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mercoledì 30 gennaio 2013

Congresso Federfarma: tutto pronto per il 6 Febbraio

Più ci si avvicina alla data prescelta per il convegno di Federfarma e più la politica sembra essere ansiosa di partecipare a questo evento. I nomi “eccellenti” che hanno garantito la loro presenza garantiscono un dibattito ricco e interessante. Ricordiamo che hanno confermato la presenza Stefano Fassina, il responsabile economico del “PD”, Oscar Giannino notissimo giornalista e fondatore del movimento “Fare per fermare il declino”, Chiara Moroni di “Fli”, Massimo Corsaro di “Fratelli d’Italia”, Francesco Storace segretario nazionale de “La Destra”, e Angelino Alfano, segretario nazionale del “Pdl”. Quest’ultimo ha “lanciato” la sua presenza all’incontro di Federfarma facendo dichiarazioni di una certa pesantezza su liberalizzazioni e farmacie alla trasmissione Omnibus su la7: “Se c’è una cosa che non ci convinse di quelle liberalizzazioni fu il metodo adottato dal governo, che ha fatto il forte con i deboli e il debole con i forti. C’è una sola persona di buon senso in tutta Europa che ritiene che mettendo le farmacie sul lastrico e sottraendole al servizio pubblico abbiamo risolto la questione delle liberalizzazioni in Italia? La sintesi delle liberalizzazioni del grande governo tecnico, dell’uomo che doveva aprire al libero mercato è: tassisti e farmacisti? E’ veramente poca cosa”. Sembrano parole consce del fatto che a breve avrebbe dovuto confrontarsi con la categoria in un importante congresso. Ricordiamo che l’incontro prenderà il via il 6 Febbraio alle 10.30 con il saluto del segretario nazionale di Federfarma Alfonso Misasi seguito dalla relazione di Annarosa Racca e Alfredo Orlandi. Dalle undici comincerà il dibattito con i politici, moderati da Andrea Pancani, vicedirettore del Tg di la7. L’appuntamento è al teatro Capranica di Roma. Qui di seguito alleghiamo il link al video-invito all’evento per voce della dottoressa Annarosa Racca, presidente di Federfarma.
Fonte: Quellichelafarmacia




mercoledì 11 luglio 2012

Spending review. Balduzzi: “A breve una riflessione sul futuro della farmacia”

Per il ministro della Salute l’intervento della spending review sulle farmacie è stato “minimo”, ma resta necessario avviare “una riflessione, già dalla prossima settimana, sul futuro della farmacia e sulla nuova remunerazione”, come richiesto anche dalle associazioni di categoria.
11 LUG - “Si aprirà già la prossima settimana un percorso di riflessione sulla farmacia e sulla nuova remunerazione delle farmacie”. Ad annuncialo è stato stamani il ministro della Salute, Renato Balduzzi, intervenendo ai microfoni di Prima di tutto, la trasmissione in onda su Radio1.Commentando la protesta di ieri di Federfama, conclusa con la proclamazione dello sciopero del 26 luglio, Balduzzi ha affermato che l’intervento del decreto sulla spending review sulle farmacie è stato “minimo, considerati le situazioni”. Per il ministro, comunque, “è legittimo che le associazioni di categoria vogliano dimostrare il loro punto di vista, purché si resti nei binari di una civile discussione”.Il ministro ha quindi assicurato la “disponibilità del Governo e del ministero della Salute” a un confronto con le farmacie. “Ieri ho incontrato la delegazione di Federfarma – ha spiegato – e rappresentato l’opportunità di iniziare una riflessione, già dalla prossima settimana, sulla farmacia di domani e sula nuova remunerazione”.“Il sistema della dispensazione del farmaco – ha concluso Balduzzi – è un sistema articolato su cui il Governo ha avviato fin dal mese di dicembre una discussione volta a stabilire se e come questo sistema potesse o dovesse essere modificato. In questa situazione evidentemente le diverse categoria fanno sentire la propria voce”.
Fonte: quotidianosanità

mercoledì 23 maggio 2012

Roma: pronti nuovi divieti sull'alcol, arriva un regolamento del Campidoglio

ROMA - Stop alle bevute per strada di notte, ma in pianta stabile. Potrebbe essere una delibera di consiglio comunale, che modifichi il regolamento di polizia urbana, a mettere un freno agli eccessi della movida senza prestare il fianco a bocciature come quella del Tar. Che, la scorsa settimana, ha cancellato l'ordinanza anti alcol delCampidoglio, contestando la reiterazione di un provvedimento legato a una «situazione d'emergenza» che, secondo i giudici amministrativi, potrebbe essere risolta con «strumenti ordinari».
Dopo il primo weekend a bevuta libera, che ha riportato le bottiglie nelle strade della vita notturna, il Campidoglio punta a trovare una soluzione stabile che vada incontro all'allarme dei residenti, preoccupati anche dall'arrivo dei mesi caldi e dalla liberalizzazione degli orari dei pubblici esercizi. «Se questa situazione non è da considerarsi di emergenza, ma ordinaria, siamo messi davvero male», commenta Viviana Di Capua, presidente dell'Associazione abitanti centro storico. Domani i rappresentanti dei residenti delle zone della movida sono state convocate per un incontro con l'assessore capitolino alla cultura Dino Gasperini e il delegato alla sicurezza Giorgio Ciardi, alla quale parteciperà anche Gianni Alemanno.
Sul tavolo ci sono le proposte per regolamentare la vita notturna. «Negli ultimi anni la situazione, su questo fronte, è nettamente migliorata - sostiene Ciardi - Ma già nello scorso fine settimana, dopo l'annullamento dell'ordinanza anti alcol da parte del Tar, sono tornate a vedersi le bottiglie rotte per strada». Il problema, secondo il delegato alla sicurezza, «è che i Comuni hanno bisogno di strumenti adeguati, che attualmente, non posseggono, per contrastare gli eccessi della vita notturna». La soluzione può arrivare da una delibera di iniziativa consiliare presentata da Fabrizio Santori, presidente della commissione sicurezza.
Il provvedimento prevede che «è fatto obbligo di sospendere la vendita per asporto di qualsiasi bevanda alcolica dalle ore 23 fino a chiusura degli esercizi, da parte dei pubblici esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, dei circoli autorizzati alla somministrazione di alimenti e bevande, dagli esercenti il commercio su area pubblica anche in qualità di artigiano o di industria». Inoltre, si legge nella proposta di delibera, «è vietato dalle ore 23 alle 6 il consumo di bevande alcoliche nelle strade pubbliche o aperte al pubblico transito». Insomma, si ripropone il testo dell'ordinanza anti alcol, rendendolo però organico al regolamento comunale. Le norme, così, sarebbero però valide su tutto il territorio cittadino, e non solo nelle zone individuate dalle passate ordinanze.
La delibera passerà oggi al vaglio della commissione commercio. Quindi è attesa all'esame della commissione statuto, per poi dover approdare in aula Giulio Cesare per l'esame definitivo. «È un modo per dare strumenti adeguati alle forze dell'ordine, che attualmente hanno armi spuntate - spiega Santori - In questo modo Roma si adeguerebbe ad altre città italiane, come Bologna, ed europee: a Londra, per esempio, il consumo di alcol per strada è vietato fin dalle 21». D'accordo con la proposta Orlando Corsetti, presidente del I Municipio: «Sono d'accordo con quest'idea, perché c'è bisogno regole certe - sottolinea il minisindaco del centro storico - Ma lo stesso servirebbe anche per le altre questioni aperte, come quella dell'occupazione di suolo pubblico, contro le quali andiamo spesso a scontrarci contro un muro di gomma».
Fonte: CUFRAD

lunedì 23 aprile 2012

Osservasalute 2011. L' Italia sempre più malata. Ma la risposta del SSN diminuisce.

È in pericolo la salute degli italiani. Mentre aumentano i fattori di rischio, diminuisce infatti la risposta dei servizi pubblici e le Regioni risparmiano sulla prevenzione. A lanciare l’allarme è il "Rapporto Osservasalute 2011" del Policlinico Gemelli.
23 APR - È un quadro molto preoccupante quello fotografato dalla IX edizione del Rapporto Osservasalute. Stato di salute e qualità dell’assistenza nelle Regioni italiane” elaborato da 175 ricercatori dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane del Policlinico Universitario Agostino Gemelli e presentato stamani a Roma.La salute degli italiani, infatti, si trova ora più che mai sotto il fuoco incrociato della crisi economica e, sebbene gli effetti di questa congiuntura negativa si rendano manifesti con una certa latenza di tempo, salta già agli occhi come gli italiani, pressati dalle restrizioni economiche, comincino a risparmiare su azioni preventive di base quali una sana alimentazione e lo sport. Si rinuncia per esempio a frutta e verdura, che diventa un lusso per pochi (per la prima volta dal 2005, si registra un calo del numero di porzioni consumate/giorno - 4,8% contro il 5,7%, dato che era rimasto grosso modo stabile fino al 2008; a mangiarne di più sono coloro che spesso consumano i pasti a mensa che si conferma come luogo maggiormente associato al consumo di verdure, frutta e ortaggi).Gli italiani, se costretti a fare economia, tagliano dove possono e cercano risposte rapide al moltiplicarsi dei piccoli disturbi, in aumento anche in funzione del carico psicologico legato all’incertezza; sempre più spesso lo fanno a spese proprie, per continuare a svolgere le funzioni quotidiane in famiglia e al lavoro e a tener testa a tutti gli impegni sempre più stringenti.Risulta così aumentato il consumo di farmaci antidepressivi (l’uso di antidepressivi è cresciuto di oltre quattro volte in una decade, passando da 8,18 dosi giornaliere per 1000 abitanti nel 2000 a 35,72 nel 2010), come effetto anche di un disagio diffuso dilagante, scatenato dalle difficoltà socio-economiche.Numerosi studi dimostrano che l’impatto sulla salute di una crisi economico-finanziaria, quale quella che stiamo vivendo a livello globale, è forte: potrebbe portare a un incremento dei suicidi (i dati mostrano anche per l’Italia un aumento del numero di suicidi tra il 2006, quando i casi registrati erano 3.607 e il 2008, che si chiude con 3.799 casi) e delle morti correlate all’uso/abuso di bevande alcoliche e droghe.Nondimeno, la salute degli italiani resta tutto sommato ancora buona grazie alla “rendita” a loro disposizione, merito, per esempio, della tradizione della dieta mediterranea. Ma, come tutte le rendite non ben gestite, rischia di erodersi rapidamente: gli italiani sono, infatti, sempre più grassi (nel 2010 il 45,9% degli adulti è in eccesso ponderale, contro il 45,4% del 2009), anziani (aumentano le persone dai 75 anni in su, che rappresentano il 10% della popolazione contro il 9,8% della scorsa edizione del Rapporto) e colpiti da malattie croniche.Per di più le scelte in ambito di politica sanitaria rischiano di peggiorare le cose: “Le ultime manovre economiche realizzate in Italia in risposta alla tempesta finanziaria - ha dichiarato Walter Ricciardi, direttore di Osservasalute e dell’Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica di Roma - hanno portato al ridimensionamento dei livelli di finanziamento dell’assistenza sanitaria già dal 2012; all’introduzione di ulteriori ticket; a tagli drastici nei trasferimenti alle Regioni e alle municipalità dei fondi su disabilità, infanzia, e altri aspetti che vanno poi a incidere sulla nostra salute”. Peraltro, sottolineano i ricercatori, “i tagli non riducono l’inappropriatezza di molti interventi sanitari (quindi gli sprechi), né migliorano la qualità delle cure, anzi appesantiscono ancor più le liste di attesa”.Nel triennio 2007-2010 l’effetto dei tagli ai servizi e ai farmaci ha portato a una diminuzione del 3,5% della spesa pubblica per i farmaci, determinando però un incremento della spesa privata per i soli farmaci del 10,7%. E nel futuro sarà sempre peggio: è stimato in 17 miliardi di euro nel 2015 il gap cumulato totale tra le risorse necessarie per coprire i bisogni sanitari dei cittadini e i soldi pubblici, che presumibilmente il Ssn avrà a disposizione.Le evidenze epidemiologiche dimostrano, invece, la necessità di rafforzare (o almeno non tagliare) le politiche per la salute poiché i tagli potrebbero innescare un aumento di spesa socio-sanitaria a carico delle famiglie col pericolo di aumentare quelle a rischio povertà (oggi il 7,6% di esse), a fronte di una quota di oltre il 15,5% di povertà accertata assoluta/relativa.“Partito 150 anni fa da una situazione di assoluta retroguardia rispetto al contesto Europeo, oggi il Paese mostra ottime posizioni a livello internazionale per sopravvivenza, nutrizione e protezione per il rischio della salute, mentre è ancora indietro per quanto riguarda le diseguaglianze sociali, con sempre più profonde differenze Nord-Sud”, ha spiegato ancora Ricciardi. Che sottolinea quindi come sia “importante che i rilevanti progressi acquisiti in questi anni siano tutelati, per permettere a tutti i nostri cittadini di vivere in uno stato ottimale di salute e godere di pari opportunità di assistenza. Le diseguaglianze registrate da Osservasalute rischiano di accentuarsi, specie nell’attuale situazione socio-economica, anche considerando che l’impatto della crisi sull’assistenza sanitaria è stato finora fortemente indirizzato all’accelerazione di misure correttive già in essere – spesso incentrate sulla logica dei tagli orizzontali più che di riduzione degli sprechi”.Secondo Eugenio Anessi Pessina, docente di Economia Aziendale e Public Management presso l'Università Cattolica, i dati a disposizione paiono comunque confermare una certa efficacia delle iniziative di contenimento della spesa,: il 2010 si è caratterizzato per una crescita molto contenuta della spesa pubblica pro capite (+0,66%), che mantiene l’Italia al di sotto della media UE-15 sia in termini pro capite, sia (malgrado l’incapacità di crescere dell’economia italiana) in rapporto al PIL; i disavanzi permangono, ma sono ormai ridotti a livelli molto circoscritti, almeno in termini di valori medi nazionali (nel 2010, circa 39 euro pro capite, pari a 2% del finanziamento e 0,15% del PIL). Tutto ciò, secondo l’esperto, riflette e sintetizza un profondo mutamento negli atteggiamenti delle aziende rispetto ai vincoli economico-finanziari: se in passato i vincoli venivano spesso giudicati irrealistici e non incidevano sugli effettivi comportamenti aziendali, generando circoli viziosi di generazione e copertura dei disavanzi, oggi gli stessi vincoli sono giudicati pienamente credibili e condizionano fortemente le scelte gestionali.Sotto il profilo degli equilibri economici di breve periodo, l’unico elemento di forte preoccupazione è la differenziazione interregionale, con tre regioni (Lazio, Campania e Sicilia) che da sole hanno prodotto il 69% sia del disavanzo 2010, sia del disavanzo cumulato 2001-2010. L’identità tra il dato puntuale 2010 e quello cumulato del decennio, tra l’altro, riflette in modo molto efficace la natura strutturale delle criticità istituzionali, organizzative e gestionali di queste tre regioni, sebbene il dato puntuale 2010 del loro disavanzo complessivo (1,6 miliardi di euro) sia ben al di sotto del massimo storico di 4 miliardi raggiunto nel 2005 e sebbene la spesa sanitaria pubblica pro capite di Lazio e Campania si sia ridotta, nel 2010, dell'1,75%.“Alcune criticità significative si riscontrano anche sotto il profilo finanziario, come testimoniano i lunghi tempi di pagamento ai fornitori”, ha sottolineato Anessi Pessina.Ma se per i medical device il fenomeno dei ritardati pagamenti si associa ad una crescita della spesa (in media il 7% in più ogni anno negli ultimi 10 anni), ha precisato Americo Cicchetti, Direttore dell’Altems, Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, per il comparto farmaceutico i ritardati pagamenti si associano ad una crescita (2,8% all’anno negli ultimi 10 anni, per la convenzionata) inferiore rispetto a quella media del SSN che è stata pari al 4,45% all’anno nell’ultimo decennio (2001-2010). Ad ogni modo questo fenomeno, purtroppo, contribuisce a deprimere la ripresa economica in relazione agli effetti negativi che comporta.La questione più critica, però, concerne gli impatti sull'equità, principio fondante del Servizio Sanitario Nazionale. Già in tempi relativamente floridi l’equità era passata in secondo piano rispetto al binomio “efficacia-efficienza”; ora, a maggior ragione, è messa a rischio dalla necessità di “tagliare la spesa”.Particolarmente critiche, per Cicchetti, sono le prospettive per l'equità intergenerazionale, per effetto sia del sostanziale blocco degli investimenti (cui contribuisce anche la frequente incapacità di spendere bene i limitati fondi disponibili), sia dell’impatto che le iniziative di risparmio e razionalizzazione potrebbero avere sullo stato di salute dei cittadini. In linea di principio, naturalmente, tali iniziative dovrebbero identificare ed incidere su situazioni di inefficienza, quindi salvaguardare gli attuali livelli di servizio. Laddove il contenimento dei costi sia ottenuto riducendo i servizi offerti, invece, si potrebbe generare un impatto negativo di medio periodo sulle condizioni di salute della popolazione, con gravi conseguenze negative anche sul piano economico. “Naturalmente, il rischio è più accentuato nelle Regioni assoggettate a Piano di Rientro, dove le iniziative di contenimento dei costi sono state più intense”.
Fonte: quotidianosanità

giovedì 12 aprile 2012

Farmaci: Roche, nessun rischio stop forniture Italia, ma preoccupati

MILANO - "Al momento l'Italia non corre il rischio che vengano interrotte le forniture di farmaci, come in Grecia. Ma uno Stato che non e' in grado di rispettare i propri impegni con i fornitori diventa poco credibile, soprattutto agli occhi della casa madre, che e' preoccupata da questa situazione. Una condizione che non e' solo dell'Italia, ma anche di Spagna e Portogallo, oltre alla Grecia". A spiegarlo e' Maurizio Di Cicco, amministratore delegato di Roche Spa, ad un incontro presso lo stabilimento di Segrate (Mi). "In Italia abbiamo alcune situazioni - continua - come quella del San Raffaele o di alcune case di cura private, a cui oggi chiediamo alcune garanzie per il pagamento. Siamo rimasti molto scottati dalla vicenda del San Raffaele, dove alla fine i fornitori ci hanno rimesso anche milioni di euro, nel caso della Roche".(ANSA).

Preoccupati....ma come sono gentili!

domenica 8 aprile 2012

Allarme rapine in farmacia. A Roma 8 in un mese. Santori “Più controlli e telecamere”

Ma anche la creazione di occasioni di incontro e aggregazione tra i cittadini nei quartieri più isolati, per scoraggiare ladri e rapinatori. Questa la ricetta del presidente della Commissione Sicurezza di Roma Capitale, Fabrizio Santori.06 APR - “E’ indispensabile garantire maggiore sicurezza a tutte le farmacie, sia comunali che private, sempre più spesso bersaglio di delinquenti che mettono a repentaglio la vita di operatori e clienti entrando anche armati nelle rivendite”. Ad affermarlo, in una nota, Fabrizio Santori, presidente della Commissione Sicurezza di Roma Capitale, che ieri, dalla farmacia comunale Casilino 23, recentemente rapinata, ha rilanciato “il nostro impegno e le nostre proposte per una radicale soluzione del problema”.

Le rapine alle farmacie stanno infatti subendo un forte incremento nella Capitale. Come sottolinea Santori ricordando quanto accaduto nell’ultimo mese nelle due farmacie comunali Farmacap situate in zona Anagnina e Borghesiana, alle quali si aggiungono i furti ancora più recenti a Colle Prenestino e alla Casilino 23, “senza dimenticare il grido di allarme che sale dalla farmacia Contarina a Boccea, rapinata quattro volte nelle ultime due settimane”.

“Un sistema efficace per scoraggiare ladri e rapinatori sono - secondo il presidente della Commissione Sicurezza di Roma Capitale - maggiori controlli con pattugliamenti notturni e diurni, telecamere e collegamenti diretti con le centrali operative delle forze dell’ordine e la sala sistema Roma” sono un sistema efficace per scoraggiare ladri e rapinatori”. Ma per Santori “una delle carte vincenti per rilanciare le farmacie comunali e i quartieri periferici mettendo al contempo in atto una forte azione deterrente contro i malintenzionati, è creare nelle strade spesso isolate, come nel caso della farmacia Casilino 23, occasioni di incontro e di aggregazione per i cittadini”.

“In questo senso – ha concluso Santori - è forte l’impegno di Roma Capitale, dove nonostante le incontestabili difficoltà economiche di questo momento storico, la giunta di centro destra non dimentica i punti cardine del suo patto con i cittadini, firmato anche nel nome della sicurezza, della difesa del decoro e della riqualificazione delle periferie”.
Fonte: quotidianosanità.it

venerdì 10 febbraio 2012

Io, il Pci, Bersani e la moglie farmacista. Perchè le proposte Pd sulle farmacie sono sbagliate

"Anche se tra me e il leader del Pd vi sono molte, anche curiose, similitudini, non condivido affatto gli emendamenti proposti al decreto liberalizzazioni nella parte riguardante le farmacie". Un commento del professor Ettore Jorio, dell'Università di Calabria.10 FEB - Ho appena letto le proposte prioritarie del PD in tema di liberalizzazioni, già formalizzate in emendamenti al decreto Cresci-Italia approvato dal Governo il 24 gennaio scorso, soffermandomi soprattutto sul tema delle farmacie.
Leggendo le sei ipotesi di modifica si arguisce che esse rappresentano il segno della guerra ideologica che il leader del PD, Pierluigi Bersani, ha deciso di scatenare, da tempo, al sistema farmacia. Ciononostante che esso esprima il livello essenziale di assistenza che meglio soddisfa gli italiani.

Francamente, è difficile capirne i motivi, anche perché non affatto condivisi neppure all’interno del suo partito, che sembra sopportarne gli imperativi, peraltro pubblicamente sostenuti senza una plausibile causa se non quella di “abbattere i privilegi” economici. Se così è riempiamo il territorio di farmacie pubbliche, garanti di occupazione diffusa e di ricchezze prodotte da destinare a servizi alla collettività!

Quali sono le spinte che motivano una siffatta crociata? Proviamo preliminarmente a fare una analisi. Un articolo apparso sul Corsera ne attribuiva la causa a fatti che poco c’entrano con le ideologie e con la politica in senso generale. Maria Teresa Meli, riprendendo un articolo apparso su Europa a firma G. Del Vecchio, titola “Nel PD dubbi su Bersani “parafarmacista”: aiuta coop?”. A ben vedere, sono in molti a dubitare sulla crociata portata avanti dallo stesso, persino nel suo partito.

Esse riguardano, da una parte, l’impegno del nostro a sostenere sfacciatamente gli interessi economici delle Coop e, dall’altra, una ragione affettiva. Quanto a quest’ultima ho il dovere di spiegarmi meglio e di farlo fino in fondo. Con Bersani ho tre cose in comune, che si contrappongono ad una sostanziale differenza. Entrambi del 1951. Entrambi provenienti dal PCI. Entrambi coniugati con due farmaciste. La differenza: mia moglie è stata vincitrice di una sede farmaceutica in un concorso pubblico, per titoli ed esami; sua moglie non c’è mai riuscita.

Tutto questo non giustificherebbe ad entrambi di sostenere gli interessi più vicini. Sarebbe un assurdo farlo e non lo è. Bersani si pone a paladino di un “principio”; io di un altro. Vediamo di desumerli da un ragionamento.
Le spinte del PD, proprio perché promosse da un grande partito del centrosinistra, non risultano granché comprensibili, atteso che non appare affatto giustificato che esso possa porsi in contrapposizione alla natura concessoria di un servizio pubblico, qual è quello di somministrazione del farmaco. Lo Stato (oggi la Regione) ne é l’assoluto titolare e ne trasferisce l’esercizio ai concessionari privati, allorquando rinuncia a farlo direttamente attraverso i Comuni.

Ma veniamo al contenuto delle proposte.
La prima riguarda la completa liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C, estesa anche a quelli veterinari. Anche qui la sinistra ha le idee confuse, si pone infatti esclusivamente al servizio del sistema delle parafarmacie, forse per utilizzarlo strumentalmente a mo’ di cavallo di Troia in favore della GDO. Quanto a quest’ultima aspettativa, il PD dimostra tutta la sua debolezza. Dimostra infatti di volere conseguire due scopi che sono l’esatto contrario di ciò che dovrebbe. Prioritariamente si pone a paladino della ricostituzione di ciò che le liberalizzazioni dovrebbero invece separare.

Mi riferisco agli interessi tipici del produttore direttamente connessi con la commercializzazione dei prodotti medesimi. Un po’ quello che si contesta ai petrolieri, di essere anche proprietari dei distributori, condizionando così il prezzo all’utenza e il mercato. Ciò accadrebbe, per esempio, nel caso dei farmaci generici con produzione a marchio cui è fortemente interessata la GDO, sì da venderli nei suoi corner, diffusi ovunque. Un privilegio, questo, che ne lascia presumere un altro: quello di arrivare (in un verosimile ipotetico altro round parlamentare) a rendere la proprietà della farmacia così libera da metterla in mano del grande capitale, anche di quello malavitoso.

La seconda afferisce la conferma del quorum dei 3.000 abitanti e l’istituzione di un termine ai Comuni di 60 gg. per individuare il numero e le zone ove aprire i nuovi esercizi farmaceutici. Anche qui due rilievi: a) persevera nell’errore di ridurre eccessivamente il quorum, mettendo così a rischio la tutela della salute del territorio. Ciò in quanto renderà precario l’equilibrio costi/ricavi, già in pericolo per lo sconto al SSN, per la vendita per conto e per gli intessi sopportati per i ritardi di pagamento; b) dimostra di conoscere ben poco le procedure di formazione della pianta organica e quelle propedeutiche a perfezionare ed espletare le attività concorsuali pubbliche. Insomma il solito distacco tra ciò che si dice e ciò che si fa a discapito del buon funzionamento della PA.

A tale proposito propone la semplificazione delle procedure disponendo però l’esatto contrario: tre graduatorie diverse suddivise per farmacisti rurali, farmacisti non titolari e farmacisti operanti presso le parafarmacie. E della Costituzione che ne facciamo? Liberalizziamo anche i suoi principi?
Con la quinta il PD supera se stesso in termini di incostituzionalità. Propone la soppressione delle disposizioni vigenti sulla ereditarietà della farmacia a familiari non farmacisti. Lo fa anche in riferimento al contesto di quanto residuerebbe dal vigente disciplinato, creando delle palesi differenze, “apprezzabili” (!) costituzionalmente, tra la società speziale che non decede (tutt’al più si estingue) e il farmacista persona fisica.

L’ultima, ovverosia l’obbligo di rinuncia alla direzione della farmacia privata da parte degli ultra 67enni, è cosa accettabile, salva la recondita voglia (anche qui incostituzionale) forse di impedire anche il trasferimento inter vivos?

Prof. Ettore Jorio
Docente di diritto sanitario Università della Calabria
Fonte: quotidianosanita.it

Il prof. Ettore Jorio....ha fatto CENTRO!!!!!!

giovedì 9 febbraio 2012

Decreto sviluppo, quorum troppo basso per commissioni Senato

Innalzare il quorum a 3.500 abitanti per farmacia, con resto al 50% per la seconda sede e tenuto comunque conto della media europea. Tetto alle aperture in deroga del comma 3 (stazioni, aeroporti, centri commerciali eccetera) pari al 15% delle nuove aperture calcolate in ogni regione. Concorso straordinario per soli titoli con possibilità di associazione da riconoscere soltanto ai farmacisti di età inferiore ai 40 anni. E punteggi dei titolari di parafarmacia equiparati a quelli dei collaboratori. Sono alcune delle modifiche che la commissione Sanità del Senato (nella foto Palazzo Madama) chiede al Governo per dare luce verde alla legge di conversione del decreto sviluppo.L'elenco dei ritocchi, contenuto nel parere licenziato l'altro ieri, si concentra su sette commi dell'articolo 11. Al primo, quello dedicato al quorum, la richiesta è quella di alzare il rapporto presidi-abitanti a 3.500, con resto al 50% (come vorrebbe Federfarma) «e comunque tenendo conto della media europea». Al comma 2, si chiedono almeno 180 giorni di tempo (anziché 120) per l'aggiornamento delle piante organiche e una riserva pari al 25% delle nuove sedi da destinare alla prelazione dei comuni (opzione invece esclusa dal decreto). In tema di concorsi, poi, per la Commissione andrebbe innanzitutto chiarito che dal provvedimento non sono esclusi solo «i concorsi per le quali sia stata già espletata la procedura concorsuale ma anche quelli per cui sono state già fissate le date delle prove». Inoltre, per velocizzare le procedure, il concorso straordinario andrebbe espletato «con la sola valutazione dei titoli e il limite di partecipazione a 60 anni».
Per quanto riguarda il comma 3, la richiesta è che le farmacie aperte in base alle deroghe indicate «avvenga nel rispetto del quorum di cui al comma 1» e «con il limite del 15 per cento da computarsi in ambito regionale sul totale della farmacie di nuova apertura».
Al comma 5 due proposte: limitare la partecipazione associata al concorso ai farmacisti di età inferiore ai 40 anni, «al fine di favorire l'accesso dei giovani», e «sostituire la previsione del punteggio» per i titolari di parafarmacia con un «esplicito rinvio a quanto previsto dall'articolo 5, comma 3, lettera b) del Dpcm 298/94». Che, tradotto, significa equiparazione ai collaboratori di farmacia.
Si chiude infine con la richiesta di soppressione di tre commi: il sesto (liberalizzazione orari) perché «la competenza in materia è esclusivamente regionale» e comunque sarebbe più sensato prevedere al massimo «la facoltà di maggiore apertura nella sola fascia diurna del servizio» (altra richiesta di provenienza Federfarma); l'undicesimo, riguardante il fondo di solidarietà, perché «inapplicabile dal punto di vista tributario»; infine il 12, riguardante i livelli minimi di personale delle farmacie, insostenibile alla luce della sentenza della Corte costituzionale del 16 dicembre 1958 che ha dichiarato illegittimo «l'obbligo fissato per legge di assunzione di manodopera per contrasto con l'articolo 41 della Costituzione sulla libertà di iniziativa economica privata».
Perplessità sui commi 1 e 6 anche dalla commissione Affari costituzionali, secondo la quale gli interventi prospettati accentuerebbero la concorrenza a scapito della capillarità della rete.
Fonte: Farmacista33

Fa piacere vedere che nel Senato della Repubblica ci siano delle persone di buon senso.

martedì 24 gennaio 2012

Farmacie e liberalizzazioni, nel decreto del Governo Monti tante novità.

Definiti gli interventi dell’ Esecutivo nel settore del Farmaco e della Farmacia.

Va subito detto che questi interventi ma ovviamente non tutti, era meglio farli qualche anno fa gestendoli diversamente e direttamente in prima persona come categoria, sicuramente prima dell' avvento delle "lenzuolate" di Bersani e della nascita delle parafarmacie, un strana cosa all'Italiana che trova però una sua risposta attendibile e sempre attuale nelle ambizioni dei grossi gruppi finanziari, della GDO e della lega COOP & C. .Oggi nell'emergenza e con i tempi così stretti, stiamo subendo come al solito scelte altrui e questa è tutta una grossa responsabilità che va addebitata a chi ha governato a lungo la nostra categoria negli ultimi decenni e sono convinto che non saranno questi provvedimenti sulla Farmacia e sulle professioni a riequilibrare le disastrate finanze dell' Italia e le azioni dell'esecutivo mi sembra si siano concentrate solo sui più deboli trascurando l' eliminazioni degli sprechi, dei costi della politica ed interventi veramente incisivi sull'evasione e sui grandi "cartelli". Il Farmacista, va sottolineato, trova la sua dignità professionale in Farmacia ed aver confuso ieri e confondere ancora oggi i problemi occupazionali della categoria con l' istituto "Farmacia" è un grave errore, dovuto alla poca conoscenza del problema ed inoltre il tutto potrebbe migliorare se i giovani venissero informati ed indirizzati agli studi evitando per quanto è possibile aspettative non realistiche. Nel decreto varato dal Governo trovo qualificante aver confermato il valore sociale e sanitario della "Pianta Organica", strumento tecnico ed importantissimo per una corretta distribuzione delle Farmacie sul territorio e quindi a vantaggio della capillarità del servizio. Abbassare il rapporto abitanti/farmacie a 3.000 sicuramente è e sarà un pò penalizzante, sarebbe stato meglio e rispettoso della qualità del servizio, che potrebbe scadere perchè finanziariamente insostenibile, 3.500 abitanti per Farmacia, quest' ultimo a me sembra un giusto e perseguibile compromesso. Ben vengano anche le Farmacie negli Ipermercati, nelle Stazioni ferroviarie e marittime, negli aeroporti, nelle aree di servizio autostradali, ecc. purchè rientranti in una logica di "Pianta Organica". Spero inoltre che il concorso per titoli ed esami ed i punteggi che il provvedimento assegna ai proprietari di parafarmacia ed ai giovani in associazione aiutino finalmente tutti a realizzarsi serenamente in una Farmacia.Trovo giusto che la fascia C, cioè tutti i farmaci su prescrizione, resti ad esclusiva vendita in Farmacia, anche se purtroppo ridimensionata spero con le minime indispensabili "limature" del caso che deciderà l'AIFA, riposizionando le molecole più sicure e di uso comune fra quelle di libera vendita. Non sono invece d'accordo sul principio degli sconti su tutti i farmaci, potrebbero trasformare la Farmacia in un mercato del pesce e poi non si capisce la ratio, la fascia A e la fascia C hanno prezzi amministrati e sconti determinati per legge, pertanto già la massima trasparenza è assicurata, in alternativa allora si dovrebbe liberalizzare l'intera filiera e permettere ai titolari di acquistare tutti i farmaci a prezzi più bassi dall'industria con gli ovvi vantaggi da girare al consumatore, ma attenzione così rischiamo di banalizzare tutto il sistema, assimilando pericolosamente il Farmaco ad un bene di consumo e cadendo di fatto nuovamente nella trappola della GDO. Il Farmaco non è un bene di consumo si acquista quando serve e non in base ad una promozione commerciale comportamento che comunque può anche avere una sua logica nei farmaci cosiddetti da automedicazione. Far risparmiare il paziente/consumatore è giusto ed è questa una delle maggiori difficoltà che incontriamo tutti i giorni nel nostro lavoro, cioè far coincidere allo stesso tempo professione ed impresa. Trovo decisamente positiva e corretta la scelta di incentivare l'uso del farmaco generico od equivalente come d'altronde avviene ovunque in Europa con vantaggi per tutti. Un altro punto qualificante e che mi trova perfettamente d'accordo è quello di poter proseguire il servizio oltre gli orari ed i turni di apertura stabiliti, questo permetterà a chi lo riterrà opportuno di tenere aperta la propria Farmacia tutto l'anno e per più ore al giorno garantendo anche ai colleghi collaboratori più reddito e più occupazione. Questa norma inoltre permetterà al titolare di Farmacia di adeguare il servizio offerto alle esigenze della sua utenza e del territorio servito dalla sua Sede. Diverse infatti sono le necessità di una Farmacia ubicata in un centro storico, in una periferia, in una città d'arte, in un paese a forte vocazione turistica, vicino ad un grande ospedale, in una periferia, in una strada commerciale, ecc., ciascun Titolare potrà ora più facilmente ed in piena libertà fornire ai suoi utenti un servizio migliore e più adeguato. Accolgo favorevolmente l' idea di aiutare con un fondo dedicato i colleghi la cui sede non assicura un reddito sufficiente perchè ubicata in centri con meno di mille abitanti, ovviamente il tutto supportato da trasparenza e chiarezza nelle regole e nell'applicazione, non comprendo invece la norma che vuole regolamentare il numero di collaboratori per Farmacia anche se limitata alle aziende più grandi, è un assurdità ed è un ingerenza nelle singole strategie gestionali per nulla giustificabile. Sulla gestione ereditaria poi c'è molta disinformazione, acredine ed anche se parliamo di una "Concessione", è pur vero che questa concessione può coinvolgere e condizionare la vita del titolare, della sua famiglia e quindi dei suoi eredi. Basti pensare all' impegno personale, ai rischi finanziari e d' impresa che la gestione di una Farmacia comporta ed ora alla luce delle "aperture introdotte da questo decreto e mi riferisco particolarmente al più ampio accesso alla titolarità, certe disparità sono state molto ridimensionate, quindi in caso di morte del Titolare ed in mancanza di un avente diritto in possesso dei requisiti, concedere un pò più di tempo agli eredi eviterebbe a questi ultimi spiacevoli, compromettenti e pericolose situazioni non ultima essere vittime di approfittatori e speculatori. Federfarma cosa deve fare? Io credo ci sia molto da fare, prima di tutto autocritica sulla sua latitanza poi tentare di far alzare il quorum a 3.500 quindi tutelare quanto è più possibile le Farmacie nei centri minori, per limitare ruberie e truffe favorire la prescrizione elettronica, lavorare intensamente per far rientrare in Farmacia tutto quello che negli ultimi anni le si è tolto, farmaci innovativi, ecc. perchè una Farmacia impoverita non conviene e non serve a nessuno ed il farmacista studia, si prepara ed ha ragione di esistere per dispensare farmaci non servizi o quant'altro. E' necessario poi mettere mano agli statuti delle nostre rappresentanze, ordini, associazioni, ecc. per favorire il ricambio, nuove idee e nuove spinte che spero eviteranno in futuro di rincorrere decisioni altrui. Un capitolo importante sarebbe quello riservato al lavoro ed all' ENPAF, nel primo caso nuove formule contrattuali, una maggiore flessibilità sia in ingresso, sia in uscita, sia nello svolgimento del lavoro interno a ciascuna azienda aiuterebbero a creare nuova occupazione, supportando in maniera efficace ed adeguata l'ampliamento degli orari ed il superamento dei turni eliminando inoltre tanto contenzioso che di fatto ha creato solo disoccupazione e protetto in maniera ottusa chi il lavoro già ce l'ha. Per quanto riguarda l'ENPAF, anche qui andrebbero messe le mani allo statuto ed impedita la permanenza in consiglio oltre il secondo mandato e subito eliminato l' inadeguato ed arcaico 0,90 % applicato alle Farmacie sul volume SSN passando poi come tutti al sistema contributivo con percentuali diverse per scaglioni di reddito eliminando quindi l'incomprensibile attuale modalità di contribuzione. Sentire in questi giorni parlare di serrata, di chiusura delle Farmacie, di passaggio all'indiretta, di disdetta della convenzione nazionale mi lascia a dir poco basito e dimostra tutta la nostra debolezza ed apprendere nelle affermazioni di alcuni nostri colleghi eletti in parlamento grazie al "Porcellum" il giustificare il loro immobilismo per un presunto conflitto d'interesse, bene a questi signori voglio dire che se conflitto c'è stato è da individuare proprio nella loro inutilità ed assenza nel promuovere innovazione nella nostra Professione, tutelando nei fatti posizioni ormai indifendibili, partecipando però comunque e con grande impegno e competenza a qualche partita di pallone . Attenzione, alla fine in tutta questa vicenda mal gestita da tutti non si può far pagare il prezzo più alto ai cittadini e per giunta ai più deboli perchè malati.

Dr. Francesco Viti de Angelis

lunedì 23 gennaio 2012

Liberalizzazioni: Monti, su farmacie abbiamo recuperato

Quello delle farmacie ''è un settore molto specifico, tutti i settori chiedono di essere considerati così. Ma questo ha oggettive specificità. Per questo siamo andati meno a fondo nell'apertura e nello scompaginare difese preesistenti. Nel decreto di dicembre ci siamo mossi male e ora abbiamo recuperato in modo incisivo ed equilibrato''. Lo ha detto il premier, Mario Monti, durante la trasmissione ''In 1/2 h''. ''Sulle farmacie non abbiamo fatto ciò che le forze politiche si aspettavano ma abbiamo portato delle aperture del mercato'' ha aggiunto il premier Monti. ''E' vero - ha proseguito - che il Pil reagisce in modo impercettibile a ciò che accade nel mondo delle farmacie, ma c'è una reazione civile e sociale: se i cittadini vedono che alcune categorie non sono incluse nel grande sforzo nazionale per la modernizzazione, sono meno pronti a partecipare se si vedono toccati mentre altri non lo sono''. (ANSA).
Fonte: Federfarma

lunedì 16 gennaio 2012

Downgrade Italia: una BBB+ molto pesante

La recente decisione di S&P di declassare il debito italiano a BBB+ potrebbe avere conseguenze molto pesanti per il nostro paese e per le sorti della moneta unica europea nel corso del 2012.
La vera e propria guerra messa in atto dal sistema finanziario verso le istituzioni politiche europee, portata avanti a colpi di downgrade e speculazione, entra con il nuovo anno in una fase cruciale.

Dopo le buone condizioni strappate dal tesoro italiano nelle ultime aste di titoli di stato la situazione rischia di tornare a peggiorare ulteriormente visto che per l’Italia sarà sempre più difficile indebitarsi a tassi contenuti e così per tutto il sistema economico.
Il 2012 sarà un anno importante per il debito pubblico italiano che dovrà essere rinnovato per una porzione consistente: la fiducia dei mercati (ed il rating ne è espressione e direzione) è fondamentale in questo senso.
Un aiuto potrebbe arrivare dall’Euro: se fino a qualche settimana fa si poteva ipotizzare un 2012 a galla tra 1.20 e 1.40 sul dollaro, iniziano a sentirsi i primi analisti che vedono l’Euro spinto verso la parità con il dollaro. La prospettiva sarebbe incoraggiante soprattutto per l’economia italiana che, lo ricordiamo, è fortemente orientata all’export verso paesi extra-UE: questo significa che un euro debole può avvantaggiare proprio l’economia italiana più di quella di altri paesi della zone Euro. Un dato che ci ricorda quanto sia stato sciocco, a suo tempo, agganciare la lira al marco entrando nell’euro.

Fonte: Forexinfo.it

venerdì 13 gennaio 2012

Liberalizzazioni: Farmacie; Balduzzi, aprire senza sconvolgere

ALESSANDRIA - "E' un settore nel quale è opportuno introdurre elementi di apertura senza sconvolgere il sistema della dispensazione del farmaco, che è un elemento importante del servizio sanitario nazionale". Così il ministro alla Salute, Renato Balduzzi, sulla liberalizzazione delle farmacie. "L'importante - ha detto Balduzzi parlando a margine di un incontro sulle politiche sanitarie - è riuscire a fare fronte all'emergenza senza perdere di vista un disegno, una prospettiva che vada un po' oltre l'emergenza. E questo credo sia compito non solo del ministro della Salute ma di tutti i ministri". "Però nel campo della salute - ha aggiunto - le emergenze sono numerose e quotidiane, dunque l'importante è trovare un equilibrio fra un disegno e la giusta attenzione alle urgenze". "La priorità - ha sottolineato - è la salute dei cittadini, ovvero come riuscire in un tempo di risorse che sono state limitate a mantenere lo standard di qualità e di livello dei servizi. Questa è una scommessa - ha concluso - ma siamo in molti a volerla vincere". (ANSA).
Fonte: Federfarma

giovedì 12 gennaio 2012

Governo al lavoro sulla liberalizzazione delle farmacie

( Il Sole 24 Ore Pag.2 - 12/01/2012 )

E' una soluzione di compromesso quella allo studio del Governo sulla liberalizzazione delle farmacie. Entro febbraio 2013 saranno aperte forse fino a 2-3.000 nuove farmacie e saranno riservate ai farmacisti non titolari e a quelli che risiedono nelle zone disagiate. E altre ne potranno nascere, offerte in prelazione ai Comuni fino al 2022, nelle stazioni ferroviarie, negli aeroporti internazionali, sulle autostrade e nei grandi centri commerciali. I farmaci C con obbligo di ricetta continueranno a restare in farmacia, secondo le regole già in vigore del decreto salva-Italia di dicembre2011: solo nelle Regioni in cui entro il 1° marzo 2013 non sarà stato assegnato almeno l'80% delle nuove farmacie, la vendita dei farmaci di classe C con ricetta (ad eccezione di stupefacenti, ormoni, medicinali iniettabili e con ricette non ripetibili) sarà consentita anche nelle parafarmacie e nei corner della grande distribuzione.
Fonte: AboutPharma

giovedì 5 gennaio 2012

Liberalizzazioni. Il Governo torna al lavoro; Balduzzi: cautela nel settore farmaceutico

Il governo Monti è entrato nel pieno della 'fase2', dedicata alle misure per rilanciare la crescita del Paese. Il ministro del Lavoro Elsa Fornero ha avviato il dialogo con i Sindacati, incontrando ieri la leader della Cgil Susanna Camusso; il presidente dell'Antitrust Giovanni Pitruzzella sta ultimando il rapporto annuale con le segnalazioni sulle distorsioni del mercato. Il documento verrà presentato giovedì prossimo al governo, che lo utilizzerà per mettere a punto interventi volti a favorire la competitività. In teoria la legge annuale sulla concorrenza - finora mai presentata - dovrebbe essere varata un mese dopo le segnalazioni dell'Antitrust ma, secondo quanto riportato dalla stampa in questi giorni, le norme di tale legge potrebbero entrare direttamente nel decreto per il rilancio dell'economia, il cui varo è atteso per fine gennaio. Oltre alla rimozione degli ostacoli alla libera concorrenza segnalati dall'Antitrust, sembra che il governo stia ipotizzando altri interventi che spaziano dai trasporti agli ordini professionali.
In ogni caso, il ministro della Salute Renato Balduzzi invita a misurare le parole quando si parla di liberalizzazione in un settore delicato come quello del farmaco, spiegando che l'obiettivo è aprire il sistema. 'E' un sistema troppo rigido - ha dichiarato Balduzzi in un'intervista al quotidiano Avvenire - ma quella rigidità va compresa: non parliamo di un bene commerciale qualunque'. Per soddisfare le esigenze di maggiore apertura, il ministro ipotizza di 'abbassare il quorum permettendo a nuovi professionisti di inserirsi nel mercato'. Così, spiega Balduzzi, 'aumentiamo la concorrenza e abbassiamo i prezzi a vantaggio dei cittadini'. Altra ipotesi allo studio sarebbe la possibilità di aprire farmacie nei grandi centri commerciali. (US SM)
Fonte: Federfarma

martedì 20 dicembre 2011

Governo e Liberalizzazioni

A proposito di "liberalizzazioni" non capisco perchè il governo se la prende con parti deboli, Taxi, Farmacisti, Notai, professioni, ecc., dove sicuramente necessitano riforme non il caos ma il denaro interessato tutto somato è marginale e non affronta settori dove le cifre dei cartelli sono spaventose. Parlo dell' Energia, delle Banche, delle Assicurazioni, dei Trasporti, del Web, della Televisione e Comunicazione, ecc.,? Non mi vengano a dire che questo è un Governo di tecnici ed il loro è un comportamento vergognoso, discriminatorio ed ingiustificabile.

venerdì 25 novembre 2011

Nell'intricato e spinoso labirinto della distribuzione diretta

È un coro quello che ha accolto la nomina di Massimo Balduzzi al dicastero della Salute: tra auguri di buon lavoro e apprezzamenti per la persona, tra le sigle dei medici non c'è sindacato che non abbia indicato tra le priorità del nuovo governo in tema di Sanità pubblica il ritorno di una regia centrale che riporti coerenza nel Ssn. Lo si può chiamare stanchezza da federalismo o riflusso centralista, sta di fatto che quello che un tempo sembrava un fervido laboratorio regionalista di esperienze gestionali e amministrative è ormai, per molti, un confuso bazar dove approssimazioni e incapacità burocratiche si scaricano su chi cura e chi è malato. Anche tra i titolari di farmacia c'è palpabile nostalgia di centralismo sanitario. Perché i confini regionali alzano invisibili muri di Berlino in cui chi sta di qua invidia quelli che stanno dall'altra parte. La dpc è la misura di tale irragionevolezza, perché differenzia gli utili in base al territorio di appartenenza. In Toscana, il caso più spesso citato quando si tratta l'argomento e non a caso, il valore della ricetta è ormai appiattito sugli 11 euro ed è constatazione ovvia che la causa principale di tale depauperamento sia l'accanimento con cui la Regione incanala farmaci nella distribuzione diretta: nel 2010 le farmacie del territorio, coinvolte grazie a un'intesa sulla dpc tra le meno "generose", hanno dispensato sotto tale regime la bellezza di 3,2 milioni di confezioni; per dare un'idea dell'enormità, basti dire che nelle Marche si movimentano poco più di 800mila pezzi, in Piemonte l'accordo rivisto a maggio ne fa girare circa 130mila. Sarebbe però un errore considerare il problema distribuzione diretta soltanto per le iniquità economiche che alimenta e le differenze che scava tra le farmacie del paese. A preoccupare in misura ancora maggiore, infatti, è il pericolo che il doppio canale e le sue possibili evoluzioni celebrino la messa funebre di quella convenzione nazionale tra farmacie e Ssn che i titolari cercano di rinnovare dal 1998. Questo numero speciale di Farmacista33 è un viaggio nell'intricato e spinoso labirinto della distribuzione diretta
Fonte: Farmacista33

Tornare indietro dalla frammentazione regionale, dalla Dpc e dalla distribuzione diretta, una pia illusione, spero di sbagliarmi, ma con certi avvoltoi che oramai scorrazzano per l'Italia e la fanno da padroni la vedo dura.
Ma noi non eravamo quelli per cui prevenire è meglio di curare!

domenica 20 novembre 2011

Grosseto, il grido di dolore delle farmacie assediate dall'Asl

Meno 15% sui farmaci di fascia A solo a ottobre. Per capire quale sia l'emergenza che grava sulle farmacie toscane basta questo dato. O basta andare a Grosseto. Da maggio (il mese dell'infausta delibera con cui l'assessorato alla Sanità ordinava di incrementare di almeno il 15% i consumi di generici acquistati centralmente dalle Estav, gli enti amministrativi di area vasta) l'Asl ha portato a quattro i punti di distribuzione sul territorio. Dai quali dispensa non specialità del Pht o del primo ciclo, ma medicinali di fascia A, quelli che nel resto d'Italia le farmacie comprano dal grossista e vendono su ricetta rossa. «Ogni Asl ha messo in piedi il suo sistema» spiega il presidente di Federfarma Grosseto, Goffredo Bartolozzi Bernardini «da noi fanno così, a Prato e Pistoia il recapito domiciliare. E le farmacie avvizziscono: meno 15% a ottobre, con punte del 18%». In realtà la Regione non vorrebbe tagliare fuori i presidi: come recitava la Finanziaria toscana per il 2011, il progetto sarebbe quello di affidare ai titolari la dispensazione dei farmaci acquistati dalle Estav in cambio di un compenso stile dpc, un tot a pezzo, da fissare attraverso un accordo concertato. Sarebbe la riforma della remunerazione (in Toscana) senza la riforma della remunerazione (concertata a livello nazionale nell'ambito della Convenzione). Di qui il no di Federfarma Toscana (sulla scorta delle decisioni prese dall'assemblea dei titolari di domenica scorsa, vedi Farmacista33 di martedì) con il sostegno dei vertici nazionali del sindacato. Ma è un no che non potrà durare a lungo: «Resisteremo per un po'» dice Bartolozzi «ma a meno 30% si chiude. Ho farmacie urbane e rurali che già oggi fanno fatica a tirare avanti, devo pensare a loro». Il che significa: se non si apre in fretta il rinnovo della Convenzione nazionale o la riforma della remunerazione, le farmacie dovranno cedere. Diventa allora evidente che in Toscana si decidono le sorti della Convenzione, perché quello che fa la Regione il giorno dopo lo ripetono Emilia, Umbria e Marche. Si concludesse un'intesa come quella che vuole l'assessorato, non ci sarebbe più governo regionale disposto a discutere di convenzioni nazionali.
Fonte: Farmacista33

E poi mi parlano di Farmacia dei servizi, perchè e con quali risorse non la capisco proprio questa genialata, il farmaco è il nostro mestiere e ce lo stiamo facendo espropirare, a questo punto abolissero anche il corso di laurea in Farmacia, da quello che capisco i postini consegnano le medicine a domicilio. La colpa...decenni di direttorio dei soliti noti afflitti da miopia grave.

mercoledì 9 novembre 2011

Riassetto, altre aperture della sinistra che non crede nelle liberalizzazioni

Punta al passato la strada che potrebbe imboccare il riassetto del servizio farmaceutico dopo lo scossone di martedì e la crisi di governo ufficialmente aperta dal voto sul rendiconto dello Stato. Questa almeno è la proposta che arriva dall'ex ministro della Sanità Livia Turco, ospite domenica scorsa delle Giornate farmaceutiche piemontesi. «Sono pronta fin da subito» ha detto la deputata del Pd «ad aprire un confronto con i titolari sulla base dei provvedimenti che io stessa presentai prima della caduta del governo Prodi». Il riferimento è al ddl Turco del 2008 che, tra le altre cose, rivedeva i meccanismi concorsuali, prevedeva percorsi di carriera per i farmacisti, rivedeva il quorum, istituiva il pensionamento obbligatorio dei titolari oltre i 70 anni, fissava nuove norme in materia di trasmissione della proprietà e conservava la fascia C nelle farmacie. «È un'apertura che merita di essere valutata con attenzione» è il commento di Luciano Platter (foto), presidente uscente di Federfarma Piemonte (in occasione delle Giornate farmaceutiche ha ufficializzato le proprie dimissioni per motivi personali e ha lasciato il timone a Massimo Mana, presidente di Federfarma Cuneo e componente del consiglio di presidenza di Federfarma nazionale) «anche se la crisi di governo scompiglia le carte». «L'intervento di Livia Turco» aggiunge Mario Giaccone, presidente dell'ordine di Torino «fa capire che nel Pd c'è una corrente contraria alla liberalizzazione che non si muove più sottotraccia ma espone il proprio pensiero alla luce del sole». «Le parole di Livia Turco» chiude Luigi D'Ambrosio Lettieri, vicepresidente della Fofi e senatore Pdl, anch'egli tra i relatori delle Giornate piemontesi «dimostra che sul riassetto c'è la volontà di trovare una quadra. Resta un problema ostativo rappresentato da quella parte dell'opposizione che continua a parlare di liberalizzazioni nei programmi ufficiali del suo schieramento».
Fonte: Farmacista33

Livia Turco.....non ci posso credere, ancora si vede in giro ed infatti leggo confusione a sinistra.

martedì 8 novembre 2011

Marino: sulle farmacie servono aperture all'accesso

Le farmacie fanno parte del Servizio sanitario nazionale e ogni discussione sul futuro del sistema dovrebbe essere collocata in questa cornice anziché rimanere su un terreno meramente economico. Questo il pensiero di Ignazio Marino, senatore Pd, componente della commissione Sanità di Palazzo Madama e presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sul Ssn. Ospite l'altro ieri del VI forum Meridiano Sanità di Cernobbio, Marino ha confermato l'esistenza all'interno del Partito democratico di due diversi orientamenti rispetto allo scottante tema delle liberalizzazioni nel canale farmacia. «Quando Bersani era ministro» ha detto a Farmacista33 il senatore, secondo alcuni "rumors" tra i papabili al dicastero della Salute in un'eventuale cambio di governo «io ero a capo della commissione Sanità e mi opposi fortemente a un percorso legislativo che faceva delle farmacie soltanto una questione economica. Ritengo invece che questi presidi facciano parte del Ssn e dico di più, dovrebbero farne parte in misura ancora maggiore». Secondo Marino, in particolare, le farmacie potrebbero diventare uno strumento attraverso il quale incrementare l'assistenza erogata agli assistiti nelle aree dove se ne sente il bisogno. «E' però evidente» ha avvertito «che dobbiamo anche essere chiari sulle regole. E a mio giudizio c'è un solo tema sul quale si dovrà trovare una sintesi con chi rappresenta le farmacie: a chi si laurea e non appartiene a una famiglia di farmacisti devono essere offerte opportunità di carriera che garantiscano dignità e opportunità». In sostanza, per Marino la farmacia deve dare opportunità di accesso più aperte. «Ma questo» ha concluso il senatore del Pd «è un discorso sul quale sono sicuro che i titolari sono pronti a discutere».
Fonte: Farmacista33

Certamente, Senatore Marino, Il rispetto delle regole è fondamentale quando si parla di "Salute". Le regole sicuramente possono anche essere modificate, senza comunque perdere di vista l'importanza di certi strumenti, "Pianta Organica", ecc., che tutelano l'accesso al farmaco e la salute dei cittadini. E' iniziata la campagna elettorale!

lunedì 19 settembre 2011

Le malattie croniche costano troppo: nel 2012 linee guida Onu

( The New York Times online - 18/09/2011 , The Wall Street Journal online - 19/09/2011 , The Wall Street Journal Europe Pag.12 - 19/09/2011 )

Dopo decenni di lotta all'Hiv-Aids, attese entro il 2012 le linee guida delle Nazioni Unite (Onu) per arginare il proliferare delle malattie croniche (non trasmissibili o noncommunicable desease). Secondo il report di World of economic forum e Harvard school of public health, la mancata attuazione di politiche contro fumo e l'eccessiva assunzione di sale, grassi e zuccheri, potrebbe costare all'economia globale, nei prossimi 20 anni, 30 trilioni di dollari, 46,7 se si considerano anche le malattie mentali. Le patologie croniche del sistema cardiaco e respiratorio, cancro e diabete, causano circa 36 milioni di morti l'anno, circa il 63% dei decessi a livello mondiale, di cui oltre l'80% nei Paesi in via di sviluppo e in quelli a rapida cresicta come Cina e India. Proprio quest'ultimi, che producono l'80% dei generici, si preparano a conquistare il mercato dei biosimilari per la cura di cancro e diabete nei Paesi poveri.
Fonte: AboutPharma