Anche nei dati a due anni dello studio CATT la possibilità di eventi sistemici è maggiore con bevacizumab non autorizzato per uso oftalmico, ma usato fuori indicazione, rispetto a ranibizumab. Per il primo numerose segnalazioni nel mondo anche di infiammazioni e infezioni oculari.
08 MAG - Il trattamento autorizzato nella degenerazione maculare senile (DMS) di tipo neovascolare, il tipo più grave della malattia della macula retinica che porta spesso a cecità, è quello con l’anticorpo monoclonale ranibizumab, che blocca le forme biologicamente attive del fattore di crescita endoteliale (Vegf-a) aumentato in questa e altre patologie oculari. Il farmaco è stato sviluppato e formulato esclusivamente per l’uso oftalmico, a differenza di un altro anticorpo monoclonale nato come antitumorale che non è autorizzato per la DMS ma del quale si fa un uso “off-label” cioè fuori indicazione nella malattia, per una questione di costi. Entrambi agiscono sul Vegf e nella DMS sono iniettati per via intravitreale, ma si accumulano le evidenze che mettono in dubbio la sicurezza a livello sistemico del farmaco non autorizzato, in aggiunta alle numerose segnalazioni in vari paesi di gravi infiammazioni e infezioni.Dubbi che trovano ulteriore conferma nei risultati a due anni dello studio CATT (Comparison of Age-related macular degeneration treatment trials), in accordo con i primi dati pubblicati un anno fa. Il completamento dello studio su 1.107 pazienti con DMS neovascolare mostra un rischio aumentato del 30% nel totale degli eventi avversi seri sistemici con bevacizumab in confronto a ranibizumab, dato simile al primo anno. Risulta per bevacizumab una maggiore frequenza di eventi aterotrombotici, emorragie sistemiche, insufficienza cardiaca congestizia, trombosi venosa, ipertensione e morte per causa vascolare; inoltre, come nei dati a un anno, un numero più elevato di disturbi gastrointestinali. “Ranibizumab ha un’azione diversa che influisce soprattutto sul profilo della sicurezza sistemica, per esempio è eliminato rapidamente dal circolo e questo riduce il rischio di eventi indesiderati” spiega Paolo Lanzetta dell’Università di Udine, nel collegamento in web conference con il congresso ARVO a Fort Lauderdale, in Florida, dove sono stati presentati i dati del CATT-2. Analisi retrospettive sull’ampio database Medicare e altri studi hanno in precedenza mostrato rischi di mortalità e di eventi come ictus emorragico superiori per bevacizumab non autorizzato rispetto a ranibizumab; più alto anche quello di infiammazioni oculari.“Al di fuori degli studi clinici, anche nella pratica clinica a livello mondiale ci sono numerose segnalazioni di endoftalmite e infezioni, anche gravi, nell’uso oftalmico non approvato di bevacizumab” aggiunge. Il rischio oculare si lega sia al fatto che questo farmaco non è disegnato e formulato per l’uso oftalmico, sia che è in fiale il cui contenuto viene frazionato in più dosi per diverse iniezioni, con conseguenze sulla stabilità e sul pericolo di infezioni. “I pazienti dovrebbero venir informati sui rischi a livello sistemico e oculare quando sono trattati con un farmaco off-label come bevacizumab” conclude Lanzetta. Bevacizumab d’altra parte non è autorizzato in nessun paese per qualsiasi patologia oculare, mentre ranibizumab lo è per la DMS neovascolare (o umida) in 100 paesi e in 60 anche per la diminuzione visiva da edema maculare diabetico e nell’edema maculare da occlusione venosa retinica. In Italia ranibizumab è autorizzato e rimborsato per i pazienti con DMS età-correlata con acuità visiva uguale o superiore a due decimi, il costo di una fiala è di 1.100 euro; l’azienda ha fatto un accordo con l’agenzia del farmaco Aifa di tipo “payment for result”.Nel 2011 Novartis, che ha sviluppato ranibizumab con Genentech, ha lanciato il programma Luminous che punta a reclutare più di 30.000 pazienti nel mondo per aumentare le conoscenze sulle malattie oftalmiche e sull’uso del farmaco nella indicazioni autorizzate. Tra gli studi che porteranno ulteriori elementi in tal senso il trial IVAN, della durata di due anni e ancora in corso, i cui risultati saranno pubblicati l’anno prossimo con un rapporto anticipato online.
Fonte: quotidianosanità
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