venerdì 21 settembre 2007
(Velino) - Ci sono le distorsioni del mercato che “sono sotto gli occhi di tutti”; C’è il blocco dei prezzi deciso dalle Coop (“per la pasta a 46 centesimi e capirai”). Ci sono le melanzane che ha visto personalmente all’Ipercop (“avevano almeno 15 giorni”). E poi c’è la pasta Esselunga (“che vi rivelo un segreto la fa Agnesi, in uno dei due stabilimenti, quello giusto”). Bernardo Caprotti, fondatore e presidente di Esselunga, parla a tutto campo nella sala stampa dell’Hote Four Season di Milano. Lo fa assieme a Ferruccio De Bortoli, direttore del Sole 24 ore, durante la presentazione del libro “Falce e Carrello. Le mani sulla spesa degli italiani” edizioni Marsilio. In platea ad ascoltarlo anche l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti. “Un impulso etico – spiega Caprotti – un’esigenza di verità. Per raccontare le scorrettezze subite per mano delle Coop. Non ho interessi personali da difendere, voglio soltanto che la gente sappia cosa si nasconde dietro una delle abitudini più semplici e più naturali di un cittadino: fare la spesa”. Ma al numero uno di Esselunga non basta aver scritto un libro denuncia “sui privilegi fiscali delle Coop” e su quelli che sono – a suo parere – i limiti del mercato italiano nel settore dei supermercati, il prossimo passo è di fronte alla magistratura. “Il 19 gennaio 2007 - afferma Caprotti - ho avuto un colloquio con Neelie Kroes, commissario Ue alla concorrenza e le ho raffigurato lo scenario di distorsione del mercato realizzata da amministratori pubblici e Coop attraverso un vero e proprio controllo del territorio che impedisce ai concorrenti di entrare in certe aree del Paese”. E dal momento che, continua, “il controllo del territorio comporta una tendenza al monopolio: è questa che abbiamo denunciato all’Unione europea. È una distorsione della Repubblica. A Bruxelles è in corso un’inchiesta e la situazione è sotto i loro occhi”. E adesso ci sono anche persone pronte a testimoniarlo. “Si tratta di una sequela di eventi che ai tempi non si è pensato di denunciare, anche perché per alcuni episodi non avevo prove o testimoni. Ora lo faremo”.
Oltre alla presentazione del libro Falce e Carrello, la conferenza stampa in via del Gesù è stata anche un’occasione per chiarire la posizione dell’azienda diretta da Caprotti. Nello specifico se Esselunga con i suoi 132 supermercati, 17 mila dipendenti e un fatturato di circa 5 miliardi, è in vendita oppure no. “Esselunga non è in vendita – chiosa Caprotti -. Io sono vivo, l’azienda va bene, la governance c’è. Passare di mano? è molto difficile, ci vorrebbe un’azienda di grande qualita’. Gli acquirenti di certo non mancano, ma per adesso nessuno, neppure tra gli stretti amici di Caprotti, ha avuto il via libera. “In Italia, forse al mondo - afferma -, ci sono solo tre o quattro gruppi che potrebbero conservarne lo spirito e la qualità Gli altri sono dozzinali”. Tra questi Wal-Mart che “è un discounter straordinario ma è anche l’antitesi di Esselunga”. Figuriamoci la britannica Tesco che l’imprenditore ha “bollato” dopo una visita in Inghilterra (“A Pasqua ho visto alle quattro del pomeriggio non c’era più neanche un pezzo d’agnello”). E neppure l’amico Carlo Pesenti, consigliere delegato di Italcementi ha qualche chance in più: “Andiamo a caccia insieme volentieri, ma lui fa cementi, mentre quello del retailer è un mestiere che può fare solo chi è colpito dal bacillo”. Insomma si va avanti. “È vero – conclude l’ottantunenne Caprotti - che sono anziano, un vegliardo, ma qui siamo quasi tutti italiani e l’anno scorso abbiamo scelto per sette anni un presidente della Repubblica che qualche mese fa ha compiuto i miei stessi anni ed è attivissimo: è tutti i giorni in tv. Lavora quasi come me, anche se io non ho i corazzieri. Ma a lui non chiedete che cosa succede se muore prima di Natale o Pasqua. Io mi diverto a fare girare questa baracca”.
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