Potrebbe rivelarsi un boomerang l'operazione "trasparenza" da domani al via nella Sanità lombarda. Se ne parla da tempo: dal primo marzo il paziente che esce da una struttura sanitaria regionale si vedrà consegnare una lettera nella quale sarà precisato il costo sostenuto dalla Regione per le cure. Venerdì scorso il capo della direzione generale Sanità, Carlo Lucchina, aveva inviato alle Asl precise istruzioni: nella documentazione lasciata all'assistito in dimissione dovrà essere indicato «il valore, espresso in euro, che rappresenta il rimborso corrisposto mediamente agli ospedali lombardi per il costo sostenuto per tipologie di attività e di prestazioni simili a quelle che ha usufruito durante il suo ricovero». Chi invece ha usufruito di un esame o di una prestazione specialistica, riceverà una lettera con il valore del rimborso per i costi sostenuti, suddiviso tra ticket, quota fissa per la ricetta (il superticket della Finanziaria 2011) e quella eventualmente riconosciuta dal Servizio sanitario regionale alla struttura ambulatoriale. E qui però potrebbero arrivare i problemi. Perché un paziente più accorto degli altri potrebbe improvvisamente accorgersi che per alcune prestazioni il ticket da pagare risulta più alto del costo fissato dalla Regione o dal Ssn. Più che alcune sono moltissime: secondo una stima del Corriere della Sera, il discorso varrebbe per circa 11 milioni di prestazioni sui 15 milioni erogati in un anno ai lombardi non esenti. La prima visita specialistica, per esempio, vale per la Regione 22,50 euro ma il cittadino la paga 28,50; l'ecografia all'addome vale 32,70 ma costa 41,70, la mammografia all'addome 44,87 contro 48,70. E allora? Per la Regione l'operazione trasparenza mira a rendere più responsabili cittadini e medici prescrittori. Qualcuno, però, potrebbe anche diventare più "scafato".
Fonte: Doctornews
NEWS
*
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento