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domenica 8 marzo 2009
SANITA': LEBBRA, IN ITALIA 360 CASI DAL 1970 AL 2007
(Adnkronos Salute) - Sono 360 i casi di lebbra registrati in Italia dal 1970 al 2007. E se all'inizio degli anni '70 i pazienti erano per oltre il 90% italiani, nei primi anni del 2000 quasi il 75% delle infezioni riguardava cittadini immigrati. In generale, "nel nostro Paese di lebbra non ci si ammala più". E anche la quota esigua rimasta di pazienti italiani "non ha contratto l'infezione in Italia, bensì da focolai all'estero". Sono i numeri riferiti da Enrico Nunzi, presidente della Società italiana di leprologia (Sihan), ordinario di dermatologia all'università di Genova e direttore del Centro nazionale di riferimento per la lebbra (o morbo di Hansen) dell'ospedale San Martino del capoluogo ligure. La struttura che lunedì accoglierà la colf originaria dello Sri Lanka dopo la diagnosi al Policlinico di Milano. "I 360 casi di lebbra registrati in Italia dal '70 al 2007 - spiega Nunzi all'ADNKRONOS SALUTE - sono probabilmente meno di quelli reali, perché raccolti attraverso un'indagine alla quale non tutti hanno risposto". Sul fronte epidemiologico lo specialista segnala infatti un 'vuoto' a livello internazionale, perché "da 10 anni a questa parte l'Organizzazione mondiale della sanità non invia più i moduli che un tempo spediva per effettuare un censimento dei casi di lebbra". Risultato: in Europa non risulta alcun caso 'ufficiale' di infezione, anche se "ovviamente non è così", riflette il dermatologo. "Dei 360 casi citati, 118 sono stati 'assorbiti' da noi a Genova - sottolinea Nunzi - e i casi che ci sono arrivati da Milano, dove esiste un team di specialisti preparatissimi - assicura - sono complessivamente 24 dal 1990". "Comparsa per la prima volta in Africa, nella culla dell'umanità, agli albori della storia - ricorda Nunzi - la lebbra si è poi diffusa in tutto il mondo insieme alle migrazioni e alle guerre. Soltanto in Olanda, dalla fine dell'ultimo conflitto mondiale al '90, i casi sono stati 1.500. E non deve scandalizzare né spaventare - avverte l'esperto - La lebbra viaggia insieme all'uomo, perché è dentro l'uomo che vive il bacillo responsabile": il Mycobacterium leprae che aggredisce nervi periferici e cute. "La lebbra non uccide ed è proprio per questo che nei secoli ha fatto così paura", afferma lo specialista. I malati non erano utili alla società perché non potevano lavorare, ma sopravvivevano nonostante la carne erosa dall'infezione, incutevano terrore e venivano ghettizzati. A dispetto di una trasmissibilità "bassissima, praticamente nulla in Italia", precisa. Si ritiene che a portare la lebbra nella Penisola fu Pompeo Magno di ritorno da uno dei suoi viaggi di conquista, e da quasi 900 anni la storia dell'infezione in Italia si è incrociata con quella della sanità genovese. "Il nostro reparto è nato il 2 febbraio del 1150", dice con orgoglio Nunzi, certificato di costituzione "appeso dietro alle mie spalle". E di questo impegno secolare contro la lebbra il numero uno della Sihan ringrazia "la Regione Liguria nonché l'ospedale San Martino". Negli anni, infatti, per la scarsità di casi i vari centri di riferimento contro l'infezione distribuiti lungo lo Stivale hanno chiuso. Tranne quelli di Genova e le strutture di Gioia del Colle, Messina e Cagliari. Nunzi, però, mette le mani avanti. "Non parlatemi di un lebbrosario a Genova - protesta - Qui i malati restano solo il tempo necessario, da una settimana a un mese al massimo, e vengono curati con le terapie più moderne. Quanto agli altri ospedali non so, chiedete a loro. Sono anch'essi centri di riferimento nazionali; bisogna certo vedere su cosa vivono, se tengono i malati ricoverati per anni, ma ognuno agisce in scienza e coscienza", conclude lo specialista genovese.
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