È questa la colorita espressione utilizzata da John Murphy, Direttore della Pharmacists’ Defence Association, per portare all’attenzione della classe politica il problema del continuo aumento del numero di laureati in farmacia pronti ad entrare nel mercato del lavoro. Secondo Murphy “il numero incredibile di laureandi nelle Facoltà di farmacia potrebbe creare un eccesso di offerta di lavoro, dato che il settore farmaceutico sta fronteggiando una diminuzione nel numero di dipendenti richiesti dalle farmacie territoriali”. Murphy, secondo quanto riportato da Chemist & Druggist, ha suggerito alle Università di limitare il numero di persone ammesse ai Corsi di Farmacia al fine di assicurare un futuro stabile al settore.Dello stesso parere anche l’Associazione degli studenti britannici in farmacia (BPSA) che ha affermato di supportare l’idea di mettere un limite alle immatricolazioni nelle Facoltà del Regno Unito. Secondo Ryan Hamilton, Presidente di BPSA, “se riusciamo a dare la possibilità ai farmacisti di mettere in pratica ciò che hanno studiato e se questi riescono a fornire un significativo contributo in termini di pharmaceutical care (ovvero maggiore compliance e follow-up del paziente ndr), ciò non potrà che essere di beneficio per l’intera collettività”. (URI-ML)
Fonte: Federfarma
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