Definiti gli interventi dell’ Esecutivo nel settore del Farmaco e della Farmacia.
Va subito detto che questi interventi ma ovviamente non tutti, era meglio farli qualche anno fa gestendoli diversamente e direttamente in prima persona come categoria, sicuramente prima dell' avvento delle "lenzuolate" di Bersani e della nascita delle parafarmacie, un strana cosa all'Italiana che trova però una sua risposta attendibile e sempre attuale nelle ambizioni dei grossi gruppi finanziari, della GDO e della lega COOP & C. .Oggi nell'emergenza e con i tempi così stretti, stiamo subendo come al solito scelte altrui e questa è tutta una grossa responsabilità che va addebitata a chi ha governato a lungo la nostra categoria negli ultimi decenni e sono convinto che non saranno questi provvedimenti sulla Farmacia e sulle professioni a riequilibrare le disastrate finanze dell' Italia e le azioni dell'esecutivo mi sembra si siano concentrate solo sui più deboli trascurando l' eliminazioni degli sprechi, dei costi della politica ed interventi veramente incisivi sull'evasione e sui grandi "cartelli". Il Farmacista, va sottolineato, trova la sua dignità professionale in Farmacia ed aver confuso ieri e confondere ancora oggi i problemi occupazionali della categoria con l' istituto "Farmacia" è un grave errore, dovuto alla poca conoscenza del problema ed inoltre il tutto potrebbe migliorare se i giovani venissero informati ed indirizzati agli studi evitando per quanto è possibile aspettative non realistiche. Nel decreto varato dal Governo trovo qualificante aver confermato il valore sociale e sanitario della "Pianta Organica", strumento tecnico ed importantissimo per una corretta distribuzione delle Farmacie sul territorio e quindi a vantaggio della capillarità del servizio. Abbassare il rapporto abitanti/farmacie a 3.000 sicuramente è e sarà un pò penalizzante, sarebbe stato meglio e rispettoso della qualità del servizio, che potrebbe scadere perchè finanziariamente insostenibile, 3.500 abitanti per Farmacia, quest' ultimo a me sembra un giusto e perseguibile compromesso. Ben vengano anche le Farmacie negli Ipermercati, nelle Stazioni ferroviarie e marittime, negli aeroporti, nelle aree di servizio autostradali, ecc. purchè rientranti in una logica di "Pianta Organica". Spero inoltre che il concorso per titoli ed esami ed i punteggi che il provvedimento assegna ai proprietari di parafarmacia ed ai giovani in associazione aiutino finalmente tutti a realizzarsi serenamente in una Farmacia.Trovo giusto che la fascia C, cioè tutti i farmaci su prescrizione, resti ad esclusiva vendita in Farmacia, anche se purtroppo ridimensionata spero con le minime indispensabili "limature" del caso che deciderà l'AIFA, riposizionando le molecole più sicure e di uso comune fra quelle di libera vendita. Non sono invece d'accordo sul principio degli sconti su tutti i farmaci, potrebbero trasformare la Farmacia in un mercato del pesce e poi non si capisce la ratio, la fascia A e la fascia C hanno prezzi amministrati e sconti determinati per legge, pertanto già la massima trasparenza è assicurata, in alternativa allora si dovrebbe liberalizzare l'intera filiera e permettere ai titolari di acquistare tutti i farmaci a prezzi più bassi dall'industria con gli ovvi vantaggi da girare al consumatore, ma attenzione così rischiamo di banalizzare tutto il sistema, assimilando pericolosamente il Farmaco ad un bene di consumo e cadendo di fatto nuovamente nella trappola della GDO. Il Farmaco non è un bene di consumo si acquista quando serve e non in base ad una promozione commerciale comportamento che comunque può anche avere una sua logica nei farmaci cosiddetti da automedicazione. Far risparmiare il paziente/consumatore è giusto ed è questa una delle maggiori difficoltà che incontriamo tutti i giorni nel nostro lavoro, cioè far coincidere allo stesso tempo professione ed impresa. Trovo decisamente positiva e corretta la scelta di incentivare l'uso del farmaco generico od equivalente come d'altronde avviene ovunque in Europa con vantaggi per tutti. Un altro punto qualificante e che mi trova perfettamente d'accordo è quello di poter proseguire il servizio oltre gli orari ed i turni di apertura stabiliti, questo permetterà a chi lo riterrà opportuno di tenere aperta la propria Farmacia tutto l'anno e per più ore al giorno garantendo anche ai colleghi collaboratori più reddito e più occupazione. Questa norma inoltre permetterà al titolare di Farmacia di adeguare il servizio offerto alle esigenze della sua utenza e del territorio servito dalla sua Sede. Diverse infatti sono le necessità di una Farmacia ubicata in un centro storico, in una periferia, in una città d'arte, in un paese a forte vocazione turistica, vicino ad un grande ospedale, in una periferia, in una strada commerciale, ecc., ciascun Titolare potrà ora più facilmente ed in piena libertà fornire ai suoi utenti un servizio migliore e più adeguato. Accolgo favorevolmente l' idea di aiutare con un fondo dedicato i colleghi la cui sede non assicura un reddito sufficiente perchè ubicata in centri con meno di mille abitanti, ovviamente il tutto supportato da trasparenza e chiarezza nelle regole e nell'applicazione, non comprendo invece la norma che vuole regolamentare il numero di collaboratori per Farmacia anche se limitata alle aziende più grandi, è un assurdità ed è un ingerenza nelle singole strategie gestionali per nulla giustificabile. Sulla gestione ereditaria poi c'è molta disinformazione, acredine ed anche se parliamo di una "Concessione", è pur vero che questa concessione può coinvolgere e condizionare la vita del titolare, della sua famiglia e quindi dei suoi eredi. Basti pensare all' impegno personale, ai rischi finanziari e d' impresa che la gestione di una Farmacia comporta ed ora alla luce delle "aperture introdotte da questo decreto e mi riferisco particolarmente al più ampio accesso alla titolarità, certe disparità sono state molto ridimensionate, quindi in caso di morte del Titolare ed in mancanza di un avente diritto in possesso dei requisiti, concedere un pò più di tempo agli eredi eviterebbe a questi ultimi spiacevoli, compromettenti e pericolose situazioni non ultima essere vittime di approfittatori e speculatori. Federfarma cosa deve fare? Io credo ci sia molto da fare, prima di tutto autocritica sulla sua latitanza poi tentare di far alzare il quorum a 3.500 quindi tutelare quanto è più possibile le Farmacie nei centri minori, per limitare ruberie e truffe favorire la prescrizione elettronica, lavorare intensamente per far rientrare in Farmacia tutto quello che negli ultimi anni le si è tolto, farmaci innovativi, ecc. perchè una Farmacia impoverita non conviene e non serve a nessuno ed il farmacista studia, si prepara ed ha ragione di esistere per dispensare farmaci non servizi o quant'altro. E' necessario poi mettere mano agli statuti delle nostre rappresentanze, ordini, associazioni, ecc. per favorire il ricambio, nuove idee e nuove spinte che spero eviteranno in futuro di rincorrere decisioni altrui. Un capitolo importante sarebbe quello riservato al lavoro ed all' ENPAF, nel primo caso nuove formule contrattuali, una maggiore flessibilità sia in ingresso, sia in uscita, sia nello svolgimento del lavoro interno a ciascuna azienda aiuterebbero a creare nuova occupazione, supportando in maniera efficace ed adeguata l'ampliamento degli orari ed il superamento dei turni eliminando inoltre tanto contenzioso che di fatto ha creato solo disoccupazione e protetto in maniera ottusa chi il lavoro già ce l'ha. Per quanto riguarda l'ENPAF, anche qui andrebbero messe le mani allo statuto ed impedita la permanenza in consiglio oltre il secondo mandato e subito eliminato l' inadeguato ed arcaico 0,90 % applicato alle Farmacie sul volume SSN passando poi come tutti al sistema contributivo con percentuali diverse per scaglioni di reddito eliminando quindi l'incomprensibile attuale modalità di contribuzione. Sentire in questi giorni parlare di serrata, di chiusura delle Farmacie, di passaggio all'indiretta, di disdetta della convenzione nazionale mi lascia a dir poco basito e dimostra tutta la nostra debolezza ed apprendere nelle affermazioni di alcuni nostri colleghi eletti in parlamento grazie al "Porcellum" il giustificare il loro immobilismo per un presunto conflitto d'interesse, bene a questi signori voglio dire che se conflitto c'è stato è da individuare proprio nella loro inutilità ed assenza nel promuovere innovazione nella nostra Professione, tutelando nei fatti posizioni ormai indifendibili, partecipando però comunque e con grande impegno e competenza a qualche partita di pallone . Attenzione, alla fine in tutta questa vicenda mal gestita da tutti non si può far pagare il prezzo più alto ai cittadini e per giunta ai più deboli perchè malati.
Dr. Francesco Viti de Angelis
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