Seimila sulla carta, poco più di quattromila nella realtà dei fatti. Oscilla tra queste due cifre il numero di farmacie che si aprirebbero se nel decreto sulle liberalizzazioni fossero confermate le misure anticipate dalla bozza circolata nei giorni scorsi. La stima arriva dal Movimento spontaneo farmacisti italiani e dal gruppo di studio capitanato dal presidente di Federfarma Oristano, Pasquale Sechi. Per l'analisi sono stati utilizzati i dati sui comuni di provenienza Istat così come riportati dal sito www.comuni-italiani.it: in base a tale fonte, al di sotto della soglia dei novemila abitanti si contano 6.720 centri, al di sopra 1.372. Applicando ai primi il quorum di tremila con eccedenza a 1.501 per la seconda farmacia, si aprirebbero in tutto 2.039 farmacie, mentre nei comuni con più di novemila abitanti il quorum con eccedenza a 501 comporterebbe l'istituzione di 3.995 sedi. «Sommate le due cifre» commenta Sechi «si supererebbero le seimila farmacie, ma questo soltanto sulla carta». Nel gruppo dei centri al di sotto dei novemila, infatti, si possono togliere dal conteggio i comuni con meno di 800 abitanti, dove un presidio avrebbe scarsissime possibilità di sopravvivenza e già oggi le farmacie istituite fanno spesso fatica a trovare assegnazione. In tal caso, il numero delle sedi di nuova istituzione scenderebbe a 1.127, da cui un totale di poco più di 5.100. «Sempre troppe» è il giudizio di Sechi «il sistema collasserebbe rapidamente. Meglio piuttosto il quorum a 3.500, che con gli stessi resti e la stessa soglia dei novemila porterebbe all'apertura di poco meno di tremila nuove farmacie».
E un no secco alla proposta governativa del quorum a tremila è arrivata venerdì anche da Assofarm, che in un colloquio con il ministro della Salute Balduzzi ha espresso le perplessità delle farmacie comunali sui passaggi principali della bozza: il quorum da alzare ad almeno 3.500 abitanti e no all'esclusione del diritto di prelazione dei comuni sulle sedi di nuova istituzione, perché sono le farmacie pubbliche a garantire la concorrenza e la competizione nel comparto.
Fonte: Farmacista33
E chi la vuole cotta e chi la vuole cruda, la Farmacia oramai un vero "mercato del pesce". :-)))
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