Nessuna serrata per le farmacie comunali, ma il rischio è quello di smantellare un sistema che ha finora garantito un servizio importante alla cittadinanza. E' l'allarme lanciato dal Presidente Gizzi che chiede un incontro all'Anci
Fra i passaggi positivi rilevati in seno al decreto, A.S.SO.FARM. approva la decisione del Ministro Balduzzi di definire il numero dei farmacisti in base al fatturato prodotto da ogni Farmacia, come la Federazione stessa aveva suggerito al Ministro nelle settimane scorse. E' netta, invece, la contrarietà sull'assenza del diritto di prelazione dei Sindaci sulle cinquemila nuove Farmacie previste dal provvedimento del Governo.
"Si tratta - afferma il Presidente Venanzio Gizzi - di un provvedimento che penalizza gravemente sia il pluralismo nel settore (già oggi sbilanciato a favore dei privati nella misura di 1 Farmacia Comunale ogni 10 private), sia quei Comuni virtuosi che hanno saputo trovare nella buona gestione delle Farmacie una valida entrata per le casse pubbliche e un valido strumento di mission sociale. Non favorire l'espansione delle Farmacie Comunali significa privare i territori locali di una presenza che negli anni ha saputo, più di altri, produrre innovazione del servizio e oculata gestione delle risorse
Pubbliche. Nulla è previsto, inoltre, a modifica delle norme sul patto di stabilità, per le farmacie Comunali, al fine di consentire a queste ultime di adeguarsi ai nuovi orari previsti dal Decreto".
Scende nel dettaglio il vice presidente Assofarm Francesco Schito che dichiara che "l'esclusione delle Farmacie comunali dalle nuove aperture, oltre a mortificare il ruolo dei Sindaci, non arreca nessun vantaggio ai processi di liberalizzazione. Il Decreto si limita ad allargare la base occupazionale che è sempre minore rispetto a quella che potrebbe essere innescata dall'apertura delle farmacie comunali, mentre non si avrà alcun vantaggio a favore dei cittadini in termini di riduzione dei costi e di una maggiore concorrenza. Anzi, i costi saranno superiori a causa di un impoverimento generale di tutto il sistema dovuto al maggior numero di esercizi che saranno aperti. Assofarm non individua nel Decreto novità per quanto concerne una differente remunerazione del farmacista, basata sui livelli professionali erogati dallo stesso, così come nulla è dettato sui temi riguardanti l'ereditorietà e l'accesso di capitali privati per l'innovazione delle farmacie".
Si parla, in sostanza, di sostenibilità economica anche per le Farmacie Comunali, e il Presidente Gizzi è perentorio sui possibili provvedimenti. "Coerentemente con lo spirito di servizio sanitario pubblico doverosamente offerto alle comunità locali - afferma -, ASSOFARM non avvierà alcuna forma di serrata, riservandosi, tuttavia, ogni iniziativa a tutela degli interessi delle Farmacie Comunali. Non escludiamo che, a mancanza di modifiche al decreto, le farmacie comunali possano concludere la loro esperienza ultracentenaria a servizio delle popolazioni più deboli: abbiamo pertanto richiesto anche l'intervento dell'Anci.".
Fra le proposte di Assofarm, la revisione del sistema di remunerazione del farmacista, il registro farmaceutico del paziente, l'eliminazione dell' "ereditarietà" della licenza e la possibilità di proprietà della Farmacia anche a soggetti non farmacisti. "Crediamo infatti - conclude Gizzi - che una concessione di pubblico servizio non possa passare di padre in figlio, e che vi possa essere una distinzione tra chi investe capitali nelle Farmacie e chi vi opera professionalmente al suo interno".
Fonte: Pharmaretail.it
Un Galantuomo diceva " la domanda sorge spontanea", come può Assofarm nella persona del Presidente a vita Architetto Venanzio Gizzi e del suo Vice a vita Dott. Commercialista Francesco Schito, persone amiche e che stimo ma che non hanno mai passato un secondo dietro il banco di una Farmacia, comprendere l'impegno personale e la difficoltà che questa professione richiede parlare di ereditarietà e di proprietà concessa anche a non farmacisti e non solo? Bah!
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