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martedì 27 ottobre 2009

LEUCEMIA: STUDIO ITALIANO SU QUALITA' VITA

(AGI) - Roma, 27 ott. - Pazienti che godono di una buona qualita' della vita e che risentono solo di alcuni effetti collaterali quali stanchezza, gonfiore e crampi muscolari; medici che ammettono di essere scrupolosi nell'informare sulla terapia, ma meno attenti a comunicare ai pazienti i possibili effetti del farmaco sulla vita sociale e familiare. Ecco i dati preliminari che emergono dal primo studio (a livello mondiale) che indaga la qualita' della vita delle persone affette da leucemia mieloide cronica e in terapia con Glivec, "il farmaco che ha rivoluzionato la terapia, assicurando alte percentuali di sopravvivenza, senza il quale non potremmo parlare oggi di qualita' della vita in questi pazienti". Cosi' Franco Mandelli, presidente dell'Associazione italiana contro le leucemie, linfomi e mieloma, presentando questa mattina a Roma lo studio promosso dall'Ail insieme a Gimema Gruppo italiano malattie ematologiche dell'adulto e sostenuto da Novartis. La ricerca, che si concludera' il 15 dicembre, "ha coinvolto 27 centri Gimema italiani distribuiti tra Nord (11), Centro (9) e Sud (7), arruolando 382 pazienti (il 61% uomini e il 39% donne) in trattamento da almeno 3 anni con imatinib; il 50% da almeno 5 anni", ha spiegato Fabio Efficace, responsabile degli studi sulla qualita' della vita Gimema. "Siamo ancora in una fase di elaborazione dei dati - continua Efficace - ma alcune considerazioni importanti possono essere fatte. Il 21% dei medici ammette di non aver dato molte informazioni riguardo i possibili effetti della terapia sulla vita sociale-familiare del paziente, ma pensano di essersi dedicati 'molto' o 'moltissimo' a far rispettare l'esatta dose di imatinib (100%) e a informare sugli effetti indesiderati (95%) - spiega Efficace -. La percentuale di pazienti in terapia da molto tempo che non presenta sintomi specifici e', secondo i medici, molto elevata ma a ogni modo i medici valutano che i sintomi hanno un peso piu' rilevante nella vita delle donne rispetto agli uomini e nei pazienti sopra i 60 anni rispetto ai piu' giovani. Sintomi, quelli ritenuti piu' rilevanti, che sono la stanchezza, i crampi e la ritenzione idrica". "Sulla base di questi risultati - ha commentato il professor Mandelli definendo lo studio una collaborazione preziosa tra medici e volontari dell'Ail - potremo indicare al medico in modo accurato quali sono gli aspetti da correggere nei pazienti in terapia. Questo vuol dire che non ci accontentiamo piu' di far vivere piu' a lungo il paziente, se possibile di guarirlo, ma vogliamo che il percorso di cure non levi nulla alla qualita' della sua vita e a quella dei familiari".

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