È stata presentata questa mattina a Roma dall'Unione Consumatori l'indagine 'Processi di liberalizzazione e funzioni di utilità sociale: il caso delle farmacie rurali', dalla quale emergono con chiarezza le conseguenze negative che un'eventuale liberalizzazione avrebbe per i cittadini residenti nelle zone rurali e, in particolare, per coloro (circa 1.300.000 persone) che vivono nei Comuni con meno di 1.500 abitanti, che potrebbero rimanere senza farmacia. Lo studio evidenzia infatti come, grazie alla pianta organica, le farmacie rurali garantiscano un servizio capillare proprio nelle zone con maggiori difficoltà orografiche e come nelle stesse zone, non commercialmente appetibili, manchino del tutto le parafarmacie e i corner dei supermercati.
'Nel settore della vendita dei farmaci - ha affermato il segretario generale dell'Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona introducendo la ricerca - i processi di liberalizzazione potrebbero avere effetti socialmente ed economicamente indesiderabili'. Franca Biglio, presidente dell'Associazione Nazionale Piccoli Comuni Italiani (ANPCI) e sindaco di Marsaglia (CN), ha sottolineato come la farmacia costituisca uno di quei servizi 'minimi, universali e indispensabili' ai quali gli abitanti dei piccoli comuni non possono rinunciare: per questo motivo l'ANPCI ha proposto di far rientrare la farmacia nei Livelli Essenziali di Assistenza. Presenti in platea molti rappresentanti di Federfarma: il presidente Annarosa Racca ha commentato positivamente la ricerca, perché 'ha fotografato la realtà di un'Italia fatta di piccoli comuni, che rivendicano il diritto ad avere una farmacia'. Il presidente del Sunifar Alfredo Orlandi, infine, è intervenuto sottolineando come le liberalizzazioni provocherebbero un depauperamento delle piccole farmacie, che probabilmente sarebbero costrette a trasferirsi in aree più redditizie per poter sopravvivere. (US SM)
Fonte: Federfarma
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