«Dobbiamo valutare» così interpellati da Farmacista33 rispondono in modo univoco tutte le sigle della filiera distributiva dopo che è stata resa nota la controproposta del ministero della Salute all’accordo del 16 ottobre per la riforma della remunerazione
«Dobbiamo valutare» così interpellati da Farmacista33 rispondono in modo univoco tutte le sigle della filiera distributiva dopo che è stata resa nota la controproposta del ministero della Salute all’accordo del 16 ottobre per la riforma della remunerazione. Una controproposta attesa visti i fitti scambi di fine anno tra i vertici di Federfarma e il ministero dell’economia. Sul fronte Federfarma Alfonso Misasi parla di un «impianto cambiato» e di «conti da verificare» e ribadisce l’imprescindibilità dell’invarianza dei margini al 30 giugno 2012 mentre Franco Caprino, presidente di Federfarma Lazio parla di «piccolo passo avanti». Per Venanzio Gizzi, presidente di Assofarm, «l’accordo è molto buono a una prima lettura». il direttore generale di Federfarma Servizi Giancarlo Esperti, infine, preannuncia un consiglio direttivo la settimana prossima nel quale valutare la proposta ministeriale in particolare per le sue ricadute sul sistema della distribuzione e sulla dpc in particolare.
Il cuore della proposta ministeriale prevede per le farmacie una quota fissa inferiore rispetto a quella prevista dall’intesa del 16 ottobre e una quota percentuale più alta e introduce il concetto delle due fasce per le farmacie. Fascia unica, invece, per i grossisti. In pratica la quota fissa per confezione, con prezzo al pubblico non superiore ai 50 euro, dispensata in regime di Ssn è di 0,55 euro, maggiorata di euro 0,10 per le farmacie con fatturato inferiore a 258.228, 45 euro. La stessa quota nell’accordo originario era di 2,00 euro. Per i medicinali con prezzo superiore ai 50 euro il fee è di 5,5 euro con analoga maggiorazione dello 0,10 per le farmacie più “povere”. La quota percentuale è fissata al 17% del prezzo del medicinale, passa al 10% per i medicinali sopra ai 50 euro di costo. La quota variabile era, invece, del 3,30% del prezzo ex-factory al netto dell’Iva.
Fonte: Farmacista33
Leggo con soddisfazione i commenti positivi di colleghi e non che da oltre trent'anni "guidano" (bah!) le sorti della Farmacia in Italia.... Una domanda però sorge spontanea: vabbè che detenere il "potere" è meglio che "fottere", ma che si diventasse Gay...facesse parte anche questo della nuova remunerazione!? :-)))))
NEWS
*
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento