A UDINE I MEDICI DICONO LA LORO SULLE SCELTE DI FINE VITA
In un convegno, a Udine, resi noti i dati di un questionario che fotografa i comportamenti e le scelte dei camici bianchi quando assistono i pazienti senza speranza di vita.
I medici italiani sono o non sono per l’eutanasia? E in quanti casi hanno prescritto o fornito un farmaco con l’intenzione precisa di anticipare la fine della vita?
Sono alcune delle domande a cui la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri ha risposto, rendendo oggi noti i risultati di un Questionario postale anonimo costituito da 54 domande poste con l’obiettivo di conoscere le pratiche dei medici quando assistono i pazienti senza speranza di vita.
Veramente significative le cifre. Un esempio: il 64 per cento dei medici ritiene che si debba soddisfare la richiesta di un paziente di non attuare o interrompere i trattamenti di sostegno vitale (vedi dati allegati).
“Quasi i due terzi dei medici italiani – ha dichiarato Luigi Conte, presidente dell’Ordine dei Medici che ha ospitato l’assise federativa – chiede uno strumento legislativo che riporti serenità nel rapporto medico-paziente e dia certezza al medico che rifugge dall’accanimento terapeutico, di non incorrere nelle sanzioni del Codice Penale. Con un percentuale altissima, i medici sono disponibili ad accogliere le dichiarazioni anticipate di fine vita, ciò è espressione di una propensione a riconoscere maggiore consapevolezza al cittadino nelle scelte di vita. I medici stanno migliorando – è inequivocabile – la loro attenzione nei confronti del trattamento del dolore, nel lenire le sofferenze. Certo, su questa strada c’è ancora tanto da fare”.
Le cifre sono state presentate durante un Convegno che a Udine, oggi, ha parlato di “Etica di Fine Vita: percorsi per scelte responsabili”.
E gli Ordini dei Medici – questo il dato forte che emerge dall’assise – sono attenti nel diffondere questa cultura, impegnati a rispondere alle esigenze che nascono nella moderna società.
Sono state individuate 14 aree italiane e il campione è rappresentato da circa 15.000 medici.
Il recupero dei questionari è ancora in corso ma oggi, a Udine, sono stati divulgati i dati pervenuti e validati sino a ieri, 5 luglio.
Prima di questa indagine - che è stata realizzata da ITAELD - il principale studio europeo, pubblicato perfino su The Lancet nel 2003, riportava solo i risultati di alcune aree italiane del centro-nord.
“Per i medici italiani, il paziente senza speranza di guarire, e nelle fasi ultime della sua vita, non è un costo inutile, non è un cittadino che perde diritti – ha dichiarato Amedeo Bianco, che della FNOMCeO è Presidente. “Il medico, soprattutto in questa circostanza, è chiamato ad esprimere, sempre più e sempre meglio, la sua ancestrale vocazione alla solidarietà, al rispetto della dignità della persona, alla giustizia”.
L’indagine ITAELD dice anche che i medici italiani non praticano l’eutanasia: solo lo 0,7 per cento ha infatti dichiarato di aver eseguito atti e procedure riconducibili all’eutanasia.
La stessa indagine mette in evidenza che i medici italiani stanno migliorando le pratiche della sedazione del dolore.
“Ma siamo – ha dichiarato ancora Bianco, commentando questi dati – ancora lontano da standard ottimali, tanto che il 68 per cento ritiene che le cure palliative siano la risposta più efficace alla domanda di morte”.
Dal questionario emerge, infine, che deve essere migliorata la formazione dei medici e di tutti gli operatori sanitari nella cura e nell’accompagnamento ai morenti. La comunicazione stenta a mantenersi nelle drammatiche circostanze della gestione di una diagnosi infausta.
“Occorrono – ha detto a questo proposito sempre Bianco – investimenti di risorse, di intelligenze, di culture sulle condizioni di fine vita e i medici italiani avvertono ciò come un obbligo civile, ritenendo che i valori di giustizia, di rispetto della vita e delle scelte dei loro pazienti siano fondanti dell’alleanza terapeutica: e ciò per garantire a tutti un punto di riferimento e di equilibrio sul quale i cittadini e le istituzioni possono contare perché il confronto e le scelte su questi temi continuino, cercando e organizzando l’intesa tra gli uomini, la solidarietà dei valori , la tutela dei diritti”.
Tante le presenze. Oltre al ministro della Salute, Livia Turco, sono a Udine, tra gli altri, il sen. Ignazio Marino, la sen. Paola Binetti, la dr.ssa Cinzia Caporale, vice presidente del Comitato nazionale di Bioetica, il dr. Domenico Airoma, magistrato, il dr. Mario Melazzini, presidente dell’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica.
Ufficio Stampa Fnomceo
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