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venerdì 8 giugno 2012
Asparago amico della linea
La terra, ad ogni stagione, ci regala un prezioso alleato per affrontare le condizioni climatiche del periodo, con preziosi micronutrienti.
A fine primavera e inizio estate, vi consigliamo di puntare sull'asparago, un ortaggio coltivato dagli egizi già da duemila anni.
Infatti, se con il caldo si riduce il dispendio calorico, l'asparago ci fornisce solo 23 calorie per 100 gr ed è ricchissimo di fibre ed acqua, riduce la fame e aumenta la sazietà.
Contrasta il calo di energia che si verifica in primavera, depura l?organismo e favorisce il dimagrimento.
Inoltre, con il caldo aumentano gli edemi e la cellulite, le gambe si gonfiano in modo antiestetico.
Grazie alle purine, in esso contenute l?asparago riduce il gonfiore causato dal ristagno dei liquidi.
Dunque, è diuretico, depurativo, lassativo e rimineralizzante ma, anche ricchissimo di vitamine A, B, C ed E e di sali minerali come sodio, potassio, ferro, calcio, fosforo e zinco che, con il caldo vengono dispersi con il sudore.
Quest?ortaggio contiene anche asparagina e rutina, un flavonoide ottimo protettore dei capillari; l?asparago è anche utile come antiaggregante, inoltre, contiene molti oli essenziali con effetto cardiotonico, antinfiammatorio, ipotensivo.
La cottura ideale è al vapore e se accompagnato dal riso venere, la qualità dal colore scuro e con tantissimi sali minerali, il pranzo diventa un concentrato di energia, grazie all?unione di folati, e vitamine del gruppo B.
La natura ci accompagna ad ogni stagione, con ortaggi preziosi e ricchi di micronutrienti da portare sulla tavola, l'asparago è il contorno perfetto da mangiare almeno 2-3 volte la settimana.
Fonte: PerdiPesoSystem
giovedì 10 febbraio 2011
Al via la 3^ campagna "Antibiotici, difendi la tua difesa. Usali con cautela"
( la Repubblica Pag.38 - 08/02/2011 )
Per sensibilizzare l'opinione pubblica ad un corretto uso, in linea con Oms ed European Centre for Disease Control, Aifa con Iss ed il patrocinio del Ministero della Salute, ha realizzato la 3^ campagna " Antibiotici, difendi la tua difesa. Usali con cautela". Ogni giorno circa 1,5 milioni di italiani, il 2,5% della popolazione, assume al di fuori dell'ambito ospedaliero un antibiotico. Il dato di Aifa colloca il nostro Paese ai primi posti in Ue per consumo di questi medicinali. I comportamenti sbagliati nell'assunzione hanno reso gli antibiotici disponibili sempre meno efficaci, tanto che ogni anno fino a 400.000 pazienti sono colpiti da infezioni che mostrano resistenza a questi farmaci.
Fonte: AboutPharma
Per sensibilizzare l'opinione pubblica ad un corretto uso, in linea con Oms ed European Centre for Disease Control, Aifa con Iss ed il patrocinio del Ministero della Salute, ha realizzato la 3^ campagna " Antibiotici, difendi la tua difesa. Usali con cautela". Ogni giorno circa 1,5 milioni di italiani, il 2,5% della popolazione, assume al di fuori dell'ambito ospedaliero un antibiotico. Il dato di Aifa colloca il nostro Paese ai primi posti in Ue per consumo di questi medicinali. I comportamenti sbagliati nell'assunzione hanno reso gli antibiotici disponibili sempre meno efficaci, tanto che ogni anno fino a 400.000 pazienti sono colpiti da infezioni che mostrano resistenza a questi farmaci.
Fonte: AboutPharma
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mercoledì 1 dicembre 2010
Tumori, in 20 anni raddoppiata la sopravvivenza
Sono 2.250.000 gli italiani che vivono con una diagnosi di tumore (il 4% dell'intera popolazione), ma oggi questa malattia fa meno paura perché in molti casi può essere sconfitta definitivamente. Quasi 800.000 persone (l'1,5% della popolazione) sono, infatti, vive dopo oltre 10 anni dalla diagnosi di tumore e rispetto al 1992 il numero di persone viventi con tumore è quasi raddoppiato. I dati sono contenuti nel rapporto dell'Associazione italiana registri tumori. Il Rapporto fotografa al 1 gennaio 2006 la prevalenza della patologia tumorale in Italia basandosi sui dati raccolti da 24 Registri tumori Italiani attivi da almeno 5 anni. Il Rapporto rivela che la maggior parte dei malati di tumore sono donne (1.250.000) e persone anziane. Ci sono inoltre differenze geografiche rilevanti nella percentuale di persone viventi con tumore, visto che si passa da oltre il 5% in alcune aree del Nord, fino a valori tra il 2 e il 3% al Sud. Ma c'é un dato che fa ben sperare: Quasi 1.300.000 italiani (2,2% della popolazione) sono lungosopravviventi, hanno cioè avuto una diagnosi di tumore da più di 5 anni e sono i soggetti spesso liberi da malattia e da trattamenti antitumorali.
Fonte: DoctorNews
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domenica 28 novembre 2010
Pazienti terminali, manca assistenza domiciliare
Il 60% degli italiani, non ha servizi dedicati per le cure palliative a casa: è quanto emerge dal primo rapporto nazionale sull'assistenza domiciliare, presentato a Firenze nell'ambito del congresso della Società italiana di medicina generale (Simg). Non c'è adeguata assistenza domiciliare per seguire un paziente in fase terminale di malattia per circa 36 milioni di persone: per 6 milioni di loro, l'unica figura di riferimento è il medico di famiglia. Le famiglie sono costrette a provvedere a proprie spese a infermieri e altre figure necessarie, con un costo che può raggiungere i 3.000 euro mensili in assenza di organizzazione e supporti. Con una programmazione centralizzata, afferma la Simg, sarebbero sufficienti 8 euro all'anno della quota capitaria che lo Stato destina a ogni cittadino (1.700 euro ogni 12 mesi) per assicurare figure professionali specializzate per assistere il malato a casa fino agli ultimi giorni. «Il problema è organizzativo» afferma Pierangelo Lora Aprile, responsabile Simg dell'area cure palliative «e richiede il potenziamento immediato dei servizi di assistenza domiciliare già esistenti e funzionanti con personale infermieristico e medico specializzato».
Fonte: DoctorNews
giovedì 18 novembre 2010
In Italia abuso di antibiotici. Record nel Sud
( Corriere della Sera Pag.25 - 18/11/2010 , Il Sole 24 Ore Pag.39 - 18/11/2010 )
In Italia lo spreco per gli antibiotici, assunti troppo spesso e male, ammonta a 413 mln di euro e vede in testa le Regioni meridionali: Campania, Puglia e Sicilia insieme determinano quasi il 60% dell'eccesso di consumi. Questi i risultati di uno studio Aifa, secondo cui nel 2009 l'utilizzo complessivo di questi farmaci è aumentato del 2%, per un totale di 530 milioni di dosi, con una spesa di poco più di 1 mld di euro. Le Regioni più virtuose: Liguria, Friuli, Veneto, Valle d'Aosta e province autonome di Trento e Bolzano. L'Italia è tra i Paesi europei a più alto consumo di antibiotici dopo Grecia e Cipro.
Fonte: AboutPharma
In Italia lo spreco per gli antibiotici, assunti troppo spesso e male, ammonta a 413 mln di euro e vede in testa le Regioni meridionali: Campania, Puglia e Sicilia insieme determinano quasi il 60% dell'eccesso di consumi. Questi i risultati di uno studio Aifa, secondo cui nel 2009 l'utilizzo complessivo di questi farmaci è aumentato del 2%, per un totale di 530 milioni di dosi, con una spesa di poco più di 1 mld di euro. Le Regioni più virtuose: Liguria, Friuli, Veneto, Valle d'Aosta e province autonome di Trento e Bolzano. L'Italia è tra i Paesi europei a più alto consumo di antibiotici dopo Grecia e Cipro.
Fonte: AboutPharma
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venerdì 5 novembre 2010
FARMACIE: FEDERFARMA; SUPERABILI DUBBI REGIONI SU NUOVI SERVIZI
''Le perplessità espresse dalle Regioni sulla possibilità che le farmacie offrano nuove prestazioni socio-sanitarie sono superabili perché le Regioni avranno un ruolo importante nell'attivazione dei servizi''. E' quanto afferma Annarosa Racca, Presidente di Federfarma, sottolineando, che ''nella nuova convenzione farmaceutica saranno le Regioni a definire, insieme alle farmacie, le modalità di erogazione dei servizi, indicando i requisiti necessari e controllandone il rispetto''. Racca ricorda che l'introduzione di nuovi servizi in farmacia nasce per volontà del Parlamento con una legge del 2009 che ''chiarisce in modo esplicito che l'attivazione dei nuovi servizi deve avvenire d'intesa con le Regioni e nel rispetto dei piani socio-sanitari locali''. Anche perché, come più volte ha ricordato il Ministro della salute Ferruccio Fazio, l'aumento dell'età media dei cittadini, il conseguente maggior bisogno d'assistenza e l'impossibilità degli ospedali di gestire le patologie acute e i malati cronici renderanno i costi insostenibili entro pochi anni. Di qui la necessità di trasferire alcune attività assistenziali dall'ospedale al territorio, sfruttando la capillarità e la professionalità delle farmacie, in stretto collegamento con i medici di base e altri operatori sanitari. ''Il progetto dei nuovi servizi in farmacia - conclude Racca - offre vantaggi agli utenti e al Ssn che potrà utilizzare meglio le risorse umane ed economiche di cui dispone''. (ANSA).
Fonte: Federfarma
Fonte: Federfarma
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mercoledì 27 ottobre 2010
Telemedicina in farmacia, Fnomceo dice no
Slitta al 6 novembre l'esame dei decreti sui nuovi servizi in farmacia da parte delle Regioni. Originariamente la valutazione avrebbe dovuto essere effettuata nella conferenza dei presidenti indetta per ieri, ma il confronto con il governo su costi standard e federalismo fiscale hanno reso necessario un rinvio. Intanto sui provvedimenti attuativi del ministro Fazio prende posizione anche la Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo), che dà luce verde al decreto su infermieri e fisioterapisti ma mette il rosso alle prestazioni di telemedicina in farmacia. E annuncia iniziative perché il testo venga modificato. «Per quanto concerne la presenza di altri professionisti sanitari» spiega il presidente della Federazione, Amedeo Bianco «il decreto prende atto delle preoccupazioni che avevamo espresso e giustamente subordina alla prescrizione del medico le prestazioni erogabili in farmacia da questi operatori». Perplessità, invece, sul provvedimento che elenca le attrezzature diagnostiche di cui i titolari si potranno dotare, soprattutto per quanto concerne le analisi a distanza. «La nostra convinzione» prosegue Bianco «è che la telemedicina offra opportunità meravigliose, ma vada riservata a un contesto chiaramente clinico Altrimenti si prefigurano rischi per il paziente che è meglio non correre: un esame cardiologico a distanza con esito negativo potrebbe portare alla sottovalutazione di sintomi che invece non sfuggirebbero laddove è assicurata la presenza di un medico. Scriveremo alle Regioni e al ministero della Salute per chiedere modifiche».
Fonte: Farmacista33
Caro Ministro Fazio la risposta della Fnonceo è giusta e prevedibile. Il Farmacista ha studiato per preparare e dispensare Farmaci in sicurezza ed il Governo ha il dovere di tutelare questo diritto e questa professionalità nell'interesse della collettività e non espropriarla di risorse mettendo a rischio l'intero sistema. Tutto il resto stupidaggini e fumo negli occhi.
Fonte: Farmacista33
Caro Ministro Fazio la risposta della Fnonceo è giusta e prevedibile. Il Farmacista ha studiato per preparare e dispensare Farmaci in sicurezza ed il Governo ha il dovere di tutelare questo diritto e questa professionalità nell'interesse della collettività e non espropriarla di risorse mettendo a rischio l'intero sistema. Tutto il resto stupidaggini e fumo negli occhi.
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giovedì 21 ottobre 2010
Chiudere ospedali? Prima organizzare il territorio
«Le Regioni con i piani di rientro non possono chiudere gli ospedali senza creare strutture sul territorio, perché così non si risolve il problema. Lo ha assicurato il ministro della Salute Ferruccio Fazio (foto) ai medici ambulatoriali del Sumai Assoprof, riuniti a Lecce per il loro 43esimo congresso nazionale. Il 40% dei ricoveri è a carico degli ultrasessantacinquenni e questo non è più sostenibile per il ministro che sottolinea come il sistema rischi il collasso nel giro di 30 anni. E proprio la riorganizzazione del territorio rappresenta la risposta, «una scelta obbligata oltre che strategica per il prossimo triennio» sottolinea Fazio che ha anche ricordato che il 28 ottobre ci sarà un tavolo con i sindacati e le regioni per svolgere ulteriori verifiche sui certificati on line. Un modo per garantire una sanità più vicina al cittadino e, allo stesso tempo, più economica. Rivolgendosi agli specialisti ambulatoriali, infine, Fazio sottolinea la crucialità del loro ruolo nella definizione dei percorsi diagnostico-terapeutici, «siete il collegamento tra il medico di medicina generale e l'ospedale» conclude il ministro.
Fonte: DoctorNews
Farmacie ed ambulatori medici dovranno supplire all'inefficenza degli Ospedali. Caro Ministro Fazio potrebbe anche funzionare anche se la cosa ha più l'aria di un proclama, ma i costi si moltiplicheranno e per di più in vari capitoli di spesa, quindi fuori controllo. Quanti saranno fra Medici e Farmacisti coloro che avranno risorse e spazi per effettuare questi nuovi servizi?
Staremo a vedere, purtroppo a pagare saranno sempre i più deboli.
mercoledì 20 ottobre 2010
Medici di famiglia cercasi
Medici di famiglia super-specialisti, anche con l'obiettivo di motivare i giovani a intraprendere una professione che accusa un preoccupante calo di vocazioni, tanto che si stima che al 2025 circa 11 milioni di italiani potrebbero restare senza un medico di base. Anche a questo mira il primo master in medicina generale promosso dall'università Campus Bio-Medico di Roma e presentato ieri. Medici di famiglia sfornati dalle Università, dunque, che oltre a dialogare su un piano di pari dignità con i colleghi specializzati e ospedalieri riescano a motivare i giovani che sembrano accusare una crisi di vocazione per la medicina generale. La Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri ha infatti studiato la curva anagrafica dei medici di medicina generale, con un allarmante risultato: tra il 2015 e il 2025, circa 25mila medici di famiglia andranno in pensione e non saranno rimpiazzati per mancanza di giovani medici formati in medicina generale. Il che significa che circa 11 milioni di italiani resteranno senza medico di famiglia, soprattutto in campagna o nelle zone di montagna dove i servizi sono già al minimo.
Fonte: DoctorNews
Fonte: DoctorNews
mercoledì 24 marzo 2010
Gb: torna la sifilide, Facebook tra le cause
Il numero dei malati e' quadruplicato nelle aree dove il social network e' popolare
LONDRA - La sifilide torna in Gran Bretagna e la colpa almeno in parte sarebbe di Facebook. Il professor Peter Kelly, direttore della sanità pubblica nella regione di Teeside, nel nord-est dell'Inghilterra, ha affermato che a Sunderland, Durham e Teesside, tutte aree in cui il sito sociale é molto popolare, il numero di persone affette da sifilide è quadruplicato, proprio perché il network ha dato alla gente un nuovo modo di incontrare più partner per incontri sessuali occasionali. Secondo quanto è stato riferito oggi dal Daily Telegragh, il personale sanitario di Teeside avrebbe infatti trovato un legame tra i social network e l'aumento dei casi del batterio, soprattutto tra le giovani donne. "C'é stato un aumento di quattro volte nel numero di casi di sifilide rilevati - ha spiegato Kelly - e a essere colpite sono state soprattutto le donne dai 20 ai 24 anni e gli uomini dai 25 ai 30. Non ho i nomi delle persone colpite, solo le cifre, ma ho visto che molte delle persone affette dal batterio hanno incontrato i loro partner attraverso i siti di social network". "La sifilide è una malattia devastante - ha aggiunto - e le piattaforme sociali come Facebook stanno rendendo più facile alle persone trovare partner occasionali con cui fare sesso". Anche se i casi di sifilide in Gran Bretagna sono diminuiti grazie alla diffusione dell'uso del preservativo negli anni Ottanta e Novanta, secondo l'Health Protection Agency il batterio sta ritornando e lo scorso anno si sarebbero verificati circa 4.000 casi. La malattia può causare gravi problemi al cuore, alle vie respiratorie e danni al sistema nervoso centrale. Un portavoce di Facebook ha reagito all'allarme lanciato dai medici affermando che gli utenti dovrebbero prendere "precauzioni" e stare attenti quando incontrano qualcuno, specie se conosciuto online.
Fonte: ANSA
LONDRA - La sifilide torna in Gran Bretagna e la colpa almeno in parte sarebbe di Facebook. Il professor Peter Kelly, direttore della sanità pubblica nella regione di Teeside, nel nord-est dell'Inghilterra, ha affermato che a Sunderland, Durham e Teesside, tutte aree in cui il sito sociale é molto popolare, il numero di persone affette da sifilide è quadruplicato, proprio perché il network ha dato alla gente un nuovo modo di incontrare più partner per incontri sessuali occasionali. Secondo quanto è stato riferito oggi dal Daily Telegragh, il personale sanitario di Teeside avrebbe infatti trovato un legame tra i social network e l'aumento dei casi del batterio, soprattutto tra le giovani donne. "C'é stato un aumento di quattro volte nel numero di casi di sifilide rilevati - ha spiegato Kelly - e a essere colpite sono state soprattutto le donne dai 20 ai 24 anni e gli uomini dai 25 ai 30. Non ho i nomi delle persone colpite, solo le cifre, ma ho visto che molte delle persone affette dal batterio hanno incontrato i loro partner attraverso i siti di social network". "La sifilide è una malattia devastante - ha aggiunto - e le piattaforme sociali come Facebook stanno rendendo più facile alle persone trovare partner occasionali con cui fare sesso". Anche se i casi di sifilide in Gran Bretagna sono diminuiti grazie alla diffusione dell'uso del preservativo negli anni Ottanta e Novanta, secondo l'Health Protection Agency il batterio sta ritornando e lo scorso anno si sarebbero verificati circa 4.000 casi. La malattia può causare gravi problemi al cuore, alle vie respiratorie e danni al sistema nervoso centrale. Un portavoce di Facebook ha reagito all'allarme lanciato dai medici affermando che gli utenti dovrebbero prendere "precauzioni" e stare attenti quando incontrano qualcuno, specie se conosciuto online.
Fonte: ANSA
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mercoledì 17 marzo 2010
Ambulanze bloccate e Ps intasati, 118 lancia allarme
Ambulanze bloccate negli ospedali in attesa di 'sbarellare' il paziente, pronto soccorso intasati, carenza di personale medico e paramedico, barelle utilizzate come fossero posti letto
Questi sono alcuni dei problemi con cui tutti i giorni gli operatori del servizio di emergenza del 118 devono fare i conti. Grane di difficile soluzione che pesano come macigni sui cittadini che chiedono soccorso medico. Soprattutto per quelli delle grandi città, dove il 118 è chiamato a fronteggiare un bacino di utenza enorme. A Napoli, ad esempio, un'ambulanza che trasporta un paziente all'ospedale Cardarelli può rimanere ferma anche per ore, in attesa di ripartire per un'altra missione, finché il malato non viene preso in carico e gli si trova un posto. Ma la stessa cosa è successa e può succedere anche se si corre a sirene spiegate verso il Pertini di Roma o il Civico di Palermo. Al Nord va un po' meglio, anche se pure a Milano non mancano i problemi. È la fotografia scattata dall'AdnKronos Salute sui servizi di emergenza-urgenza del 118 di quattro città italiane: Milano, Roma, Napoli e Palermo. Tante, quindi, le difficoltà. Tra i responsabili locali del 118 il coro è unanime: per migliorare il servizio servono risorse e una migliore organizzazione della rete ospedaliera. E soprattutto, un potenziamento della medicina territoriale. C'è chi lamenta la carenza di mezzi: a Napoli città si contano ad esempio solo 19 ambulanze in servizio. Chi una scarsa efficienza dei servizi di assistenza sul territorio, che potrebbe affrontare gran parte delle richieste di primo soccorso dei cittadini. E ancora si segnalano un servizio informatico ormai obsoleto, la mancanza di ospedali capaci di rispondere in pieno alle esigenze dei cittadini, la carenza cronica di posti letto, che costringe i pazienti ad attendere ore sulle barelle o sulle lettighe delle ambulanze. Insomma, da Milano a Palermo i problemi non mancano. Anche se in misura e con sfumature diverse.
Fonte: DoctorNews
Questi sono alcuni dei problemi con cui tutti i giorni gli operatori del servizio di emergenza del 118 devono fare i conti. Grane di difficile soluzione che pesano come macigni sui cittadini che chiedono soccorso medico. Soprattutto per quelli delle grandi città, dove il 118 è chiamato a fronteggiare un bacino di utenza enorme. A Napoli, ad esempio, un'ambulanza che trasporta un paziente all'ospedale Cardarelli può rimanere ferma anche per ore, in attesa di ripartire per un'altra missione, finché il malato non viene preso in carico e gli si trova un posto. Ma la stessa cosa è successa e può succedere anche se si corre a sirene spiegate verso il Pertini di Roma o il Civico di Palermo. Al Nord va un po' meglio, anche se pure a Milano non mancano i problemi. È la fotografia scattata dall'AdnKronos Salute sui servizi di emergenza-urgenza del 118 di quattro città italiane: Milano, Roma, Napoli e Palermo. Tante, quindi, le difficoltà. Tra i responsabili locali del 118 il coro è unanime: per migliorare il servizio servono risorse e una migliore organizzazione della rete ospedaliera. E soprattutto, un potenziamento della medicina territoriale. C'è chi lamenta la carenza di mezzi: a Napoli città si contano ad esempio solo 19 ambulanze in servizio. Chi una scarsa efficienza dei servizi di assistenza sul territorio, che potrebbe affrontare gran parte delle richieste di primo soccorso dei cittadini. E ancora si segnalano un servizio informatico ormai obsoleto, la mancanza di ospedali capaci di rispondere in pieno alle esigenze dei cittadini, la carenza cronica di posti letto, che costringe i pazienti ad attendere ore sulle barelle o sulle lettighe delle ambulanze. Insomma, da Milano a Palermo i problemi non mancano. Anche se in misura e con sfumature diverse.
Fonte: DoctorNews
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martedì 16 marzo 2010
EFFETTO CRISI, DENTISTA ADDIO E BOOM ANTIDEPRESSIVI
(AGI) - Roma, 16 mar. - La salute degli italiani sta subendo duramente i colpi della crisi economica, i cui effetti si riscontrano su piu' fronti e tendono a colpire soprattutto le fasce piu' deboli di popolazione, anziani e donne. Sotto il peso della scarsa disponibilita' economica, ad esempio, si spegne il sorriso degli italiani: il ricorso alle cure odontoiatriche, quasi sempre a carico delle famiglie, e' stato un 'lusso' che lo scorso anno solo poco piu' di una famiglia su tre (il 39,7%) si e' potuto permettere. Ed e' boom di antidepressivi, il cui consumo e' piu' che triplicato negli ultimi otto anni. E' questa la situazione che emerge dalla settima edizione del Rapporto Osservasalute (2009), un'approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualita' dell'assistenza sanitaria nelle Regioni italiane pubblicato dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute dell'Universita' Cattolica di Roma e coordinato dal Professor Walter Ricciardi, direttore dell'Istituto di Igiene della Facolta' di Medicina e Chirurgia. Anche a tavola gli italiani sembrano costretti a dover fare economia: per molti di loro la dieta mediterranea e' divenuta troppo costosa da seguire e infatti si consuma poca frutta e verdura, solo il 5,6% degli italiani mangia le cinque porzioni raccomandate al di'. Cio', unito al fatto che solo un italiano su cinque pratica uno sport regolarmente, rende i cittadini del bel Paese sempre piu' grassi: oltre uno su tre e' in sovrappeso. E nel rispetto del detto mens sana in corpore sano, anche la psiche degli italiani mostra qualche problema: in Italia si registra un trend nazionale in forte aumento del consumo di farmaci antidepressivi, che e' salito del 310% (cioe' si e' piu' che triplicato) dal 2000 al 2008. Questa impennata dei consumi, legata in parte a un aumento dei casi di depressione e a una maggiore attenzione al disagio psichico, e' pero' di certo figlia, secondo il rapporto, di un aumentato disagio sociale difficilmente quantificabile, che potrebbe a sua volta essere stato spinto dalla crisi economica. Si va approfondendo inoltre il gap tra Nord e Sud del paese, con il Nord piu' attento alla salute, meno grasso e sedentario; il Sud, invece, presenta crescenti fattori di rischio per malattie cardiovascolari e tumori, che infatti, proprio nelle regioni meridionali registrano un aumento di incidenza. -
lunedì 21 dicembre 2009
CENSIS: PER CRISI E' BOOM DI PRESTAZIONI PUBBLICHE
(AGI) - Roma, 21 dic. - Nell'ultimo anno il 35% degli italiani si e' rivolto alle strutture sanitarie pubbliche, accettando liste di attesa piu' lunghe, per ottenere prestazioni (analisi, visite mediche, cure) che in altri tempi sarebbero state acquistate direttamente da strutture private, pagando di tasca propria. La percentuale sale al 40% tra gli anziani, al 41% tra i residenti nelle regioni del Centro, a oltre il 47% tra i soggetti meno istruiti, senza titolo di studio o con la sola licenza elementare. Questi alcuni risultati del Monitor del Forum per la Ricerca Biomedica e del Censis, che tradizionalmente offre un quadro del rapporto degli italiani con i diversi aspetti della salute e del Servizio sanitario nazionale. Gli effetti della crisi economica sul rapporto degli italiani con la spesa per la salute si sono dunque manifestati nella tendenza a ricorrere piu' che nel passato alla sanita' pubblica, accettando maggiori disagi e tempi piu' lunghi, per contenere la spesa privata. E si e' accentuato anche il ricorso a una strategia del rinvio delle prestazioni sanitarie meno urgenti. Secondo l'indagine, nell'anno della crisi quasi il 18% degli italiani ha rinunciato a una o piu' prestazioni sanitarie (visite specialistiche, cure odontoiatriche, ecc.) per motivi economici. Il dato sale a circa il 21% tra i residenti nelle regioni del Centro, al 23,5% nel Sud, al 24,2% tra i 45-64enni, al 27,2% nelle grandi citta', al 31% tra i possessori di titoli di studio piu' bassi. Quasi il 21% degli intervistati ha anche ridotto l'acquisto di farmaci pagati di tasca propria: piu' del 23% dei 45-64enni, il 23,4% nel Mezzogiorno, il 28% dei residenti nelle grandi citta', quasi il 29% dei soggetti meno istruiti. Oltre alle prestazioni sanitarie, quasi il 7% degli italiani ha dovuto fare a meno della badante, per se' o per un familiare, a causa della crisi. La percentuale sale al 7,7% al Sud e al 17,3% nelle citta' con 100-250 mila abitanti. Si puo' prevedere che la domanda di prestazioni sanitarie pubbliche sia destinata ad aumentare anche nell'anno nuovo. Rendere piu' efficiente la sanita' pubblica, tagliando sprechi e sovrapposizioni, diventa quindi una priorita' ineludibile per il 2010, perche' ormai per molte Regioni e' troppo alto il rischio di non riuscire piu' a finanziare la spesa per la sanita'. Tanto piu' che l'affollamento delle strutture pubbliche puo' determinare, oltre che un ulteriore allungamento delle liste di attesa, il rischio di un maggiore ricorso ai noti espedienti usati per accedere piu' velocemente alle prestazioni sanitarie. Gia' adesso quasi il 37% degli intervistati (oltre il 41% nelle regioni del Mezzogiorno) ritiene che sia aumentato negli ultimi tempi il ricorso alle "conoscenze" per ottenere raccomandazioni e accelerare l'accesso alle strutture sanitarie pubbliche, e piu' del 25% pensa che sia aumentato il malcostume di fare regali alle "persone giuste" per avere accesso a corsie preferenziali.
martedì 3 novembre 2009
NO AD ASPIRINA PREVENTIVA CONTRO INFARTO E ICTUS
(AGI) - Londra, 3 nov. - L'uso dell'aspirina per tenere lontani infarto e ictus e' indicato solo per le persone che hanno problemi cardiovascolari: chi non ha sintomi non dovrebbe prendere l'aspirina a scopo preventivo, sostengono i ricercatori britannici. Lo studio, realizzato dal Drugs and therapeutics bulletin (Dtb), afferma che l'aspirina puo' causare gravi emorragie interne e non previene le morti per malattie cardiovascolari. Secondo i ricercatori, i medici dovrebbero valutare quali dei loro pazienti assumono l'aspirina a scopo "preventivo" e fermare quelli che non ne hanno veramente bisogno. L'aspirina a basso dosaggio e' molto usata dalle persone che gia' hanno avuto un infarto o un ictus per evitare nuovi episodi cardiovascolari. Questo approccio - noto come "prevenzione secondaria" - e' supportato da prove e da benefici ormai comprovati. Ma molte migliaia di persone in Gran Bretagna, dicono le statistiche, prendono l'aspirina come misura preventiva gia' prima di aver avuto alcun sintomo cardiaco. Secondo il Dtb, una recente analisi di sei trial che hanno coinvolto un totale di 95.000 pazienti, pubblicata dalla rivista Lancet, non conferma l'opportunita' di usare l'aspirina come "prevenzione primaria", ovvero assunta regolarmente, nei pazienti che, pur se in alcuni casi a maggior rischio (diabetici, ipertesi, o semplicemente over-50), non hanno mai avuto segni di malattia cardiovascolare. Infatti, l'impatto sulla riduzione della mortalita' e' quasi nullo, mentre e' alto il rischio di gravi emorragie gastrointestinali. Secondo il Professor Steve Field, presidente del Royal college of general practitioners britanico (l'associazione che rappresenta i medici di base del Paese), sostiene che il Dtb e' una fonte molto autorevole di linee guida e che le raccomandazioni sull'uso dell'aspirina verranno dunque prese in considerazione dai medici inglesi. Chiarisce June Davison della British heart foundation: "E' provato che l'aspirina puo' prevenire infarti e ictus in chi gia' soffre di malattie cardiocircolatorie e questo gruppo di persone dovrebbe quindi continuare a prendere l'aspirina in base a quanto prescritto dal medico. Invece, per quelli che non hanno malattie cardiocircolatorie, il rischio di gravi emorragie e' troppo alto rispetto ai benefici". Niente aspirina, dunque, in questi casi: meglio allontanare il pericolo di malattie cardiache evitando di fumare, mangiando in modo sano e svolgendo regolare attivita' fisica.
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INFLUENZA A: MEDICI ASSEDIATI, 3 MLN VISITE AL GIORNO
(AGI) - Roma, 3 nov. - Con il diffondersi della paura per l'influenza A gli italiani affollano gli studi dei medici di famiglia. Sono 3 milioni gli italiani che quotidianamente vengono in questi giorni visitati in studio o a casa dai propri medici, ben un milione in piu' rispetto al normale trend. 3 milioni anche le telefonate che ogni giorno arrivano agli studi dei medici. E' quanto emerge da un sondaggio on line effettuato dalla FIMMG (la Federazione dei medici di Famiglia) su un campione di 1000 medici di famiglia. Il sondaggio mette in evidenza un aumento del 40% dei consulti telefonici, un aumento del 30% delle visite in studio e un altro 30% delle visite a domicilio. "E' la fotografia dell'impegno di tutta la medicina generale italiana - dichiara Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg - per far fronte a questa emergenza sanitaria, e non parlo solo dei medici di famiglia, parlo anche dei medici di continuita' assistenziale (i medici di guardia medici) e anche dei giovani medici che stanno frequentando il corso di formazione per diventare medici di famiglia, che si sono dati disponibili ad intervenire a supporto della medicina generale".
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giovedì 15 ottobre 2009
DEPRESSIONE: RISCHIA MENO CHI VIVE VICINO AL VERDE
(AGI) - Londra, 15 ott. - Vivere vicino a un'area verde, come un parco pubblico o una riserva naturale, riduce di un terzo le probabilita' di soffrire di depressione. Parchi e giardini, infatti, aumentano la qualita' dell'aria, le possibilita' di rilassarsi e stimolano l'esercizio fisico. E' quanto hanno scoperto i ricercatori del VU University Medical Centre di Amsterdam, Olanda: "Chi vive in zone con meno del 10 per cento di aree verdi nel raggio di un chilometro dalla propria abitazione ha tre volte piu' probabilita' di soffrire di depressione rispetto ha chi ha un vicinato costituito dal 90 per cento di aree verdi", ha detto Jolanda Maas, prima ricercatrice dello studio pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health. Non solo, ma le aree verdi vicino casa riescono a ridurre significativamente anche l'incidenza di malattie cardiache, disturbi muscoloscheletrici, problemi respiratori, neurologici e digestivi. "Questo studio dimostra come le aree verdi causano effetti sulla salute pubblica da non sottovalutare", ha detto Maas. "Molte di queste malattie - ha aggiunto - sono costose e difficili da trattare. Sostenere la costruzione di giardini nelle aree urbane incoraggerebbe le persone a essere piu' attive e in buona salute", con costi decisamente minori.
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martedì 13 ottobre 2009
IL 70% ITALIANI MUORE PER MALATTIE DA STRESS
(AGI) - Roma, 13 ott. - Il 70% degli italiani muore per malattie causate da stress. E' il dato preoccupante contenuto in uno studio del Dipartimento di Studi Clinici dell'Universita' "La Sapienza di Roma" in collaborazione con l'AISIC. Tanto che il presidente dell'Ordine dei Medici di Roma, Mario Falconi, ha proposto l'istituzione di una commissione permanente sullo stress e l'organizzazione di evento dedicato a questo tema. "Lo stress cronico e' tra i fattori piu' rilevanti della nella genesi delle patologie piu' diffuse nei paesi industrializzati", ha spiegato la presidente dell'AISIC, Cinzia De Vendictis durante la conferenza stampa tenutasi stamane al CNR. "Si tratta delle malattie cronico-degenerative, che includono le patologie cardiovascolari, tumori, broncopneumopatie croniche ostruttive, cirrosi epatica, le malattie intestinali che nell'insieme costituiscono piu' del 70% delle cause di morte". Un allarme lanciato anche dall'OMS, secondo cui entro il 2020 tumori e bronco pneumopatie cronico ostruttive costituiranno la terza causa di morte. Tra i disturbi causati dallo stress anche l'ipertensione che, oltre alle patologie cardiovascolari, puo' essere causa di diabete e infarto. Colpisce il 25% degli italiani, circa 15 milioni di persone, percentuale che raggiunge l'80% se si considerano gli "over 65". "Ansia, depressione, alcolismo, disadattamento sociale, abuso di farmaci, sono tutte possibili complicazioni dell'ansia da stress", sottolinea De Vendictis. "Particolare attenzione merita la depressione, che colpisce nell'arco della vita il 15-20% della popolazione. Tuttavia 6 depressi su 10 non vengono diagnosticati come tali dai medici e e dei 40 su 100 che vengono identificati come depressi, solo al 51% viene prescritta una cura. Di conseguenza solo il 18% dei depressi riceve una terapia appropriata". Gli esseri umani sono possono tollerare solo un certo grado di stress, cioe' quello che consente di sopravvivere anche in circostanze eccezionali e che viene definito "stress buono". Esiste pero' lo stress cronico, che deriva dal persistere nel tempo di piu' stressori - cioe' eventi traumatici, condizioni ambientali, cognitivi, stili di vita - che fanno superare la cosiddetta soglia critica oltre la quale l'organismo non riesce piu' a difendersi e la naturale capacita' di adattarsi viene a mancare. Di conseguenza il sistema immunitario si indebolisce, l'organismo diventa piu' vulnerabile alle infezioni, alle malattie e allo sviluppo di patologie autoimmuni: e' evidente che ognuno reagisce in base alle caratteristiche e predisposizioni costituzionali. Luciana Sinisi, presidente della commissione ambiente e salute dell'Ordine dei Medici di Roma, ha puntato l'indice anche sui fattori ambientali come causa di stress (inquinanti domestici, inquinamento acustico ed elettromagnetico, ecc.) e responsabili di malattie ad esso correlate. Se inoltre si considera che e' ansioso un cittadino su tre, uno su cinque si rivolge allo psichiatra, 12 milioni e mezzo di italiani fa uso di ansiolitici, aumenta la depressione tra i piu' giovani, i disturbi del sonno riguardano il 14% della popolazione, aumenta l'ipertensione da stress, si comprende, oltre al disagio generalizzato della popolazione, anche l'aumento dei costi. E' stato infatti calcolato che solo nello scorso anno, l'importo per terapie da malattie causate da stress ha rappresentato piu' della meta' della spesa sanitaria nazionale. L'OMS ha calcolato che in Italia, il solo costo di giornate di lavoro perse a causa della depressione, e delle sue conseguenze sulle relazioni interpersonali, delle sofferenze dei nuclei familiari e degli atti auto-lesivi incide per 5 mld di euro all'anno. "Lo stress non risparmia nessuno", conclude De Vendictis. "Per questo e' necessario mettere la persona nel suo complesso al centro dell'attenzione nel rapporto medico-paziente. Solo cosi' possono essere identificate in tempo tulle le possibili cause di stress (personale, lavorativo, ambientale, relazio
giovedì 8 ottobre 2009
Influenza A: i vaccini arrivano alle Regioni
( Il Sole 24 Ore Pag.22 - 07/10/2009 , la Repubblica Pag.24 - 07/10/2009 , Corriere della Sera Pag.21 - 07/10/2009 , Il Mattino Pag.13 - 07/10/2009 , Il Messaggero Pag.11 - 07/10/2009 )
Il Vice Ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha annunciato che già da lunedì 12 ottobre saranno distribuite alle Regioni le dosi di vaccino per la campagna di immunizzazione contro l’influenza A. Parallelamente partirà anche una campagna di comunicazione sulla prevenzione del contagio, dal costo di 2,5 mln di euro.
Fonte: AboutPharma
Il Vice Ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha annunciato che già da lunedì 12 ottobre saranno distribuite alle Regioni le dosi di vaccino per la campagna di immunizzazione contro l’influenza A. Parallelamente partirà anche una campagna di comunicazione sulla prevenzione del contagio, dal costo di 2,5 mln di euro.
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lunedì 5 ottobre 2009
Fisioterapisti e infermieri nelle farmacie
( Il Sole 24 Ore Norme e Tributi Pag.34 - 03/10/2009 , la Repubblica Pag.27 - 03/10/2009 , Corriere della Sera Pag.29 - 03/10/2009 )
Definitivamente approvato dal Consiglio dei Ministri il decreto legislativo che stabilisce i nuovi servizi erogati dalle farmacie. Tra le novità, l’introduzione all’interno dei presidi di altre figure professionali, come infermieri e fisioterapisti, che potranno garantire prestazioni agli assistiti, su prescrizione dei medici di medicina generale e dei pediatri. Un successivo decreto del Welfare individuerà i tipi di prestazioni che tali operatori sanitari potranno offrire nelle farmacie. Obiettivo del provvedimento è trasformare le farmacie in centri polifunzionali che contribuiscano al decongestionamento delle strutture sanitarie.
Fonte: AboutPharma
Definitivamente approvato dal Consiglio dei Ministri il decreto legislativo che stabilisce i nuovi servizi erogati dalle farmacie. Tra le novità, l’introduzione all’interno dei presidi di altre figure professionali, come infermieri e fisioterapisti, che potranno garantire prestazioni agli assistiti, su prescrizione dei medici di medicina generale e dei pediatri. Un successivo decreto del Welfare individuerà i tipi di prestazioni che tali operatori sanitari potranno offrire nelle farmacie. Obiettivo del provvedimento è trasformare le farmacie in centri polifunzionali che contribuiscano al decongestionamento delle strutture sanitarie.
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giovedì 1 ottobre 2009
INFLUENZA A: MILIONI INFETTATI POCHE CENTINAIA GRAVI
(AGI) - Roma, 1 ott. - Il ministero della Salute stima che i casi gravi di influenza A, che possano eventualmente condurre alla morte, saranno "poche centinaia alla fine dell'epidemia". Lo ha affermato il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio intervistato da Maurizio Belpietro a Mattino Cinque. "Ci sono pochissimi, rarissimi casi" in cui si verifica un "eccesso di immunita'", "sono soggetti giovani che sviluppano una tempesta di citochine - ha spiegato Fazio - sono casi molto rari, ci attendiamo che possano essere poche centinaia nel nostro paese alla fine dell'epidemia, a fronte di milioni di infettati". Situazioni "molte rare" - ha aggiunto - per le quali si sta valutando un "progetto articolato su tutta la nazione di centri di riferimento per gestire le polmoniti primarie virali". Fazio ha ribadito che "questa influenza di per se' non e' pericolosa, e' pericolosa in quanto ogni infezione virale intercorrente puo' essere pericolosa per le persone a rischio", cioe' con gravi malattie croniche, "soggetti per cosi' dire malandati per cui basta una qualsiasi infezione virale a creare un tracollo". "Non c'e' alcun motivo da allarmarsi - ha sottolineato - in quanto abbiamo la situazione sotto controllo". Rispondendo a una domanda di Belpietro, Fazio ha ribadito che lui stesso si vaccinera' "per l'influenza stagionale, non per la pandemica". "Vaccineremo i bambini e i giovani che vanno a scuola - ha spiegato - non perche' temiamo per la loro salute ma per stroncare definitivamente l'epidemia ed evitare che continui a circolare e avere un altro picco l'anno prossimo". Inutile poi che i cittadini si rechino in farmacie perche' queste non hanno il vaccino. "Attualmente il motivo per cui tutti i paesi europei hanno deciso di non dare il vaccino in questa fase, di non metterlo in circolazione - ha precisato - e' per lasciare delle quote di vaccino per il Terzo Mondo, perche' vanno fatte delle strategie vaccinali tali che arrivino all'eradicazione dell'epidemia nel paese. Noi abbiamo preso la decisione di vaccinare il 40% perche' i dati epidemiologici ci dicono che cosi' si eradica l'epidemia ne' piu' che meno che se si vaccina il 60 o il 70%". Infine Fazio ha riconosciuto che in Italia c'e' un eccesso di allarme: "Nella stampa straniera vedo meno allarmismo: questo fa parte anche della natura del paese dove c'e' un forte senso individuale, fa parte della natura degli italiani".
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