NEWS
*
mercoledì 23 gennaio 2013
Ssn "doppiopesista" tra farmaco e ospedale
Governo della Sanità dalla doppia morale quello di Stato e Regioni, a giudicare da ciò che scrive la Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori e i disavanzi in campo sanitario: severo ai limiti del soffocamento sulla spesa per farmaci che passa dal territorio, allegro se non distratto su quella per personale e ospedali. E’ un “doppiopesismo” che i titolari di farmacia vivono già da tempo per colpa di tetti e prontuari regionali, ma la relazione finale consegnata ieri dalla Commissione dopo tre anni di indagini sulla malasanità pubblica aggiunge al mosaico nuovi tasselli. E conferma che il vero problema della spesa sanitaria non è tanto il suo contenimento, quanto la ridistribuzione tra un territorio ancora troppo “cenerentola” e un ospedale che resta nonostante tutto centro di gravità permanente, non per le cure che dà ma per le sinecure: posti di lavoro, baronati e via di seguito.
Lo si capisce a chiare lettere dal capitolo che la relazione dedica a posti letto e posti da dirigente medico. A livello nazionale il rapporto è di otto dipendenti ogni dieci posti letto effettivi, ma se nelle Regioni del Nord-Ovest il primo valore scende a 7 al Centro già sale a 9 e nel Sud-Isole arriva addirittura a 11. In particolare, batte tutti la Sicilia con più di 12 medici ogni dieci posti letto, subito seguita da Basilicata, Lazio e Calabria (tutte sopra gli 11). Si sarebbe tentati di obiettare che più medici ci sono e più si produce salute, ma allora non si capisce perché Calabria e Sicilia siano le regioni dove la Commissione più spesso si è imbattuta in casi di decesso da malasanità (rispettivamente 87 e 84 durante i tre anni d’indagine). Invita invece a cattivi pensieri anche il dato sui primariati: in Campania ne sono stati concessi 385 senza concorso, un’efficienza burocratica che la Regione non ha ancora saputo trovare per i rimborsi alle farmacie. E poi i posti letto: nel Nord-Ovest sono poco al di sopra della media nazionale (678 contro 668), nel Nord-Est invece mostrano un picco (809) che se si fosse trattato di farmaci sarebbero già state varate un paio di manovre correttive.
Altra voce al capitolo sprechi la medicina difensiva. E’ il risultato del crescente timore di medici e operatori della Sanità di finire nel tritacarne del contenzioso medico-legale: per ridurre al minimo i rischi si tende a ricoverare di più (da cui un aumento di costi del 4,6%), a prescrivere più esami o visite (tra lo 0,7 e l’1,7%) a consigliare più farmaci (1,9%). Risultato, la medicina difensiva pesa sulla Sanità per circa 10 miliardi di euro, circa lo 0,75% del nostro Pil e l’intero gettito annuale dell’Imu. Le soluzioni? Tra le tante consigliate dalla Commissione, migliorare aderenza alle terapie e monitoraggio dell’impiego dei farmaci. Attività e servizi che all’estero vedono sempre più spesso coinvolte le farmacie del territorio. Mentre i tagli si fanno sull’ospedale, ma per davvero. (AS)Suicide by pill? Manufacturers must supplement instruction leaflets
Fonte: Federfarma
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento