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lunedì 28 maggio 2012
Un disco sottopelle per ridurre dolore oncologico
(AGI) - Baltimora, 28 mag. - Un piccolo disco impiantato sottopelle per ridurre il dolore nei malati di cancro. E' quanto hanno realizzato gli scienziati della Johns Hopkins University di Baltimora, che hanno lavorato a un pulsante flessibile impiantato sottopelle che rilascia dosi costanti di antidolorifico, cosi' che i pazienti non debbano assumere compresse ne' recarsi in clinica. Il dispositivo, secondo i medici, potrebbe essere disponibile gia' il prossimo anno se il trial clinico sulla sicurezza dara' risultati positivi. Il disco funziona in modo simile ai contraccettivi sottopelle. Il dispositivo di plastica di circa un centimetro rilascia idromorfone, una forma di morfina ma piu' potente, attraverso un canale posizionato al centro. Il resto dello strumento e' sigillato per impedire un rilascio improvviso ed eccessivo del farmaco che potrebbe causare danni al paziente. "Nei paesi in via di sviluppo i funzionari della sanita' preferiscono spendere soldi per antibiotici anziche' per curare le malattie", ha spiegato al Baltimore Sun Stuart A. Grossman, professore di oncologia, medicina e neurochirurgia alla Johns Hopkins e esperto di gestione del dolore all'Hopkins' Sydney Kimmel Comprehensive Cancer Center. Grossman e' cresciuto oltreoceano ma in uno dei suoi viaggi in India si rese conto di quanto fosse difficile in quei paesi ottenere farmaci antidolorifici per malati di cancro, cosi' 15 anni fa comincio' a lavorare a una soluzione. Il disco che ha ideato potrebbe avere infinite declinazioni, ma per ora e' allo studio quello destinato ai pazienti oncologici: costera' probabilmente circa 50 dollari al mese. Grossman ha brevettato il dispositivo e costituito una societa' denominata Axxia. Il trial clinico sara' effettuato nelle Filippine, a Singapore e in East Baltimora da Suzanne A. Nesbit, specialista in farmacologia clinica nel trattamento del dolore e un socio del dipartimento di oncologia della Hopkins. Il materiale scelto inizialmente e' stato poi sostituito da uno nuovo, gia' approvato per impianti medici dalla Food and Drug Administration.
martedì 8 maggio 2012
Oncologia medica. Priorità: la lotta al dolore nei malati di cancro
Un malato su tre ha dolore fin dal momento della diagnosi. In fase avanzata necessitano di cure palliative e terapie antidolore i due terzi dei pazienti oncologici. Il punto sull'assistenza e i trattamenti in un convegno dell'Aiom. Obiettivo: formazione e razionalizzazione della cura.
08 MAG - Pochi giorni fa arrivava da Fadoi la notizia che 4 pazienti su 10 ricoverati in ospedale provano dolore. Il numero, tuttavia, sale nel caso si tratti di pazienti oncologici. Proprio di questo argomento, il problema relativo ai malati affetti da tumore, parla il convegno “Terapia del dolore” promosso dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e dalla Fondazione AIOM, in corso a Valderice. Scopo è fare un punto condiviso da più di 100 specialisti sulla questione a due anni dall’approvazione della legge n.38 del 2010 sulle cure palliative: secondo gli esperti resta ancora molta strada da percorrere per lenire un sintomo presente in circa un terzo dei casi al momento della diagnosi di cancro e che, in fase avanzata, colpisce almeno i due terzi dei malati e il 90% di quelli terminali. In Italia nel 2011 sono state circa 420.000 le nuove diagnosi di tumore,230.000 (55%) fra gli uomini e 190.000 (45%) fra le donne. Il dolore oncologico è definito “dolore totale”, inteso come sofferenza del paziente e della sua famiglia, in cui intervengono sia componenti legate alla fisicità dei sintomi sia elementi psicologici e sociali. “La presa in cura di un paziente non può prescindere dalla garanzia di fornire le cure palliative ottimali e la continuità assistenziale, fino alla fase terminale della malattia”, ha spiegato Roberto Bordonaro, coordinatore regionale AIOM Sicilia. Pertanto i trattamenti di supporto, le cure palliative e le terapie di ‘fine vita’ rappresentano un continuum lungo tutto il percorso della malattia oncologica”. I malati di tumore rappresentano oltre il 90% dei pazienti che usufruiscono oggi delle cure palliative e della terapia del dolore. Per evitarne l’abbandono al momento della sospensione dei trattamenti antitumorali, è necessario garantire una integrazione tra i percorsi oncologici ospedalieri e i servizi territoriali di cure palliative. “È indispensabile superare gli ostacoli ancora esistenti nel trattamento del dolore da cancro. Innanzitutto – ad esempio – vi sono barriere culturali e ancora remore professionali nell’utilizzo degli oppioidi”, ha commentato Carmelo Iacono, presidente della Fondazione AIOM. “Nel nostro Paese negli ultimi anni fortunatamente è stata resa più facile la prescrizione di questi farmaci, anche se vi sono ancora margini di miglioramento. In questo senso vediamo con favore la legge approvata recentemente dal Consiglio regionale della Toscana. Il provvedimento, il primo di questo genere in Italia, prevede la somministrazione dei cannabinoidi presso le strutture del servizio sanitario regionale, le Asl e le strutture private (che erogano prestazioni in regime ospedaliero). Ed è stabilito che il trattamento possa proseguire anche al domicilio”. Tra i vari dati commentati nel corso dell’evento, quelli che emergono da uno studio condotto sugli oncologi europei: il dolore in un paziente oncologico su due non è trattato adeguatamente. Il problema? È l'informazione sulle cure palliative e la terapia del dolore. “Il 50% di noi segue personalmente oltre 10 malati terminali ogni mese. Ma solo 4 medici su 10 si sentono adeguatamente informati su come gestire le questioni del ‘fine vita’”, ha spiegato Iacono. “La soluzione potrebbe trovarsi in una razionalizzazione del sistema, adottando standard di qualità uniformi su tutto il territorio. Vogliamo individuare strategie di cura condivise, i cosiddetti percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali, proprio per il trattamento di questo sintomo”Lo studio ha evidenziato una serie di limiti che emergevano da una loro autovalutazione sulla capacità di gestire i sintomi dei pazienti in fase avanzata. Ad esempio, solo il 43% degli specialisti era coinvolto in modo continuativo nel trattamento dei malati in tutte le fasi del percorso di cura, comprese quelle terminali, e solo l’11,8% si è detto in grado di gestire un sintomo in fase avanzatissima di malattia come il delirium”. “Infine sono ancora forti le barriere correlate ai pazienti e alle loro famiglie. Esiste talvolta una certa riluttanza a riferire questo sintomo nel timore di ‘distrarre’ il medico dall’obiettivo prioritario di sconfiggere la neoplasia. E alcuni ‘falsi miti’ nei confronti dei farmaci antidolorifici, come la paura della dipendenza psicologica e della tolleranza, possono condizionare la scelta di sopportare il dolore il più a lungo possibile”. Parallelamente al convegno sul dolore,a Valderice si svolge il III convegno nazionale “Le giornate dell’etica in oncologia: utilizzazione delle risorse tra etica ed economia”, organizzato da Fondazione AIOM, AIOM e CIPOMO (Collegio Italiano dei Primari Medici Oncologi Ospedalieri). “È necessario individuare gli strumenti per conciliare gli aspetti etici dell’assistenza con la esiguità delle risorse disponibili”, ha concluso Iacono. “Etica è la parola d’ordine di ogni attore coinvolto nell’assistenza a un malato di cancro. Ma il 70% delle risorse disponibili in sanità è utilizzato in modo irrazionale perché risponde alle logiche delle lobby di categoria, della politica e dei rappresentati di interessi specifici. Il paziente oncologico ha il diritto di avere la migliore cura ed assistenza. È pertanto responsabilità dei gestori delle risorse dallo Stato, delle Regioni, dei direttori generali e dei direttori di unità operativa individuare priorità assistenziali regolate dall’etica e fondate sui reali bisogni e non sugli interessi economici di lobby professionali, politiche o industriali”.
Fonte: quotidianosanità
08 MAG - Pochi giorni fa arrivava da Fadoi la notizia che 4 pazienti su 10 ricoverati in ospedale provano dolore. Il numero, tuttavia, sale nel caso si tratti di pazienti oncologici. Proprio di questo argomento, il problema relativo ai malati affetti da tumore, parla il convegno “Terapia del dolore” promosso dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e dalla Fondazione AIOM, in corso a Valderice. Scopo è fare un punto condiviso da più di 100 specialisti sulla questione a due anni dall’approvazione della legge n.38 del 2010 sulle cure palliative: secondo gli esperti resta ancora molta strada da percorrere per lenire un sintomo presente in circa un terzo dei casi al momento della diagnosi di cancro e che, in fase avanzata, colpisce almeno i due terzi dei malati e il 90% di quelli terminali. In Italia nel 2011 sono state circa 420.000 le nuove diagnosi di tumore,230.000 (55%) fra gli uomini e 190.000 (45%) fra le donne. Il dolore oncologico è definito “dolore totale”, inteso come sofferenza del paziente e della sua famiglia, in cui intervengono sia componenti legate alla fisicità dei sintomi sia elementi psicologici e sociali. “La presa in cura di un paziente non può prescindere dalla garanzia di fornire le cure palliative ottimali e la continuità assistenziale, fino alla fase terminale della malattia”, ha spiegato Roberto Bordonaro, coordinatore regionale AIOM Sicilia. Pertanto i trattamenti di supporto, le cure palliative e le terapie di ‘fine vita’ rappresentano un continuum lungo tutto il percorso della malattia oncologica”. I malati di tumore rappresentano oltre il 90% dei pazienti che usufruiscono oggi delle cure palliative e della terapia del dolore. Per evitarne l’abbandono al momento della sospensione dei trattamenti antitumorali, è necessario garantire una integrazione tra i percorsi oncologici ospedalieri e i servizi territoriali di cure palliative. “È indispensabile superare gli ostacoli ancora esistenti nel trattamento del dolore da cancro. Innanzitutto – ad esempio – vi sono barriere culturali e ancora remore professionali nell’utilizzo degli oppioidi”, ha commentato Carmelo Iacono, presidente della Fondazione AIOM. “Nel nostro Paese negli ultimi anni fortunatamente è stata resa più facile la prescrizione di questi farmaci, anche se vi sono ancora margini di miglioramento. In questo senso vediamo con favore la legge approvata recentemente dal Consiglio regionale della Toscana. Il provvedimento, il primo di questo genere in Italia, prevede la somministrazione dei cannabinoidi presso le strutture del servizio sanitario regionale, le Asl e le strutture private (che erogano prestazioni in regime ospedaliero). Ed è stabilito che il trattamento possa proseguire anche al domicilio”. Tra i vari dati commentati nel corso dell’evento, quelli che emergono da uno studio condotto sugli oncologi europei: il dolore in un paziente oncologico su due non è trattato adeguatamente. Il problema? È l'informazione sulle cure palliative e la terapia del dolore. “Il 50% di noi segue personalmente oltre 10 malati terminali ogni mese. Ma solo 4 medici su 10 si sentono adeguatamente informati su come gestire le questioni del ‘fine vita’”, ha spiegato Iacono. “La soluzione potrebbe trovarsi in una razionalizzazione del sistema, adottando standard di qualità uniformi su tutto il territorio. Vogliamo individuare strategie di cura condivise, i cosiddetti percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali, proprio per il trattamento di questo sintomo”Lo studio ha evidenziato una serie di limiti che emergevano da una loro autovalutazione sulla capacità di gestire i sintomi dei pazienti in fase avanzata. Ad esempio, solo il 43% degli specialisti era coinvolto in modo continuativo nel trattamento dei malati in tutte le fasi del percorso di cura, comprese quelle terminali, e solo l’11,8% si è detto in grado di gestire un sintomo in fase avanzatissima di malattia come il delirium”. “Infine sono ancora forti le barriere correlate ai pazienti e alle loro famiglie. Esiste talvolta una certa riluttanza a riferire questo sintomo nel timore di ‘distrarre’ il medico dall’obiettivo prioritario di sconfiggere la neoplasia. E alcuni ‘falsi miti’ nei confronti dei farmaci antidolorifici, come la paura della dipendenza psicologica e della tolleranza, possono condizionare la scelta di sopportare il dolore il più a lungo possibile”. Parallelamente al convegno sul dolore,a Valderice si svolge il III convegno nazionale “Le giornate dell’etica in oncologia: utilizzazione delle risorse tra etica ed economia”, organizzato da Fondazione AIOM, AIOM e CIPOMO (Collegio Italiano dei Primari Medici Oncologi Ospedalieri). “È necessario individuare gli strumenti per conciliare gli aspetti etici dell’assistenza con la esiguità delle risorse disponibili”, ha concluso Iacono. “Etica è la parola d’ordine di ogni attore coinvolto nell’assistenza a un malato di cancro. Ma il 70% delle risorse disponibili in sanità è utilizzato in modo irrazionale perché risponde alle logiche delle lobby di categoria, della politica e dei rappresentati di interessi specifici. Il paziente oncologico ha il diritto di avere la migliore cura ed assistenza. È pertanto responsabilità dei gestori delle risorse dallo Stato, delle Regioni, dei direttori generali e dei direttori di unità operativa individuare priorità assistenziali regolate dall’etica e fondate sui reali bisogni e non sugli interessi economici di lobby professionali, politiche o industriali”.
Fonte: quotidianosanità
giovedì 26 aprile 2012
Sanità: toscana; da commissione ok ai farmaci cannabinoidi.
FIRENZE - Garantire ai cittadini residenti in Toscana l'accesso ai farmaci cannabinoidi per combattere il dolore, nelle cure palliative e anche in altri tipi di terapie. E' l'obiettivo di una proposta di legge regionale, che e' stata licenziata ieri a maggioranza dalla commissione sanita' del Consiglio regionale della Toscana, con il voto contrario di Pdl e Udc. L'atto, che unifica due diverse proposte di legge, sara' discusso in aula nella seduta del 2 maggio, per l'approvazione finale. Secondo il consigliere del Pd, Marco Remaschi, la proposta e' un ''segnale importante di apertura e civilta''', che magari potrebbe essere accompagnato, in sede di approvazione in aula, da un ordine del giorno della commissione che impegna la Giunta regionale a svolgere un'azione forte nei confronti del ministero.(ANSA).
domenica 8 aprile 2012
Farmaci: USA, allarme antidolorifici dopo boom di vendite
NEW YORK - Allarme antidolorifici negli Stati Uniti dopo l'impennata di vendite da un capo all'altro del paese. Secondo gli esperti, il tentativo da parte dei medici di alleviare le sofferenze dei pazienti sta generando una vera e propria dipendenza epidemica. I dati diffusi dalla Drug Enforcement Administration, l'agenzia federale creata per contrastare lo smercio e l'uso di droghe, rivelano che dal 2000 al 2010 la distribuzione di ossidocone e idrocone, ingredienti principali di molti farmaci antidolorifici come OxyContin e Percodan, è aumentata in maniera esponenziale. In alcuni Stati le vendite si sono moltiplicate di sedici volte. In concomitanza con l'aumento delle vendite di antidolorifici si sono verificate ondate di morti per overdose e furti in farmacie, soprattutto in New Messico, Nevada, Utah e Florida. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention, solo nel 2008 gli antidolorifici a base di ossidocone e idrocone hanno portato alla morte per overdose di quasi 15mila persone. "L'impennata - ha spiegato Gregory Bunt, medico di New York - è in parte dovuta all'invecchiamento della popolazione e al fattore dolore oltre che alla maggiore volontà da parte dei medici di curare il dolore. Una volta che si è sviluppata una dipendenza i pazienti vanno dai dottori come al supermercato per avere la prescrizione del farmaco". (ANSA)
Fonte: Fedrfarma
Fonte: Fedrfarma
venerdì 20 gennaio 2012
Salute: dolore cronico, 7 persone su 10 non sono informate
Soffrono di dolore cronico ma 7 volte su 10 hanno difficolta' ad individuare sul territorio i centri di cura specializzati e non conoscono la legge 38 del Marzo 2010 sull'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. Solo nella meta' dei casi si rivolgono a un clinico - di solito il medico di famiglia (57,9%), raramente il terapista del dolore (5,8%) - e reputano non adeguati i farmaci prescritti, rappresentati per il 38,5% dai cosiddetti Fans (farmaci anti-infiammatori, analgesici, antipiretici) e soltanto per il 3,1% dagli oppioidi forti (come ad esempio la morfina). E' questo, in sintesi, il ritratto degli italiani che emerge da una ricerca effettuata dall'Associazione pazienti vivere senza dolore, nel corso della campagna itinerante Cu.p.i.do. (Cura e previeni il Dolore ) presentato ieri a Milano. Il tour, promosso nel 2011, ha toccato 14 citta' italiane coinvolgendo 1.830 cittadini. Analizzando in dettaglio i risultati dell'indagine, si evince che il dolore cronico affligge il 67,3% delle persone che hanno partecipato ma soltanto il 50,9% dichiara di essere seguito da un medico e il 52,3% non ha alcuna terapia in corso. L'origine della sofferenza e' di natura non oncologica per il 93,4% del campione mentre nel 45,2% dei casi e' dovuta all'artrosi. Gli antinfiammatori non steroidei sono i farmaci analgesici piu' impiegati ma alleviano i sintomi solo nel 16,9% dei casi. (ANSA).
Fonte: Fedrfarma
Fonte: Fedrfarma
martedì 25 ottobre 2011
Dolore da dente del giudizio: come gestirlo?
Che cos'è
Chi non conosce qualcuno che ha sofferto di un forte dolore per colpa dei denti del giudizio? O ne ha patito in prima persona? I denti del giudizio, o terzi molari, sono gli ultimi denti a spuntare, sempre se spuntano; in genere, essi bucano la mucosa tra i 17 e i 25 anni, ma è tutt'altro che raro che, per mancanza di spazio, essi rimangano nascosti sotto la gengiva (ossia che non erompano), o che erompano solo in parte: si parla allora di denti del giudizio inclusi, totalmente o parzialmente. Tuttavia, il fatto che non crescano non esclude la possibilità che diano problemi, soprattutto quando bucano la gengiva e poi si fermano. Spesso, al contrario, fanno male, anche molto male e causano gonfiore e sanguinamento gengivale, difficoltà ad aprire la bocca e a masticare, alitosi e alterazione del gusto, fino alla comparsa di cefalea e di dolore a orecchio o occhio. Può instaurarsi un processo infiammatorio della gengiva noto come pericoronite, possono formarsi carie, periodontiti, cisti e ascessi e si possono avere problemi ai denti vicini. Com'è il dolore da dente del giudizio? È un dolore percepito all'angolo della mandibola (ossia dove è localizzato il dente), che può spingersi fino all'occhio o all'orecchio; è un dolore acuto, che inizialmente si ripresenta a intervalli di mesi o anni, con episodi che aumentano tuttavia d'intensità e di frequenza fino a quando l'asportazione diviene necessaria. Comunemente, inizialmente il dolore è trafittivo e lancinante ma col tempo diviene sordo e pulsante; all'inizio è evocato da uno stimolo (impatto del cibo sulla gengiva gonfia), ma tende a divenire spontaneo e costante; il caldo peggiora il dolore, il freddo lo allevia. Il risultato è che chi soffre di dolore da dente del giudizio non riesce a mangiare bene né a dormire, con una forte compromissione della qualità di vita nel suo complesso. Di conseguenza, il dente del giudizio incluso viene estratto. E poi? Nell'immediato post-operatorio, dal momento che l'avulsione del dente del giudizio è un vero e proprio intervento chirurgico, è normale che si manifestino alcuni sintomi/segni, che sono comunque transitori e tendenti alla risoluzione nel giro di alcuni giorni. I più comuni sono rappresentati da sanguinamento dalla sede di estrazione, da gonfiore locale e della guancia, eventualmente associato a ematoma, difficoltà ad aprire la bocca e a mangiare. Ma è il dolore quello che spaventa di più e fa più soffrire: esso raggiunge di norma il suo picco dopo poche ore dall'intervento per poi decrescere nei giorni che seguono.
Opzioni farmacologiche
Sia prima sia dopo l'estrazione del dente del giudizio, sono a disposizione del paziente numerose molecole in grado di alleviare il dolore, alcune di automedicazione altre da utilizzare previa prescrizione medica. Paracetamolo e FANS (ibuprofene), sebbene con meccanismi d'azione diversi, rappresentano i farmaci di prima scelta per il controllo del dolore di intensità lieve-moderata, efficaci sia prima sia dopo la chirurgia. Anche nimesulide, un FANS con obbligo di ricetta medica, è efficace, controlla il dolore, la tumefazione e la difficoltà ad aprire la bocca. Quando il dolore lamentato dal paziente è molto intenso e non adeguatamente alleviato da paracetamolo o FANS, è possibile fare ricorso alla combinazione paracetamolo/codeina o a tramadolo, molecole efficaci nel controllo del dolore severo, sia pre- sia post-operatorio.
Interventi non farmacologici
Alcuni suggerimenti, se correttamente seguiti, aiutano ad alleviare il dolore e il fastidio delpost-intervento e a ridurre il rischio di complicanze - poco frequenti, ma possibili.
Di seguito alcune indicazioni da adottare per limitare al minimo il disagio e favorire una pronta guarigione.
1. Subito dopo l'intervento:
non rimuovere la garza: il sanguinamento dalla sede di estrazione è una reazione normale, per lo più di entità modesta; di regola il chirurgo posiziona in bocca una garza, per favorire la formazione del coagulo e la rapida e corretta guarigione; la garza non deve essere rimossa, anche se da fastidio. In caso di sanguinamento particolarmente intenso e prolungato, è importante contattare il medico;
applicare ghiaccio: per ridurre il gonfiore, normale dopo chirurgia orale.
2. Nei giorni che seguono l'intervento, per favorire la ripresa delle normali attività della vita quotidiana si suggerisce di adottare i seguenti accorgimenti:
scegliere gli alimenti appropriati: i cibi morbidi e freddi non interferiscono con la guarigione; sono al contrario da abolire i cibi caldi/duri/gommosi. Fare attenzione a evitare che i frammenti di cibo restino nel buco lasciato dal dente, perché aggravano il dolore e aumentano il rischio di infezione;
seguire alcune norme per una corretta igiene orale: nelle prime ore dopo l'intervento è bene non toccare né risciacquare la parte, per non interferire con la formazione del coagulo; in seguito, molto delicatamente, utilizzare uno spazzolino morbido, evitando l'uso dell'idropulsore; utili i risciacqui con acqua e sale o con un collutorio;
applicare impacchi caldi: aiutano a sgonfiare la parte e riducono le difficoltà (normali) ad aprire la bocca;
evitare di fumare e di bere alcolici: è consigliabile non fumare e non assumere alcolici almeno per i primi giorni dopo l'intervento, perché fumo e alcol ostacolano la corretta guarigione della ferita;
evitare le attività fisiche pesanti e non praticare sport: soprattutto nel caso di estrazioni particolarmente complicate è consigliabile rimanere a riposo per un paio di giorni;
evitare di assumere farmaci a base di acido acetilsalicilico, che interferiscono con la coagulazione e la guarigione della ferita;
eseguire una ginnastica delicata di apertura/chiusura della bocca: per favorire il ritorno alla normalità;
dormire con la testa leggermente sollevata: un paio di cuscini che tengono la testa sollevata riducono il gonfiore e il rischio di sanguinamento.
Fonte: NienteMale
Chi non conosce qualcuno che ha sofferto di un forte dolore per colpa dei denti del giudizio? O ne ha patito in prima persona? I denti del giudizio, o terzi molari, sono gli ultimi denti a spuntare, sempre se spuntano; in genere, essi bucano la mucosa tra i 17 e i 25 anni, ma è tutt'altro che raro che, per mancanza di spazio, essi rimangano nascosti sotto la gengiva (ossia che non erompano), o che erompano solo in parte: si parla allora di denti del giudizio inclusi, totalmente o parzialmente. Tuttavia, il fatto che non crescano non esclude la possibilità che diano problemi, soprattutto quando bucano la gengiva e poi si fermano. Spesso, al contrario, fanno male, anche molto male e causano gonfiore e sanguinamento gengivale, difficoltà ad aprire la bocca e a masticare, alitosi e alterazione del gusto, fino alla comparsa di cefalea e di dolore a orecchio o occhio. Può instaurarsi un processo infiammatorio della gengiva noto come pericoronite, possono formarsi carie, periodontiti, cisti e ascessi e si possono avere problemi ai denti vicini. Com'è il dolore da dente del giudizio? È un dolore percepito all'angolo della mandibola (ossia dove è localizzato il dente), che può spingersi fino all'occhio o all'orecchio; è un dolore acuto, che inizialmente si ripresenta a intervalli di mesi o anni, con episodi che aumentano tuttavia d'intensità e di frequenza fino a quando l'asportazione diviene necessaria. Comunemente, inizialmente il dolore è trafittivo e lancinante ma col tempo diviene sordo e pulsante; all'inizio è evocato da uno stimolo (impatto del cibo sulla gengiva gonfia), ma tende a divenire spontaneo e costante; il caldo peggiora il dolore, il freddo lo allevia. Il risultato è che chi soffre di dolore da dente del giudizio non riesce a mangiare bene né a dormire, con una forte compromissione della qualità di vita nel suo complesso. Di conseguenza, il dente del giudizio incluso viene estratto. E poi? Nell'immediato post-operatorio, dal momento che l'avulsione del dente del giudizio è un vero e proprio intervento chirurgico, è normale che si manifestino alcuni sintomi/segni, che sono comunque transitori e tendenti alla risoluzione nel giro di alcuni giorni. I più comuni sono rappresentati da sanguinamento dalla sede di estrazione, da gonfiore locale e della guancia, eventualmente associato a ematoma, difficoltà ad aprire la bocca e a mangiare. Ma è il dolore quello che spaventa di più e fa più soffrire: esso raggiunge di norma il suo picco dopo poche ore dall'intervento per poi decrescere nei giorni che seguono.
Opzioni farmacologiche
Sia prima sia dopo l'estrazione del dente del giudizio, sono a disposizione del paziente numerose molecole in grado di alleviare il dolore, alcune di automedicazione altre da utilizzare previa prescrizione medica. Paracetamolo e FANS (ibuprofene), sebbene con meccanismi d'azione diversi, rappresentano i farmaci di prima scelta per il controllo del dolore di intensità lieve-moderata, efficaci sia prima sia dopo la chirurgia. Anche nimesulide, un FANS con obbligo di ricetta medica, è efficace, controlla il dolore, la tumefazione e la difficoltà ad aprire la bocca. Quando il dolore lamentato dal paziente è molto intenso e non adeguatamente alleviato da paracetamolo o FANS, è possibile fare ricorso alla combinazione paracetamolo/codeina o a tramadolo, molecole efficaci nel controllo del dolore severo, sia pre- sia post-operatorio.
Interventi non farmacologici
Alcuni suggerimenti, se correttamente seguiti, aiutano ad alleviare il dolore e il fastidio delpost-intervento e a ridurre il rischio di complicanze - poco frequenti, ma possibili.
Di seguito alcune indicazioni da adottare per limitare al minimo il disagio e favorire una pronta guarigione.
1. Subito dopo l'intervento:
non rimuovere la garza: il sanguinamento dalla sede di estrazione è una reazione normale, per lo più di entità modesta; di regola il chirurgo posiziona in bocca una garza, per favorire la formazione del coagulo e la rapida e corretta guarigione; la garza non deve essere rimossa, anche se da fastidio. In caso di sanguinamento particolarmente intenso e prolungato, è importante contattare il medico;
applicare ghiaccio: per ridurre il gonfiore, normale dopo chirurgia orale.
2. Nei giorni che seguono l'intervento, per favorire la ripresa delle normali attività della vita quotidiana si suggerisce di adottare i seguenti accorgimenti:
scegliere gli alimenti appropriati: i cibi morbidi e freddi non interferiscono con la guarigione; sono al contrario da abolire i cibi caldi/duri/gommosi. Fare attenzione a evitare che i frammenti di cibo restino nel buco lasciato dal dente, perché aggravano il dolore e aumentano il rischio di infezione;
seguire alcune norme per una corretta igiene orale: nelle prime ore dopo l'intervento è bene non toccare né risciacquare la parte, per non interferire con la formazione del coagulo; in seguito, molto delicatamente, utilizzare uno spazzolino morbido, evitando l'uso dell'idropulsore; utili i risciacqui con acqua e sale o con un collutorio;
applicare impacchi caldi: aiutano a sgonfiare la parte e riducono le difficoltà (normali) ad aprire la bocca;
evitare di fumare e di bere alcolici: è consigliabile non fumare e non assumere alcolici almeno per i primi giorni dopo l'intervento, perché fumo e alcol ostacolano la corretta guarigione della ferita;
evitare le attività fisiche pesanti e non praticare sport: soprattutto nel caso di estrazioni particolarmente complicate è consigliabile rimanere a riposo per un paio di giorni;
evitare di assumere farmaci a base di acido acetilsalicilico, che interferiscono con la coagulazione e la guarigione della ferita;
eseguire una ginnastica delicata di apertura/chiusura della bocca: per favorire il ritorno alla normalità;
dormire con la testa leggermente sollevata: un paio di cuscini che tengono la testa sollevata riducono il gonfiore e il rischio di sanguinamento.
Fonte: NienteMale
martedì 27 settembre 2011
Lotta al dolore, Italia divisa. Consumo oppioidi, +7%
( Il Sole 24 Ore Pag.17 - 26/09/2011 )
La verifica dei Nas in 244 ospedali italiani con almeno 120 posti letto sull'attuazione della legge sul dolore 38/2010 spezza l'Italia in due parti. L'ordine a procedere è partito dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul Ssn. Nonostante il decreto autorizzi i medici a usare il normale ricettario per prescrivere gli oppioidi, il loro consumo è cresciuto solo del 7% in un anno: il 68% prescritto al Nord, il 26% al Centro e il 6% al Sud. In Meridione si sono adeguate alle prescrizioni più importanti della legge il 53% delle strutture esaminate, con un range compreso tra l'83% della Basilicata, seguita dalla Sicilia al 61% e al 41% della Puglia. Al Centro si registra una media del 75%, con un 96-97% di Emilia e Toscana e 33% della Sardegna. Al Nord la percentuale media di adeguamento alla legge raggiunge l'88%, con punte del 91-93% per Veneto, Lombardia e Piemonte
Fonte: AboutPharma
La verifica dei Nas in 244 ospedali italiani con almeno 120 posti letto sull'attuazione della legge sul dolore 38/2010 spezza l'Italia in due parti. L'ordine a procedere è partito dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul Ssn. Nonostante il decreto autorizzi i medici a usare il normale ricettario per prescrivere gli oppioidi, il loro consumo è cresciuto solo del 7% in un anno: il 68% prescritto al Nord, il 26% al Centro e il 6% al Sud. In Meridione si sono adeguate alle prescrizioni più importanti della legge il 53% delle strutture esaminate, con un range compreso tra l'83% della Basilicata, seguita dalla Sicilia al 61% e al 41% della Puglia. Al Centro si registra una media del 75%, con un 96-97% di Emilia e Toscana e 33% della Sardegna. Al Nord la percentuale media di adeguamento alla legge raggiunge l'88%, con punte del 91-93% per Veneto, Lombardia e Piemonte
Fonte: AboutPharma
giovedì 22 settembre 2011
In Italia a ottobre 2011 Palexia per il dolore cronico
( Comunicato Stampa - 20/09/2011 )
Già presente in diversi Paesi Ue, arriverà a ottobre 2011 anche in Italia Palexia (tapentadolo), farmaco di Grunenthal per il trattamento del dolore cronico non oncologico. Nel nostro Paese colpisce prevalentemente la fascia d’età tra 45 e 65 anni e, nella maggioranza dei casi, è dovuto a lombalgie e dolori articolari (artrosi delle ginocchia, mani, anche).
Fonte: AboutPharma
Già presente in diversi Paesi Ue, arriverà a ottobre 2011 anche in Italia Palexia (tapentadolo), farmaco di Grunenthal per il trattamento del dolore cronico non oncologico. Nel nostro Paese colpisce prevalentemente la fascia d’età tra 45 e 65 anni e, nella maggioranza dei casi, è dovuto a lombalgie e dolori articolari (artrosi delle ginocchia, mani, anche).
Fonte: AboutPharma
giovedì 7 aprile 2011
MEDITAZIONE COMBATTE DOLORE MEGLIO DI MORFINA
Washington - La meditazione funziona meglio della morfina per abbassare il dolore. Lo sostengono i ricercatori del Wake Forest Baptist Medical Centre in North Carolina, con uno studio pubblicato dal Journal of Neuroscience. I ricercatori hanno sottoposto 15 persone sane che non avevano mai praticato la meditazione a un corso di quattro lezioni da venti minuti ciascuna incentrato sull''attenzione focalizzata'. Dopo il corso, i soggetti sono stati sottoposti a una risonanza al cervello mentre venivano scottati ad una gamba con una sonda. I pazienti che conoscevano la meditazione, scrivono gli autori dello studio, hanno avuto una grande riduzione del dolore percepito, e i test hanno mostrato un'attivita' ridotta dell'area del cervello coinvolta nella sensazione di dolore: "L'effetto e' notevole - scrivono i ricercatori - c'e' stato il 40 per cento di riduzione dell'intensita' del dolore, e il 57 per cento nella sua sgradevolezza. Queste cifre sono maggiori di quelle che si ottengono con la morfina, che di solito sono il 25 per cento"
Fonte: AGI
Fonte: AGI
mercoledì 16 febbraio 2011
Toscana, al varo la prima legge per il rimborso di cannabinoidi
( Il Messaggero Pag.12 - 14/02/2011 , Il Mattino Pag.12 - 14/02/2011 )
In Toscana, per la prima volta in Italia, potrebbe essere regolato da una legge il rimborso dei farmaci a base di cannabis per la cura del dolore e il loro utilizzo per i malati terminali. Il Consigliere regionale Enzo Brogi (Pd) presenterà la proposta all'assemblea regionale e spera possa diventare legge a maggio. La somministrazione dei cannabinoidi sarà prevista solo durante il ricovero, dietro prescrizione di neurologo, oncologo o specialista in terapia del dolore e quando altri farmaci non siano efficaci. In ogni ospedale ci sarà un responsabile per attuazione e rispetto delle linee guida. Un'iniziativa simile esiste in Puglia dove l'uso è regolato da una delibera di Giunta e non da una legge.
Fonte: AboutPharma
In Toscana, per la prima volta in Italia, potrebbe essere regolato da una legge il rimborso dei farmaci a base di cannabis per la cura del dolore e il loro utilizzo per i malati terminali. Il Consigliere regionale Enzo Brogi (Pd) presenterà la proposta all'assemblea regionale e spera possa diventare legge a maggio. La somministrazione dei cannabinoidi sarà prevista solo durante il ricovero, dietro prescrizione di neurologo, oncologo o specialista in terapia del dolore e quando altri farmaci non siano efficaci. In ogni ospedale ci sarà un responsabile per attuazione e rispetto delle linee guida. Un'iniziativa simile esiste in Puglia dove l'uso è regolato da una delibera di Giunta e non da una legge.
Fonte: AboutPharma
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lunedì 4 ottobre 2010
Ignorata la legge contro il dolore
( Il Sole 24 Ore Pag.13 - 04/10/2010 )
A 6 mesi dall'entrata in vigore della legge 38, il diritto a non soffrire per almeno 250.000 pazienti terminali e per i malati cronici resta ancora sulla carta. Prescritto solo l'8% in più degli oppioidi. Circa il 60% gli ospedali rispetta l'obbligo di monitorare in cartella clinica il livello di dolore di tutti i pazienti, ma la stragrande maggioranza era già in regola prima della legge. A rilevarlo un'indagine di Il Sole 24 Ore Sanità realizzata con il centro studi Mundipharma e Fadoi (la federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti) su 135 reparti di medicina generale. Nessuna traccia anche dell'identikit della rete nazionale e di quelle regionali per le cure palliative e la terapia del dolore che Governo e Regioni dovevano disegnare entro giugno 2009.
Fonte: AboutPharma
A 6 mesi dall'entrata in vigore della legge 38, il diritto a non soffrire per almeno 250.000 pazienti terminali e per i malati cronici resta ancora sulla carta. Prescritto solo l'8% in più degli oppioidi. Circa il 60% gli ospedali rispetta l'obbligo di monitorare in cartella clinica il livello di dolore di tutti i pazienti, ma la stragrande maggioranza era già in regola prima della legge. A rilevarlo un'indagine di Il Sole 24 Ore Sanità realizzata con il centro studi Mundipharma e Fadoi (la federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti) su 135 reparti di medicina generale. Nessuna traccia anche dell'identikit della rete nazionale e di quelle regionali per le cure palliative e la terapia del dolore che Governo e Regioni dovevano disegnare entro giugno 2009.
Fonte: AboutPharma
lunedì 15 febbraio 2010
Arrivano nuovi farmaci per dolore grave
Scoperte nuove molecole da ricerca dell'universita' di Camerino
(ANSA) - ROMA, 15 FEB - In arrivo nuove 'armi' per sconfiggere il dolore neuropatico, un dolore acuto o cronico tra i piu' difficili da curare. Ricercatori dell'Universita' di Camerino hanno scoperto nuove molecole che, somministrate a basse dosi, sono in grado di abolire i sintomi di questo tipo di dolore.Lo fanno tramite un meccanismo basato sul legame delle sostanze a un recettore, costituito da una proteina inserita nella membrana delle cellule neuronali coinvolte nella trasmissione del dolore.
mercoledì 27 gennaio 2010
CURE PALLIATIVE, IL SENATO APPROVA IL DDL
(AGI) - Roma, 27 gen. - Via libera del Senato al ddl sulle cure palliative. Il testo ha subito delle modifiche a Palazzo Madama, e tornera' quindi alla Camera per una terza lettura che, a scanso di ulteriori modifiche, sara' definitiva. Il provvedimento e' stato approvato per alzata di mano all'unanimita'. La legge prevede la semplificazione dell'accesso ai farmaci anti-dolore, l'allargamento delle reti dei presidi e delle strutture specializzate, la formazione di personale sanitario specializzato, la costituzione di un osservatorio nazionale permanente sulle terapie del dolore. Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, prima del voto finale ha sottolineato l'impegno del governo perche' questa "non sia una legge manifesto". Il Governo si impegna, "in sede di Stato-Regioni, a garantirne la piena attuazione in tutte le Regioni nell'ambito dei livelli essenziali di assistenza. E a promuovere, se necessario, la destinazione di risorse vincolate del Fondo sanitario nazionale e, infine, a fare in modo che la Relazione annuale alle Camere non sia un atto formale, ma una reale verifica dell'implementazione delle reti di cure palliative e terapia del dolore nel nostro Paese".
giovedì 17 settembre 2009
La Camera approva il Ddl sulla terapia del dolore
( Il Sole 24 Ore Pag.39 - 17/09/2009 , Corriere della Sera Pag.1 - 17/09/2009 , Il Messaggero Pag.13 - 17/09/2009 , Il Mattino Pag.13 - 17/09/2009 )
Il Ddl sulle cure palliative e le terapie del dolore ha avuto l'approvazione dalla Camera. Molte le novità contenute nel documento: non ci sarà più il ricettario speciale per la prescrizione degli oppioidi ma sarà sufficiente la ricetta del medico di famiglia, il livello del dolore dovrà essere obbligatoriamente riportato nella cartella clinica degli ospedali. Previsto un finanziamento di 150 mln di euro per la creazione di una rete che punta su assistenza domiciliare e sugli hospice per i malati terminali. Verrà inoltre istituito un osservatorio nazionale permanente che monitorerà l'attività delle reti. Il documento passa ora al Senato.
Fonte: AboutPharma
Il Ddl sulle cure palliative e le terapie del dolore ha avuto l'approvazione dalla Camera. Molte le novità contenute nel documento: non ci sarà più il ricettario speciale per la prescrizione degli oppioidi ma sarà sufficiente la ricetta del medico di famiglia, il livello del dolore dovrà essere obbligatoriamente riportato nella cartella clinica degli ospedali. Previsto un finanziamento di 150 mln di euro per la creazione di una rete che punta su assistenza domiciliare e sugli hospice per i malati terminali. Verrà inoltre istituito un osservatorio nazionale permanente che monitorerà l'attività delle reti. Il documento passa ora al Senato.
Fonte: AboutPharma
martedì 16 giugno 2009
FAZIO, LIBERALIZZATA PRESCRIZIONE FARMACI OPPIACEI
(AGI) - Roma, 16 giu. - Una svolta nella terapia del dolore,che finora vedeva l'Italia molto indietro: i farmaci oppiacei saranno infatti prescrivibili dal medico con ricetta semplice, superando cosi' notevoli impacci burocratici e diffondendo l'utilizzo degli oppioidi nel contrasto al dolore cronico. E' quanto prevede un'ordinanza firmata oggi dal viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, che entrera' in vigore nei prossimi giorni dopo il vaglio della Corte dei conti. "L'ordinanza - ha spiegato Fazio, che ne ha dato notizia a un convegno sulla cura del dolore - ha valore temporaneo in vista di una legge ad hoc che regolamenti questi temi. Oggi per prescrivere oppiacei serve la doppia ricetta a ricalco, un sistema molto complicato.
Ora i medici potranno prescriverli con ricetta semplice, e tra due mesi bastera' la ricetta rossa del Servizio sanitario nazionale che e' tracciabile e non consentira' abusi".
L'ordinanza, per la quale Fazio ha sentito anche il sottosegretario Giovanardi, prevede anche un allargamento dei farmaci oltre all'ossicodone, transdermici e per bocca, mentre gli ignettivi continueranno a essere prescritti con doppia ricetta. Soddisfatti i medici di famiglia: "Da oggi - ha sottolineato Claudio Cricelli, della Simg - non ci sono piu' alibi alla terapia del dolore, e' molto importante la libera prescrizione degli oppioidi". D'accordo il segretario della Fimmg, Giacomo Milillo: "Era una nostra battaglia di anni, ora viene superato l'ostacolo principale alla terapia del dolore, la burocrazia". Infine, si dice "entusiasta" il leader dello Snami, Mauro Martini: "Fino a ieri avevamo grandi difficolta' di prescrizione, e il 99% dei medici di continuita' assistenziale non avevano neanche il ricettario adeguato. Ora questi paletti vengono superati".
Ora i medici potranno prescriverli con ricetta semplice, e tra due mesi bastera' la ricetta rossa del Servizio sanitario nazionale che e' tracciabile e non consentira' abusi".
L'ordinanza, per la quale Fazio ha sentito anche il sottosegretario Giovanardi, prevede anche un allargamento dei farmaci oltre all'ossicodone, transdermici e per bocca, mentre gli ignettivi continueranno a essere prescritti con doppia ricetta. Soddisfatti i medici di famiglia: "Da oggi - ha sottolineato Claudio Cricelli, della Simg - non ci sono piu' alibi alla terapia del dolore, e' molto importante la libera prescrizione degli oppioidi". D'accordo il segretario della Fimmg, Giacomo Milillo: "Era una nostra battaglia di anni, ora viene superato l'ostacolo principale alla terapia del dolore, la burocrazia". Infine, si dice "entusiasta" il leader dello Snami, Mauro Martini: "Fino a ieri avevamo grandi difficolta' di prescrizione, e il 99% dei medici di continuita' assistenziale non avevano neanche il ricettario adeguato. Ora questi paletti vengono superati".
domenica 2 novembre 2008
Oppiacei contro il dolore: l’80% li giudica necessari
Se l`accesso alle cure palliative resta ancora un percorso ad ostacoli, meno difficile nel caso dei malati oncologici, faticoso quando non impossibile per tutte le altre patologie, la consapevolezza della loro importanza cresce nell`opinione pubblica. Lo conferma un sondaggio Ipsos voluto dalla Federazione Cure Palliative che verrà presentato durante il Congresso Sicp.
Più informazione. Rispetto all`indagine del 2000, più persone sanno oggi cosa sono le cure palliative: il dato è cresciuto del 7%, dal 38% al 45% del campione totale. L`errore più frequente resta quello di confonderle con l`omeopatia: lo commettono il 21% degli intervistati. Più informate risultano essere le persone occupate, tra i 35 e i 55 anni, residenti al Nord. Cresce anche la conoscenza delle strutture: 1 su 5 conosce quali forniscono le cure, 1 su 4 conosce la realtà degli hospice. Ma il dato di maggior rilievo è sicuramente il grado di consapevolezza dei cittadini sul diritto alle cure: l’80% le ritiene utili, necessarie e di competenza principalmente del Sistema Sanitario Nazionale. La maggior parte della popolazione, in caso di necessità, preferirebbe l’assistenza domiciliare (70%) all’hospice (21%).
“Se da un lato è confortante rilevare che quasi tutti i cittadini italiani ritengono le cure palliative un diritto acquisito e l’uso degli oppiacei necessario - afferma Francesca Crippa Floriani, presidente delle Fcp - dall’altro bisogna prendere atto che in gran parte del Paese questo diritto non è fruibile e l’uso dei farmaci è ancora ostacolato dalla burocrazia che li imbriglia”.
L’ultima e nuova domanda rivolta al campione riguardava, infatti, l’uso degli oppiacei per il controllo del dolore severo. Oltre l’80% della popolazione ha dichiarato di approvarlo. Questa necessità è espressa con più forza dai soggetti che dimostrano di possedere un elevato livello di informazione e in particolare da coloro che hanno avuto familiarità con il problema. Una sensibilità che, tuttavia, fa i conti con le difficoltà di accesso, strutturali ed economiche e, appunto, burocratiche.
"Come è possibile che questo Paese, nonostante il volere della gente, sia ancora fanalino di coda nell`utilizzo di questi farmaci?", è l`amara domanda di Furio Zucco, presidente del Comitato scientifico del Congresso Sicp e direttore dell`Unità di cure palliative dell`Azienda ospedaliera "G. Salvini" di Garbagnate. “Nonostante questo ampio consenso popolare relativo all’uso di farmaci in grado di alleviare le sofferenze e il dolore, - conclude Zucco - nessun segnale di impegno concreto è sinora arrivato dal nuovo Parlamento in merito alla semplificazione della prescrizione degli oppiacei, necessari per una buona terapia del dolore dei malati terminali".
Fonte: Salute24
Più informazione. Rispetto all`indagine del 2000, più persone sanno oggi cosa sono le cure palliative: il dato è cresciuto del 7%, dal 38% al 45% del campione totale. L`errore più frequente resta quello di confonderle con l`omeopatia: lo commettono il 21% degli intervistati. Più informate risultano essere le persone occupate, tra i 35 e i 55 anni, residenti al Nord. Cresce anche la conoscenza delle strutture: 1 su 5 conosce quali forniscono le cure, 1 su 4 conosce la realtà degli hospice. Ma il dato di maggior rilievo è sicuramente il grado di consapevolezza dei cittadini sul diritto alle cure: l’80% le ritiene utili, necessarie e di competenza principalmente del Sistema Sanitario Nazionale. La maggior parte della popolazione, in caso di necessità, preferirebbe l’assistenza domiciliare (70%) all’hospice (21%).
“Se da un lato è confortante rilevare che quasi tutti i cittadini italiani ritengono le cure palliative un diritto acquisito e l’uso degli oppiacei necessario - afferma Francesca Crippa Floriani, presidente delle Fcp - dall’altro bisogna prendere atto che in gran parte del Paese questo diritto non è fruibile e l’uso dei farmaci è ancora ostacolato dalla burocrazia che li imbriglia”.
L’ultima e nuova domanda rivolta al campione riguardava, infatti, l’uso degli oppiacei per il controllo del dolore severo. Oltre l’80% della popolazione ha dichiarato di approvarlo. Questa necessità è espressa con più forza dai soggetti che dimostrano di possedere un elevato livello di informazione e in particolare da coloro che hanno avuto familiarità con il problema. Una sensibilità che, tuttavia, fa i conti con le difficoltà di accesso, strutturali ed economiche e, appunto, burocratiche.
"Come è possibile che questo Paese, nonostante il volere della gente, sia ancora fanalino di coda nell`utilizzo di questi farmaci?", è l`amara domanda di Furio Zucco, presidente del Comitato scientifico del Congresso Sicp e direttore dell`Unità di cure palliative dell`Azienda ospedaliera "G. Salvini" di Garbagnate. “Nonostante questo ampio consenso popolare relativo all’uso di farmaci in grado di alleviare le sofferenze e il dolore, - conclude Zucco - nessun segnale di impegno concreto è sinora arrivato dal nuovo Parlamento in merito alla semplificazione della prescrizione degli oppiacei, necessari per una buona terapia del dolore dei malati terminali".
Fonte: Salute24
martedì 24 luglio 2007
C' E' ANCORA TROPPO DOLORE
Una manifestazione è stata indetta ieri a Roma da associazioni di pazienti e società scientifiche per denunciare un accesso ineguale al trattamento del dolore neuropatico cronico. E si chiede uno specifico LEA
Il dolore cronico neuropatico, colpisce 12 milioni di italiani, che in molti casi, per curarsi adeguatamente, spendono fino a 75 euro al mese: i farmaci essenziali per il controllo di questa condizione non sono infatti sempre rimborsabili. E questo da quando, nel gennaio scorso, l'Agenzia italiana del farmaco ha rivisto la cosiddetta nota 4 "sulla base di linea guida mirate a favorirne un impiego coerente con i principi di appropriatezza". Di fatto se ne autorizza l'impiego solo in condizioni in cui il dolore cronico risulti legato a specifiche condizioni (neuropatia diabetica, lesioni midollari, neoplasie o forme erpetiche), "tutelando così i pazienti dal rischio di un impiego improprio e allargato in condizioni prive di diagnosi certa".
Un impostazione che non è condivisa dalla Lega italiana contro il dolore (LICD), che ha lanciato ieri a Roma una campagna per sensibilizzare opinione pubblica, istituzioni, classe medica e gli stessi pazienti: il senso del messaggio è che i malati devono rivolgersi sempre più tempestivamente ai loro medici, e che questi ultimi devono essere più pronti a una corretta diagnosi e a un appropriato percorso terapeutico. Le istituzioni sanitarie, infine, devono garantire un trattamento uguale a tutti i malati di dolore cronico. "Questo perchè la nota 4 dell'AIFA - ha spiegato il presidente della Lega, Diego Beltrutti - di fatto oggi rimborsa i farmaci solo per un ristretto numero di manifestazioni dolorose, creando una discriminazione tra pazienti che soffrono dello stesso male". "Il passo fondamentale - ha sottolineato Giustino Varrassi, presidente dell'Associazione italiana per lo studio sul dolore (AISD) - è riuscire a comprendere che, in certe condizioni, il dolore non rappresenta più un sintomo, ma è a sua volta una malattia e come tale va diagnosticata e curata, indipendentemente dalla patologia che lo ha generato. E' per questo che riteniamo fondamentale l'inserimento del trattamento del dolore nei Livelli essenziali di assistenza e la realizzazione di strutture dedicate alla medicina del dolore". Attualmente in Italia i centri specializzati sono solamente nove e il primo , aperto 20 anni fa all'ospedale San Raffaele di Milano, è stato addirittura chiuso. Secondo i dati di una ricerca condotta da Eurisko per conto di Aisd, gli italiani con più di 18 anni che hanno sofferto di dolore cronico negli ultimi sei mesi sono quasi 10 milioni, mentre il numero sale a 16 milioni se si considera l'ultimo anno. Il 44% ha avvertito malessere di intensità forte e il 21% molto forte, il 56% per tutta la giornata e il 28% per qualche ora ogni giorno. Le parti del corpo più colpite sono rachide (42%), braccio-mano-spalla (39%), piede-gamba-anca-ginocchio (33%). Ma in media sono 2,4 le diverse manifestazioni contemporanee. I pazienti che fanno attualmente uso di farmaci per trattare il dolore sono il 63%, il 41% con ricetta del medico.
La LICD è tra i firmatari del Manifesto di Venezia, un appello sottoscritto nel maggio 2006 dai maggiori rappresentanti del mondo medico-scientifico in materia, con quattro richieste precise alle istituzioni: riconoscere il dolore cronico come malattia sociale, rendere disponibili e rimborsabili tutte le categorie di farmaci per il trattamento del dolore, destinare fondi per la ricerca nel settore e promuovere appropriati programmi di formazione. In questo senso la richiesta, rivolta ai ministeri dell'Università e della Salute è di creare scuole di specializzazione in medicina del dolore, una misura che potrebbe aumentare il numero di specialisti che sappiano rispondere adeguatamente ai bisogni di questi pazienti.
Fonte: F.O.F.I.
Il dolore cronico neuropatico, colpisce 12 milioni di italiani, che in molti casi, per curarsi adeguatamente, spendono fino a 75 euro al mese: i farmaci essenziali per il controllo di questa condizione non sono infatti sempre rimborsabili. E questo da quando, nel gennaio scorso, l'Agenzia italiana del farmaco ha rivisto la cosiddetta nota 4 "sulla base di linea guida mirate a favorirne un impiego coerente con i principi di appropriatezza". Di fatto se ne autorizza l'impiego solo in condizioni in cui il dolore cronico risulti legato a specifiche condizioni (neuropatia diabetica, lesioni midollari, neoplasie o forme erpetiche), "tutelando così i pazienti dal rischio di un impiego improprio e allargato in condizioni prive di diagnosi certa".
Un impostazione che non è condivisa dalla Lega italiana contro il dolore (LICD), che ha lanciato ieri a Roma una campagna per sensibilizzare opinione pubblica, istituzioni, classe medica e gli stessi pazienti: il senso del messaggio è che i malati devono rivolgersi sempre più tempestivamente ai loro medici, e che questi ultimi devono essere più pronti a una corretta diagnosi e a un appropriato percorso terapeutico. Le istituzioni sanitarie, infine, devono garantire un trattamento uguale a tutti i malati di dolore cronico. "Questo perchè la nota 4 dell'AIFA - ha spiegato il presidente della Lega, Diego Beltrutti - di fatto oggi rimborsa i farmaci solo per un ristretto numero di manifestazioni dolorose, creando una discriminazione tra pazienti che soffrono dello stesso male". "Il passo fondamentale - ha sottolineato Giustino Varrassi, presidente dell'Associazione italiana per lo studio sul dolore (AISD) - è riuscire a comprendere che, in certe condizioni, il dolore non rappresenta più un sintomo, ma è a sua volta una malattia e come tale va diagnosticata e curata, indipendentemente dalla patologia che lo ha generato. E' per questo che riteniamo fondamentale l'inserimento del trattamento del dolore nei Livelli essenziali di assistenza e la realizzazione di strutture dedicate alla medicina del dolore". Attualmente in Italia i centri specializzati sono solamente nove e il primo , aperto 20 anni fa all'ospedale San Raffaele di Milano, è stato addirittura chiuso. Secondo i dati di una ricerca condotta da Eurisko per conto di Aisd, gli italiani con più di 18 anni che hanno sofferto di dolore cronico negli ultimi sei mesi sono quasi 10 milioni, mentre il numero sale a 16 milioni se si considera l'ultimo anno. Il 44% ha avvertito malessere di intensità forte e il 21% molto forte, il 56% per tutta la giornata e il 28% per qualche ora ogni giorno. Le parti del corpo più colpite sono rachide (42%), braccio-mano-spalla (39%), piede-gamba-anca-ginocchio (33%). Ma in media sono 2,4 le diverse manifestazioni contemporanee. I pazienti che fanno attualmente uso di farmaci per trattare il dolore sono il 63%, il 41% con ricetta del medico.
La LICD è tra i firmatari del Manifesto di Venezia, un appello sottoscritto nel maggio 2006 dai maggiori rappresentanti del mondo medico-scientifico in materia, con quattro richieste precise alle istituzioni: riconoscere il dolore cronico come malattia sociale, rendere disponibili e rimborsabili tutte le categorie di farmaci per il trattamento del dolore, destinare fondi per la ricerca nel settore e promuovere appropriati programmi di formazione. In questo senso la richiesta, rivolta ai ministeri dell'Università e della Salute è di creare scuole di specializzazione in medicina del dolore, una misura che potrebbe aumentare il numero di specialisti che sappiano rispondere adeguatamente ai bisogni di questi pazienti.
Fonte: F.O.F.I.
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