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lunedì 20 maggio 2013

Malattie renali: una corretta alimentazione ritarda la dialisi di oltre un anno. 8004283125896Sei milioni di italiani colpiti, oltre 50 mila in dialisi. I dietisti: «No a fosforo, sale e a diete iperproteiche»

Maledetto fosforo, e latte e latticini che lo contengono. Utilissimo per denti e ossa e per il buon funzionamento delle nostre cellule, può essere invece molto pericoloso per chi soffre di insufficienza renale cronica, così come una dieta troppo ricca di sale, cui si aggiungono fattori di rischio cardiovascolare quali pressione arteriosa sistolica, fumo di sigaretta e diabete. Fondamentale è dunque il ruolo del dietista nella valutazione delle abitudini alimentari del paziente, del suo stile di vita e nella costruzione di un piano dietetico personalizzato in relazione alla situazione clinica (stato di malattia, possibili complicanze).
Quello della dieta è un punto fondamentale per la cura delle malattie renali: in Italia oltre 6 milioni di persone già soffrono di una patologia dell’organo, più di 50 mila sono i pazienti in dialisi ed oltre il 10% della popolazione adulta presenta tutte le condizioni per sviluppare in futuro una malattia renale cronica. Eppure il 60% non sa che fra le prime cause ci sono proprio malattie note, come il diabete e l’ipertensione. Fattori spesso sottovalutati o ignorati anche dalla maggioranza dei dializzati (72%, secondo i dati della Fondazione Italiana del Rene) eppure anch’essi controllabili con una corretta dieta e con alimenti ipoproteici.
Se ne è parlato venerdì nell’ambito del 25° Congresso Nazionale dell’Andid, l’Associazione Nazionale Dietisti, in corso a Firenze. «Una dieta ipoproteica e senza fosforo – ha spiegato Anna Laura Fantuzzi, segretario nazionale dell’Andid, coordinatrice e referente dell’Ambulatorio di Malattie Renali presso l’Unità Operativa di Scienza dell’Alimentazione e Dietetica del Nuovo Ospedale Estense di Modena – svolge una funzione protettiva fondamentale contro quella che in letteratura viene definita la ‘morte renale’, prolungando la stabilizzazione della malattia e allontanando il momento della dialisi di oltre un anno, e quindi dell’eventuale trapianto. Un aiuto importante, oltre al controllo di diabete e pressione arteriosa, proviene, quindi, proprio da un corretto piano dietetico. Nel trattamento, nella cura e nella gestione delle eventuali complicanze dell’insufficienza renale cronica – continua la dr.ssa Fantuzzi – non è, infatti, sufficiente predisporre una terapia dietetica a basso contenuto di proteine e sale, ma occorre anche prevedere e prevenire l’eccessivo accumulo di fosforo, che costituisce un fattore di rischio importante nella progressione delle malattie renali”. «Quando il rene è danneggiato, come avviene nei pazienti con insufficienza renale cronica – precisa Giovanna Cecchetto, presidente nazionale Andid – non è più in grado di eliminare il fosforo. In questi casi è dunque necessario monitorarne minuziosamente il quantitativo introdotto con la dieta, specie attraverso latte e latticini. L’iperfosfatemia nel paziente con insufficienza cronica è molto pericolosa poiché non solo aumenta di molto il rischio cardiovascolare, ma porta anche allo sviluppo di iperparatiroidismo secondario, ad alterazioni del metabolismo osseo e all’aumento di calcio e fosforo. Sono proprio le concentrazione eccessive nel sangue di questi due ultimi elementi a preoccupare perché possono provocare la formazione di piccoli depositi di minerali in vari organi e tessuti che a loro volta ingenerano calcificazioni a livello cardiovascolare».
Fonte: Corriere Sanità



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