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giovedì 26 aprile 2012

La sessuologa, il punto 'G' esiste ecco come individuarlo.

(AGI) - Roma - Da 60 anni e’ il grande mistero della sessualità femminile: il punto ‘G’, fantomatica zona del massimo piacere, esiste o no? E se esiste, dove si trova all’interno del corpo della donna? Tutti interrogativi che una parte della comunita’ scientifica ritiene gia’ risolti: “Il punto G esiste eccome – spiega la sessuologa Alessandra Graziottin, direttore del centro di ginecologia del San Raffaele Resnati di Milano – e sappiamo dov’e’, grazie alle scoperte degli ultimi anni. Si trova 3 o 4 centimetri sopra la parete anteriore della vagina, e non e’ altro che un residuo embrionale della prostata”. Il punto G, dalla scoperta di Ernst Grafenberg nel 1950 (da cui prende l’iniziale del cognome) e’ stato più volte individuato, ‘fotografato’, recentemente persino estratto durante un’autopsia quantificandone le misure: 8,1 mm di lunghezza, 1,5 di larghezza e 0,4 di spessore. Eppure c’è chi ancora non ci crede: “Perché non ce l’hanno tutte le donne”, spiega Graziottin. “In alcune non ve ne e’ traccia, in altre e’ infinitesimale e non da’ nessun effetto, in altre ancora invece e’ ben innervato e vascolarizzato, e risponde in maniera molto potente alla stimolazione erogena”. E la prova della sua esistenza, sottolinea la sessuologa, e’ inconfutabile: “Quando si ha un orgasmo vaginale con la stimolazione del punto G, tra l’altro provando sensazioni particolarmente potenti e squassanti, c’e’ una piccola fuoriuscita di liquido, l’equivalente di un cucchiaino da caffe’, che non e’ liquido vaginale ne’ urina. Lo abbiamo analizzato, e abbiamo scoperto che contiene antigene prostatico specifico, il classico Psa, che si analizza negli uomini per vedere se hanno problemi di prostata. Viene proprio dal punto G, che altro non e’ se non una prostata mancata”. Per sapere se si ha il punto G o no, spiega Graziottin, basta stimolare la zona dove si ritiene sia collocato, cioe’ per l’appunto tre o quattro centimetri sulla parete anteriore della vulva: “C’e’ chi non proverà niente, chi poco, chi avra’ un piacere intensissimo, e sono quelle le donne con il punto G”. Naturalmente, avverte la sessuologa, non basta il punto G per una buona vita sessuale, specie se si e’ piu’ in la’ con gli anni: “Come diceva Freud l’anatomia e’ destino, e noi possiamo e dobbiamo aiutare il corpo a rendere al meglio, anche sul piano sessuale. Alle donne che vengono da me somministro pomate al testosterone che migliorano il trofismo, recuperando una buona citoarchitettura, cioe’ un’architettura cellulare dei corpi cavernosi e dei tessuti sana, elastica e ricettiva. Basti pensare che tra i 10 e i 50 anni di eta’ la struttura del corpo cavernoso si riduce del 50 per cento, ma se tratto con testosterone queste strutture, compreso se c’e’ il punto G, tutto diventa piu’ sensibile, e si torna a un piacere sessuale appagante”.

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