(Farma 7)Dal momento che i vostri corner sono delle farmacie vere e proprie, in cui lavorano farmacisti regolarmente iscritti all’ordine, che possibilità ci sono che un domani possano essere acquistati anche i farmaci dispensati dal ssn?” Alla domanda dell’intervistatore (Notiziario Chimico Farmaceutico n.4) il presidente della Coop Salute Vincenzo Santaniello si mostra apparentemente disorientato, afferma di non saperlo e che il problema riguarda piu’ la politica che le imprese.
Il disorientamento dell’intervistato – il quale sostiene che la Coop non si esercita con questi scenari - appare poco credibile: solo pochi giorni fa un emendamento della Rosa nel Pugno proponeva la estensione della vendita nei canali commerciali di tutti i farmaci erogati al di fuori del ssn, non solo quindi quelli di fascia C con obbligo di ricetta bensi’ anche i farmaci di fascia A se acquistati in contanti. La proposta, che come unico limite disponeva un minimo di 250 metri di distanza dell’esercizio dalla farmacia piu’ vicina, non e’ stata discussa. Permane il rischio che lo sia in una prossima occasione. Da notare che e’ stata avanzata in una sede – la Commissione Attività Produttive – fisiologicamente ben piu’ sensibile alle esigenze dell’economia che a quelle della salute.
Secondo Santaniello sara’ un match tra Regioni, Comuni e Ministero della salute, che dovranno valutare “in che direzione far evolvere e modernizzare il sistema sanitario nazionale”, frase che tende a far credere oggettivamente incontrovertibile il fatto che la modernizzazione si leghi con la vendita fuori farmacia. Queste istituzioni non possono reputare che l’efficienza del ssn e la salute del cittadino si giovino della vendita del farmaco al supermercato: il cittadino aspetta farmacie fornite di nuovi preziosi servizi, a cominciare da quelli strettamente collegati al farmaco tra cui l’assistenza farmaceutica domiciliare per determinati soggetti. Acquistare un antinevralgico al supermercato per tenerlo in casa in attesa che possa servire, solo perche’ e’ sabato e si riempie il carrello della spesa, e’ un vantaggio solo per chi vende, non per chi acquista e forse alla scadenza butterà un farmaco inutilizzato.
Nella stessa intervista il presidente di Coop Salute aggiunge anche che, a differenza di quanto previsto, il mercato nei corner, dopo la vivacità iniziale dovuta alla novità del canale, non si e’ contratto e che, disponendo di volumi adeguati, lo sviluppo di farmaci a marchio Coop aumenterebbe la concorrenza a beneficio dei consumatori. Anche in queste affermazioni non si vede alcun interesse alla salute della gente bensi’ la conferma della necessità della GDO di espandersi in nuovi settori per incrementare i fatturati. In linea con questo obiettivo appaiono anche le richieste di personale pubblicate da alcuni ipermercati che, per il loro corner, chiedono un farmacista che promuova i prodotti, abbia buona predisposizione al rapporto con la clientela e “un approccio commerciale”. La disponibilità ai turni in relazione agli orari di apertura dell’ipermercato si sposa con la “retribuzione commisurata all’esperienza”: intanto da colleghi interessati a provare un diverso datore di lavoro apprendiamo che le retribuzioni offerte non sono affatto entusiasmanti, mentre il delicato equilibrio tra professione e esigenza dell’azienda e’ dichiaratamente spostato sulla seconda.
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