Associazioni dei titolari di esercizi di vicinato e sindacati dei farmacisti collaboratori intervengono sull'emendamento alla Finanziaria presentato dai senatori Piccone e Tancredi
Essere Farmacisti, associazione che raggruppa i farmacisti titolari di esercizi di vicinato, è intervenuta ieri con un comunicato stampa sull'emendamento alla Finanziaria relativo alla sanatoria "a pagamento" delle parafarmacie presentato dai Senatori Filippo Piccone e Paolo Tancredi (PDL), di cui si è dato conto nel Farmacista 33 di venerdì 25 giugno presentando anche le critiche e le riserve della Federazione.
«Essere Farmacisti si è fatta promotrice dell'ideazione, stesura e presentazione - si legge nel comunicato - controllando ogni passaggio mediante consulenza tecnica, del provvedimento che finalmente oggi trova suggello ufficiale nella presentazione di un emendamento alla finanziaria da parte di autorevoli esponenti della maggioranza. Un provvedimento che, come già dicemmo a gennaio, propone senza se e senza ma la trasformazione degli esercizi di vicinato di proprietà di farmacisti in farmacie convenzionate con il servizio sanitario nazionale». Il testo prosegue dicendo che «ora il Governo non può più ignorare le parafarmacie, il servizio che stanno svolgendo sul territorio per la popolazione» e che «adesso il Governo è pronto a compiere la vera liberalizzazione, permettendo l'apertura di 2-3.000 nuove farmacie in tempi rapidissimi. Inoltre con l'introduzione di una tassa di concessione "una tantum", lo Stato stesso avrà delle entrate finanziarie aggiuntive e inaspettate» da destinare, nell'intenzione dei presentatori, alla ricostruzione dell'Aquila.
Sullo stesso emendamento si è pronunciata la Filcams CGIL, che rappresenta i farmacisti che operano come collaboratori di farmacia, che ha definito preoccupante l'emendamento, dicendo che si è «di fronte a una manifesta volontà di introdurre un principio discriminatorio, lontano da qualsiasi forma di riconoscimento meritocratico, fra coloro che hanno la disponibilità economica di aprire una parafarmacia (grandi società e possessori di parafarmacie in primis) e i farmacisti non titolari. Non possiamo non ricordare - prosegue il comunicato - come in questa fase delicata, a fronte anche dei tagli annunciati al settore, le priorità siano altre a partire dalla salvaguardia delle professionalità esistenti da raggiungere innanzitutto attraverso azioni decise a tutela dell'occupazione e uno sforzo di ridisegno legislativo complessivo del settore che, come sindacato di categoria, abbiamo posto tempestivamente all'attenzione della XII Commissione Igiene e Salute del Senato». Secondo la Filcams, dunque, l'accesso alla titolarità delle farmacie non può prescindere da alcuni requisiti minimi tra cui, in primo luogo, la rapidità nello svolgimento dei concorsi, e una conseguente certezza nell'assegnazione delle sedi, solo con queste modalità conclude il sindacato «si potrebbe offrire una concreta risposta alle giuste aspettative dei tanti farmacisti non titolari che legittimamente ambiscono a raggiungere il traguardo della titolarità di una farmacia. Crediamo pertanto, in virtù di queste considerazioni e di evidenti ragioni di contesto, l'emendamento in oggetto debba essere ritirato o comunque non accolto nelle fasi successive di confronto parlamentare».
Analoghe posizioni quelle espresse dalla FIAFANT, che «chiede ai senatori Piccone e Tancredi il ritiro immediato dell'emendamento che lederebbe il giusto diritto dei farmacisti non titolari al conseguimento della titolarità di una farmacia per meriti professionali, creando, inoltre, un elemento turbativo nel quadro delle piante organiche comunali. La sanatoria delle parafarmacie così come proposto nel comma 1 e 3 andrebbe a sottrarre farmacie da assegnare per concorso, a favore di chi ha avuto le possibilità economiche di aprire una parafarmacia o più parafarmacie. Il secondo capoverso del comma 4 seleziona maggiormente secondo reddito, inserendo una tassa di 300.000 ¬, un ulteriore indirizzo dell'emendamento a favore dei gestori ricchi di parafarmacie. Si eliminano, così anche i non titolari che con sacrifici anno aperto una parafarmacia e che hanno, ora, difficoltà economiche date dalla crisi e dal mancato sviluppo di questo tipo di sistema distributivo».
Fonte: Farmacista33
Che pena, che gran confusione e che clima diffuso di grande illegalità! Interpretando lo stesso concetto si possono mettere all' asta le sedi notarili, le docenze universitarie, i primariati, ecc., la fantasia non avrebbe limite. Un ringraziamento particolare va a chi per vari decenni (avevo i pantaloncini corti e già pontificavano!) ha rappresentato e rappresenta ancora in maniera inadeguata i Farmacisti Italiani. Con la loro ottusa, spocchiosa pomposità ed impedendo un naturale, democratico avvicendamento, sono riusciti a stroncare lo sviluppo di una professione da sempre dedicata alla tutela della salute, decretandone ormai un difficilmente recuperabile declino. Il tempo è galantuomo....meditate gente, meditate.
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2 commenti:
sono un farmacista titolare di una parafarmacia in Frosinone e credo che come la maggioranza dei miei colleghi titolari di parafarmacia ho aperto questa attività investendo i miei pochi risparmi cioè rischiando! Credo che 300.000 euro per una sanatoria non sia una cifra piccolissima in un momento di stasi economica e poi questi soldi verrebbero destinati ad un fine nobile quale la ricostruzione dell'Abbruzzo. Inoltre si consideri che per i colleghi collaboratori e per i laureandi in farmacia si creerebbero molti posti nuovi di lavoro. Si aggiunga poi che per le aziende farmaceutiche ci sarebbero nuove farmacie dove poter posizionare i propri prodotti e questo garantirebbe piu' posti nelle aziende farmaceutiche stesse dove negli ultimi due anni si è assistito ad una contrazione di personale soprattutto tra gli informatori scientifici e tra gli agenti vendita del commerciale.
Qualche farmacia in piu' per dare ossigeno all'economia ma anche per far crescere la professione Farmacista staticizzata da una stretta cerchia di titolari che non garantiscono un adeguato ricambio se non di padre in figlio. Sarebbe una bella svolta per l'Italia e per giovani e meno giovani che non sono raccomandati, ricchi, appartenenti a caste ....e poi magari perchè non estendere queste sanatorie in altre professioni. Io personalmente questi 300.000 euro dovro' farmeli prestare dalle banche sperando che me li diano, ma voglio rischiare!
Caro collega tutto giusto quello che tu dici, ma i presupposti sono sbagliati. La colpa di questa assurda situazione che sicuramente vede molti farmacisti come te impegnati in una difficile avventura, ma questo lo sapevi quando ti sei assunto il rischio Parafarmacia, va ricercata nell'immobilismo che FOFI, Federfarma, gli Enti Locali, la politica ed interessi diversi hanno da molto tempo riservato all'espletamento dei concorsi per l'assegnazione di nuove sedi farmaceutiche e poi perche' non abbassare anche il quorum. Tutto questo, fatto nei tempi dovuti, avrebbe evitato l'attuale deprecabile situazione. Lasciamo stare l'Abruzzo...vogliamo fare una cosa equa, mettiamo per esempio una tassa in percentuale sulla spesa ai supermercati, tutti i cittadini contribuirebbero e non una sola categoria. La sanatoria proposta premia troppi furbi e discloca le farmacie in maniera disorganica premiando spesso interessi commerciali e loschi personaggi che nulla hanno a che fare con la nostra professione e con la tutela della salute. Quella proposta dalle liberalizzazione nel nostro settore è stata un operazione sbagliata che fa emergere sentimenti e risentimenti difficili da ammettere e che penalizza tanti onesti colleghi impegnati da tempo per conquistarsi la Titolarietà. Per concludere ti voglio confidare che io sono figlio di titolare di Farmacia, ma a mia volta lo sono diventato alla tenera età di 54 anni, dopo anni di lavoro e liquidando in soldoni prima la mia famiglia e poi la mia associata. Le regole ci sono e vanno rispettate i colpi di mano e l' anarchia non convengono a nessuno, è la storia a dirlo|
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