Roma - Le mamme italiane sono ancora troppo poco informate sui rischi e sulla prevenzione del tumore al collo dell'utero, nonostante la campagna di sensibilizzazione avviata dalle Regioni e le Asl dal 2008 e la campagna di prevenzione vaccinale per le adolescenti iniziata nel 2007 dal Ministero della Salute. Addirittura il 56% del campione composto da 1.500 mamme con figlie femmine tra gli 11 e i 18 anni, infatti, dichiara oggi di non avere ricevuto specifiche informazioni o di non aver sentito parlare della vaccinazione. Dato ancora piu' preoccupante, solo il 18,9% di loro e' pienamente consapevole di che cosa sia il papilloma virus (Hpv), responsabile del carcinoma dell'utero che continua a colpire 3.500 donne ogni anno, con circa mille decessi). In particolare le mamme italiane, secondo l'indagine condotta da Onda, l'Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna, "chiedono maggiori rassicurazioni su efficacia, sicurezza e costi della vaccinazione da parte di pediatri, medici di familgia e ginecologi. Quelle rassicurazioni che raramente ricevono", spiega la presidente di Onda, Francesca Merzagora, presentando alla stampa i dati dell'indagine nel corso dell'incontro al Campidoglio. "La conseguenza e' un rallentamento delle adesioni", continua l'esperta, dal momento che una percentuale ancora troppo bassa (22,7%) ritiene di aver ricevuto un'informazione chiara e completa. Tesi che trova conferma nei dati dell'Istituto Superiore di Sanita', che vede vaccinate con le tre dosi previste solo il 59% delle adolescenti nate nel 1997 (il primo gruppo di ragazze che ha ricevuto in tutta Italia l'offerta gratuita a vaccinarsi) rendendo difficile il raggiungimento dell'obiettivo del 95% ipotizzato per il 2012.
Occorre comunicare, anzi, dicono gli esperti riuniti da Onda, 'occorre fare rete' poiche', come ha ricordato Sergio Pecorelli, Presidente AIFA, "il vaccino contro l'HPV rappresenta il primo sforzo importante nella prevenzione del tumore. Occorre sensibilizzare e devono farlo in primo luogo le istituzioni, che hanno il vantaggio di poter operare all'interno delle scuole e in fasce d'eta' molto ricettive. Poi sta ai pediatri, medici di famiglia e ginecologi".
Fonte: AGISecond HIV patient freed from deadly viruses
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