farmacisti che i conti non tornano!
Distinti saluti

Dott.ssa Fabiana Festa

Fonte: Quellichelafarmacia

Carissima collega, quello che tu affermi può essere anche vero, ma come la letterina farneticante ed assurda fatta circolare da Federfarma Roma in questi giorni per essere distribuita ai cittadini, queste argomentazioni purtroppo non interessano a nessuno.



martedì 11 dicembre 2012

Ghiani (Credifarma), per aprire nuove sedi si parte da 200mila euro

Qual è il capitale d'avvio necessario ad aprire una nuova farmacia nel caso il concorso andasse a buon fine?  In un recente incontro Giulio Landi, direttore generale di Farbanca, aveva parlato di 200mila euro, una cifra che condivide anche Carlo Ghiani, presidente di Credifarma che la considera, però, una cifra di partenza. «La farmacia è come un vestito» spiega Ghiani «lo si può fare più o meno bello e tutto dipende da come la si vuole. Certo si può partire da un minimo di 200mila euro ma la cifra può salire». Fino a quanto? «Diciamo» risponde l'esperto «che con 300mila euro si può fare una bella farmacia». Poi c'è il capitolo ubicazione. Una farmacia può sorgere in una zona non proprio popolosa e la cosa potrebbe rappresentare un ostacolo per chi volesse accedere a prestiti da parte degli istituti di credito. È veramente così? «La difficoltà di fondo» spiega Ghiani «è capire quali sono i criteri per aprire una nuova farmacia e al momento non è ancora del tutto chiaro. Poi» continua «chi fa la domanda di finanziamento deve spiegare nel dettaglio dove è ubicata la sede e qual è il bacino di utenza previsto. Poi è nella specificità della banca fare determinate richieste. Comunque sta al nuovo "imprenditore" fornire le adeguate garanzie sulla base delle richieste dell'istituto bancario». Non mancano, del resto, alcune variabili che possono rendere il percorso più complicato e le interrogazioni parlamentari di questi giorni ne sono ulteriore conferma. Tra queste Ghiani è preoccupato dalle modalità associative, quelle definite al momento, secondo il presidente di Credifarma non hanno alcun «riscontro tra quelli previsti dal codice civile. Ogni socio» spiega «deve fornire garanzie per sé e per l'altro con la spada di Damocle dell'abbandono della società. In teoria, secondo il bando, questo avviene per la morte di uno dei soci ma anche  per incapacità. E chi stabilisce che cos'è l'incapacità?» si domanda Ghiani. Altri punti da chiarire che si aggiungono a quelli proposti in questi giorni e che rendono il rischio di ricorsi sempre più tangibile.
Fonte: Farmacisti33


La fregatura è servita!

venerdì 9 novembre 2012

“I Prof nuocciono alle farmacie”: l’editoriale di Feltri su Il Giornale

09/11/2012 14.22.49
“Sono sempre più numerosi gli indizi che il governo in carica (e anche i precedenti) sia fortemente deciso a sbarazzarsi di una delle poche istituzioni che ha sempre funzionato bene e alla quale i cittadini si rivolgono fiduciosi ‘al minimo accenno di raffreddore’ […]: già, la farmacia”. E’ l’amara constatazione di Vittorio Feltri in un’editoriale pubblicato su Il Giornale di oggi. L’ultima operazione in ordine cronologico di questo “piano sciagurato” ai danni della farmacia è costituito dal dietro-front sull’accordo relativo alla nuova remunerazione siglato il 16 ottobre: “se l’ente pubblico riconosce meno di due euro per ogni prestazione fornita dal farmacista” osserva Feltri “significa che considera questo professionista un intermediario da eliminare e non un operatore che garantisce efficienza e soprattutto competenza”. Ma perché questa ostilità nei confronti della categoria? “Perché è antipatica, brutta e cattiva?” si domanda Feltri, che fornisce anche la risposta ormai chiara da tempo: “nossignori, il disegno è quello di fare l’interesse della grande distribuzione (supermercati, per capirci) che aspira da tempo a vendere farmaci”. Altra partica che va a detrimento economico e professionale della farmacie, sottolinea Feltri, è quella della distribuzione diretta “che comporta non solo disagi per chi abita lontano da strutture ospedaliere e affini, ma anche spese distributive superiori del 20 per cento rispetto alla filiera delle farmacie”.
Fonte: Federfarma

giovedì 6 settembre 2012

Germania: in arrivo aumento dell’onorario

Secondo quanto annunciato quest’estate dal Ministro della Salute tedesco Philipp Rösler, dal 1° Gennaio 2013 l’onorario per la dispensazione dei farmacisti tedeschi dovrebbe crescere di 25 cent per confezione, passando dagli attuali 8,10 € a 8,35 €. Come è noto, ogni anno l’Associazione delle farmacie tedesche (ABDA) negozia con l’Associazione delle casse mutue lo sconto obbligatorio che ogni farmacia deve applicare su tale onorario, sconto attualmente fissato a 2,05 € (non dovuto per gli acquisti per contanti fatti dai pazienti). Tale aumento dovrebbe portare a maggiori introiti per la categoria pari a circa 190 milioni di €, se si prende per buona la stima di 760 milioni di confezioni che dovrebbero essere dispensate nel 2013.L’ABDA aveva chiesto un aumento tale da far arrivare l’onorario ad una cifra vicina ai 9 €. (URI-ML)Tropical giant ticks discovered in Germany!
Fonte: Fedrfarma