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domenica 6 maggio 2012

Iperplasia prostatica benigna, promettenti inibitori Pde-5

Gli inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5 (Pde5i) possono migliorare in modo significativo i sintomi del tratto urinario inferiore (Luts) e la disfunzione erettile (De) nei pazienti con iperplasia prostatica benigna (Ipb). I Pde5i sembrano essere un trattamento promettente per i Luts secondari a Ipb con o senza De. Sono queste le conclusioni di una revisione sistematica e metanalisi effettuata da Mauro Gacci del dipartimento di Urologia dell'università di Firenze, e collaboratori, sugli studi prospettici e trasversali disponibili relativi all'impiego dei Pde5i da soli o in associazione con alfa-1-bloccanti in pazienti con Luts da Ipb. Su 107 articoli recuperati, nella meta-analisi ne sono stati inclusi 12. Di questi 7 erano stati svolti con i Pde5i contro placebo, per un totale di 3.214 uomini, mentre 5 erano stati condotti su 216 soggetti confrontando l'associazione tra Pde5i e alfa-bloccanti agli alfa-bloccanti da soli. Il follow-up di tutti i trial è stato in media di 12 settimane. Combinando i risultati dei trial, l'uso dei Pde5i da soli rispetto al placebo è apparso associato - al termine dello studio - a un significativo miglioramento dell'International Index of Erectile Function (Iief) score e dell'International Prostate Symptom Score (Ipss) score ma non del tasso di flusso urinario massimo (Qmax). Rispetto all'alfa-bloccante da solo, l'associazione di Pde5i e alfa-bloccanti a fine studio ha invece dimostrato di migliorare non solo i punteggi Iief e Ipss ma anche il Qmax.
Fonte: DoctorNews - Eur Urol, 2012; 61(5):994-1003

mercoledì 15 febbraio 2012

Salute: innamorarsi rende gli uomini desiderosi di un figlio

MILANO - Innamorarsi rende meditabondi e desiderosi di un figlio. Specialmente gli uomini. Chi inizia una nuova relazione mostra infatti una maggiore attivazione delle aree cerebrali dell'attaccamento genitoriale quando vede un bambino rispetto a quando vede una persona. Lo ha scoperto uno studio israeliano, di cui parla la rivista 'New Scientist'. Il fenomeno, strano a dirsi, e' particolarmente evidente negli uomini, che pensano ai bambini gia' all'inizio di una relazione. "O, in alternativa, possono essere preoccupati dal desiderio della loro partner di avere un figlio - spiega Ruth Feldman, coordinatrice dello studio - e la loro maggiore attenzione a un bebe' si basa sul timore e il bisogno di essere più prudenti". I ricercatori hanno usato l'elettroencefalografia per monitorare l'attivita' cerebrale di 65 volontari, tra cui nuovi genitori, nuovi partner e single, mentre vedevano le foto di bebe', tra cui quelle dei propri figli, e foto neutre. Quando vedevano foto di altri bambini, i genitori e i nuovi partner mostrano una maggiore attivazione delle aree cerebrali della genitorialita', rispetto ai single. Risposta che aumentava quando i genitori vedevano la foto del proprio figlio. Le madri e i nuovi partner maschi in particolare hanno mostrato un'attivazione maggiore dei padri e delle partner donne. "Il che suggerisce che anche se i partner non lo sanno - aggiunge Helen Fisher, della Rutgers University di New York - stanno fisiologicamente gia' diventando pronti per un bambino".(ANSA).

martedì 7 febbraio 2012

SESSO: INFERTILITA' UOMINI DALLE INFEZIONI

(AGI) - Roma, 7 feb. - Le infezioni batteriche sono sempre piu' causa di problemi di infertilita' maschile. Spesso senza sintomi, vengono scoperte solamente in occasione di un desiderio di paternita' che stenta a concretizzarsi. "Sono sempre piu' i casi di uomini con problemi di infertilita' dettati da infezioni", spiega Manuel Pensis, referente del laboratorio di andrologia di ProCrea, centro di Medicina della Riproduzione di Lugano (Svizzera). "In particolare, registriamo un aumento di pazienti con HPV, E.coli e Clamidia: infezioni che sono asintomatiche, ma che possono provocare infertilita' o comunque danneggiare la qualita' del liquido spermatico". Le capacita' riproduttive nell'uomo sono in calo: negli ultimi due decenni e' stata riscontrata un diminuzione della quantita' media degli spermatozoi prodotti con anche un significativo calo della motilita'. Continua Pensis: "Quantita' e motilita' sono anche tra i due indicatori piu' importanti che possono dare delle informazioni utili sulle capacita' riproduttive in un uomo. Andando a danneggiarne una, oppure entrambe, ci troviamo davanti a una condizione di infertilita' maschile". Decisamente in aumento sono i casi di uomini nei quali e' stato diagnosticato il papillomavirus senza che gli stessi ne fossero a conoscenza. "Oltre al rischio di provocare il cancro alla propria partner, l'HPV nel liquido seminale puo' da un lato diminuire la fertilita': sull'apparato riproduttivo maschile questo virus puo' provocare l'astenozoospermia, ovvero ridotta o assente motilita' degli spermatozoi che e' una frequente causa di infertilita' nell'uomo". Prosegue il responsabile del laboratorio: "Per quanto molto diffuso, il batterio E.coli rappresenta a sua volta un rischio per la fertilita' dell'uomo: se arriva all'apparato genitale, puo' influire sulla qualita' del liquido spermatico, quindi influire sul grado di fertilita'". Anche la clamidia e' una infezione asintomatica che, se non curata, puo' portare all'infertilita' nell'uomo. Riscontrata in misura minore "rappresenta pero' sempre un elemento che influisce negativamente sulle capacita' fertili di un uomo", osserva Pensis. Conclude Michael Jemec, specialista in Medicina della Riproduzione del centro ProCrea: "Il problema maggiore e' quello della mancata prevenzione. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanita' il 30% dei nuovi casi di malattie sessualmente trasmissibili riguarda persone al di sotto dei 25 anni. Occorre puntare sempre piu' sulla prevenzione: se da una parte registriamo una maggior sensibilita' dei medici di famiglia e dei ginecologi nei confronti della salute riproduttiva maschile, troppo spesso gli uomini si sottopongono a controlli ancora tardi". .

giovedì 20 ottobre 2011

FERTILITA': "OROLOGIO BIOLOGICO" ANCHE PER UOMINI

(AGI) - Londra, 20 ott. - Anche gli uomini hanno un orologio biologico che scandisce il conto alla rovescia delle probabilita' di mettere al mondo un figlio. La fertilita' maschile diminuisce con l'eta' e, dopo i 41 anni, ogni anno che passa rende piu' difficile la paternita'. Uno studio condotto in una clinica per la cura dell'infertilita' ha scoperto che, tra i 41 e i 45 anni, le chance maschili di mettere incinta una donna calano del 7 per cento ogni anno che passa; e queste potenzialita' calano ancora piu' vertiginosamente man mano che passano gli anni. Non solo: anche la qualita' dello sperma risulta deteriorata con l'avanzare del'eta'. Finora la pressione si era concentrata soprattutto sulle donne, esortate a metter su famiglia prima dei 40 anni (eta' in cui le probabilita' di rimanere incinte naturalmente ma anche artificialmente calano bruscamente perche' cominciano a scarseggiare gli ovuli e anche la loro qualita' peggiora). Ma adesso gli esperti dicono che e' bene che anche gli uomini si sbrighino se vogliono avere figli. Lo studio e' stato condotto alla Huntingdon Reproductive Medicine Centre, in Brasile, e presentato alla conferenza annuale dell'American Society for Reproductive Medicine in Florida: e' stato analizzato l'esito di 570 fertilizzazioni in vitro realizzate nella clinica tra il marzo 2008 e l'aprile di quest'anno. Per esser certi che l'eta' della donna non influisse sul risultato, sono stati analizzati solo i casi in cui l'ovulo era stato donato da giovani madri. E si e' scoperto che l'eta' degli uomini che non riuscivano a concepire era "significativamente piu' alta" di quella di quanti avevano successo. Secondo lo studio, quando l'uomo ha 41 anni, la coppia ha il 60 per cento di chance di rimanere gravida; ma gia' a 45 anni, le chance calano al 35 per cento, per scendere ulteriormente con l'aumentare dell'eta'. Non solo: un'altra ricerca condotta tra le cavie e presentata allo stesso congresso ha mostrato che solo il 35 per cento degli esemplari di "mezz'eta'" riuscivano a concepire la prole; e molte delle gravidanze prodotte dai topini anziani finivano in aborti.

giovedì 16 giugno 2011

INVECCHIARE DRAMMA PER UN MASCHIO ITALIANO SU 2

(AGI) - Milano, 16 giu. - Invecchiare? Un dramma per un maschio italiano su due. Il segno peggiore degli anni che passano sono i capelli che cadono o che diventano irreversibilmente grigi. Infatti, per 7 italiani su 10, la 'piazza' fa piu' paura della pancetta o delle rughe sul viso. Sara' proprio per questo timore, sempre piu' diffuso, che gli uomini italiani over 30 sono diventati i principali consumatori di prodotti cosmetici e di bellezza? C'e' gia' qualcuno che parla di Sindrome di Dorian Gray. I dati emergono dalla ricerca Doxa-Alpecin su 'Italiani, capelli e invecchiamento', realizzata su 1005 italiani, uomini e donne, dai 15 anni in su. E le sorprese non sono mancate: innanzitutto si scopre che dopo i timori legati alla salute, che toccano 8 italiani su 10 (78%), cio' che piu' preoccupa rispetto agli anni che passano e' il dover mettere in discussione le abitudini consolidate, dal mangiare al lavorare in un certo modo (30%) fino ai cambiamenti che impediscono di divertirsi come una volta (28%), cosi' come tutti quei segni e quelle tracce fisiche che non si possono nascondere e che, inevitabilmente, indicano l'eta' che avanza (20%). I capelli sono l'elemento estetico su cui si concentra l'attenzione e la preoccupazione degli over 30. Sette maschi italiani su 10 (67%) confessano che sono il segno piu' evidente ed eloquente degli anni che passano: piu' dei denti che cadono o si ingialliscono (51%) e delle rughe sul viso. L'aumento del peso e la pancetta, a sorpresa, preoccupano invece solo un italiano su tre (29%).
La lotta alla calvizie vede impegnato quotidianamente un italiano su tre (29%) che considera i capelli il dettaglio del proprio look piu' importante in assoluto. Una percentuale decisamente maggiore rispetto a quel 23% che spende capitali in creme cosmetiche (quando non in iniezioni di botulino) per combattere le rughe sul viso, ogni anno piu' numerose e profonde. In totale gli uomini italiani che curano regolarmente la propria forma fisica si attestano al 56%. Focalizzandosi sui capelli, e' chiaro che tra i maschi l'incubo piu' ricorrente e', quello della calvizie (41%). A questo proposito l'indagine Doxa-Alpecin ha pensato di chiedere alle donne che cosa gli uomini devono assolutamente evitare per contrastare o nascondere la pelata. Proibizione assoluta per il parrucchino, out totale per il 59% delle donne italiane. Bocciati anche i capelli lunghi sulle spalle quando si incomincia a essere calvi o anche solo stempiati (44%). No ai capelli tinti (39%), ai quali preferiscono sempre e comunque la capigliatura sale e pepe o addirittura grigia ma naturale, e ovviamente al riporto (36%), sopportato soltanto dalle signore over 50. Maggiore indulgenza nei confronti della permanente maschile (23%), ma forse solo perche' decisamente passata di moda e molto rara, e dell'eccessivo ricorso a gel e pomate (22%).