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lunedì 25 febbraio 2008
PAPA: "SU MALATI TERMINALI NO EUTANASIA, TERAPIE STRAORDINARIE FACOLTATIVE" PONTEFICE: MEDICI RISPETTINO VITA IN OGNI MOMENTO.
"La societa' intera e in particolare i settori legati alla scienza medica sono tenuti ad esprimere la solidarieta' dell'amore, la salvaguardia e il rispetto della vita umana in ogni momento del suo sviluppo terreno, soprattutto quando essa patisce una condizione di malattia o e' nella sua fase terminale". Lo afferma Benedetto XVI nel suo discorso al Congresso sull'accompagnamento alla morte promosso in Vaticano dalla Pontificia Accademia della Vita. Il Papa ha voluto anche ribadire "la ferma e costante condanna etica di ogni forma di eutanasia diretta, secondo il plurisecolare insegnamento della Chiesa". Lo ha fatto nel discorso al Congresso promosso in Vaticano dalla Pontificia Accademia delle Vita sul tema "Accanto al malato inguaribile e al morente: orientamenti etici ed operativi". In tema di fase terminale della vita, "per quanto riguarda le terapie significativamente rischiose o che fossero prudentamente da giudicare 'straordinarie', il ricorso ad esse sara' da considerare moralemente lecito ma facoltativo". Ha affermato ancora il Papa nel suo discorso e poi ha aggiunto che "sul versante della regolamentazione del lavoro", cosi' come si riconoscono "diritti specifici" ai familiari al momento di una nascita, "dovrebbero essere riconosciuti diritti simili ai parenti stretti al momento della malattia terminale di un loro congiunto".
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mercoledì 24 ottobre 2007
LO SOSTENGONO I VESCOVI ITALIANI: "ABORTO E EUTANASIA NEGANO FUTURO DELL'ITALIA"
(AGI) - CdV - ''I figli sono una grande ricchezza per ogni Paese: dal loro numero e dall'amore e dalle attenzioni che ricevono dalla famiglia e dalle istituzioni emerge quanto un Paese creda nel futuro. Chi non e' aperto alla vita, non ha speranza''. Lo affermano i vescovi italiani nel messaggio per la Giornata della Vita. ''La civilta' di un popolo - scrivono - si misura dalla sua capacita' di servire la vita, dai suoi esordi all'epilogo'. ''I primi a essere chiamati in causa - ricorda il Messaggio - sono i genitori: il dramma dell'aborto non sara' mai contenuto e sconfitto se non si promuove la responsabilita' nella maternita' e nella paternita'. Responsabilita' significa considerare i figli non come cose, da mettere al mondo per gratificare i desideri dei genitori; ed e' importante che, crescendo, siano incoraggiati a 'spiccare il volo', a divenire autonomi, grati ai genitori proprio per essere stati educati alla liberta' e alla responsabilita', capaci di prendere in mano la propria vita''. Sullo stesso piano i vescovi italiani collocano l'avanzare di una mentalita' favorevole all'eutanasia: 'stupisce che tante energie e tanto dibattito siano spesi sulla possibilita' di sopprimere una vita afflitta dal dolore, e si parli e si faccia ben poco a riguardo delle cure palliative, vera soluzione rispettosa della dignita' della persona, che ha diritto ad avviarsi alla morte senza soffrire e senza essere lasciata sola, amata come ai suoi inizi, aperta alla prospettiva della vita che non ha fine'. 'Gli anziani - sottolinea il testo - sono la memoria e le radici: dalla cura con cui viene loro fatta compagnia si misura quanto un Paese rispetti se stesso'. ''Una vita e' sempre e comunque degna in quanto tale'', sottolinea il Merssaggio ricordando che ''cio' vale anche per chi e' gravemente ammalato, per chi e' anziano o a poco a poco perde lucidita' e capacita' fisiche: nessuno puo' arrogarsi il diritto di decidere quando una vita non merita piu' di essere vissuta. Deve, invece, crescere la capacita' di accoglienza da parte delle famiglie stesse''. ''Per questo - scrivono i vescovi - diciamo grazie a tutti coloro che scelgono liberamente di servire la vita. Grazie ai genitori responsabili e altruisti, capaci di un amore non possessivo; ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, agli educatori e agli insegnanti, ai tanti adulti, non ultimi i nonni, che collaborano con i genitori nella crescita dei figli; ai responsabili delle istituzioni, che comprendono la fondamentale missione dei genitori e, anziche' abbandonarli a se stessi o addirittura mortificarli, li aiutano e li incoraggiano; a chi, ginecologo, ostetrica, infermiere, profonde il suo impegno per far nascere bambini; ai volontari che si prodigano per rimuovere le cause che indurrebbero le donne al terribile passo dell'aborto, contribuendo cosi' alla nascita di bambini che forse, altrimenti, non vedrebbero la luce; alle famiglie che riescono a tenere con se' in casa gli anziani, alle persone di ogni nazionalita' che li assistono con un supplemento di generosita' e dedizione. Grazie - conclude la Cei - voi che servite la vita siete la parte seria e responsabile di un Paese che vuole rispettare la sua storia e credere nel futuro''. (AGI)
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mercoledì 11 luglio 2007
A UDINE I MEDICI DICONO LA LORO SULLE SCELTE DI FINE VITA
A UDINE I MEDICI DICONO LA LORO SULLE SCELTE DI FINE VITA
In un convegno, a Udine, resi noti i dati di un questionario che fotografa i comportamenti e le scelte dei camici bianchi quando assistono i pazienti senza speranza di vita.
I medici italiani sono o non sono per l’eutanasia? E in quanti casi hanno prescritto o fornito un farmaco con l’intenzione precisa di anticipare la fine della vita?
Sono alcune delle domande a cui la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri ha risposto, rendendo oggi noti i risultati di un Questionario postale anonimo costituito da 54 domande poste con l’obiettivo di conoscere le pratiche dei medici quando assistono i pazienti senza speranza di vita.
Veramente significative le cifre. Un esempio: il 64 per cento dei medici ritiene che si debba soddisfare la richiesta di un paziente di non attuare o interrompere i trattamenti di sostegno vitale (vedi dati allegati).
“Quasi i due terzi dei medici italiani – ha dichiarato Luigi Conte, presidente dell’Ordine dei Medici che ha ospitato l’assise federativa – chiede uno strumento legislativo che riporti serenità nel rapporto medico-paziente e dia certezza al medico che rifugge dall’accanimento terapeutico, di non incorrere nelle sanzioni del Codice Penale. Con un percentuale altissima, i medici sono disponibili ad accogliere le dichiarazioni anticipate di fine vita, ciò è espressione di una propensione a riconoscere maggiore consapevolezza al cittadino nelle scelte di vita. I medici stanno migliorando – è inequivocabile – la loro attenzione nei confronti del trattamento del dolore, nel lenire le sofferenze. Certo, su questa strada c’è ancora tanto da fare”.
Le cifre sono state presentate durante un Convegno che a Udine, oggi, ha parlato di “Etica di Fine Vita: percorsi per scelte responsabili”.
E gli Ordini dei Medici – questo il dato forte che emerge dall’assise – sono attenti nel diffondere questa cultura, impegnati a rispondere alle esigenze che nascono nella moderna società.
Sono state individuate 14 aree italiane e il campione è rappresentato da circa 15.000 medici.
Il recupero dei questionari è ancora in corso ma oggi, a Udine, sono stati divulgati i dati pervenuti e validati sino a ieri, 5 luglio.
Prima di questa indagine - che è stata realizzata da ITAELD - il principale studio europeo, pubblicato perfino su The Lancet nel 2003, riportava solo i risultati di alcune aree italiane del centro-nord.
“Per i medici italiani, il paziente senza speranza di guarire, e nelle fasi ultime della sua vita, non è un costo inutile, non è un cittadino che perde diritti – ha dichiarato Amedeo Bianco, che della FNOMCeO è Presidente. “Il medico, soprattutto in questa circostanza, è chiamato ad esprimere, sempre più e sempre meglio, la sua ancestrale vocazione alla solidarietà, al rispetto della dignità della persona, alla giustizia”.
L’indagine ITAELD dice anche che i medici italiani non praticano l’eutanasia: solo lo 0,7 per cento ha infatti dichiarato di aver eseguito atti e procedure riconducibili all’eutanasia.
La stessa indagine mette in evidenza che i medici italiani stanno migliorando le pratiche della sedazione del dolore.
“Ma siamo – ha dichiarato ancora Bianco, commentando questi dati – ancora lontano da standard ottimali, tanto che il 68 per cento ritiene che le cure palliative siano la risposta più efficace alla domanda di morte”.
Dal questionario emerge, infine, che deve essere migliorata la formazione dei medici e di tutti gli operatori sanitari nella cura e nell’accompagnamento ai morenti. La comunicazione stenta a mantenersi nelle drammatiche circostanze della gestione di una diagnosi infausta.
“Occorrono – ha detto a questo proposito sempre Bianco – investimenti di risorse, di intelligenze, di culture sulle condizioni di fine vita e i medici italiani avvertono ciò come un obbligo civile, ritenendo che i valori di giustizia, di rispetto della vita e delle scelte dei loro pazienti siano fondanti dell’alleanza terapeutica: e ciò per garantire a tutti un punto di riferimento e di equilibrio sul quale i cittadini e le istituzioni possono contare perché il confronto e le scelte su questi temi continuino, cercando e organizzando l’intesa tra gli uomini, la solidarietà dei valori , la tutela dei diritti”.
Tante le presenze. Oltre al ministro della Salute, Livia Turco, sono a Udine, tra gli altri, il sen. Ignazio Marino, la sen. Paola Binetti, la dr.ssa Cinzia Caporale, vice presidente del Comitato nazionale di Bioetica, il dr. Domenico Airoma, magistrato, il dr. Mario Melazzini, presidente dell’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica.
Ufficio Stampa Fnomceo
In un convegno, a Udine, resi noti i dati di un questionario che fotografa i comportamenti e le scelte dei camici bianchi quando assistono i pazienti senza speranza di vita.
I medici italiani sono o non sono per l’eutanasia? E in quanti casi hanno prescritto o fornito un farmaco con l’intenzione precisa di anticipare la fine della vita?
Sono alcune delle domande a cui la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri ha risposto, rendendo oggi noti i risultati di un Questionario postale anonimo costituito da 54 domande poste con l’obiettivo di conoscere le pratiche dei medici quando assistono i pazienti senza speranza di vita.
Veramente significative le cifre. Un esempio: il 64 per cento dei medici ritiene che si debba soddisfare la richiesta di un paziente di non attuare o interrompere i trattamenti di sostegno vitale (vedi dati allegati).
“Quasi i due terzi dei medici italiani – ha dichiarato Luigi Conte, presidente dell’Ordine dei Medici che ha ospitato l’assise federativa – chiede uno strumento legislativo che riporti serenità nel rapporto medico-paziente e dia certezza al medico che rifugge dall’accanimento terapeutico, di non incorrere nelle sanzioni del Codice Penale. Con un percentuale altissima, i medici sono disponibili ad accogliere le dichiarazioni anticipate di fine vita, ciò è espressione di una propensione a riconoscere maggiore consapevolezza al cittadino nelle scelte di vita. I medici stanno migliorando – è inequivocabile – la loro attenzione nei confronti del trattamento del dolore, nel lenire le sofferenze. Certo, su questa strada c’è ancora tanto da fare”.
Le cifre sono state presentate durante un Convegno che a Udine, oggi, ha parlato di “Etica di Fine Vita: percorsi per scelte responsabili”.
E gli Ordini dei Medici – questo il dato forte che emerge dall’assise – sono attenti nel diffondere questa cultura, impegnati a rispondere alle esigenze che nascono nella moderna società.
Sono state individuate 14 aree italiane e il campione è rappresentato da circa 15.000 medici.
Il recupero dei questionari è ancora in corso ma oggi, a Udine, sono stati divulgati i dati pervenuti e validati sino a ieri, 5 luglio.
Prima di questa indagine - che è stata realizzata da ITAELD - il principale studio europeo, pubblicato perfino su The Lancet nel 2003, riportava solo i risultati di alcune aree italiane del centro-nord.
“Per i medici italiani, il paziente senza speranza di guarire, e nelle fasi ultime della sua vita, non è un costo inutile, non è un cittadino che perde diritti – ha dichiarato Amedeo Bianco, che della FNOMCeO è Presidente. “Il medico, soprattutto in questa circostanza, è chiamato ad esprimere, sempre più e sempre meglio, la sua ancestrale vocazione alla solidarietà, al rispetto della dignità della persona, alla giustizia”.
L’indagine ITAELD dice anche che i medici italiani non praticano l’eutanasia: solo lo 0,7 per cento ha infatti dichiarato di aver eseguito atti e procedure riconducibili all’eutanasia.
La stessa indagine mette in evidenza che i medici italiani stanno migliorando le pratiche della sedazione del dolore.
“Ma siamo – ha dichiarato ancora Bianco, commentando questi dati – ancora lontano da standard ottimali, tanto che il 68 per cento ritiene che le cure palliative siano la risposta più efficace alla domanda di morte”.
Dal questionario emerge, infine, che deve essere migliorata la formazione dei medici e di tutti gli operatori sanitari nella cura e nell’accompagnamento ai morenti. La comunicazione stenta a mantenersi nelle drammatiche circostanze della gestione di una diagnosi infausta.
“Occorrono – ha detto a questo proposito sempre Bianco – investimenti di risorse, di intelligenze, di culture sulle condizioni di fine vita e i medici italiani avvertono ciò come un obbligo civile, ritenendo che i valori di giustizia, di rispetto della vita e delle scelte dei loro pazienti siano fondanti dell’alleanza terapeutica: e ciò per garantire a tutti un punto di riferimento e di equilibrio sul quale i cittadini e le istituzioni possono contare perché il confronto e le scelte su questi temi continuino, cercando e organizzando l’intesa tra gli uomini, la solidarietà dei valori , la tutela dei diritti”.
Tante le presenze. Oltre al ministro della Salute, Livia Turco, sono a Udine, tra gli altri, il sen. Ignazio Marino, la sen. Paola Binetti, la dr.ssa Cinzia Caporale, vice presidente del Comitato nazionale di Bioetica, il dr. Domenico Airoma, magistrato, il dr. Mario Melazzini, presidente dell’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica.
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