NEWS


*

Visualizzazione post con etichetta Alcol. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alcol. Mostra tutti i post

venerdì 14 dicembre 2012

Pillola anti-sbronza, Federfarma interpella il Ministero


Federfarma prende carta e penna e chiede chiarimenti al ministero della Salute sulla cosiddetta «pillola anti-sbornia». La lettera, inoltrata stamattina, invita il dicastero a fornire indicazioni su «come debba essere qualificato il prodotto Etilsorb» e «se possa considerarsi regolarmente vendibile al pubblico».

L’iniziativa del sindacato fa seguito agli interrogativi pervenuti da alcuni titolari di farmacia e alle notizie diffuse nei giorni scorsi dai media. Nella sua interpellanza, in particolare, Federfarma fa riferimento a due articoli, uno apparso domenica scorsa sul quotidiano la Repubblica e l’altro diramato dall’Ansa il giorno stesso (vedi Filodiretto di lunedì). In quest’ultimo, tra le altre cose, si riporta una comunicazione del ministero della Salute secondo la quale la «pillola anti-sbronza» non avrebbe ancora ottenuto alcuna autorizzazione da parte del dicastero. Sempre secondo la stessa fonte, prosegue l’Ansa, l’Etilsorb avrebbe anche ricevuto un «parere negativo riguardo all'immissione in commercio» dal Consiglio superiore di Sanità. Il primo ad accendere i riflettori sulla pillola era stato domenica Gianni Testino, vicepresidente della Società italiana di alcologia: nell’articolo di Repubblica il medico (che è anche docente al San Martino di Genova) riferisce di volantini raccolti in alcune farmacie nei quali si affermerebbe che con Etilsorb si possono bere fino a cinque bicchieri di vino.

Intanto ieri sono scattati i primi controlli a tappeto dei Nas nelle farmacie di Genova, dove il prodotto sarebbe commercializzato da circa due mesi. Secondo un nuovo reportage di Repubblica, i militari potrebbero presto bussare alla porta dell’azienda che commercializzale pillole per sequestrare tutte le confezioni. (AS)
Fonte: Federfarma

sabato 3 novembre 2012

Alcol e giovani. A quota 14mila download l’App del Ministero per fermare l’abuso


Oltre 14mila ragazzi hanno scaricato finora sui loro smartphone “Adrenalina pura”, l’applicazione del ministero della Salute concepita per invitare i giovani a evitare l’abuso di alcol. I numeri però non sorridono. Più di 4 giovani su 10 tra i 18-24 anni assumono alcolici fuori dai pasti. Quasi il 10% in più rispetto a dieci anni fa.


03 NOV - L’applicazione per smartphone “Adrenalina pura” è un progetto digitale che mira al contrasto dei problemi correlati all’alcol soprattutto fra i giovanissimi, come l’innalzamento dai 16 ai 18 anni del divieto di vendita di alcolici, insieme a un inasprimento delle sanzioni per i rivenditori trasgressori, misure contenute nel decreto del Ministro Balduzzi convertito in legge mercoledì.
Gli ultimi dati disponibili mostrano come nell’ultimo decennio i consumatori di alcol fuori dai pasti siano passati dal 14,5% al 16,9% nella fascia 14-17 anni e dal 33,7% al 41,9% in quella 18-24. In particolare, il dato è più che raddoppiato per le ragazze tra i 14 e i 17 anni, passando dal 6% del 1995 al 14,6% del 2010. E’ cresciuto inoltre negli ultimi anni il fenomeno del binge drinking, la pratica di ingerire bevande alcoliche diverse in un breve intervallo di tempo: una “abbuffata alcolica” dalle conseguenze potenzialmente molto pericolose.
L’app “Adrenalina pura”, disponibile gratuitamente su iTunes, è composta da tre sezioni. Nella prima è possibile calcolare indicativamente il tasso alcolemico incrociando i propri dati su sesso e corporatura con le dosi di alcolici assunte. Nella seconda, invece, i ragazzi possono giocare a un quiz con domande sulla musica e sul consumo di alcol: rispondendo esattamente viene via via sbloccata la terza sezione che contiene una playlist musicale di 20 canzoni.
Al progetto di “Adrenalina pura” è stato affiancato un concorso durato quattro settimane e realizzato in collaborazione con Sony Music Italia: i ragazzi che scaricavano l’applicazione, rispondevano al quiz e si registravano potevano vincere 15 biglietti di concerti di artisti Sony per l’autunno-inverno 2012/2013. Testimonial del concorso sono stati I Moderni, band seconda classificata della quinta stagione di X Factor e in uscita con un nuovo brano. Oltre 220mila sono stati i contatti registrati sugli spazi Sony su Facebook e sulle pagine web di tutti i loro gli artisti dedicate a “Adrenalina pura”: il 90% delle persone raggiunte ha tra i 14 e i 25 anni.
Fonte: Quotidianosanità



sabato 4 agosto 2012

Farmaci e alcol: maggiori rischi per fegato e stomaco

Assumere farmaci e sorseggiare alcolici può avere effetti negativi imprevedibili e triplicare il rischio di danneggiare fegato e stomaco.
E' quanto hanno concluso i ricercatori dello Swedish Research Council. Secondo le evidenze raccolte dagli scienziati, l'alcol può modificare il modo in cui alcuni enzimi e altre sostanze agiscono con le migliaia di farmaci che esistono in commercio.
Ad esempio l'alcol impedisce ad alcuni farmaci di sciogliersi in modo corretto nello stomaco e ciò può procurare danni all'organo. Per osservare il modo in cui il connubio alcol e farmaci può essere dannoso, gli studiosi svedesi hanno ricreato in laboratorio l'ambiente chimico intestinale: assumendo farmaci e alcol il 60% delle medicine ha reagito in modo anomalo, in particolare farmaci anticancro, antidolorifici e anticoagulanti. Lo studio è stato pubblicato su Molecular Pharmaceutics.
Fonte: CUFRAD

domenica 1 luglio 2012

Chi e perché può diventare un alcolista?


L'alcologia è sicuramente una disciplina complessa, in cui si intersecano medicina, biologia, psicologia, sociologia, antropologia, legge, religione, scienze economiche e commerciali.
Questo fatto ha sicuramente provocato il nascere e lo svilupparsi di confusioni, incertezze, conflitti e questo già a cominciare dalla stessa definizione di "alcolista".
Ognuna delle discipline interessate utilizza, in effetti, riferimenti del tutto diversi per definire l'alcolismo. La scienza medica si concentra sugli aspetti patologici legati al bere; la psichiatria e la psicologia legano l'alcolismo ai concetti di disagio, disadattamento, stile di vita; l'epidemiologia valuta la quantità e la frequenza dei consumi anche se, nonostante le numerose ricerche fatte, non si ha nessuna certezza riguardo quale sia la cosiddetta "soglia di rischio". Ognuna di queste discipline si è impegnata per trovare un criterio certo che consentisse di individuare l'"alcolista"; di fatto non esiste una linea di demarcazione definita tra chi è bevitore e chi è alcolista. E se tale linea esiste, è solo per convenzione?


Il desiderio degli studiosi di separare il ruolo ereditario da quello ambientale e quello costituzionale da quello acquisito ha portato, per un certo periodo, al fiorire di studi su gemelli monozigoti e dizigoti (Kaij, 1960) nonché su soggetti allevati in famiglie di alcolisti confrontati con gruppi di fanciulli orfani di genitori alcolisti e cresciuti in istituti (Goodwin et al., 1973). Sono stati fatti anche studi su cervelli di soggetti deceduti per etilismo nel tentativo di identificare una base genetica dell'alcolismo. Secondo alcuni studiosi sarebbe stata scoperta una correlazione tra specifici cromosomi e la predisposizione genetica all'alcolismo. (Crabbe, McSwigan e Belknap, 1985).
Le ricerche svolte in tal senso non hanno tuttavia mai dato risultati certi e definitivi e nel corso degli anni l'interesse di ricercatori e clinici si è sempre più spostato a sottolineare la "familiarità" nella dipendenza alcolica, sia essa dovuta a fattori genetici o ambientali.
Alcuni ricercatori hanno ritenuto che i fattori di personalità giochino un ruolo significativo nel determinare la condotta alcolica. Premettendo che per personalità si intende l'"insieme di caratteristiche psichiche e modalità di comportamento che, nella loro integrazione, costituiscono il nucleo irriducibile di un individuo che rimane tale nella molteplicità e diversità delle situazioni ambientali in cui si esprime e si trova a operare" (Galimberti, 1992), l'attenzione dei ricercatori si è focalizzata principalmente sui seguenti tre aspetti:

1. Debolezza dell'Io, che include debole identità sessuale, scarsa tolleranza alle frustrazioni, impulsività, concetto negativo di sè, difficoltà nello stabilire relazioni umane soddisfacenti.
2. Depressione: è un sintomo che, in diversa misura, accompagna circa il 90% degli alcolisti. La maggioranza dei sintomi depressivi che si riscontrano nel paziente al momento della richiesta di aiuto, ha natura provvisoria, dovuta sia allo stato di intossicazione, sia alla situazione esistenziale.
L'alcolismo aumenta la condizione depressiva di partenza per tre motivi:
a) perché il paziente si rende conto che lo stato di quiete e/o di benessere non è reale ma virtuale;
b) perché la realtà esterna ed interna si ripresenta così come era, anzi aggravata dagli effetti della sostanza;
c) perché si rende conto che per star bene o evitare di stare troppo molto male è dipendente dall'alcol.
3.Sociopatia: si tratta della presenza di comportamenti antisociali.


Un altro criterio di valutare e descrivere il problema dell'alcolismo e degli "alcolismi" è quello che prende in considerazione fattori ambientali, professionali, culturali ed economici.
Esiste una correlazione tra l'ambiente in cui si vive e il bere, per esempio nelle zone a produzione vinicola il consumo di alcol è essenzialmente sotto forma di vino, nelle zone urbanizzate si bevono birra e distillati. Comunque deve essere considerato anche come il comportamento delle persone nei confronti della bevuta eccessiva sia diverso tra la campagna e la città.
Lo studio fatto sulle caratteristiche delle persone, nel tentativo di definire una personalità prealcolica, basati sulla valutazione di quei fattori psicologici che eventualmente porterebbero a una condizione di alcolismo, non hanno ottenuto risultati chiari. Poichè l'alcol modifica la personalità e le caratteristiche biofunzionali del soggetto, è difficile stabilire un nesso tra ciò che è l'alcolista e la persona che era prima. Altrettanto difficile è definire la personalità alcolica, perché molto diverse tra loro sono le persone che bevono eccessivamente, differenti sono i modi, la qualità e la quantità delle bevande scelte e vari sono i fattori psicologici, fisici, di emarginazione, di angoscia, di reazione al sociale che contraddistinguono ogni alcolista. Forse l'unica costante è la tendenza a nascondere, anche a se stesso, la dipendenza giustificandola per vergogna e convincendosi di poter smettere in qualsiasi momento: insomma l'alcolista tende a ignorare e a negare la sua condizione, ma a sentirsi anche profondamente in colpa per questo. Non essendo possibile definire in modo soddisfacente la personalità alcolica, ma, considerando i differenti aspetti comportamentali, le diverse dinamiche psicologiche delle persone e i cambiamenti personali in funzione dell'ambiente e del contesto in cui il soggetto si trova, Furlan e Picci (1990) hanno tracciato alcune tipologie di bevitore, distinguibili tra di loro per la condotta etilica:

1. Bevitore compulsivo: beve ogni giorno fino ad ubriacarsi; dopo aver iniziato a bere, non riesce più a controllarsi. Smette soltanto perché lo stato di incoscienza, la fine del denaro o interventi esterni lo costringono ad arrestarsi. Riesce a trascorrere brevi periodi di astinenza o intervalli fra le bevute, ma il primo sorso di alcol fa immediatamente scattare il comportamento del tutto o nulla e continua a bere fino a ubriacarsi.
2. Bevitore gregario: corrisponde all'alcolista da bar o da trattoria di paese, che di rado perde totalmente il controllo. L'alcol ha la funzione di elemento unificante tra i singoli bevitori che, pur avendo personalità diverse, riescono generalmente ad armonizzare tra di loro, a darsi pacche sulle spalle, ad abbracciarsi. Il gruppo diviene privilegiato o sostitutivo di altri rapporti interpersonali di tipo più individuale. In genere il gregario non soffre di particolari frustrazioni o conflitti, perciò l'appartenente a questa tipologia dovrebbe essere colui che ha la prognosi più favorevole nei confronti del bere.
3. Bevitore autistico: corrisponde al clochard, al barbone per vocazione. Sono in genere persone emarginate dalla società o per rifiuto o per costrizione. Vivono grazie all'assistenza o a un'attività minima che consente loro di sopravvivere. L'alcol potrebbe essere il mezzo di consolazione per la situazione vissuta, oppure potrebbe essere stato la causa di questo tipo di vita.
4. Bevitore solipsistico: corrisponde al professionista che si chiude nello studio e passa buona parte del tempo a bere. Questo tipo di bevitore sfoga nell'alcol le tensioni della vita quotidiana, il timore di non essere e di non fare abbastanza rispetto ad un'immagine ipertrofica di sè. Tale immagine in realtà è conflittuale, non tanto per la conscia paura del soggetto di non poterla soddisfare, ma perché è sovrimposta dalla società e forse, a suo tempo, dalla famiglia. Può essere definito un alcolismo da successo, e si può manifestare in tutte le classi sociali quando il punto d'arrivo non è in sintonia con i reali investimenti personali.
5. Bevitore regressivo: presenta caratteristiche sfuggenti. E' colui che beve periodicamente, intervallando mesi di eccessi a mesi di bevute normali. È un soggetto che cerca di controllarsi, ma in situazioni a rischio, come in compagnia, difficilmente riesce a mantenere i buoni propositi, si lascia coinvolgere facilmente in situazioni di tipo disinibitorio e di eccesso. Così come la tipologia sfugge, anche la personalità sottostante è difficilmente inquadrabile.
6. Bevitore reattivo: corrisponde allo stereotipo del "colpito dalla vita" o "colui che è costretto dall'alcol", da gravose situazioni esistenziali. Incontra l'alcol in conseguenza di una situazione dolorosa, come un lutto, e il tutto assume il carattere di una crisi. Non essendo in grado di reagire diversamente, beve e questo accentua la disperazione che ha scatenato la situazione, in quanto "la battaglia contro l'alcol si rivela più fallimentare e destinata a più cocenti sconfitte" (Garonna, 1973). L'alcol diviene il mezzo per sopportare, per lenire le paure e il dolore, diventando così un sostituto affettivo gratificante e soddisfacente.
7. Bevitore pulsionale: si tratta di un soggetto spesso portatore di tratti nevrotici, che però non configurano un quadro psichiatrico conclamato, perché il più delle volte sono di natura reattiva alle costrizioni o alle sollecitazioni ricevute dall'ambiente. E' consapevole della sua dipendenza, ma cerca l'alcol volontariamente, perché questo assume il significato di sedativo e diventa una fonte di piacere. Questi soggetti mancano della capacità di dilazionare il desiderio, rispondendo al bisogno con la soddisfazione immediata, perché "bere è comunque piacevole".


Kessel e Walton (1965) hanno descritto dei profili psicologici di personalità tipici della persona alcolista:

1. Personalità immature: non riescono a staccarsi dai genitori; mostrano un'attitudine infantile ad essere approvati; è stato anche evidenziato un rapporto troppo stretto con la figura materna.
2. Personalità autoindulgenti: figli di genitori iperprotettivi che fanno tutto per loro e corrono in loro soccorso prima che possano sviluppare le proprie capacità di affrontare un problema. Hanno difficoltà nei rapporti interpersonali e utilizzano l'alcol per ridurre il loro disagio; l'essere troppo indulgenti verso se stessi rende più difficile il controllo.
3. Personalità con problemi sessuali: anche tra gli alcolisti troviamo personalità con notevoli problemi a livello sessuale.
4. Personalità autopunitive: risentono degli effetti di un'educazione esagerata nel reprimere i sentimenti ostili. Hanno difficoltà a reagire e talora esplodono dopo aver represso troppo a lungo la collera.
5. Personalità stressate: messi a dura prova hanno difficoltà a controllarsi: l'ansia sale e diviene paralizzante, li blocca mentre cercano di risolvere un problema. L'alcol gli consente di abbassare l'ansia e fronteggiare così le varie situazioni.
Quello che viene riportato nel suddetto articolo non è esaustivo di tutto quello che c'è da sapere sull'alcolismo, infatti c'è ancora tanto da dire. Prossimamente, quindi, verranno approfonditi gli altri aspetti.

Fonte: Cufrad

lunedì 25 giugno 2012

Spopola sulle spiagge l'ultima discutibile novità del settore "refreshing": il ghiacciolo alcolico

Spopolano i ghiaccioli alcolici

I ghiaccioli alcolici sono l'ultima novità del settore "refreshing": a venderli sono bar, lidi, discoteche e locali all'aperto. Il perché di tanto successo? Il "Frozen cocktail" aggiunge al ghiacciolo, lo snack dissetante più amato da grandi e piccini, un tocco di glamour, eleganza e mondanità.
Questa stravagante tendenza ha preso piede a New York, da sempre patria di mode e trend internazionali. Gli ideatori dei ghiaccioli alcolici hanno trovato il modo di rinnovare i menu dei bar e dei locali della "Grande mela", facendo affari d'oro con un mix perfetto tra il ghiacciolo ed il drink tipico dell'aperitivo.
I gusti sono i più disparati: Mojito, Rhum e Pera, Caipiroska, Caipirinha, Vodka e pesca, Gin Lemon, e così via. C'è davvero l'imbarazzo della scelta!
Inutile dire che, dopo aver conquistato gli Stati Uniti, i Frozen cocktail stanno arrivando anche da noi. Questi ghiaccioli alcolici sono la soluzione perfetta per rinfrescarsi nelle afose giornate estive senza rinunciare alla carica offerta dal classico cocktail alcolico. Gli ingredienti sono semplici: ghiaccio, frutta e alcol.
I barman hanno il compito di trovare la miscela perfetta degli ingredienti prescelti, in modo da garantire una convivenza armonica e gustosa dei sapori.
Le percentuali di alcol presenti nei ghiaccioli variano a seconda del tipo, fino ad un picco massimo del 20 per cento. Se si superano queste dosi, il gusto diventa troppo forte e marcato.
Fonte: CUFRAD

mercoledì 23 maggio 2012

Roma: pronti nuovi divieti sull'alcol, arriva un regolamento del Campidoglio

ROMA - Stop alle bevute per strada di notte, ma in pianta stabile. Potrebbe essere una delibera di consiglio comunale, che modifichi il regolamento di polizia urbana, a mettere un freno agli eccessi della movida senza prestare il fianco a bocciature come quella del Tar. Che, la scorsa settimana, ha cancellato l'ordinanza anti alcol delCampidoglio, contestando la reiterazione di un provvedimento legato a una «situazione d'emergenza» che, secondo i giudici amministrativi, potrebbe essere risolta con «strumenti ordinari».
Dopo il primo weekend a bevuta libera, che ha riportato le bottiglie nelle strade della vita notturna, il Campidoglio punta a trovare una soluzione stabile che vada incontro all'allarme dei residenti, preoccupati anche dall'arrivo dei mesi caldi e dalla liberalizzazione degli orari dei pubblici esercizi. «Se questa situazione non è da considerarsi di emergenza, ma ordinaria, siamo messi davvero male», commenta Viviana Di Capua, presidente dell'Associazione abitanti centro storico. Domani i rappresentanti dei residenti delle zone della movida sono state convocate per un incontro con l'assessore capitolino alla cultura Dino Gasperini e il delegato alla sicurezza Giorgio Ciardi, alla quale parteciperà anche Gianni Alemanno.
Sul tavolo ci sono le proposte per regolamentare la vita notturna. «Negli ultimi anni la situazione, su questo fronte, è nettamente migliorata - sostiene Ciardi - Ma già nello scorso fine settimana, dopo l'annullamento dell'ordinanza anti alcol da parte del Tar, sono tornate a vedersi le bottiglie rotte per strada». Il problema, secondo il delegato alla sicurezza, «è che i Comuni hanno bisogno di strumenti adeguati, che attualmente, non posseggono, per contrastare gli eccessi della vita notturna». La soluzione può arrivare da una delibera di iniziativa consiliare presentata da Fabrizio Santori, presidente della commissione sicurezza.
Il provvedimento prevede che «è fatto obbligo di sospendere la vendita per asporto di qualsiasi bevanda alcolica dalle ore 23 fino a chiusura degli esercizi, da parte dei pubblici esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, dei circoli autorizzati alla somministrazione di alimenti e bevande, dagli esercenti il commercio su area pubblica anche in qualità di artigiano o di industria». Inoltre, si legge nella proposta di delibera, «è vietato dalle ore 23 alle 6 il consumo di bevande alcoliche nelle strade pubbliche o aperte al pubblico transito». Insomma, si ripropone il testo dell'ordinanza anti alcol, rendendolo però organico al regolamento comunale. Le norme, così, sarebbero però valide su tutto il territorio cittadino, e non solo nelle zone individuate dalle passate ordinanze.
La delibera passerà oggi al vaglio della commissione commercio. Quindi è attesa all'esame della commissione statuto, per poi dover approdare in aula Giulio Cesare per l'esame definitivo. «È un modo per dare strumenti adeguati alle forze dell'ordine, che attualmente hanno armi spuntate - spiega Santori - In questo modo Roma si adeguerebbe ad altre città italiane, come Bologna, ed europee: a Londra, per esempio, il consumo di alcol per strada è vietato fin dalle 21». D'accordo con la proposta Orlando Corsetti, presidente del I Municipio: «Sono d'accordo con quest'idea, perché c'è bisogno regole certe - sottolinea il minisindaco del centro storico - Ma lo stesso servirebbe anche per le altre questioni aperte, come quella dell'occupazione di suolo pubblico, contro le quali andiamo spesso a scontrarci contro un muro di gomma».
Fonte: CUFRAD

Alcol: quando il consumo è a rischio?

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce consumo a rischio il consumo di bevande alcoliche che ecceda:- 20 grammi per le donne (1-2 bicchieri da 100 cc di vino, o 1-2 lattine di birra, o unità equivalenti di altre bevande alcoli­che);- 40 grammi per gli uomini (2-3 bicchieri da 100 cc. di vino, 2-3 lattine di birra, o equivalenti di altre bevande alcoliche);- 10 grammi per gli ultra 65enni (un bicchiere);- 10 grammi per i giovani dai 16 ai 18 anni;- qualsiasi livello di consumo per i giovani al di sotto dei 15 anni.Inoltre, è considerato a rischio il consumo di alcol in gravidanza, durante l'allattamento, in malattia, in contemporanea con l'assunzione di alcuni farmaci (soprattutto psicofarmaci), prima di mettersi alla guida.Occorre specificare che la definizione di rischio, che fa riferimen­to a soglie quantitative, non è sempre precisa per tutti perchè il rischio individuale è correlato ad una pluralità di fattori concomitanti, che non sempre sono noti. Ad esempio il peso e la statura, la presenza di ma­lattie, il consumo di farmaci. Ogni individuo ha un profilo di rischio che può modificarsi nel tempo e che ciascuno dovrebbe conoscere per assumere decisioni consapevoli in merito all'assunzione di bevande alcoliche.
Fonte: Cufrad

lunedì 21 maggio 2012

OMS: L’EUROPA HA I CONSUMI PRO CAPITE DI ALCOOL PIÙ ALTI AL MONDO. UN PIANO PER RIDURRE I CONSUMI

L’equivalente di 12,5 litri di alcool puro l’anno. 27 grammi di bevanda pura al giorno, ovvero l’equivalente di tre drink. Questo il consumo medio di alcolici del cittadino europeo medio, il doppio del consumo medio dialcool rispetto alla media mondiale . Il dato emerge dal più recente report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (“Alcohol in the European Union), sponsorizzato dalla Commissione Europea.. Nel documento viene inoltre analizzato in che modo l’alcool influenzi la salute quanto spesso, dove e in che contesto si beve. Sebbene alto in tutte le zone europee, il consumo è più alto nell’Europa Centrale e in quella dell’Est (14,5 litri di alcool puro l’anno), rispetto all’Europa Occidentale (12,4 litri), all’Europa del Sud (11,2 litri) e alle nazioni più a nord (10,4 litri). Ma il dato cambia leggermente quando si considerano le abitudini di consumo più pericolose, come il bere fuori dai pasti, in luoghi pubblici o il bere saltuariamente quantità di alcool molto grandi, pratica chiamata “binge drinking”. In questo caso, in una scala da 1 a 5, dove 1 indica il danno minore e 5 il rischio maggiore, le nazioni del Nord Europa segnano un valore di 2,8 che è solo lievemente più basso di quello dell’Europa Orientale (2,9), ma significativamente più alto delle nazioni del centro (1,5) e del Sud Europa (1,1).

Il numero di morti associate al bere è in media di 57 uomini e 15 donne ogni 100mila abitanti: l’11,8% di tutte le morti di persone di età compresa tra 15 e 64 anni nel 2004 è stata dovuta all’alcool; si tratta di 1 morte ogni 7 per gli uomini e 1 ogni 13 per le donne. Il picco verso l’alto si ha – di nuovo – nell’Europa dell’Est rispettivamente di 129 uomini e 27 donne morte per questa causa ogni 100 mila abitanti, mentre il record positivo si ha nel sud del continente, con 30 uomini e 10 donne. Oltre a fare del male a loro stessi, gli europei che bevono troppo fanno però male anche a chi sta loro intorno: nel 2004 sono state oltre 5500 le morti di uomini di tutte le età, e oltre 2000 quelle per le donne, attribuibili alle abitudini di consumo altrui: si tratta del 3,3% di tutti i decessi di persone tra i 15 e i 64 anni, avvenute principalmente a causa di incidenti stradali, ma anche per violenza. Per arginare questo problema l’Oms ha stabilito un piano d’azione per il periodo 2012-2020, il cui scopo è quello di far diminuire il consumo di alcool nel continente. Il programma è stato sottoscritto dai 53 stati membri nel 2011, e offre una serie di consigli di politiche su base regionale che dovrebbero ridurre i danni e i rischi per la salute di tutti: regolazione dei prezzi degli alcolici, perseguire chi si mette alla guida dopo aver bevuto, diminuire la pubblicità di alcolici e altro ancora.
Fonte: CUFRAD

martedì 15 maggio 2012

Stay Sober Drug: la pillola anti sbronza

Dopo lo spray che ubriaca a ogni spruzzata, arriva lo iomazenil, che gli inglesi chiamano “stay sober drug”, ovvero la medicina per restare sobri, che dopo una sonora sbronza, miracolosamente, è in grado di riportare il bevitore a uno stato di normalità. E magari gli consente anche di mettersi alla guida nel pieno delle sue facoltà.
Blocca l’effetto dell’alcol sul sistema nervosoI ricercatori della Yale University hanno infatti avviato la sperimentazione di un farmaco su volontari tra i 21 e i 35 anni di età. Secondo lo studio pilota i volontari che avevano assunto questa sostanza e poi avevano bevuto mostravano un tempo di reazione di frenata molto più rapido. L’obiettivo è quello di mettere a punto una medicina capace di annullare alcuni degli effetti più pericolosi dell’alcol. Gli scienziati americani sostengono che il farmaco potrebbe bloccare l’azione dell’alcol sul sistema nervoso centrale, “spegnendo” quei recettori cerebrali sensibili all’alcol, riducendo contemporaneamente i rischi per il fegato e per gli altri organi interni.Un farmaco liquido che riproduca effetti dell’alcol, ma non nociviIn Gran Bretagna, dove il problema dell’alcolismo è molto sentito ed è dilagante, molti istituti scientifici sono impegnati sul fronte dell’annullamento magico della sbornia. La speranza degli studiosi è creare una "pillola della sobrietà" che scoraggi i bevitori pesanti dall’assumere alcolici, dato che minimizza anche gli effetti più evidenti della sbronza. Ma un farmaco che blocchi l’azione dell’alcool sul sistema nervoso potrebbe anche potenzialmente servire come trattamento all’intossicazione dall’alcol, un disturbo per il quale attualmente non c'è rimedio. Al momento, uno dei risultati più perseguiti è quello di creare un farmaco, rigorosamente liquido, che riproduca l’effetto dell’alcol nei suoi aspetti più piacevoli, senza però presentarne i lati cattivi.
Fonte: CUFRAD

mercoledì 9 maggio 2012

Russia: la legge secca del "no" per combattere l'alcolismo

Nel giorno dell'incoronazione di Vladimir Putin (per la terza volta) a capo supremo della Russia, è stato reso noto che il governo cittadino della capitale intende ridurre del 90 per cento, di qui a tre anni, il numero dei negozi autorizzati a vendere alcolici, triplicando inoltre le pene per chi beve alcolici - compresa la birra - in luogo aperto al pubblico. Il doppio giro di vite sulle modalità di vendita e consumo di alcolici rientra nel quadro di una campagna di lotta all'alcolismo lanciata dall'ex presidente Dmitrij Medvedev nell'agosto 2009 e condotta finora abbastanza in sordina; in pratica i vincoli finora posti alla vendita di alcol sono relativi all'orario (proibita la vendita fra le 10 di sera e le 10 del mattino) e al prezzo, che ha un minimo di legge di circa 3 euro per la bottiglia classica da mezzo litro. Se queste nuove misure annunciate dovessero essere effettivamente realizzate, le possibilità di acquistare bevande alcoliche a Mosca (ma certamente la cosa si estenderebbe ben presto a tutto il resto del paese) diminuirebbero drasticamente.
Il che riporta alla mente in modo assai preoccupante la famigerata "legge secca" fatta approvare a suo tempo dal presidente sovietico Michail Gorbaciov: una legge che avrebbe dovuto combattere la piaga storica dell'alcolismo rendendo difficile e costoso produrre, vendere e consumare vino e vodka, ma finì solo per rendere Gorbaciov odioso alla maggior parte dei maschi russi, contribuendo non poco, in ultima analisi, al crollo del Partito comunista e alla dissoluzione dell'Urss (forse non a caso l'"uomo forte" che con un largo consenso di massa prese il potere dalle mani di Gorbaciov fu il noto alcolista Boris Eltsin...). Un ulteriore pessimo auspicio per il nuovo mandato di Putin, quindi: vedremo se l'amato leader - che personalmente non beve se non birra, ma che pochi anni or sono sorrise benevolmente quando un nuovo brand di vodka popolare a basso prezzo fu battezzato col suo cognome (grazie al doppio senso legato alla radice "put-", che rimanda a "viaggio") - riterrà di continuare su questa strada o ne cercherà di diverse.
Certo è che il problema dell'alcolismo, al di là delle battute e delle interpretazioni "politiche", in Russia è particolarmente drammatico. Le statistiche sono terribili: il 76 per cento dei russi adulti (e la quasi totalità dei maschi) bevono regolarmente alcol, al punto che il consumo pro capite (cioè neonati inclusi) annuale è di ben 17 litri di alcol puro, pari a oltre 42 litri di vodka, oltre il doppio della quantità massima che l'Organizzazione mondiale della sanità ritiene tollerabile. L'età media alla quale inizia il consumo regolare di alcol è di soli 14 anni, e si calcola che l'alcol provochi ogni anno ben 75.000 morti in modo diretto (cirrosi e intossicazioni da alcol) e molti di più in modo indiretto attraverso malattie e incidenti collegati all'eccessivo consumo.
Fonte: CUFRAD

martedì 8 maggio 2012

Un miorilassante per combattere alcolismo (?)

Un rilassante per combattere l'alcolismo. E' stato approvato dall'agenzia francese il farmaco contenente il principio attivo del baclofene, un miorilassante ad azione centrale prescritto solitamente per dolori muscolari. A gioire per il risultato il cardiologo francese Olivier Ameisen, che ha iniziato a testare la sostanza 10 anni fa su se stesso. La premessa di Ameisen è che la dipendenza da alcol abbia una base neurobiologica: alte dosi del principio attivo avevano ottenuto risultati positivi sui topi. Successivamente il cardiologo applicò la sperimentazione a se stesso, somministrandosi dai 200 ai 300 milligrammi al giorno. Sono dieci anni che si è liberato della dipendenza e i suoi studi sono stati pubblicati su riviste come Science & Nature e sono stati oggetto di numerosi congressi.Recentemente la rivista Alcohol e Alcoholism ha pubblicato i risultati di uno studio condotto su alcolisti, riscontrando un'efficacia del baclofene nel 58 per cento dei casi. Tra gli effetti collaterali, una sonnolenza all'inizio del trattamento. Nonostante l'approvazione dell'agenzia del farmaco, il trattamento basato su questo miorilassante va valutato "caso per caso".
Fonte: CUFRAD

lunedì 23 aprile 2012

Disturbo bipolare ed abuso di sostanze

Fonte: Aipsimed.org 21 aprile 2012
prof. Massimo Clerici*
Le indagini epidemiologiche e l'esperienza clinica maturata nel contesto dei Servizi per le Tossicodipendenze (Ser.T e comunità terapeutiche) confermano come l'uso di sostanze, negli ultimi decenni, si sia trasformato dal fenomeno di nicchia, tipico degli anni Settanta-Ottanta, al comportamento sregolato di massa che osserviamo oggi. Oltre a note implicazioni sociali, legali ed economiche, questa tendenza all'abuso ha importanti ripercussioni sul piano sanitario, anche al di là dei possibili danni organici derivanti dalla dipendenza.
Infatti, l'assunzione di sostanze tende a slatentizzare disturbi psichici di varia natura in soggetti predisposti, anticipandone l'insorgenza e peggiorandone le manifestazioni, nonché a complicare enormemente la gestione farmacologica e psicosociale dei pazienti in terapia. D'altro canto, è noto come la presenza di diverse patologie psichiatriche faciliti l'avvicinamento all'uso di sostanze e come i disturbi dell'umore, in particolare il disturbo bipolare (DB), siano tra le condizioni più spesso associate a questo tipo di comportamenti, soprattutto nei quadri caratterizzati da tratti più marcatamente ansiosi e da spiccata impulsività. Le evidenze della letteratura indicano che circa 2 pazienti bipolari su 3 (60-65%) incontreranno una sostanza durante il proprio decorso clinico (1).

Per chiunque si trovi a gestire soggetti con DB risulta essenziale, dunque, essere in grado di riconoscere le criticità associate a questa comorbilità e individuare un approccio terapeutico adeguato. Purtroppo, oggi, la mancanza di linee guida "evidence-based" impedisce di avvalersi di protocolli di intervento validati e condivisi e il trattamento è spesso pianificato e attuato in modo empirico, in relazione al tipo di formazione, all'esperienza clinica individuale e alle caratteristiche della struttura in cui si opera. In attesa che questa lacuna venga colmata grazie a trial randomizzati controllati di ampie dimensioni, per offrire un miglior supporto ai pazienti bipolari con comorbilità d'abuso è utile fare riferimento ad alcune indicazioni provenienti dagli studi più solidi e rilevanti condotti finora.
Le criticità cliniche
Il primo aspetto da tenere in considerazione nell'approccio al paziente bipolare dipendente da sostanze è che, nella maggioranza dei casi, se si riesce a controllare la patologia psichiatrica di base anche la tendenza all'abuso, spesso favorita dalla patologia stessa o dall'alterazione di meccanismi in parte condivisi con quest'ultima, migliora.D'altro canto, una disintossicazione preliminare, soprattutto nei casi più compromessi dal punto di vista organico, permette di intraprendere con maggiore serenità e garanzie d'efficacia una terapia farmacologica specifica per il DB.
In proposito, occorre tuttavia precisare che l'approccio alla disassuefazione nel soggetto con DB può necessitare di strategie differenti da quelle convenzionali (per esempio, i cocainomani bipolari sono spesso resistenti ai trattamenti efficaci nei non bipolari) e che, una volta disintossicato, il paziente con storia di abuso di sostanze ha un'elevata probabilità di ricaduta, richiedendo quindi un monitoraggio particolarmente attento durante tutto il percorso terapeutico.
Un secondo elemento chiave nella pianificazione del trattamento riguarda la specificità di presentazione del disturbo psichiatrico in questa categoria di pazienti. In particolare, il soggetto bipolare che fa uso di sostanze è caratterizzato da un'insorgenza precoce della patologia psichiatrica (precedente o successiva all'inizio dell'abuso), una marcata familiarità per disturbi dell'umore, un'elevata instabilità degli episodi (spesso, con cicli rapidi e stati misti), una resistenza al trattamento con litio, un decorso clinico mediamente peggiore (specie se l'abuso è presente da oltre 2 anni) e una spiccata tendenza a mettere in atto pratiche anticonservative (probabilmente promossa dalla coesistenza di dipendenza, stati misti e impulsività) (2-4).
Al momento di definire la terapia, inoltre, non vanno sottovalutati eventuali ulteriori comorbilità organiche e/o psichiatriche e fattori di rischio specifici associati all'assunzione della sostanza d'abuso, che possono precludere il trattamento con alcune classi di farmaci a causa delle possibili interferenze e tossicità metaboliche.Sul fronte delle correlazioni psichiatriche, è noto come la dipendenza da cocaina nel paziente con DB (in genere di tipo 1) sia spesso associata a comportamenti antisociali e a disturbo post-traumatico da stress, mentre l'alcolismo (che si osserva più frequentemente in concomitanza con il DB di tipo 2) tende a essere accompagnato da disturbo d'ansia generalizzato (5).
Il soggetto con dipendenze, inoltre, è in molti casi caratterizzato da una forte impulsività, che può costituire un tratto preesistente al comportamento d'abuso (rappresentando a tutti gli effetti un fattore promuovente) oppure essere indotta secondariamente dall'assunzione della sostanza stessa a causa dell'attivazione del sistema catecolaminergico. Ove possibile, quindi, prevedere l'impiego di farmaci in grado di controllare l'impulsività può risultare vantaggioso ai fini della disintossicazione, favorendo contemporaneamente una migliore aderenza alle terapie (6).
I trattamenti proponibili
Posto che un trattamento farmacologico e un attento monitoraggio a lungo termine nel paziente bipolare che fa uso di sostanze sono sempre necessari, anche per aumentare l'efficacia dei programmi di recupero psicosociali altrimenti destinati a fallire, resta da capire verso quale principio attivo orientarsi caso per caso, tenendo conto, oltre che di tutti gli elementi già citati, anche del potenziale abuso del farmaco da parte del paziente. I trial in grado di supportare la scelta non sono molti, ma forniscono comunque un certo numero di indicazioni utili.

Gli studi che hanno valutato l'azione di principi antipsicotici, in particolare quetiapina, in cocainomani affetti da DB hanno evidenziato la sostanziale inefficacia di tale modalità di intervento sul comportamento d'abuso e sui sintomi psichiatrici, scoraggiandone l'impiego in questa specifica categoria di soggetti bipolari (7). L'eventuale somministrazione di quetiapina in pazienti con dipendenze risulterebbe, inoltre, particolarmente problematica a causa del possibile uso improprio del farmaco (8).
Neppure uno stabilizzatore dell'umore come il litio, tradizionale punto di riferimento per il trattamento del DB, ha fornito risultati positivi in caso di comorbilità con abuso di sostanze: né in studi controllati con placebo condotti in alcolisti bipolari (9,10) né in un trial in aperto su soggetti cocainomani (11). Modeste evidenze d'efficacia sono state ottenute in sottogruppi di pazienti con compliance particolarmente elevata alla terapia (12) e in adolescenti bipolari che abusavano di marijuana (13), ma la rilevanza dei benefici non era tale da supportare un impiego sistematico del litio in questi contesti.
Lo stesso vale per la lamotrigina (14) e il topiramato (15), di norma attivi nel controllo dell'impulsività e, più in generale, dei sintomi psichiatrici caratteristici del DB in fase maniacale, ma incapaci di ridurre la dipendenza da sostanze nei pazienti bipolari con comorbilità da abuso di sostanze.Risultati interessanti sono stati ottenuti, invece, con lo stabilizzatore dell'umore valproato (16,17). In particolare, in uno studio controllato con placebo della durata di 24 settimane, la somministrazione di valproato in monoterapia ha permesso di ridurre il consumo alcolico in forti bevitori affetti da DB (senza tuttavia migliorare l'astinenza) (17). Utilizzato in associazione con la quetiapina in pazienti bipolari alcolisti, lo stesso stabilizzatore dell'umore ha, inoltre, determinato una riduzione dei sintomi depressivi, pur senza incidere significativamente sul comportamento d'abuso (18).
*Dipartimento di Neuroscienze e Tecnologie Biomediche (DNTB),Università degli Studi di Milano-Bicocca; Società Italiana di Psichiatria delle Dipendenze (SIP.dip) in occasione del corso di formazione ECM BRIDGE Bipolar Disorder: Improving Diagnosis, Guidance and Education
Fonte: CUFRAD

martedì 17 aprile 2012

Alcol e giovani: il Binge Drinking

Fonte: vitadadonna.com

Il “binge drinking”, ovvero l'assunzione di 5 o più bevande alcoliche velocemente e tutte d'un fiato, è purtroppo una realtà emergente che sta diventando una vera e propria moda tra i giovaniLa dose di alcol ingerita è molto superiore rispetto a quella che l’organismo umano può sopportare e smaltire e quindi si cade quasi immediatamente in uno stato di ubriachezza.

Secondo un indagine Istat pubblicata lo scorso 11 Aprile, sono più di 8 milioni in Italia le persone che adottano un comportamento a rischio nel consumo di alcol, e oltre 4 milioni coloro che abusano di “binge drinking”, tra cui è in aumento la percentuale di giovani, anche minorenni, per i quali l’OMS raccomanda l’astensione totale dalle bevande alcoliche.

Il Direttore dell’Osservatorio Alcol CNESPS, che ha elaborato i dati dell’indagine Istat, ha affermato quanto segue: “Quella dei luoghi e dei momenti di aggregazione giovanile è una dimensione caratterizzata dall’uso dell’alcol come principale sostanza psicoattiva, disinibente, lubrificante ed euforizzante, salvo divenire depressiva quando si affrontano gli effetti di quantità pur minime che l’organismo di un adolescente non può fisiologicamente affrontare”.

Il Codacons, per combattere questo fenomeno, chiede la sospensione della licenza degli esercizi che vendono bevande alcoliche ai minori di 16 anni, come previsto dalla legge, oltre ad una grande campagna d’informazione nelle scuole per far conoscere i gravi rischi a cui vanno incontro i giovani con il consumo di alcol.

L’abuso di alcol è stato riscontrato maggiormente nei giovani di età compresa tra gli 11 anni e i 25 anni: purtroppo “sballarsi” con bevande alcoliche è diventata una vera e propria moda dappertutto: in concerti, serate in discoteca, ma anche in normali pomeriggi con gli amici.

La ricerca coordinata dal professor Tony Park, sostiene che l’alcol altera l’apparato cerebrale in modo permanente e che i giovani che oggi alzano il gomito facilmente, da adulti saranno più soggetti a soffrire di ansia, stress e depressione.
Fonte: CUFRAD

Puglia: il 13% dei pugliesi a rischio dipendenza

Fonte: antennasud.com 17 aprile 2012

Sono 365.000 i pugliesi a rischio alcolismo. I dati, forniti in occasione del mese della prevenzione sui problemi correlati all’alcol, pur essendo in grosso modo in linea con quelli nazionali, non possono lasciare indifferenti. Come sottolineato dal dott. Tafuri, la fascia più esposta è quella tra i 18 e i 24 anni, e aumentano le donne e i giovani che consumano alcolici fuori dai pasti. Anche perchè, come ha spiegato il prof. Vincenzo Palmieri della Clinica medica Murri del Policnico, l’alcol aumenta la probabilità di essere colpiti da tumori soprattutto del cavo orale, dell’apparato digerente, del fegato, dell’esofago, della vescica ma anche della mammella. Occorre fare una prevenzione primaria per evitare che i ragazzi inizino a bere.
Anche a livello nazionale si può fare tanto. Per questo la Commissione Salute della Conferenza delle Regioni proporrà di potenziare il ruolo delle stesse Regioni per prevenire e affrontare maggiormente il fenomeno.
Fonte: CUFRAD

giovedì 12 aprile 2012

L'alcol provoca danni non solo al fegato, ne parla il dr.Tomassini, epatologo

Fonte: humanitasalute.it


Non ha nessuna rilevanza la modalità con cui si assumono alcolici. L’alcol è una sostanza che viene assorbita attraverso le pareti gastriche perciò bere mangiando preserva l’esofago e lo stomaco dalle eventuali lesioni dovute a un danno da contatto. La parola al dott. Maurizio Tommasini, responsabile dell’Unità operativa di Medicina Generale e Epatologia di Humanitas, che spiega come per quanto riguarda il fegato, non ha alcuna importanza se l’alcol viene assunto attraverso la birra, il vino, gli aperitivi o i superalcolici. La differenza consiste nella quantità di alcol che diverse bevande contengono. Nel caso di persone sane che seguono un’alimentazione normale, non assumono farmaci e non hanno difetti genetici o metabolici per cui l’alcol rappresenti un problema, un bicchiere ogni tanto (<50 gr die) di una bevanda alcolica non provoca nessun danno. Gli effetti dell’alcol dipendono dalla struttura fisica, dall’altezza e dal peso. Esistono persone che metabolizzano meglio l’alcol. In particolare la donna possiede una minore capacità di metabolizzare l’alcol, perciò i danni dovuti a questa sostanza sono maggiore rispetto all’uomo.

E’ più pericoloso il vino o un cocktail superalcolico?
Non è importante il tipo di bevanda, conta solo il contenuto di alcol, per cui un margarita o un daiquiri equivale a un bicchiere di vino, non è più pericoloso. Inoltre, è bene verificare le altre sostanze contenute, come per esempio i coloranti, che possono amplificare il danno.

Chi è a rischio?
Specialmente i giovani che frequentano le prime feste ed esagerano nel bere rischiano un danno a breve termine: l’epatite acuta alcolica dovuta a un carico eccessivo di alcol. Si tratta di una patologia assolutamente guaribile, ma acuta che si determina in un organismo sano legata al fatto di aver superato la quantità. Si consiglia di non superare i 50 gr al giorno di alcol che corrispondono circa a poco più di mezzo litro. In Italia è maggiore il consumo di vino e birra piuttosto che dei superalcolici.
La dipendenza del cosiddetto bevitore problematico consiste nello sviluppare una sindrome che determina un forte stato di malessere nel momento in cui si smette di bere. Questo è l’alcolista. Il bevitore eccessivo, invece, è colui che beve costantemente importanti quantità senza avere dipendenza, però sviluppa una serie di danni e patologie legate al consumo continuato ed eccessivo di alcol.
Infatti, le problematiche sono proporzionali alla quantità di alcol assunto, per questo motivo un solo bicchiere non una minaccia per la salute.

Dopo quanto tempo si possono determinare danni?
I problemi cronici si sviluppano in seguito ad un uso continuato nel tempo e all’abuso della sostanza. Vi sono studi che dimostrano come la percentuale di rischio di sviluppare determinate malattie aumenti notevolmente in soggetti che bevono anche minime quantità rispetto a chi non beve. Bastano 20 grammi, corrispondenti a un bicchiere di birra o di vino per raddoppiare il rischio di cirrosi epatica, e aumenta di circa il 20% il rischio di cancro del cavo orale e del fegato. Ciò sta a significare che l’aumento del rischio di malattie si verifica anche in caso di basse quantità nel bevitore cronico.

I maggiori danni sono al fegato?
Legato all’abuso di alcol vi è un aumento del rischio di incidenti durante la guida di automezzi o lo svolgimento di attività nell’ambito sia lavorativo sia extra-lavorativo. L’80-90% dei forti bevitori non sviluppa malattie al fegato, perché hanno altre complicanze, quindi non è vero che bere fa solo male al fegato. Per quanto riguarda il fegato le patologie da alcol sono molteplici. Si va dal fegato grasso a patologie da accumulo di ferro, presente nelle bevande alcoliche, all’epatite e fibrosi che possono portare a malattie più severe come la cirrosi, il carcinoma del fegato (come conseguenza della cirrosi).

Quali sono i danni che l’alcol provoca?
E’ molto difficile riassumere in poche parole i danni che possono essere causati in tutto l’organismo dall’abuso alcolico. Le patologie possibili sono davvero molte alcune certamente poco importanti e guaribili altre invece sono purtroppo molto invalidanti e non guaribili. L’abuso alcolico apporta danni al tratto gastrointestinale, al pancreas, al sistema nervoso centrale periferico, all’apparato muscolo-scheletrico, all’apparato cardiovascolare, al sangue, al sistema endocrino. I forti bevitori, ad esempio, sono maggiormente soggetti a fratture ossee dovute a osteoporosi, presentano disturbi del ritmo cardiaco, o scompenso cardiaco. Per la riduzione del numero di globuli bianchi si determina un aumento del rischio di infezioni, ad esempio polmoniti. Sempre per l’inibizione del midollo emopoietico i forti bevitori hanno meno piastrine e con una ridotta funzionalità, il che è compartecipe ad un elevato rischio di emorragie spontanee (cerebrali e interne). A livello endocrino può verificarsi ipogonadismo con impotenza e calo della libido. Nell’uomo si può anche sviluppare una “femminilizzazione”, con la perdita dei peli. Nella forte bevitrice si determinano alterazioni dei cicli mestruali fino alla cessazione. Anche la sterilità maschile e femminile a volte è imputabile all’abuso alcolico.

Un consiglio importante
Dopo aver bevuto un bicchiere di vino è bene fare trascorrere circa 1 ora prima di mettersi alla guida avendo! Più aumenta la dose e quindi l’accumulo di alcol nel sangue più si allunga il tempo per metabolizzarlo.
Già ad un tasso ematico di 0,20 gr/l, dose bassissima, si allunga il tempo di reazione a uno stimolo visivo. Pertanto, non solo in ottemperanza alle norme del codice della strada per le quali si rischia il ritiro della patente, bisogna essere consapevoli che l’utilizzo delle bevande alcoliche può provocare inconsapevole incapacità alla conduzione di veicoli, e ciò è proporzionale alla durata e alla quantità, non è quindi necessario essere sbronzi per causare incidenti. Quindi bisogna fare un uso intelligente della bevanda alcolica, che sebbene sia molto piacevole perché in grado di migliorare la socializzazione e il piacere di una buona alimentazione, non deve diventare una cattiva abitudine.
Da ultimo è da smentire la falsa credenza che diluendo il vino nell’acqua se ne riducono gli effetti, non è assolutamente vero! Ciò che conta è la quantità di alcol. Se una persona sana fa un modico consumo di bevande alcoliche non vi è nessun pericolo, specie se mentre beve ingerisce alimenti.
Fonte: CUFRAD

domenica 8 aprile 2012

Istat: beve una donna su due

Le donne consumatrici di alcol in Italia, secondo i dati Istat del 2010, sono il 53,4 per cento; il vino è la bevanda alcolica più diffusa, seguita da birra e altri alcolici. C’è un cambiamento evidente nel modello di consumo tradizionale che era basato sulla consuetudine di bere giornalmente vino durante i pasti: attualmente quote crescenti di popolazione bevono alcolici al di fuori dai pasti e aumenta il consumo occasionale. Questo cambiamento è ancora più evidente tra le donne: tra il 2000 e il 2010 il consumo di bevande alcoliche fuori dai pasti registra un incremento del 25,1% (contro il 15% dei maschi), mentre decresce del 17,4% (contro il meno 11,8% dei maschi) quello di consumatrici giornaliere.
A rischio un modenese su 4
In provincia di Modena, lo studio Passi (il sistema di monitoraggio della salute della popolazione adulta che effettua analisi a campione) stima che il 69% della popolazione beve alcolici e che circa un quarto (il 24% che corrisponde a circa 112mila persone) può essere classificato come consumatore di alcol a rischio: il 28% degli uomini e il 20% delle donne. Nei giovani si stanno annullando le differenze di genere: nella fascia d’età tra 18 e 24 anni, beve in modo rischioso il 51 per cento dei maschi e il 49 per cento delle femmine. Chi vive con un coniuge, un compagno o con bambini di età inferiore a 14 anni dichiara in percentuale minore di assumere alcol in modo rischioso per la propria salute; questo effetto protettivo dei ruoli sociali appare più marcato tra le donne.
Nel 2011 le donne in trattamento presso i Centri Alcologici della provincia di Modena sono state 219 (su 950 utenti), pari al 23% del totale, con una età media di 50 anni.

Perché le donne sono più vulnerabili all’alcol
Le donne sono più vulnerabili all'alcol perché la loro capacità di metabolizzarlo è circa dimezzata, il corpo femminile è più esile e più povero di acqua e gli ormoni femminili ne potenziano l’azione. Ecco perché la quantità di alcol ritenuta a “basso rischio” per la donna è la metà rispetto a quella per l’uomo. Le quantità giornaliere attualmente considerate a “basso rischio” non devono infatti superare due unità alcoliche per l’uomo e un’unità alcolica per la donna.
Durante i 2-3 giorni precedenti il ciclo mestruale e durante l’ovulazione, il corpo è più sensibile all’alcol ed i suoi effetti sono avvertiti più rapidamente. Inoltre, l’abuso di alcol può indurre delle irregolarità del ciclo mestruale. Rispetto alla sessualità l’alcol è tossico e dannoso nelle donne che assumono contraccettivi ormonali; predisponendo a dimenticanze ed episodi di vomito, l’alcol potrebbe influire sull’efficacia della pillola.
L’alcol abbassa le inibizioni e ciò comporta una maggiore probabilità di trovarsi in situazioni pericolose: lo stato di ebbrezza rende le donne più vulnerabili agli incidenti e alle aggressioni fisiche e sessuali e porta all’aumento di rapporti sessuali non desiderati o non protetti, esponendo al rischio di gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili. L’alcol riduce la fertilità e, in gravidanza, attraversa la placenta arrivando direttamente al bambino nella pancia e mettendone a rischio la salute, favorendo lo sviluppo di patologie che possono persistere anche dopo la nascita.
Anche durante l’allattamento al seno, il bambino assume la maggior parte di ciò che la mamma mangia e beve, compreso l’alcol e questo può comportare nel neonato una riduzione nell’assunzione di latte, riduzione dell’aumento del peso, cambiamenti nel ritmo del sonno, rischio di ipoglicemia e disturbi dello sviluppo psicomotorio.
L'alcol influisce negativamente sull’equilibrio ormonale causando menopausa precoce e un aumento di vampate e aggravando alcuni sintomi frequenti in questa fase particolare della vita della donna, come alterazioni dell’umore e sintomi depressivi.
Da non sottovalutare che diversi studi scientifici, anche recenti, hanno rilevato che esiste una relazione tra il consumo di quantità, anche moderate, di alcol e l’insorgenza del tumore al seno, oltre agli effetti dannosi sulle ossa rendendole più fragili e aumentando il rischio di fratture.
Fonte: CUFRAD

lunedì 2 aprile 2012

Alcol in gravidanza, non c'è una dose sicura contro i danni al bambino

Fonte: Vitadidonna.it 1 aprile 2012

Rispetto ai difetti congeniti e al ritardo di crescita legati al consumo di alcool non c'è una dose sicura di alcool che si possa consumare in gravidanza come conferma un nuovo studio prospettico su dati di 1000 donne.
Questi nuovi dati possono aiutare il clinico a valutare esattamente l'importanza di sospendere l'assunzione di alcool il prima possibile.
Questo è quando dice Haruna Sawada Feldman, del Dipartimendo di Pediatria dell'Università di San Diego, La Jolla, nelle News Mediche di Medscape.
"Le donne che sono in età fertile e che pensano di avere un figlio o sono a rischio rispetto a una gravidanza dovrebbero essere incoraggiate ad astenersi dall'alcool".
Lo studi è stato pubblicato online il 17 gennaio 2012 in "Alcoholism: Clinical & Experimental Research."
Sono state analizzate 992 donne e i loro bambini, l'età media delle donne era 31 anni.
Lo studio ha dimostrato che l'informazione durante la gravidanza non influisce sul risultato, deve essere fatta garantendo la privacy, e il counseling con operatori specializzati.
Inoltre i danni fetali da alcool spesso non vengono individuati, e se si sa che la gestante ha assunto alcool è necessaria molta attenzione per individuare questi problemi nel bambino.
Prestando attenzione si scopre che questi danni, anche minimi, sono molto più frequenti di quanto sembri.
Sicuramente il danno è tanto più maggiore quanto maggiori sono le quantità di alcool assunte, ma non esiste una dose sicura che possa essere assunta durante la gravidanza.
Fonte: CUFRAD

venerdì 30 marzo 2012

Farmaci on line: il Sistema di Allerta del DPA in prima linea

Fonte: Dronet.org 30 marco 2012

Il decesso della donna di 29 anni e l'intossicazione di altre due donne di 32 e 62 anni nel Comune di Barletta in seguito all'ingestione di una sostanza contraffatta acquistata su internet, hanno riportato l'attenzione sulla questione della vendita dei farmaci e di altre sostanze online, spesso prive delle adeguate certificazioni. Un problema che il Sistema Nazionale di Allerta Precoce del Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri conosce bene, con 207 pagine internet per la vendita di sostanze e farmaci online segnalati alle Forze dell'Ordine in un solo anno, di cui 67 oscurate, 102 annunci rimossi e 6 indagini in corso. Il Sistema Nazionale di Allerta Precoce, la cui sede operativa è situata a Verona presso il Dipartimento Dipendenze Ulss 20, dispone di una Unità di Monitoraggio del Web che , nell'ambito dello specifico progetto "Droga e Internet" attivato dal DPA, esegue costantemente controlli sulla vendita di sostanze online che, nella maggior parte dei casi si rivelano illegali, contraffate o farmaci venduti senza la necessaria prescrizione medica.
La sostanza responsabile dell'avvelenamento delle tre donne a Barletta , secondo quanto riportato dalla stampa, sarebbe stata il nitrito di sodio, anche se in un primo momento era stato indicato come responsabile il sorbitolo, una sostanza classificata come additivo alimentare e usata nei test per le intolleranze alimentari. Il farmaco era stato acquistato sul noto sito di compra-vendita ebay da un noto medico privato e pare fosse di provenienza cinese.
Il problema della vendita di farmaci e altre sostanze online e' diventato di grande interesse internazionale negli ultimi anni proprio perche' rappresenta un pericolo per la salute degli acquirenti che attirati da offerte vantaggiose e facili proposte commerciali rischiano di acquistare farmaci dannosi per la propria salute e di essere vittime di inganni.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità infatti, oltre la metà dei farmaci venduti online sono contraffatti. Nel 2010 le Nazioni Unite hanno appurato che sono stati sequestrati oltre 12.000 farmaci, di cui 5.500 di provenienza illecita. L'India è il principale paese produttore da cui proviene il 58% dei prodotti sequestrati, seguito da Stati Uniti, Cina e Polonia.
Fonte: CUFRAD

UE, sui vini sono vietate pubblicità con indicazioni sulla salute

Fonte: Helpaconsumatori.it 29 marzo 2012

Sui vini sono vietate le pubblicità che suggeriscono temporanei effetti benefici per lo stomaco o limitati effetti negativi sul benessere fisico, grazie ad una ridotta acidità. E' quanto precisa l'avvocato generale della Corte di giustizia UE ricordando che il regolamento comunitario sulle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari mira a tutelare il consumatore da indicazioni fuorvianti e/o non veritiere.

Rispetto alle bevande alcoliche che contengono più dell'1,2% in volume di alcol, il regolamento vieta l'uso di indicazioni sulla salute in generale, indipendentemente dal fatto che l'effetto benefico in questione sia veritiero o meno. Visti i pericoli di dipendenza e di abuso connessi al consumo di alcol, l'obiettivo di più ampia portata è quello di evitare qualsiasi connotazione positiva con riferimento alla salute che potrebbe incoraggiare, in via generale, il consumo di alcol.

In Germania è sorta una causa tra una cooperativa di viticoltori e le autorità statali che hanno contestato l'uso del termine bekömmlich (sano, facilmente digeribile) per il vino prodotto dalla cooperativa. L'avvocato generale della Corte UE ha ribadito che il regolamento (n. 1924/2006) vieta di utilizzare indicazioni di effetti benefici sulla salute che sono meramente relativi o attribuibili al fatto che un determinato alimento sia semplicemente meno nocivo di altri alimenti dello stesso tipo. Indicazioni del genere possono influire sulle abitudini del consumatore ed incoraggiare il consumo dell'alimento in questione.
Fonte: CUFRAD

giovedì 29 marzo 2012

Oms. Basta pubblicità alcolici. In Europa si beve troppo. Un piano per stroncare i consumi

Più di 12 litri di alcol puro l’anno pro capite, ovvero più di tre drink al giorno. E tra i 15 e i 64 anni quasi il 12% delle morti è conseguenza dell'alcol. Allo studio misure drastiche: pene più severe per chi beve e guida, niente pubblicità e aumento prezzi.29 MAR - L’equivalente di 12,5 litri di alcool puro l’anno. 27 grammi di bevanda pura al giorno, ovvero l’equivalente di tre drink. Questo il consumo di alcolici del cittadino europeo medio, più alto che in qualsiasi altra parte del mondo. Il dato emerge dal più recente report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sponsorizzato dalla Commissione Europea, dal titolo “Alcohol in the European Union”. Nel documento viene inoltre analizzato in che modo influenzi la salute quanto spesso, dove e in che contesto si beve.

“È uno di quei primati di cui sarebbe meglio non vantarsi troppo, ma l’Europa consuma il doppio dell’alcool rispetto alla media mondiale: questo ha ripercussioni che sono facilmente immaginabili sia sul benessere dei bevitori che su quello di chi li circonda e dell’intera società”, ha commentato Zsuzsanna Jakab, direttore regionale dell’Oms per il continente. “Ma in ogni caso non tutto è perduto. Dal report emerge anche che il fardello dell’alcool per l’Europa è limitabile, dato che per ogni aspetto di questo problema il documento fornisce dei suggerimenti evidence-based per correre ai ripari con politiche mirate”.
Sebbene alto in tutte le zone europee, il consumo è più alto nell’Europa Centrale e in quella dell’Est (14,5 litri di alcool puro l’anno), rispetto all’Europa Occidentale (12,4 litri), all’Europa del Sud (11,2 litri) e alle nazioni più a nord (10,4 litri).
Ma il dato cambia leggermente quando si considerano le abitudini di consumo più pericolose, come il bere fuori dai pasti, in luoghi pubblici o il bere saltuariamente quantità di alcool molto grandi, pratica chiamata binge drinking. In questo caso, in una scala da 1 a 5, dove 1 indica il danno minore e 5 il rischio maggiore, le nazioni del Nord Europa segnano un valore di 2,8 che è solo lievemente più basso di quello dell’Europa Orientale (2,9), ma significativamente più alto delle nazioni del centro (1,5) e del Sud Europa (1,1).

Anche la distribuzione delle cause di morte per consumo di alcool sono diverse, a seconda delle abitudini della zona europea considerata: le cause di morte cardiovascolare o gli incidenti sono proporzionalmente più alti nell’Europa Centrale e in quella dell’Est, per via del grande volume di bevande consumato in queste zone in combinazione all’abitudine di bere in maniera irregolare grandi quantità d’alcool in singole giornate o serate. Nei paesi del Nord invece le morti più comuni causate dall’alcool sono quelle che riguardano malattie mentali, depressione o disordini neurologici, che fanno riferimento alle persone che presentano dipendenza. Il cancro è invece maggiormente presente nell’Europa del Sud, dove i livelli di consumo si sono abbassati solo recentemente e dunque si patiscono oggi le conseguenze dell’alcool assunto nelle scorse due decadi.
In ogni caso il numero di morti associate al bere è in media di 57 uomini e 15 donne ogni 100mila abitanti: l’11,8% di tutte le morti di persone di età compresa tra 15 e 64 anni nel 2004 è stata dovuta all’alcool; si tratta di 1 morte ogni 7 per gli uomini e 1 ogni 13 per le donne. Il picco verso l’alto si ha – di nuovo – nell’Europa dell’Est rispettivamente di 129 uomini e 27 donne morte per questa causa ogni 100 mila abitanti, mentre il record positivo si ha nel sud del continente, con 30 uomini e 10 donne.
Oltre a fare del male a loro stessi, gli europei che bevono troppo fanno però male anche a chi sta loro intorno: nel 2004 sono state oltre 5500 le morti di uomini di tutte le età, e oltre 2000 quelle per le donne, attribuibili alle abitudini di consumo altrui: si tratta del 3,3% di tutti i decessi di persone tra i 15 e i 64 anni, avvenute principalmente a causa di incidenti stradali, ma anche per violenza.

Per arginare questo problema l’Oms ha stabilito un piano d’azione per il periodo 2012-2020, il cui scopo è quello di far diminuire il consumo di alcool nel continente. Il programma è stato sottoscritto dai 53 stati membri nel 2011, e offre una serie di consigli di politiche su base regionale che dovrebbero ridurre i danni e i rischi per la salute di tutti: regolazione dei prezzi degli alcolici, perseguire chi si mette alla guida dopo aver bevuto, diminuire la pubblicità di alcolici e altro ancora.
Fonte: quotidianosanità.it