I regolamenti dell'Enpaf in materia di contributi previdenziali sono causa di un «grave danno economico» nei confronti della «più debole categoria dei farmacisti titolari di parafarmacia». L'accusa è contenuta nell'interrogazione presentata alla Camera nei giorni scorsi da Domenico Scilipoti (Idv) e indirizzata ai ministri della Salute e del Lavoro. Attualmente, ricorda il deputato, gli iscritti all'Ordine dei farmacisti sono tenuti al pagamento di una quota unica, uguale per tutti, pari a 4.050 euro all'anno; quote ridotte sono previste soltanto per disoccupati, dipendenti e per chi aderisce anche a un'altra cassa previdenziale Vista l'onerosità dei contributi, i titolari di parafarmacia erano soliti effettuare l'iscrizione all'Inps commercianti e ripiegare quindi sulla quota ridotta Enpaf, pari circa al 15% della quota intera. Nel febbraio del 2008, tuttavia, una circolare dell'Inps ha riconosciuto che i titolari o soci di parafarmacia sono assoggettati interamente al loro ente di previdenza; il risultato è che molti di questi farmacisti si sono visti arrivare dall'Enpaf la richiesta di integrazione dei contributi individuali versati negli ultimi due o tre anni. «Si tratta di un problema grave» scrive nella sua interrogazione Scilipoti «che molti farmacisti titolari di parafarmacia hanno superato facendo grandi sacrifici, mentre molti altri sono ancora in causa con l'Enpaf o l'Inps e altri ancora rischiano di dover indebitarsi o chiudere. Si pretende, infatti, che chi ha fatto utili per 10.000 euro in un anno, debba versare 3.600 euro circa all'Enpaf: le parafarmacie sono nate per far risparmiare i cittadini, ma non sono state messe nelle condizioni di farlo se non accontentandosi di utili ridottissimi». Di qui l'interrogazione ai due Ministri per chiedere se non ritengano opportuna la «modifica del regolamento» Enpaf, considerato che al farmacista titolare di parafarmacia è permesso «vendere un quindicesimo dei farmaci» consentiti a un titolare di farmacia.
Fonte: Farmacista33
L'ENPAF presenta una forma "ARCAICA" per il calcolo dei contributi sicuramente non più proponibile e che inoltre non tiene conto dell'attuale evoluzione del mondo del lavoro. Infatti l'importo annuale s'individua in base alla propria situazione di contribuente od alla forma contrattuale e non secondo la propria capacità di reddito, questo causa enormi disagi a molti farmacisti, non solo ai proprietari di "parafarmacie", che inoltre l'autore dell' articolo in maniera errata vuole far passare come benefattori dei cittadini. Il cittadino se vuole risparmiare qualche euro deve rivolgersi alla grande distribuzione, affrontando qualche disagio, pertanto nulla in contrario ad un titolare di Farmacia che decida di aprire la sua sede adiacente oppure in un supermercato, basta che rientri nella Pianta Organica. Istituire le "parafarmacie" ed i "corner" nei supermercati è stato un grande errore dettato da altri interessi politici che nulla hanno a che fare con la tutela della salute ed i cui costi di gestione non permettono alcun risparmio agli utenti.
Tornando all'ENPAF, per rendere più giusto ed equo l' importo del contributo annuo, basterebbe calcolarlo, come fan tutti, in base alla capacità di reddito di ciascun iscritto, e non se uno è dipendente a tempo indeterminato, lavoratore autonomo o libero professionista.
CDA dell' ENPAF, "SVEGLIA", iniziamo a lavorarci sopra.
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