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lunedì 1 aprile 2013

L’OPINIONE – Troppe farmacie stanno fallendo. Bisogna Fermare l’emorragia

Uzun vadede katı ve uygulanabilir olmasına rağmen, kamu çıkarlarına, sağlık şirketlerinin çıkarlarına ve oradaki birçok çalışanın çıkarlarına ihtiyaç duyulan şeyleri canlı tutan bir çözüm sunmalıyız.


Eczane, tüm zamanların garnizonu olarak tanımlanmakta zorlanıyor, küçük belediyelerde ve aynı zamanda kent dokusunda yardım için koşulsuz bir referans.
Disiplininin yeniden yazılması hem imaj hem de ekonomik boşluklar yarattı. Birçok ilaç firması, birkaç yıl boyunca, gelirlerdeki daralma ve net kar marjlarının incelmesi, genellikle brüt iskonto ile karıştırılması, kamuoyunda yanlış kazanım değerleri üretmesi için tartılarak azaltılmıştır. Tüm bunların sonucu olarak iflaslar ve çoğu zaman temerrüde düşmekten vazgeçilmez olan iflas işlemlerine başvurma her yerde kayıt altına alınmaktadır.
Asıl durum ciddi. Buna rağmen, kategorinin bilinmemesi ve gerçeği temsil etmemesi nedeniyle bilgi ihmal edilmiştir.
Acı çekmenin daha büyük olduğu büyük metropol merkezlerinde, pek çok eczane var, bunlara karşı spekülatif saldırıların çoğalmasını, genellikle alımları optimize etmek için idealize edilmiş naif girişimlerle maskelenmiş, net bir yasadışı tadı ile kayıt altına alacak kadar çok sayıda eczane var. yönetimi.
Bütün bunlar, sistemin zayıflık durumunu, tedarikçilerin yürütme faaliyetlerini ve Ulusal Sağlık Hizmetine ilişkin iddiaların ağır ilerlemelerini temsil eder.
Uygulanabilir hukuk yollarının tespiti olmadan, sahnelerin arkasında ve dışında dramalar tüketilecek, borçları çok sık sık kullanan sahipleri sorumsuz ve / veya bilim kurgu şirket politikalarının yanı sıra dikkatsiz danışmanların ve ev yapımı çözümlerin ihmali ile inanmanın ötesine şişmiş .
Bu şekilde devam ederek, farmasötik yardım zincirinin varlığı tehlikededir. Doldurması zor olan yardım boşlukları oluşturmak için tehlike arz eden işlevsel bütünlüğüdür.
Eczane'yi, bölgesel yardımın temel savunması olarak, her şeyden ve herkesten uzağa koymalıyız. Birçok insan kafalarını kuma koyar ve hiçbir şey yapmamış gibi davranır. En çeşitli organizasyonlar tarafından taciz edilen çok fazla eczacı var. Birçoğu her şeyi devreye soktu, öyle ki eczane şirketini yerine koymuş ve ailenin geleceği üzerinde olumsuz bir etkiye sahipler.
Her şeyden önce, en dar köylerde bile on yıllardır farmasötik yardımın garantili olduğu ulusal ağı korumak için öncelikli bir kamuoyu ihtiyacı var. Sahiplerin, çok sık durumlarda, sonsuz bir ikamet için az miktarda şirket karı ve tazminat gördüğü.
Derhal yapılmalıdır, çünkü hizmetler ve temel hizmetlerin önemli ölçüde azaltılması tehlikesi vardır. Yanlış girişimcilik davranışlarından dolayı birçok eczane neredeyse son nefeste bulunur.
Tüm bunlara, uzun vadede katı ve uygulanmakla birlikte, kamu yararı için, sağlık şirketlerinin çıkarına ve oradaki birçok çalışanın yararına, gerekli olanı canlı tutan bir çözüm sunmalıyız.
Mevcut iflas kanunu, yararlı ve cezai çözümler sunar; Onları, sorumsuz gecikmeler nedeniyle, onarılamaz olana kadar çoğaltan bireysel davalara adapte etmeye ihtiyaç var. Doğru, bu ihtiyaçlara yardımcı olur. İdeal rotaları izlemenin yanı sıra zamanında ve kararlı olmak önemlidir.
Pek çok eczane pazarından atılma ve / veya saldırganlıklarını, gerçekten de endişelenmek için sebepleri olan gizli çıkarları ortaya koyan ahlaksız kuruluşlar tarafından ihracı konusunda çok sıkça pasif olarak şahit olduğumuz şey kabul edilemez.
gettotext.com
Avukat. Ettore Jorio
Kıdemli ortak "Stüdyo arkadaşı Jorio"

Kaynak: quellichelafarmacia

Prof ile aynı fikirde değil. Eczane sektörünün her zaman dikkatli bir gözlemcisi olan ve tüm sağduyulu insanlar gibi, olanların kolayca tahmin edilebilir olduğu E. Iorio, ne yazık ki, İtalya'da aptallığın annesi her zaman hamiledir !!!



martedì 12 marzo 2013

Pianta organica: per il Consiglio di Stato resta una tutela

La Pianta organica delle farmacie non è stata superata dal decreto “Cresci-Italia”, perché «il nuovo quadro normativo non appare prescindere da un momento di pianificazione, a livello pubblicistico, dell'organica distribuzione sul territorio delle sedi delle farmacie, stante la finalizzazione del servizio alla tutela del diritto alla salute, garantendo l'accessibilità in condizioni paritarie e di non discriminazione alla dispensa dei farmaci». E' quanto ha scritto il Consiglio di Stato in una recente ordinanza riguardante il ricorso presentato da una titolare di Lucca per il trasferimento della sua sede. «Fa piacere che la sentenza abbia ribadito quello che noi sosteniamo da sempre, il fatto che sia necessaria una pianificazione “organica” delle farmacie» commenta Annarosa Racca, presidente di Federfarma. Che ricorda: «La pianificazione delle farmacie è un vantaggio soprattutto per il cittadino».

L'ordinanza del Consiglio di Stato (la 751 del 1 marzo) rappresenta un importante chiarimento rispetto agli interventi con cui il ministero della Salute aveva sostenuto nei mesi passati il sostanziale superamento dello strumento della Pianta organica. «La novella introdotta dall'articolo 11» osservano invece i giudici «non appare prescindere – con segnato riferimento all'istituzione di “nuove farmacie” in relazione al mutato rapporto, in riduzione, farmacia/numero abitanti – dal collegamento della sede dell'esercizio con le “zone” in cui si articola il territorio comunale, per le quali va garantita l’offerta dei farmaci in condizione di accessibilità e pronta fruizione». Ma c’è di più: «lo stesso primo comma della disposizione in esame, nel momento in cui si indirizza a favorire un più ampio accesso alla titolarità delle farmacia, puntualizza che detto ampliamento è teso a garantire una più capillare presenza sul territorio del servizio farmaceutico».
Proprio la capillarità, ha sottolineato Racca «è un punto di forza del servizio farmaceutico» e proprio l'esistenza della Pianta organica assicura «la presenza di una farmacia in quasi tutti gli ottomila Comuni italiani», senza dannose concentrazioni nelle aree di grande interesse commerciale. In generale «le norme dell'ultimo anno» ha ribadito la presidente di Federfarma «sono contraddittorie e non hanno portato a un riassetto complessivo del sistema. Noi presenteremo al nuovo governo, quando si insedierà, le nostre proposte».
Soddisfazione anche dal presidente della Fofi, Andrea Mandelli: «Fa piacere constatare che quando si tratta dei principi cardine del servizio farmaceutico, dalla titolarità riservata al farmacista all’istituto della Pianta organica, alla fine anche le controversie legali si risolvano a favore di chi ha sempre sostenuto che questi principi servono innanzitutto a garantire un elevato standard di assistenza ai cittadini». (AS)
Fonte: Federfarma

remunerazione

mercoledì 30 gennaio 2013

Congresso Federfarma: tutto pronto per il 6 Febbraio

Più ci si avvicina alla data prescelta per il convegno di Federfarma e più la politica sembra essere ansiosa di partecipare a questo evento. I nomi “eccellenti” che hanno garantito la loro presenza garantiscono un dibattito ricco e interessante. Ricordiamo che hanno confermato la presenza Stefano Fassina, il responsabile economico del “PD”, Oscar Giannino notissimo giornalista e fondatore del movimento “Fare per fermare il declino”, Chiara Moroni di “Fli”, Massimo Corsaro di “Fratelli d’Italia”, Francesco Storace segretario nazionale de “La Destra”, e Angelino Alfano, segretario nazionale del “Pdl”. Quest’ultimo ha “lanciato” la sua presenza all’incontro di Federfarma facendo dichiarazioni di una certa pesantezza su liberalizzazioni e farmacie alla trasmissione Omnibus su la7: “Se c’è una cosa che non ci convinse di quelle liberalizzazioni fu il metodo adottato dal governo, che ha fatto il forte con i deboli e il debole con i forti. C’è una sola persona di buon senso in tutta Europa che ritiene che mettendo le farmacie sul lastrico e sottraendole al servizio pubblico abbiamo risolto la questione delle liberalizzazioni in Italia? La sintesi delle liberalizzazioni del grande governo tecnico, dell’uomo che doveva aprire al libero mercato è: tassisti e farmacisti? E’ veramente poca cosa”. Sembrano parole consce del fatto che a breve avrebbe dovuto confrontarsi con la categoria in un importante congresso. Ricordiamo che l’incontro prenderà il via il 6 Febbraio alle 10.30 con il saluto del segretario nazionale di Federfarma Alfonso Misasi seguito dalla relazione di Annarosa Racca e Alfredo Orlandi. Dalle undici comincerà il dibattito con i politici, moderati da Andrea Pancani, vicedirettore del Tg di la7. L’appuntamento è al teatro Capranica di Roma. Qui di seguito alleghiamo il link al video-invito all’evento per voce della dottoressa Annarosa Racca, presidente di Federfarma.
Fonte: Quellichelafarmacia




venerdì 11 gennaio 2013

In Spagna spunta l’abolizione della titolarità delle farmacie

In Spagna, dopo le anticipazioni sulla proposta del Ministero dell’Economia di abolire la titolarità esclusiva delle farmacie è scoppiata, ovviamente, la tensione, in attesa di misure di protesta molto più dure. Stiamo ancora parlando di una bozza di riforma che dovrebbe liberalizzare i servizi professionali e rilanciare la Spagna e la sua economia in breve tempo. Tra le varie proposte anticipate dalla stampa c’è quella di abolire la titolarità esclusiva delle farmacie, e subito i Colegios oficiales de farmacéuticos si sono riuniti, nei primi giorni del nuovo anno, con sguardi truci e un’ansia crescente. Il primo atto di una certa importanza, si è avuto con la promulgazione di una mozione volta a ricordare a tutti che il modello spagnolo di farmacia è fondato sulla riserva di proprietà e che prevede che sia la cura del paziente il valore che deve prevalere su tutto; inoltre si è voluto ricordare che uno dei principi fondamentali alla base delle farmacie spagnole è la garanzia di un servizio di elevato valore sociale e sanitario. I Colegios sono convinti che abolendo la titolarità non si produrrà nessun risparmio nella sanità pubblica, visto e considerato che la spesa sanitaria dipende dal prezzo dei farmaci rimborsabili, e dalle ricette su cui vengono prescritti. La stampa iberica sostiene che il Governo dovrebbe presentare la proposta nei prossimi giorni, ma anche all’interno del Governo stesso ci sono molte perplessità sopratutto da parte del Ministero della Salute e da quello dello Sviluppo. Annarosa Racca, presidente di Federfarma, guardando con preoccupazione ai fatti spagnoli ha dichiarato: “Là e qua la farmacia è nel mirino di gruppi di pressione che dicono di voler liberalizzare nell’interesse dei cittadini, ma di fatto rischiano di gettare un servizio di rilevanza pubblica nelle fauci del grande capitale”.
Fonte: quellichela farmacia

Con la stessa ratio chi ha la patente ed un auto, a tempo perso potrà fare il tassista. Non ho paura di ripetermi, ma un saggio mi dice sempre….”voi Farmacisti andate avanti, resistete…..finchè il culo vi regge”. :-))









Remunerazione, la nuova proposta del ministero. Cauti i primi commenti

«Dobbiamo valutare» così interpellati da Farmacista33 rispondono in modo univoco tutte le sigle della filiera distributiva dopo che è stata resa nota la controproposta del ministero della Salute all’accordo del 16 ottobre per la riforma della remunerazione


«Dobbiamo valutare» così interpellati da Farmacista33 rispondono in modo univoco tutte le sigle della filiera distributiva dopo che è stata resa nota la controproposta del ministero della Salute all’accordo del 16 ottobre per la riforma della remunerazione. Una controproposta attesa visti i fitti scambi di fine anno tra i vertici di Federfarma e il ministero dell’economia. Sul fronte Federfarma Alfonso Misasi parla di un «impianto cambiato» e di «conti da verificare» e ribadisce l’imprescindibilità dell’invarianza dei margini al 30 giugno 2012 mentre Franco Caprino, presidente di Federfarma Lazio parla di «piccolo passo avanti». Per Venanzio Gizzi, presidente di Assofarm, «l’accordo è molto buono a una prima lettura». il direttore generale di Federfarma Servizi Giancarlo Esperti, infine, preannuncia un consiglio direttivo la settimana prossima nel quale valutare la proposta ministeriale in particolare per le sue ricadute sul sistema della distribuzione e sulla dpc in particolare.
Il cuore della proposta ministeriale prevede per le farmacie una quota fissa inferiore rispetto a quella prevista dall’intesa del 16 ottobre e una quota percentuale più alta e introduce il concetto delle due fasce per le farmacie. Fascia unica, invece, per i grossisti. In pratica la quota fissa per confezione, con prezzo al pubblico non superiore ai 50 euro, dispensata in regime di Ssn è di 0,55 euro, maggiorata di euro 0,10 per le farmacie con fatturato inferiore a 258.228, 45 euro. La stessa quota nell’accordo originario era di 2,00 euro. Per i medicinali con prezzo superiore ai 50 euro il fee è di 5,5 euro con analoga maggiorazione dello 0,10 per le farmacie più “povere”. La quota percentuale è fissata al 17% del prezzo del medicinale, passa al 10% per i medicinali sopra ai 50 euro di costo. La quota variabile era, invece, del 3,30% del prezzo ex-factory al netto dell’Iva.
Fonte: Farmacista33

Leggo con soddisfazione i commenti positivi di colleghi e non che da oltre trent'anni "guidano" (bah!) le sorti della Farmacia in Italia.... Una domanda però sorge spontanea: vabbè che detenere il "potere" è meglio che "fottere", ma che si diventasse Gay...facesse parte anche questo della nuova remunerazione!? :-)))))





Liberalizzazione farmacie, l'economista: utile ma non determinante

«Liberalizzazione delle farmacie? Potrebbe portare a una riduzione dei margini monopolistici ma non credo sia determinante per la ripresa economica» ne è convinto Ugo Arrigo docente di economia pubblica alla Bicocca di Milano. «Si tratta di un mercato anelastico, questo significa che ben difficilmente un aumento del la concorrenza tra le farmacie determinerà un aumento nel consumo di farmaci». Arrigo, che si definisce liberista convinto, è in linea teorica favorevole all'apertura del mercato anche nel campo delle farmacie, ma sottolinea «non si può prescindere dalle regole esistenti e dai danni arrecati a chi una rendita ce l'ha con le regole attuali. Se si interviene su settori già ampiamente regolamentati, anche con regole non del tutto eque come potrebbe essere quello della farmacia» continua l'economista «non si può essere troppo drastici o si rischia di generare iniquità». Arrigo è scettico anche sulla proposta del ministero dell'Economia spagnolo di abolire la titolarità esclusiva delle farmacie. Una misura che ha provocato le dure proteste degli Ordini dei farmacisti spagnoli contro il governo Rajoy. «Ammesso che la proposta arrivi a destinazione, non credo possa risolvere un granché». Quanto ai titolari di farmacia che vedono nelle proposte di liberalizzazione del settore, anche in Italia, il tentativo di gettare un servizio di rilevanza pubblica nelle fauci del grande capitale, l'esperto è possibilista. «È certo che quello delle farmacie è un settore più debole di quello delle banche e delle assicurazioni e non è escluso che nelle politiche proposte possa esercitare un ruolo anche la Grande distribuzione organizzata». «Cambiare è opportuno, perciò», sottolinea Arrigo «ma bisogna arrivare a regole neutrali che non danneggino troppo le realtà esistenti e non avvantaggino quelle nuove. Interventi troppo radicali» conclude «possono generare situazioni difficili da sanare».

Fonte: Farmacista33

Per fortuna che in giro c'è ancora un pò di buon senso!


Ultim’ora: dal Ministero la controproposta sulla remunerazione


Sistema misto su due fasce per le farmacie, fascia unica per i grossisti. Eccola la “controproposta” della Salute all’accordo del 16 ottobre per la riforma della remunerazione. Consegnato questa sera alle sigle della filiera distributiva che avevano partecipato alla trattativa (Federfarma, Fofi, Assofarm, Adf e Federfarma Servizi), lo schema del Ministero riconosce alle farmacie una quota fissa inferiore a quella prevista dall’intesa con l’Aifa e una quota percentuale più alta. Per i medicinali con prezzo fino ai 50 euro, in particolare, i titolari riceverebbero un “fee” di 0,55 euro a pezzo più un margine del 17%; sui farmaci con prezzo sopra ai 50 euro, invece, la quota fissa salirebbe a 5,5 euro e la variabile scenderebbe al 10%. Poi le maggiorazioni: 0,50 euro in più sulla quota fissa per ogni equivalente con prezzo allineato alla quota di rimborso, 0,10 euro (sempre sul fee) per le farmacie con fatturato annuo Ssn inferiore a 258.228,45 euro.
La proposta – ancora oggetto di approfondimenti da parte degli uffici, avverte il Ministero nella nota che l’accompagna – è ora all’esame di Federfarma, per un’attenta valutazione degli effetti dello schema sui fatturati delle farmacie, attuali e futuri. In un incontro informale risalente a ieri sera, il sindacato ha comunque avvertito il ministro Balduzzi che ogni proposta alternativa all’accordo del 16 ottobre sarà presa in considerazione soltanto se rispetterà tre condizioni: l’invarianza dei margini al 30 giugno 2012 (come stabilito dalla legge sulla spending review dello scorso agosto), il rispetto delle quote di spettanza di ciascun segmento della filiera, la stabilizzazione dei fatturati delle farmacie. Confermato, infine, che l’ultima parola su ogni ipotesi di accordo rimane dell’assemblea nazionale. (AS)
Fonte: Federfarma

Un mio amico, autorevole commercialista e che conosce molto bene il mondo della Farmacia, recentemente ed in maniera scherzosa mi ha confidato...." voi Farmacisti, titolari e non andate avanti, certamente......finchè il culo vi regge!!! " ahahahahahah




venerdì 4 gennaio 2013

Striscia (come un verme) la notizia di Stefano Italiano

L’inchiesta ad orologeria arriva puntuale, mostrando i colleghi che hanno dimenticato (o non hanno mai conosciuto) la deontologia.
Probabilmente sono aumentati, grazie anche alle bocconiane (o boCOOPiane) promesse del Dio Mercato, che vuole la farmacia sempre più negozio.
Tuttavia, anche la statistica più spietata ci consiglierebbe di ritenere che almeno qualcuno dei colleghi visitati, abbia negato i farmaci richiesti senza ricetta.
Il fatto che ciò non sia stato mostrato rende evidente che l’inchiesta è strumentale.
A chi e a cosa lo sappiamo bene.Attendo con ansia una visita di striscialanotizia nelle parafarmacie per verificare come procede.
Il MNLF (Movimento Naz. Liberi Farmacisti) ritiene che tutti i farmacisti non titolari di farmacia siano dei professionisti integerrimi mentre i farmacisti titolari siano tutti delle merde. Ognuno è libero di avere le opinioni che crede, ma una visione così ridicola e manichea della questione, francamente, fa inorridire, e dimostra la malafede che la sorregge.
Ad ogni modo vedremo, quando saremo tutti titolari, se si opereranno metamorfosi tali da trasformare immediatamente gli angelici neotitolari in cacca o, al contrario, se quelli che titolari già lo erano, si avvieranno immacolati verso la beatificazione.
Vedremo quanto perderà l’erario e quindi lo Stato, quando le società di capitale avranno la possibilità di operare con disinvoltura utilizzando tutti gli strumenti consentiti, a partire dai fallimenti di comodo.
Vedremo quanto perderanno i cittadini di cui è sempre piena la bocca di questi finti paladini.

Buon anno a tutti (o quasi).

Stefano Italiano (segretario Federfarma BN) Fonte: quellichelafarmacia

venerdì 21 dicembre 2012

Farmacista fine di una professione

Salve, sono una farmacista che si è indebitata fino al collo per acquistare una farmacia ipotecando persino la casa di famiglia, credo di far bene il mio lavoro la gente è contenta del mio servizio come per altro fanno tantissimi miei colleghi, un indagine Censis del 2010 ha stabilito che il giudizio migliore sui servizi sanitari in Italia spetta alle Farmacie, inoltre sempre nel 2010 l’ Alta Corte di Giustizia Europea ha stabilito che il principio della pianta organica cioè il numero chiuso delle farmacie è una regolamentazione che Tutela esclusivamente il diritto alla salute e all’ accesso alle dovute cure farmacologiche in modo omogeneo indistintamente dal luogo in cui abita, per cui lo stesso servizio professionale viene mantenuto sia nelle grosse città ricche e remunerative quanto nei piccoli centri rurali poveri e scarsamente remunerativi, cosa che non sarebbe possibile sè non esisterebbero regole all’apertura delle farmacie ( chi mai investirebbe i propri soldi aprendo una farmacia in un paese di 600 persone? lavorando e mettendosi a disposizione 365 giorni all’anno per guadagnare appena quello che serve per campare?, credo che chiunque di questi farmacisti rurali, andrebbero ad aprire sicuramente in zone più ricche lasciando migliaia di piccoli comuni senza farmacia, lasciando milioni di cittadini soprattutto anziani senza più il primo e forse l’unico presidio sanitario del territorio.

Allora mi chiedo perchè mai ormai sono anni che in Italia vi è un vero e proprio accanimento contro le farmacie sia da parte dei media che dalla politica?
Perchè nessuno dice che la farmacia negli anni è molto cambiata? il fatturato che è rappresentato dal 75% dalle ricette SSN (che paga lo stato) è più che dimezzato a causa dell’abbassamento dei prezzi dei farmaci per scadenze brevettuali (esempio l ‘Aulin bustine costava nel 94 circa 30.000 lire, oggi costa appena 4,00 euro, questo è solo un esempio di decina di migliaia), che le spese sono aumentate, che si sono aggiunte tanti altri servizi gratis, che effettuiamo senza essere pagati il controllo per conto del Mistero dell’economia e delle finanze il controllo della spesa farmaceutica vedi Art. 50, che grazie a questo la spesa farmaceutica a cui è attribuito 13% della spesa sanitaria totale e da anni sotto tale soglia? che mentre la spesa farmaceutica delle farmacie private è ampiamente sotto controllo e sotto tale soglia quella degli ospedali e delle aziende sanitarie locali invece è in continuo aumento e peraltro senza controllo?
Sarei grata di una risposta che possibbilmente toglierebbe dalla mia mente i dubbi che dietro tutto questo vi sia un oscura regia.
E’ non credo che sono i farmacisti non titolari a voler questo poichè l’Ordine dei farmacisti Italiani conta circa 70000 iscritti meno circa 17000 titolari di farmacia considerando che almeno ogni titolare ha un figlio farmacista o una moglie farmacista che lo aiuta quindi altri 34000 farmacisti, di liberi nè restano solo 19000 tantissimi dei quali lavorano nell’informazione medico scientifica e nell’industria farmaceutica e in quella cosmetica, molti nella distribuzione farmaceutica intermedia, negli ospedali nei servizi farmaceutici regionali e territoriali alcuni insegnano, credo che forse restamo liberi farmacisti solo quei circa 2000 che hanno aperto una parafarmacia, hoo scusatemi ma non vi sono più farmacisti? presto fate laureare altri farmacisti che i conti non tornano!
Distinti saluti

Dott.ssa Fabiana Festa

Fonte: Quellichelafarmacia

Carissima collega, quello che tu affermi può essere anche vero, ma come la letterina farneticante ed assurda fatta circolare da Federfarma Roma in questi giorni per essere distribuita ai cittadini, queste argomentazioni purtroppo non interessano a nessuno.



martedì 11 dicembre 2012

Ghiani (Credifarma), per aprire nuove sedi si parte da 200mila euro

Qual è il capitale d'avvio necessario ad aprire una nuova farmacia nel caso il concorso andasse a buon fine?  In un recente incontro Giulio Landi, direttore generale di Farbanca, aveva parlato di 200mila euro, una cifra che condivide anche Carlo Ghiani, presidente di Credifarma che la considera, però, una cifra di partenza. «La farmacia è come un vestito» spiega Ghiani «lo si può fare più o meno bello e tutto dipende da come la si vuole. Certo si può partire da un minimo di 200mila euro ma la cifra può salire». Fino a quanto? «Diciamo» risponde l'esperto «che con 300mila euro si può fare una bella farmacia». Poi c'è il capitolo ubicazione. Una farmacia può sorgere in una zona non proprio popolosa e la cosa potrebbe rappresentare un ostacolo per chi volesse accedere a prestiti da parte degli istituti di credito. È veramente così? «La difficoltà di fondo» spiega Ghiani «è capire quali sono i criteri per aprire una nuova farmacia e al momento non è ancora del tutto chiaro. Poi» continua «chi fa la domanda di finanziamento deve spiegare nel dettaglio dove è ubicata la sede e qual è il bacino di utenza previsto. Poi è nella specificità della banca fare determinate richieste. Comunque sta al nuovo "imprenditore" fornire le adeguate garanzie sulla base delle richieste dell'istituto bancario». Non mancano, del resto, alcune variabili che possono rendere il percorso più complicato e le interrogazioni parlamentari di questi giorni ne sono ulteriore conferma. Tra queste Ghiani è preoccupato dalle modalità associative, quelle definite al momento, secondo il presidente di Credifarma non hanno alcun «riscontro tra quelli previsti dal codice civile. Ogni socio» spiega «deve fornire garanzie per sé e per l'altro con la spada di Damocle dell'abbandono della società. In teoria, secondo il bando, questo avviene per la morte di uno dei soci ma anche  per incapacità. E chi stabilisce che cos'è l'incapacità?» si domanda Ghiani. Altri punti da chiarire che si aggiungono a quelli proposti in questi giorni e che rendono il rischio di ricorsi sempre più tangibile.
Fonte: Farmacisti33


La fregatura è servita!

lunedì 12 novembre 2012

Ecco le parafarmacie con cibo e sushi pure di notte

Entrare in farmacia e ordinare un sushi può sembrare strano, soprattutto in piena notte, se non si conosce Essere benessere.


Ma il problema dell’orario non esiste, perché il gruppo a Milano ha cinque farmacie e un city store aperti 24 ore su 24. Si sono fatti notare a inizio estate perché hanno rilevato buona parte dei punti vendita dei Blockbuster trasformandoli in negozi con un’offerta che va dagli spray per il raffreddore ai biscotti, dalle creme di bellezza alla birra. Una parafarmacia insomma con anche cibi e bevande. E anche le farmacie rilevate negli anni dal gruppo solo a Milano sono 14, hanno ampliato la gamma di prodotti in vendita, come appunto il sushi, incrementando anche i loro profitti. E sono soprattutto queste ultime a offrire il servizio tutta la notte. Ma chi fa girare gli affari di Essere benessere? Si tratta perlopiù di donne, in alcuni negozi rappresentano il 70% della clientela. Si tratta delle persone che fanno marciare gli affari in molti punti vendita, non sono mai meno del 30% dei clienti, anche quando le quantità non gli danno ragione: nel city store di viale Papiniano, l’unica parafarmacia a essere aperta tutta la notte tutti i giorni, ci sono molti più giovani che però acquistano soprattutto cibo e alcolici. Sono circa la metà della clientela, spendono però sempre meno soldi come ci spiega il farmacista di turno: «Ci vogliono una quarantina di scontrini per realizzare lo stesso incasso che registriamo col singolo acquisto di una signora nel reparto beauty». Nella farmacia Carlo Erba in piazza Duomo, dove transitano molti stranieri, allo stesso modo si può chiedere al camice bianco un piatto di pesce crudo anche nel cuore della notte, ma per adesso è successo solo una volta: «Il problema è che siamo su due piani – spiega il farmacista – e quello inferiore dove c’è il reparto food è chiuso di notte, e quindi per forza i clienti non lo vedono e non ci pensano». Anche qui dunque il reparto dedicato alla bellezza, mantiene il suo peso. E per capire quale sia basta ascoltare le parole di un commesso di via San Marco, punto vendita che chiude alle 21,30: «Fanno acquisti da 80 o 100 euro a botta – spiega – e c’è anche qualche trentenne tra di loro». «Da sole – spiega – rappresentano il’80% dei nostri introiti e ci permettono di pagare in un mese l’affitto di tutto l’anno».

In Papiniano invece racconta il responsabile della cassa: «Oggi una signora con cinque cremine e simili ha speso 200 euro». Tanto per dire quanto tirano questi prodotti in una zona chic come via Brera e dintorni. La musica chiaramente cambia fuori città: «A Voghera ad esempio – raccontano in via San Marco – il sabato, che è il giorno di punta, se va bene guadagnano mille euro». Allo stesso modo in viale Papiniano gli affari girano, ma non sembra ancora abbastanza: «Qui siamo sui centomila euro al mese – spiega il farmacista di turno – ma non penso che per una struttura come questa siano abbastanza per dire che sta andando bene, ma siamo solo all’inizio visto che siamo aperti da quattro mesi». E forse conta anche il fatto che la catena sia ancora in fase di rodaggio, ma è una delle poche che assume in questi tempi di crisi: quando ha rilevato i blockbuster hanno assorbito un centinaio dei loro commessi. Anche la struttura diversa del negozio a negozio ha favorito la tendenza a aumentare gli organici: in Papiniano l’impostazione del punto vendita è molto simile a quella di un supermercato, ci sono anche gli addetti alla sicurezza. Nella farmacia Carlo Erba invece è stato il settore dedicato ai prodotti di bellezza a necessitare di un’addetta specializzata. Insomma l’offerta è varia, c’è una buona adattabilità all’ambiente circostante e una clientela «in rosa» che risponde. Per loro sembra che la crisi economica non sia una realtà.

Fonte: quellichelafarmacia

DOTTORE.....per favore un etto di prosciutto di Parma tagliato fine......ahahahahah!!!!


venerdì 9 novembre 2012

“I Prof nuocciono alle farmacie”: l’editoriale di Feltri su Il Giornale

09/11/2012 14.22.49
“Sono sempre più numerosi gli indizi che il governo in carica (e anche i precedenti) sia fortemente deciso a sbarazzarsi di una delle poche istituzioni che ha sempre funzionato bene e alla quale i cittadini si rivolgono fiduciosi ‘al minimo accenno di raffreddore’ […]: già, la farmacia”. E’ l’amara constatazione di Vittorio Feltri in un’editoriale pubblicato su Il Giornale di oggi. L’ultima operazione in ordine cronologico di questo “piano sciagurato” ai danni della farmacia è costituito dal dietro-front sull’accordo relativo alla nuova remunerazione siglato il 16 ottobre: “se l’ente pubblico riconosce meno di due euro per ogni prestazione fornita dal farmacista” osserva Feltri “significa che considera questo professionista un intermediario da eliminare e non un operatore che garantisce efficienza e soprattutto competenza”. Ma perché questa ostilità nei confronti della categoria? “Perché è antipatica, brutta e cattiva?” si domanda Feltri, che fornisce anche la risposta ormai chiara da tempo: “nossignori, il disegno è quello di fare l’interesse della grande distribuzione (supermercati, per capirci) che aspira da tempo a vendere farmaci”. Altra partica che va a detrimento economico e professionale della farmacie, sottolinea Feltri, è quella della distribuzione diretta “che comporta non solo disagi per chi abita lontano da strutture ospedaliere e affini, ma anche spese distributive superiori del 20 per cento rispetto alla filiera delle farmacie”.
Fonte: Federfarma

giovedì 6 settembre 2012

Germania: in arrivo aumento dell’onorario

Secondo quanto annunciato quest’estate dal Ministro della Salute tedesco Philipp Rösler, dal 1° Gennaio 2013 l’onorario per la dispensazione dei farmacisti tedeschi dovrebbe crescere di 25 cent per confezione, passando dagli attuali 8,10 € a 8,35 €. Come è noto, ogni anno l’Associazione delle farmacie tedesche (ABDA) negozia con l’Associazione delle casse mutue lo sconto obbligatorio che ogni farmacia deve applicare su tale onorario, sconto attualmente fissato a 2,05 € (non dovuto per gli acquisti per contanti fatti dai pazienti). Tale aumento dovrebbe portare a maggiori introiti per la categoria pari a circa 190 milioni di €, se si prende per buona la stima di 760 milioni di confezioni che dovrebbero essere dispensate nel 2013.L’ABDA aveva chiesto un aumento tale da far arrivare l’onorario ad una cifra vicina ai 9 €. (URI-ML)Tropical giant ticks discovered in Germany!
Fonte: Fedrfarma

venerdì 10 agosto 2012

La farmacia come "immagine sacrificale" per dimostrare che il Governo fa sul serio

Un simbolo da colpire perché ritenuto, a torto, dalla comune “ragione” una attività privilegiata, ad appannaggio dei “ricconi”. In realtà si è “riformato” per peggiorare lo stato delle cose. Come per i fantomatici concorsi che, se mai si faranno, lascieranno sul campo tantissimi delusi

10 AGO - Con il governo Monti è iniziata una aggressione a sistema dei farmacisti titolari. Meglio della rete delle farmacie pubbliche e private. Quasi una crociata. Il tutto, per molti versi, immotivatamente.

Meglio, utilizzando la farmacia, in quanto tale, come capro espiatorio. Un simbolo da colpire perché ritenuto, a torto, dalla comune “ragione” una attività privilegiata, ad appannaggio dei “ricconi”. Così non è da decenni, tant’è che il sistema sta avendo da tempo seri problemi, persino di affidamento bancario, a causa della sua funzione “indebita” di dovere finanziare il debito pubblico.
Non già con i titoli di Stato, bensì attraverso ritardi endemici nei pagamenti delle forniture che, in alcune realtà, oltrepassano i 24 mesi. I fallimenti e i concordati preventivi fioccano infatti in tutta Italia, con la conseguenza di verosimile chiusura anche di numerosi grossisti.

Il tutto a fronte di utili di esercizio delle farmacie sul giro d’affari Ssn risicati che, al netto del prelievo erariale, non superano il 2,5%-3%.
Un valore di gran lunga inferiore a quello realizzato da tabaccai, giornalai e gestori di carburante. La differenza con questi, evitando ogni differenzazione “classista”, è notevole in termini di impegno professionale, ma anche imprenditoriale, dal momento che una farmacia deve garantire un valore di magazzino che non ha eguali (spesso di diverse centinaia di migliaia di euro), un’apertura di credito al Ssn che è irragionevole per entità (in alcuni casi di ben oltre il milione di euro), senza percepire intereresse moratorio alcuno, e una collaborazione di professionisti, anche in relazione alle turnazioni massacranti e alla diffusione capillare sul territorio di periferia.

L’elenco degli ulteriori sacrifici (gestioni stupefacenti, vendita per conto, frequenti rapine, ecc.) affrontati dalla categoria per garantire, ovunque e sempre, il servizio pubblico potrebbe continuare quasi all’infinito. Lo si evita solo per evitare di essere confusi per tifosi e non già per consolidati e, si spera, riconosciuti studiosi della materia.

In definitiva, si è usata la farmacia per offrire alla collettività un’immagine sacrificale, una presenza professionale forte da colpire per dimostrare che il nuovo Governo fa sul serio (!).
Così non è stato e non sarà fino a quando si manterranno inalterati i privilegi di banche, petrolieri, assicurazioni, di notai e di tutte quelle altre attività che guadagnano decine e decine di volte in più di quanto guadagna mediamente un farmacista rurale. Una tipologia frequentissima nel nostro Paese, ove si contano 5.683 comuni (su un totale di 8.092) con meno di 5.000 abitanti e, di questi, 3.534 al di sotto dei 2.000. Tutto questo senza contare che in quelli di 5.000 scatterà la seconda sede (una bella idea!).

Con la scusa di dovere salvare l’economia nazionale si è abbassato il quorum a 3.300 abitanti, si è presuntivamente abrogata la pianta organica e si è introdotto il concorso facilitato per i giovani farmacisti. Di tutto questo staremo a vedere quanto sarà utile all’utenza e a soddisfare le aspettative dei “disoccupati” e quanto, invece, sarà pregiudizievole al servizio farmaceutico, fino ad oggi garante della necessaria assistenza dal centro alla periferia più sparita.

Quanto all’errata ipotesi governativa, saranno tantissime le delusioni che deriveranno dagli esiti concorsuali, se e quando i concorsi si faranno. Dopo quella dei parafamacisti, ci sarà quindi l’ulteriore disavventura per gli “sperati” vincitori, ingombrati come saranno dalle “armate societarie” con un mix di punteggi pressoché vicini al massimo e medie d’età da appena post-collegiali, che - proprio per questo - faranno l’en plain delle sedi in gara.
Insomma, si è “riformato” per peggiorare lo stato delle cose e, quando andrà bene, ci saranno i “titolati” di ieri, sottoposti a ringiovanimenti degni delle più belle “chirurgie plastiche” di oggi, che diverranno i titolari di domani. Magari, soci di diverse società speziali disseminate ovunque.
Avere indebolito la portata della concessione costituirà una grande responsabilità per chi l’ha decisa, in base alla quale la collettività più debole chiederà di certo il conto!

Ettore Jorio
Professore di diritto sanitario all’Università della Calabria

Fonte: quotidianosanità

lunedì 23 luglio 2012

Dialogo sui farmaci, perplessità sulla deregulation Aifa della fascia C

La riclassificazione dell'Aifa che ha portato nelle parafarmacie e nei corner della Gdo circa 230 confezioni di fascia C presenta aspetti «sconcertanti». L'aggettivo arriva da un articolo sulla deregulation degli etici non rimborsati pubblicato nell'ultimo numero di Dialogo sui farmaci, la rivista di informazione indipendente dell'Asl 20 di Verona. Secondo gli autori, il lavoro di selezione condotto dall'Agenzia del farmaco per individuare i medicinali da portare fuori delle farmacie si presterebbe a diverse critiche.Innanzitutto sulla coerenza complessiva del provvedimento: «Per i farmaci antimicotici ad uso topico» per esempio «sono state riclassificate specialità medicinali a base di econazolo, ketoconazolo e miconazolo, ma esclusi tutti gli altri principi attivi imidazolici per uso topico aventi, da scheda tecnica, la stessa indicazione»; tra gli antivirali, prosegue l'articolo, «sono state riclassificate alcune delle confezioni da 3 g di crema a base di aciclovir 5%, ma escluse tutte le confezioni da 10 gr»; e tra gli antinfiammatori vaginali «sono state escluse le specialità che risultano tra le più vendute».Desta la perplessità degli autori anche la scelta di "congelare" circa 117 specialità per attendere una valutazione più approfondita da parte della Commissione tecnico-scientifica dell'Aifa: «Non sono chiari i criteri per i quali queste specialità siano rimaste in "stand by"» scrivono nell'articolo «e in alcuni casi si tratta degli stessi principi attivi con la stessa concentrazione di quelli presenti nell'elenco dei medicinali liberalizzati».Anche l'elenco dei farmaci mantenuti in farmacia suscita qualche interrogativo: il pantoprazolo, per esempio, è attualmente disponibile anche come Otc alla dose di 20 mg (7 o 14 compresse), ma «risulta avere l'obbligo di ricetta per le confezioni con un numero maggiore di unita posologiche (28 compresse)». E infine, «va segnalato che il 5% circa dei farmaci liberalizzati sono in esaurimento scorte».Secondo la rivista, in definitiva, sulla deregulation si sarebbe potuto fare di più: «Le farmacie perdono una piccola parte della dispensazione dei farmaci in C, le parafarmacie con un certo disappunto non riescono ad allargare sufficientemente il loro mercato, cosi come i cittadini vedono limitarsi le opportunità di risparmio. Sembra quindi che ad essere liberalizzato sia solo lo scontento».
Fonte: Farmacista 33

Il disastro e l'inutilità di questi provvedimenti è sotto gli occhi di tutti.....bah!

domenica 15 luglio 2012

Di Iorio (Federfarma Napoli): le farmacie falliscono, pronto a sciopero della fame

Sciopero della fame a oltranza. Ad annunciarlo, in una conferenza stampa indetta per denunciare la particolare criticità della situazione campana, Michele Di Iorio (foto), che così da giovedì prossimo comincerà il digiuno contro i provvedimenti del governo Monti e a causa dei circa 300 milioni di crediti vantati con la regione Campania. «Rischiamo la chiusura di tutte le farmacie di Napoli e provincia» dice Di Iorio. I problemi denunciati dai farmacisti napoletani sono vari. Per cominciare l'1,83 sul fatturato delle farmacie «la nuova tassa del governo Monti» che potrebbe essere un ulteriore aggravio per le attività già in crisi al punto da determinarne la chiusura. E poi il problema dei mancati rimborsi della Regione Campania. Una voragine creditoria di circa 180 milioni di euro solo per l'Asl Napoli 1, una media di 18 milioni al mese di rimborsi mai pervenuti a partire dal dicembre 2010. «La Napoli 1 è sotto questo aspetto l'azienda peggiore d'Italia e quindi d'Europa» dice Di Iorio. «Ci deve anche circa tre milioni e mezzo di contributi previdenziali». Gli effetti di questa situazione sono già tangibili, spiegano i titolari napoletani. In due settimane al solo annuncio dei nuovi provvedimenti del governo Monti, una farmacia su tre ha rivisto la propria pianta organica. Da subito ci sono stati ben 34 licenziamenti, mentre altri titolari hanno preferito la via meno traumatica di trasformare i contratti da full time a part time.
Fonte: Farmacista33

lunedì 25 giugno 2012

Nuove 29 farmacie e ci sono già 20 ricorsi

La Sicilia, 24/06/2012
Antonio Fiasconaro
“Ventinove nuove farmacie in città sono troppe” commenta il presidente di Federfarma Palermo Marina Lo Casto, che osserva: “apriranno in zone dove c’è ormai il deserto. Ci manca davvero poco che apriranno in aperta campagna con il disappunto di quanti dovranno lavorare in quelle aree ultraperiferiche. Quella del Governo Monti – conclude Lo Casto – è una legge concepita male e frettolosamente”
Fonte: Federfarma


Mi vien da ridere... :-))))

giovedì 14 giugno 2012

Per il mercato della farmacia 2012 sempre più amaro

Il 2012 si annuncia un anno di passione per le farmacie Italiane. Non solo a causa delle liberalizzazioni, ma anche (se non soprattutto) per una crisi che costringe al segno meno quasi tutti i comparti del mercato della farmacia, con pochissime eccezioni. Da qualche regione si erano già sollevate grida d'allarme nelle settimane scorse (vedi Farmacista33 del 30 maggio), ora dalle società specializzate in ricerche di mercato arrivano dati che confermano tutte le preoccupazioni dei titolari. Si veda per esempio il "check up" di aprile di New Line: rispetto allo stesso mese di un anno fa, il mercato farmacia fa segnare globalmente un -6,2% in quantità e un -9,3% a valori; in particolare perde l'etico (-9,7% a valori) ma perde anche il mercato di libera vendita (Sop-Otc e parafarmaco, -9,1% sempre a valori), che evidentemente non riesce più ad attenuare la perdita di marginalità della ricetta Ssn. Per il farmaco mutuabile l'arretramento è da paura (-12% solo ad aprile) ma è vero che sui dati di aprile va scontato il taglio impartito esattamente un anno fa dall'Aifa ai prezzi degli equivalenti. Una fotografia più fedele può allora arrivare dall'osservazione di quello che gli esperti chiamano anno mobile, ossia i dodici mesi che iniziano da maggio 2011 e finiscono con l'aprile di quest'anno. Il risultato? Cifre meno drammatiche ma dominate sempre dal segno meno: l'etico cala a valori del 4,7% (anche se i consumi aumentano dell'1,1%, a conferma del fatto che le farmacie lavorano di più ma guadagnano di meno) e il mercato commerciale dello 0,3. Ma il dato più allarmante nella panoramica di New Line arriva dalla stima del fatturato medio per farmacia: ad aprile il giro d'affari si è fermato a 138mila euro, il valore più basso negli ultimi dodici mesi dopo i 129mila euro di agosto 2011. Ma, appunto, quello era agosto, mese che per tradizione non porta molto nelle casse di nessun canale di vendita (se non quelli legati al settore vacanze). Se va avanti così, le farmacie che nasceranno dal concorso rischiano di nuotare dove non c'è più acqua.
Fonte: Farmacista33

martedì 12 giugno 2012

Liberalizzazioni. "Farmacisti uniti contro Governo e Gdo". La svolta delle Parafarmacie

Per le Parafarmacie “i provvedimenti del Governo sembrano avere il solo obiettivo di distruggere la farmacia” e “affidare la distribuzione dei medicinali a grandi compagnie”. Da qui l'appello a Fofi e Federfarma: “Mettiamo da parte vetusti pregiudizi e resistenze e lottiamo insieme”.

12 GIU - Dopo mesi polemiche tra i farmacisti di farmacia e i farmacisti di parafarmacia sui decreti riguardante la liberalizzazione della vendita dei farmaci, oggi il Coordinamento delle Parafarmacie chiede alla Fofi e a Federfarma di lasciare da parte gli aspetti che dividono la categoria ed unirsi insieme per la difesa del servizio farmaceutico e della categoria professionale. Per il Coordinamento, infatti, “i provvedimenti del Governo Monti sembrano avere un solo obiettivo: distruggere la farmacia”.

“Le liberalizzazioni – spiega al nostro giornale il presidente del Coordinamento, Giuseppe Scioscia – nascevano con l’intento di creare un doppio canale di distribuzione alternativo alla farmacia offrendo nuove opportunità ai farmacisti non titolari”. Tuttavia, precisa Scioscia, “le diverse modifiche apportate alle misure del decreto Cresci Italia, poi l’annunciato decreto correttivo che dovrebbe eliminare il vincolo dei 200 metri tra un esercizio e l’altro, hanno finito per dare vita a un sistema selvaggio che anziché creare una sana concorrenza, metteranno farmacie e parafarmacie le une contro le altre per la sopravvivenza. Di fatto questo provocherà il fallimento di numerose farmacie e parafarmacie, aprendo la strada alla grande distribuzione organizzata”.

Si tratterebbe, dunque, di una conseguenza non diretta, ma di cui il Governo, secondo Scioscia, sarebbe consapevole. Per il presidente del Coordinamento delle Parafarmacie, infatti, fallito il disegno originario in tema di liberalizzazioni, il Governo Monti ha messo in moto un atteggiamento “punitivo” nei confronti dei farmacisti. E approvato una serie di provvedimenti che “sembrano più decisioni punitive nei confronti di una categoria professionale che una vera apertura alla concorrenza". Peraltro, sottolinea il presidente del Coordinamento delle Parafarmacie, "da due mesi le parafarmacie chiedono un incontro con il ministro della Salute, Renato Balduzzi, ma non abbiamo mai ricevuto risposta".

Quello che si prospetta è dunque per il Coordinamento "un epilogo che le parafarmacie temono forse più di Federfarma perché se la farmacia entra in crisi, la parafarmacia, almeno quella del giovane farmacista che ha fatto mille sacrifici per aprirla, cessa di esistere molto prima".

Insomma, “il sospetto che da tempo serpeggia nell’ambiente – per il Coordinamento - è che il Governo dei tecnici stia lavorando per quei poteri forti del settore farmaceutico che da tempo mirano a togliere l’esclusività della titolarità del farmacista affidando la distribuzione dei medicinali alle grandi compagnie. Al farmacista resterebbe un solo destino: essere dipendente”.

Da qui l'invito che le parafarmacie rivolgono a Fofi e Federfarma per “un intervento unitario di tutte le rappresentanze dei farmacisti, lasciando da parte vetusti pregiudizi e resistenze in nome di privilegi indifendibili ed impedire cosi a Tecnici senza scrupoli di distruggere la farmacia e la professione”. Un'apertura che stupisce dopo mesi di polemiche tra farmacie e parafarmacie. Ma Scioscia ammette anche che già in occasione di Cosmofarma c'era stato con il segretario della Fofi Maurizio Pace, con il vicepresidente della Fofi Luigi d'Ambrosio Lettieri e con la presidente di Federfarma Annarosa Racca un primo confronto collaborativo e un'apertura da parte di tutte le parti.

martedì 15 maggio 2012

Per le farmacie (ma anche parafarmacie) sale rischio fallimento

Liberalizzazioni, prezzi dei farmaci sempre più bassi, vendite “per conto”, nuove aperture, ritardi nei pagamenti e il perdurare della recessione economica con il calo dei consumi (compresi quelli sanitari), stanno mettendo in ginocchio molti esercizi. Ecco cosa fare quando la crisi azzanna
15 MAG - La riforma del sistema delle farmacie e l’introduzione nel mercato delle sorelle minori (le parafarmacie) hanno reso precaria la tenuta di numerose aziende.Le farmacie patrimonialmente deboli, perché gestite in modo non propriamente corretto, incise negativamente nei loro ricavi a causa dei recenti provvedimenti, avranno di che preoccuparsi per la loro esistenza. Peggio le parafarmacie che, già mal concepite, se la vedranno davvero brutta con la diseconomia dilagante, che hanno reso i probabili acquirenti una merce davvero rara, a causa della illiquidità dilagante.Tutto questo è il costo che - di qui a poco - dovrà essere sopportato da tutto il segmento che vive di somministrazione al pubblico di farmaci e affini, certamente esteso a tutti coloro che si occupano di servizi per la salute. Una stessa difficoltà è, infatti, già vissuta, e peggiorerà nel più imminente periodo, dagli accreditati istituzionali (a cominciare dalle case di cura per finire alla diagnostica strumentale e di laboratorio) resi ai minimi termini, tra tagli di budget e ovvie restrizioni, tanto da non corrispondere spesso gli stipendi ai loro dipendenti.Soffermandoci sulle farmacie, c’è dunque un sistema, fatta eccezione per quelle da sempre attente al proprio tesoro e sagge nel gestire le loro economie, che è alla ricerca di soluzioni utili, per taluni limitate a percorsi di salvataggio vero e proprio.Il rischio, aggravato dalla recessione in atto, è alto. Sono in crescita esponenziale i pericoli di default aziendali, con la conseguente perdita di occupazione delle maestranze, ricche di professionalità ed esperienza.Quali le cause di questa diffusa crisi? Tantissime. Prima fra tutte, la tipologia del sistema che non si rende affatto garante della puntualità dei pagamenti delle prestazioni rese in favore del Ssn, frequentemente in ritardo di mesi sino a raggiungere e superare anche l’anno (Campania, docet). Non ultime: la progressione dello sconto imposto in favore del Ssn, l’abbattimento generale dei prezzi dei medicinali, l’applicazione della c.d. vendita per conto dei farmaci più costosi, il prepotente ingresso dei generici e la concorrenza fatta a colpi di sconti alla clientela, spesso oltre la misura consentita dalla più ragionevole economia.Misure, queste, che hanno determinato e determinano progressivamente un considerevole affievolimento del fatturato che - in una agli effetti della riforma in atto che andrà a dividere tra tantissimi operatori quanto economicamente prodotto fino ad oggi da una parte di loro - metteranno seriamente in pericolo una parte consistente dei protagonisti del sistema farmacia. Cinquemila farmacie in più, aggiunte alla apertura indiscriminata di parafarmacie e agli innumerevoli corner negli ipermercati determineranno non pochi inconvenienti. Alcuni così gravi da mettere in pericolo la sopravvivenza di tante delle attuali aziende-farmacie, come detto, specie di quelle più deboli.Sarà dunque necessario anche in siffatto ambito professionale, caratterizzato dal requisito dell’imprenditorialità, pensare all’accesso e al corretto utilizzo di quelle procedure che l’ordinamento ha previsto per risolvere, in modo più sopportabile, gli stati di crisi che affliggono una fetta consistente delle categorie mercantili in crisi economico-finanziaria.Sono infatti già numerose le farmacie che hanno ricorso e stanno ricorrendo alle procedure concorsuali. Prioritariamente, al piano di ristrutturazione di cui all’art. 182 bis. Alternativamente, alle procedure di concordato preventivo. Entrambe per scongiurare quelle fattispecie, ormai divenute troppo frequenti: quelle verosimili dichiarazioni di fallimento, spesso minacciate dai fornitori senza scrupolI allo scopo di “convincere” i malcapitati a cedere le loro attività a qualche compare di turno, magari a prezzi stracciati.Occorre trasformare la dignità professionale, che rappresenta una caratteristica essenziale dei componenti il sistema, in proposta operativa. Insomma, necessita uno scatto di reni, quello fondamentale per la sopravvivenza aziendale, propedeutico a frequentare, senza reticenza alcuna, le procedure che la legge fallimentare mette a disposizione del professionista-imprenditore più sfortunato.
Fonte: quotidianosanità