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sabato 14 luglio 2007

DOPING E GOLF

L’argomento doping è un nervo scoperto e non ne parlo a cuor leggero: il doping è il cancro dello sport!

Un giorno, fra la prima e la seconda manche dello slalom di Coppa del Mondo sul ghiaccio verde di Vipiteno ( avevo 19 anni ) , in ritardo di preparazione per un infortunio, ingerii una pillola che il nuovo massaggiatore, proveniente dal ciclismo, mi aveva dato per “ respirare meglio��? . Caddi dopo poche porte ma, invece di uscire di pista, con un guizzo felino e senza rendermene conto, mi ritrovai in carreggiata: 2° tempo di manche ( cadendo ) e un recupero di 9 posizioni!

Mi sentivo strano e nervoso e, per due giorni, non riuscii a chiudere occhio: scoprii che avevo assunto un’anfetamina…. In tutta la mia carriera ho preso al massimo un’aspirina e oggi, non ne faccio mistero, non farei lo sportivo professionista. Che bello sfidare se stessi e gli avversari soltanto con le proprie forze!

Mi spiace apparire drammatico, soprattutto per i genitori dei ragazzi che vogliono diventare campioni, ma è meglio preoccuparsi che foderarsi gli occhi di prosciutto!

Nello sport odierno, gli interessi hanno fagocitato etica ed ideali e, stendendo un velo pietoso sul marciume del calcio, l’agonismo è tutto improntato al successo e al denaro, salvo rare eccezioni. Lo show business è un volano pericoloso, un acceleratore che brucia sogni e sentimenti.

Io non ho prove e non accuso nessuno, mi basta osservare il cambiamento morfologico dei miei colleghi odierni per storcere il naso: anche noi ci allenavamo 8 ore al giorno ma, nelle foto d’epoca, Stenmark, Thoeni, e Gros sembrano sciatori della domenica in confronto ai marcantoni del terzo millennio!

Per non staccarmi dallo sci, lo sport che amo di più e che è stato tutta la mia vita fino a 30 anni, mi impongo di trascendere, fingendo che tutto sia come una volta ma è solo fiction…. Piagnistei di un nostalgico? Credetemi, non è retorica, è l’accorato appello di un ex atleta a non serrare gli occhi sullo scempio di valori in atto non solo nello sport e che lo sport, ahimè, dovrebbe invocare.

Anche i ragazzini che non fanno un passo di corsa senza integratori, per carità, del tutto legittimi ( salvo scoprire che in alcuni prodotti si annidano dosi non infinitesimali di sostanze pericolose! ) , sono già fuori strada: se la creatina è come una bistecca o le malto-destrine sono carboidrati, per fare un banalissimo esempio, perché non farsi una milanese o un bel piatto di pastasciutta?

Nello sport, non dico che sia tutto da buttare ma c’è troppa chimica e, se notate, ci sono in circolazione più medici che allenatori. Sarebbe utopistico sperare di tornare indietro ma vorrei scovare almeno qualche isola felice.

E il Golf? Ci sono paradigmi che inducono all’ottimismo: fino a quando vedremo certi “panzoni��?, se non svettare, quantomeno difendersi onorevolmente, vorrà dire che il fisico conta fino ad un certo punto! Se la nuova tecnica imposta dall’evoluzione tecnologica nello sci, pur mantenendo un’elevata percentuale di preponderanza ai fini del risultato finale, deve essere supportata da mostruose concentrazioni di potenza e di resistenza alla forza veloce, nel Golf ci sono giocatori vincenti nel Tour americano che ci si stupisce riescano a camminare per 18 buche!

Senza sconfinare nell’iperbole, è inconfutabile che potenza, forza e velocità oltre misura, nel Golf, siano addirittura controproducenti. Sono altresì convinto che un fuoriclasse come Tiger Woods tragga vantaggio dalla sua prestanza atletica: vincerà gli Open intorno ai green e imbucando i putt ma probabilmente anche resistendo alla pressione e allo stress mentale accumulato in una partita di 5 ore sotto il sole grazie ad una forma fisica perfetta.

Di illecito e pericoloso, nel Golf, non vedo nulla con caratteristiche di miglioramento della performance se non lo spauracchio dei beta-bloccanti, farmaci in voga nel biathlon e prescritti in medicina per combattere ipertensione ed aritmie cardiache.

Così come sparare ad un bersaglio con pulsazioni contenute dopo una galoppata sugli sci di fondo, affrontare un drive cruciale o un putt al cardiopalmo come se il sangue non scorresse nelle vene è tutt’altra storia.
Effetti collaterali del giochino: spasmi bronchiali, aritmie, astenia, rischio di blocco atrio-ventricolare etc. !

Nella speranza di non aver dato spunto ai male intenzionati, confido nella purezza del Golf anche se, la mano sul fuoco, non la metto per nessuno….

Paolo De Chiesa - "Il mondo del Golf"

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