Non è una notizia nuova, dato che la decisione in Svezia fu presa nel 2009, ma ad un anno e tre mesi dalla rivoluzione che ha cancellato il "socialismo reale" anche dal settore farmaceutico, a Bruxelles abbiamo fatto il punto della situazione. Dal 1° Gennaio 2010, Apoteket, unica società pubblica che gestiva le 916 farmacie, è stata smantellata per far posto al mercato. La vendita di oltre 2/3 delle farmacie pubbliche esistenti, ad una media di 1,3 milioni di euro cadauna, è finita per metà nelle mani dei fondi di private equity (3 catene) ed in quella di un grosso distributore intermedio finlandese (Oriola). Dopo tre anni, i fondi saranno liberi di mettere a resa l'investimento magari smantellando le catene o creando integrazioni verticali ben più appetitose per il mercato. Un terzo delle farmacie è rimasto ad Apoteket e 1/3 delle farmacie sono state vendute, una ad una, a farmacisti indipendenti o a piccoli imprenditori. Alla privatizzazione si è affiancata la liberalizzazione, ovvero libertà di aprire farmacie e rivenditori di OTC. In un solo anno e tre mesi le farmacie sono diventate 1.150 (+ 26 %), ma le previsioni dei colleghi svedesi è che tale numero toccherà ben presto quota 1.400. Stoccolma, secondo il racconto di Lars Rönnbäck è strapiena di farmacie, mentre aprire nelle zone rurali non interessa praticamente a nessuno. Impressionate il numero di negozi che hanno chiesto la licenza per gli OTC in libera vendita (540 referenze su 900): sono ben 7.000 per 9 milioni di abitanti, ovviamente nelle aree commercialmente più appetibili. In poco più di un anno hanno già il 17% del mercato.
Fonte: Federfarma
In certi Paesi si passa da un eccesso ad un altro! Queste decisioni, come volevasi dimostrare, decretano sempre la fine dell' efficienza e della capillarità del servizio Farmaceutico.
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