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mercoledì 26 ottobre 2011

Bianco (Fnomceo): complicato conciliare capitale e interessi dei malati

Dalla Fnomceo nessuna chiusura preconcetta ma parecchi paletti all'ipotesi di consentire l'ingresso di soci di capitale nelle società che erogano servizi professionali. La proposta è nel pacchetto del decreto sviluppo cui sta lavorando il Governo con un piede a Roma e l'altro a Bruxelles e per il presidente della Federazione degli Ordini, Amedeo Bianco (foto), non fa altro che riproporre vecchi dilemmi: «Laddove abbiamo a che fare con servizi che soddisfano i diritti fondamentali degli individui» spiega «è innegabile che l'ingresso del capitale può comportare problemi. L'esperienza americana lo insegna: il capitale mira legittimamente al miglior profitto e questo può porre limitazioni all'esercizio professionale che nel caso dei medici vanno evitate. È anche vero, peraltro, che il mercato c'è e non possiamo ignorarlo, così com'è vero che l'apporto di capitale può talvolta tornare utile alle società di professionisti: penso a uno studio odontoiatrico che deve acquistare attrezzature o cose simili». Per Bianco, quindi, andrebbero adottate tutte le misure dirette a impedire che l'interesse del capitale prevalga su quello del malato: «La linea del Piave» prosegue «è quella di mantenere il socio di capitale in una dimensione minoritaria (come peraltro prevederebbe il decreto, ndr) così come impedirgli di influire sulle scelte organizzative della società. Mi chiedo però se davanti a tali paletti sussisterebbe ancora l'interesse a investire in studi di servizi medico sanitari. Insomma, la conciliabilità di capitale e salute è ancora tutta da esplorare». Riflessioni e interrogativi anche a proposito dell'altra misura del decreto sviluppo che investe le professioni, l'abolizione dei tariffari minimi. «Noi» ricorda Bianco «abbiamo cancellato i tariffari dal decreto Bersani. In ogni caso, ritengo vada superata l'antinomia tariffario-mercato: l'Unione europea, non a caso, non dice che non devono esserci listini di riferimento ma dice che tali listini non devono essere fissati da chi rappresenta gli erogatori delle prestazioni. Penso invece che sia legittimo immaginare i tariffari come voce di un set di criteri diretti a misurare la qualità della prestazione professionale. Si parla di costi standard in Sanità, si tratterebbe di applicare la stessa logica anche nell'erogazione delle prestazioni pagate direttamente dal cittadino».
Fonte: DoctorNews

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