Libero - 5 maggio 2011
Attilio Barbieri
L'articolo ripercorre brevemente la storia delle liberalizzazioni in Italia: 'Come sia andata a finire l'abbiamo visto tutti - commenta l'autore - ad approfittare della ventata 'liberista' su compresse per il mal di testa e supposte di glicerina è stata soprattutto la grande distribuzione e in particolare la Coop (toh, guarda un po' che coincidenza'!) mentre come è accaduto per telefonini, auto e banche i prezzi dei farmaci liberalizzati sono rimasti sostanzialmente invariati in termini reali, facendo registrare un aumento in linea con l'indice Istat dei prezzi'. Analogamente, un'eventuale liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C con ricetta, auspicata anche dall'Antitrust, non avrebbe alcun effetto sui prezzi, in quanto i prezzi di tali farmaci sono fissati per legge. Un'ulteriore liberalizzazione - prosegue l'articolo - si trasformerebbe di fatto 'nella disarticolazione della rete esistente delle farmacie e nella successiva spartizione del mercato fra tre o quattro grandi attori.' Con 'un effetto sgradito per gli assistiti. I nuovi punti vendita verrebbero aperti dalle multinazionali dove c'è la maggior concentrazione di commercio' lasciando alle farmacie 'il presidio dei quartieri più disagiati delle città e delle zone rurali'.
Fonte: Federfarma
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